1) Occupiamoci per un momento dello stato delle cose in atto nel sistema politico italiano: sta per avviarsi un ciclo di elezioni regionali nella cui fase preparatoria si sono ancora una volta dimostrati la debolezza dei soggetti politici, i gravi limiti insiti nella formula dell'elezione diretta a cariche monocratiche, l'insufficienza dell'analisi al riguardo del sistema imperniato sulle Regioni rimasto a metà strada dopo le modifiche del titolo V della Costituzione risalenti al 2001 e la successiva vicenda riguardante l'autonomia differenziata. Regioni ridotte ad agenzia di nomina e di spesa (da questo il tenace attaccamento dei Presidenti uscenti alla carica) il cui unico risultato concreto è stato quello di aver provveduto a un negativo processo di privatizzazione del sistema sanitario oltre a costituire luogo di diffusa corruzione (lungo sarebbe l'elenco delle inchieste giudiziarie) e di "scambio politico" (vedi caso Campania per quel che riguarda il PD): entrambi fattori di allontamento dell'elettorato che proprio nell'occasione delle elezioni regionali ha raggiunto spesso minimi storici di partecipazione al voto: al di sotto del 50% nel 2024 l'Emilia Romagna 46,42%, Liguria 45,97%, Basilicata 49,81% tanto per fare degli esempi. Inoltre questo ruolo delle Regioni ha reso clientelarmente dipendente il corrispondente sistema degli enti locali (per citare un esempio rimane emblematico quello della Liguria nell'epoca Toti poi fermato dal solito intervento supplente della magistratura).
2) Emergono segnali importanti di ulteriore fragilizzazione del sistema dopo anni di crescita costante dell'astensione (non tamponata nè dall'apparente prevalere del populismo, nè da quello successivo del sovranismo).
Completate le elezioni regionali ci si avvierà nella fase finale della legislatura inaugurata nel 2022, presumibilmente mantenendo inalterata la compagine di governo e prevedendo il mantenimento da parte di Fratelli d'Italia della maggioranza relativa: un fatto di una certa importanza perché l'esito elettorale dal 2013 in avanti aveva sempre offerto sotto questo aspetto un soggetto diverso: limitandoci al voto sul territorio nazionale nel 2013 la maggioranza relativa era toccata al PD con 8,646.034 voti, nel 2018 al M5S con 10.723.066 suffragi, nel 2022 a Fratelli d'Italia con 7.301.303 voti. Da notare come la votazione ottenuta dal M5S nel 2022 risultasse in perdita di oltre 6 milioni di voti rispetto al risultato del 2018 e ciò nonostante autorevoli commentatori giudicarono quell'esito come positivo e la leadership del partito è poi rimasta intatta fino ai giorni nostri. Nel frattempo la presenza alle urne ha fatto registrare questi numeri: nel 2022 28.096.128 voti validi, nel 2018 32.841.025 voti validi, nel 2013 34.055,705 voti validi. Nella sostanza una perdita di circa 6 milioni di voti validi in 9 anni. Se si volesse giudicare (come sarebbe, almeno parzialmente, giusto) la validità di un sistema dai dati elettorali il giudizio complessivo non potrebbe che essere fortemente negativo.
3) Va ancora ricordato che, dal punto di vista sistemico, la Corte Costituzionale è dovuta intervenire due volte circa la legittimità della formula elettorale adottata e anche quella in uso presenta evidenti punti di difficoltà di legittimazione appunto sul piano costituzionale con un sistema di totale incertezza nell'assegnazione dei seggi (tanto è vero che sotto questo profilo la Giunta per le elezioni è ancora al lavoro tre anni dopo lo svolgimento dei comizi).
Insomma: esiste un problema concreto di "tenuta" di credibilità del sistema e di "affermazione democratica".
4) Fin qui però come si accennava all'inizio la forza elettorale del partito di maggioranza relativa non è apparsa in discussione: anzi la distanza tra FdI e i suoi alleati di governo appare stabile se non in crescita nonostante la smaniosità della Lega di cercare posizioni autonome rivolte a temi, oltre a quelli consueti del corporativismo e della protezione dell'evasione fiscale (comprensibili considerata la prevalente base sociale del movimento che pure ha attirato consensi dalla parte del lavoro dipendente: consensi transitati in buona parte dalla sinistra) anche a quelli molto delicati della politica estera pur in momenti di esplosione bellica come quelli attuali.
5) Da parte delle opposizioni e segnatamente da parte del partito più forte, importante, radicato, il PD è mancata un'analisi accurata di ciò che Fratelli d'Italia rappresenta e di come ha portato avanti la sua azione di governo: un'analisi che sarebbe importante sviluppare partendo dal presupposto che FdI non è un partito come gli altri ma una formazione fortemente ideologizzata con un "nucleo centrale" addirittura legato a posizioni di tipo esoterico che stimolano un forte richiamo verso pericolosi compattamenti identitari.
