News08 marzo 2021 13:11

Ma l’aborto è ancora tabù

Alice Merlo, giovane volto della campagna nazionale lanciata dall’UAAR in favore delle donne e del loro diritto a una libera scelta, stamattina era a Savona per il lancio della campagna sull’aborto farmacologico nella nostra città. Agli insulti ricevuti sui social oppone la forza del suo carattere e le tante reazioni solidali che sono arrivate da tutta Italia. E alle donne raccomanda: non abbiate paura di arrabbiarvi

Da sinistra Alice Merlo, Maurizia Nichelatti e Rosanna Lavagna

Da sinistra Alice Merlo, Maurizia Nichelatti e Rosanna Lavagna

Intervistiamo Alice davanti alla panchina rossa inaugurata a Savona nel maggio del 2018, in attesa del camion vela che porterà il suo messaggio in città e nei comuni limitrofi.

Alice Merlo con Marco Ravera, capogruppo di Rete a Sinistra in Comune

 

Hai deciso di aderire a questa campagna mettendoci letteralmente la faccia: a cosa è stata dovuta una scelta così forte?

Più fattori hanno influito sulla mia decisione. 

Innanzitutto, nel settembre 2020 ho effettivamente fatto un’esperienza diretta con la RU486 (la cosiddetta pillola abortiva, ndr) quindi avevo un bagaglio esperienziale da mettere a disposizione. Vedendo a Genova, la mia città, i manifesti che definivano un veleno la RU486 (QUI) ho ritenuto doveroso parlarne.  

Ho accettato di fare da testimonial per l’Unione Atei Agnostici Razionalisti perché mi trovavo in una posizione di privilegio: non ho avuto resistenze familiari, lavorative, sociali. E potevo contare quindi su una solida rete di affetti e solidarietà contro gli attacchi che, sapevo, sarebbero arrivati.

L’ultimo motivo per cui ho aderito è personale, ma non meno importante: la mia bisnonna, che tutti chiamavamo Titti, ha dovuto ricorrere all’aborto illegale nella sua vita, e ha lottato per la 194. Oggi sarebbe contenta di sapere che le donne di qualsiasi età possono abortire gratuitamente, legalmente e in sicurezza, senza lo shock fisico di un intervento chirurgico. 

Il tuo video ha fatto scalpore, quante visualizzazioni ha avuto? 

In questi primi giorni, circa diecimila tra Facebook e Instagram. 

Quali reazioni ha scatenato, quali sono state quelle che ti hanno colpito di più in positivo e in negativo?

Parto dalle reazioni positive, da inguaribile ottimista quale sono.

Nel post in cui ho raccontato l’aborto ho letto reazioni solo positive: un supporto assolutamente trasversale che prescindeva dal genere e anche dalle generazioni. 

Poi, la campagna ha preso respiro nazionale: quando i manifesti sono apparsi in Umbria e nelle Marche, due regioni dove in questo momento i diritti delle donne sono particolarmente sotto attacco, gli antiscelta sono riusciti a rintracciare i miei profili social ed è partito il mantra dell’ assassinio, della colpevolizzazione, della riprovazione sociale. Donne che mi scrivevano brutalmente “hai ammazzato tuo figlio” (sempre al maschile, nessuna ha pensato a una figlia), altre che tentavano un ragionamento più sottile: “vergognati, perché con tutti i metodi contraccettivi che esistono oggi  hai deciso di ricorrere all’aborto”.

Infine, accuse all’UAAR  di combattere le battaglie sbagliate, al grido di “ci vorrebbe educazione nelle scuole”: peccato che l’UAAR questo lo ha sempre fatto e chiesto, e non può davvero essere accusata di incoerenza. 

Gli antiscelta sono una minoranza, ma sono molto ben organizzati. 

Quindi molto ben finanziati?

Sicuramente. Sono pochi ma pericolosi. Il sessismo benevolente che mette le donne sul piedistallo della maternità e della cura del focolare come unico scopo nella vita ha un forte significato politico: per mantenere lo status quo, per non rischiare di uscire dal patriarcato, serve anche il consenso delle donne, no?

Col senno di poi, lo rifaresti?

Assolutamente sì, nonostante i problemi nel gestire la valanga di insulti che mi arrivano sui social, più in privato che in pubblico. Non è così automatico trovare il mio profilo, il mio nome è piuttosto comune ma ho ricevuto valanghe di messaggi insultanti, che sto conservando e forse consegnerò agli avvocati dell’UAAR. 

D’altra parte il personale è anche politico: se io prendo una decisione che non solo non mi danneggerà ma potrà aumentare la consapevolezza e aiutare altre donne, resto convinta che sia giusto portare la mia testimonianza. 

Quanto durerà la campagna? 

Sicuramente arriverà almeno fino a maggio. In alcune città è già partita, in altre ci stiamo lavorando: a Genova per esempio stiamo inviando la terza richiesta all’ufficio affissioni. 

Un tuo augurio alle donne in questa giornata speciale?

Arrabbiarsi di più. La rabbia ci viene raccontata come un sentimento negativo, alle donne viene insegnato che è brutto, se ti arrabbi sei isterica, sei pazza: invece è l’unico sentimento che sa generare il cambiamento. 

Alice Merlo con Rosanna Lavagna, Coordinatrice UAAR Savona, davanti al camion vela

la panchina rossa in ricordo delle donne vittime di femminicidio 

Giovanna Servettaz

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