Salute & Veleni29 luglio 2020 19:26

Commissione d'inchiesta covid: il disastro di Alisa

Le opposizioni fanno il punto sulla gestione dell'emergenza: pochi tamponi, carente l'assistenza sul territorio, RSA abbandonate, regia di Alisa disastrosa

Commissione d'inchiesta covid: il disastro di Alisa

La Commissione d’inchiesta sulla gestione del Covid-19 è stata fortemente voluta dall’opposizione non per fare processi, ma per stabilire punti di forza e di debolezza rispetto a quanto è successo, in modo da farne tesoro e affrontare un’eventuale ulteriore crisi con maggiore efficienza ed efficacia.

Con queste premesse avremmo dovuto giungere a un testo comune, ma il centrodestra non ha voluto.

Abbiamo redatto una nostra relazione, illustrata da Andrea Melis, in cui sono evidenziati i punti critici, acquisiti grazie al patrimonio di informazioni utili raccolti durante i lavori della Commissione d’inchiesta.

Siamo consapevoli che il virus è sempre presente, come testimoniano i vari focolai rilevati a livello internazionale, nazionale e anche locale, fra cui va citato il cluster di Savona. Occorre mantenere alta l'attenzione e adottare tutte le precauzioni possibili. 

I punti di maggiore criticità sono:

L’impiego di un ridotto numero di tamponi (la Liguria è una delle peggiori in Italia sotto questo profilo) e la sottovalutazione dell’importanza della “tracciatura” come strumento per definire l’ampiezza e controllare la diffusione del contagio. 

Un forte ritardo nella predisposizione delle così dette squadre speciali (Usca o Gsat) che ha portato alla loro presenza sul territorio praticamente ad emergenza finita. Il modello sanitario ha portato a concentrare l’attenzione sugli ospedali e a sottovalutare l’importanza dell’assistenza territoriale e domiciliare, causando un rallentamento nella reazione al virus, di fatto lasciando soli molti pazienti, che sono stati abbandonati a se stessi. 

Il forte ritardo della gestione dell’emergenza nelle RSA, dovuti spesso a indicazioni carenti e contraddittorie da parte di A.Li.Sa. Fino all’individuazione del Prof. Palummeri come coordinatore dell’emergenza, gestori, medici e infermieri si sono dovuti attrezzare per proprio conto a resistere nella totale assenza di dpi e tamponi, spazi limitati per isolare i pazienti COVID19 e una permeabilità con l’esterno che spesso è stata causa della diffusione del virus e di un numero di vittime estremamente elevato. 

È spesso mancata anche una vera regia dell’emergenza e A.Li.Sa, che avrebbe dovuto assicurarla e invece non è stata in grado di svolgere in modo soddisfacente la funzione di punto unificante e unitario del sistema. Ciò non è accaduto e questo ha reso più difficile contenere lo sviluppo della pandemia e ha lasciato gli operatori a tutti i livelli spesso soli.Il rapporto pubblico/privato.

Il decreto Cura Italia consentiva di utilizzare strutture, attrezzature, personale privato per esigenze pubbliche e dietro rimborso. Questa facoltà non è mai stata praticata o ciò è avvenuto solo in modo insufficiente. Emblematico il caso il caso degli screening sierologici che i laboratori privati hanno effettuato in regime di mercato e con prezzi di mercato o a prezzi calmierati ma in convenzione con altre regioni

E’ mancato un vero coinvolgimento degli operatori sanitari nella cabina di regia tanto nella fase 1 quanto nella fase 2. Emblematico il fatto che l’Ordine dei Medici non sia mai stato coinvolto in alcuna task force. Il confronto avrebbe reso il governo dell’emergenza più efficace e meno autoreferenziale.

L’elevato numero di morti per Covid-19, l’estesa esposizione degli operatori al contagio, il numero inadeguato di tamponi, i ritardi e le incoerenze ci dicono che in Liguria l’emergenza è stata gestita con evidenti limiti.

Invitiamo fin da ora ad attrezzarsi per rafforzare la copertura vaccinale anti-influenzale, a mettere subito mano a una revisione del piano pandemico regionale per evitare di ritrovarsi impreparati, come lo siamo stati questa volta, se ci fosse la ripresa del virus, e aumentare il numero di tamponi per vigilare sulla sua diffusione anche in questi mesi.

La sfida del domani sarà l’irrobustimento della medicina territoriale: la tragedia che ha colpito la Liguria evidenzia chiaramente che questa Giunta ha sottovalutato l’importanza della medicina di base, anche prima di Covid.

La lezione del Covid ci dice che il modello lombardo ha fallito e l’unica strada da percorrere è quella di rafforzare la sanità pubblica abbandonando la strada delle privatizzazioni inseguite da questa giunta regionale

Gruppo Pd Regione Liguria

Gruppo 5 Stelle Regione Liguria

Gruppo Linea Condivisa Regione Liguria

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