Lo scopo di questa analisi da fare rispetto a FdI dovrebbe essere quello di impostare positivamente una campagna elettorale adeguata a svolgere una funzione effettivamente competitiva da parte di una coalizione che al di là della sua composizione avrà bisogno di presentarsi con il massimo possibile di omogeneità sui temi di fondo, lasciando spazio - ovviamente - a un pluralismo di contenuti in modo da potersi rivolgere allo spettro più ampio, sul piano sociale e culturale, dell'elettorato.
Fratelli d'Italia ragionevolmente non realizzerà uno dei suoi obiettivi dichiarati: quello di una "torsione" del sistema in senso di restringimento dei meccanismi di rappresentanza esaltando la personalizzazione del potere come avrebbe dovuto essere nel caso del cosiddetto "premierato" (gli alleati potranno vantare: la Lega l'autonomia differenziata; Forza Italia l'attacco alla magistratura anche se è probabile che la primavera del 2026 vedrà questo punto al centro di una contesa referendaria).
La tattica del partito di estrema destra si è rivolta piuttosto all'occupazione del potere nelle sue frange più minute in modo da costruire una forte rete clientelare e di sostegno dalla quale dipendano diversi settori "facitori" di opinione e una egemonia nell'informazione (torno qui al richiamo della realtà culturale rappresentata nel suo nucleo dirigente centrale nel quale il tema dominante, almeno in apparenza, è quello della fedeltà agli ideali), nella comunicazione di massa, nello sviluppo delle reti culturali (operazione quest'ultima condotta in nome della presunta passata emarginazione degli intellettuali di destra, cui si sono uniti immediatamente servili "clientes" dall'incerta provenienza).
In questo modo si sta cercando di "plasmare" un'opinione pubblica favorevole a situazioni di "democrazia illiberale" (come dimostrato nel corso del meeting di CL con gli applausi all'attacco alla magistratura). Tentativi di passaggio verso forme di "democrazia illiberale" che potrebbero consolidarsi in caso di conferma di un successo elettorale, trascurando ovviamente il prevedibile calo nell'attribuzione numerica dei consensi, dato ormai trascurato da tutti.
6) Da parte delle opposizioni (difficile definire un perimetro di centro-sinistra come denominazione di un eventuale schieramento plurale: al momento l'unico alleato certo del PD è AVS e molto, in questo senso, dipenderà dall'esito delle già richiamate elezioni regionali) è' evidente la necessità di porre in rilievo gli scarsi risultati ottenuti dal governo sul piano economico - sociale (ben esaminati proprio oggi in articoli del Corriere della Sera dedicati alla situazione energetica e allo stato di cose in atto rispetto al PNRR) affrontato sul terreno delle promesse invece che su quello dei fatti (che sono rappresentati dalla crescita delle disuguaglianze), così come la sottolineatura di una politica estera inconsistente nell'incapacità di sollevare il tema decisivo dell' Europa come spazio politico (la proposta è quella di "arrendersi" a Trump) e ancora evidenziare il richiamo (anche sul terreno culturale) alle radici "storiche" di FdI derivanti direttamente dal MSI (addirittura tornando indietro dalla parentesi di AN). Un dato quest'ultimo riguardante le ascendenze di FdI che sembra trascurato - ad esempio - dal mondo cattolico democratico forse abbagliato dagli applausi scroscianti dell'assemblea di CL rivolti a Meloni probabilmente scambiati per una sua capacità di parlare -appunto - all'insieme del mondo cattolico mentre si trattava semplicemente di populismo di passaggio per accondiscendere a un passaggio ulteriore a destra del movimento già avvenuto da tempo.
7) Così dovrà essere fortemente contestato il tema dell'occupazione del potere (da un parte di gruppi molto legati a quel tipo di visioni fideistiche richiamate poc'anzi) inteso quale presupposto di un salto costituzionale nell'idea di omologare Costituzione formale e Costituzione reale (un problema che si era già posto ai tempi di Berlusconi e che la sinistra aveva riduttivamente inteso come richiamo alla governabilità: da lì il fallimento della bicamerale D'Alema e del referendum Renzi) . Altrettanto fortemente presenti nella futura campagna elettorale anche presenze nella coalizione che indichino con chiarezza una direzione di marcia: saranno tre i temi, quello economico - sociale e delle grandi transizioni ecologica e digitale, quello della pace e della politica estera (ruolo delle organizzazioni sovranazionali in particolare dell'ONU e dell'UE), quello costituzionale o meglio della "logica del potere e /o della visione della democrazia repubblicana". Un terzo punto da non dimenticare.