Tutti i documenti che vedete qui sono online sul sito web del Secolo e li pubblichiamo come lettura istruttiva nel caso dovessero un giorno scomparire.
Li pubblichiamo perché la faccenda non riguarda solo i giornalisti e l’istituzione, ma ogni cittadino che ha diritto di essere informato correttamente.
Giovanni Toti - che di Bucci è stato il predecessore e che, finito ai domiciliari nel maggio del 2024, ha successivamente patteggiato per i reati di corruzione impropria e finanziamento illecito - nei nove anni di governo della Liguria aveva messo su un ufficio stampa poderoso, una macchina di comunicazione infaticabile e implacabile.
Decine di comunicati stampa al giorno, foto, video, hashtag improbabili come #lamialiguria (appunto, non la nostra: la sua) e via discorrendo.
Nel frattempo la Corte dei Conti criticava, la sanità pubblica cadeva in coma e i treni smettevano di arrivare.
Ma la macchina comunicativa di Toti, i milioni che il presidente spendeva in ‘comunicazione istituzionale’ davano i loro anestetici frutti.
Così non è difficile pensare che quando Bucci ha ereditato questi preziosi specialisti non abbia fatto altro che rimetterli al lavoro, come prima più di prima.
Fin qui, niente di strano. I politici cercano da sempre i rapporti con la stampa, almeno fino a quando la disintermediazione sarà a un punto tale che questi rapporti non serviranno più e gli eletti parleranno direttamente agli elettori saltando a piè pari fastidiosi giornalisti, domande e critiche.
Però queste chat che potete leggere dicono anche altro: dapprima assai amichevoli, poi sempre più scazzate con Bucci che si lamenta per gli articoli, per i titoli, per gli intervistati e Brambilla che prova a parare i colpi fino all’8 maggio, quando la conversazione termina per cinque lunghi mesi.
Nel frattempo capita che alla fine di maggio Silvia Salis vinca le elezioni, diventi sindaca di Genova battendo agevolmente il vice di Bucci Pietro Piciocchi e cominci a scoperchiare una serie impressionante di vasi di Pandora, a partire dai buchi nei bilanci di AMT e del Carlo Felice. Grossi guai, insomma. Che sui giornali ci finiscono per forza.
Le comunicazioni tra Bucci e il direttore del Secolo si riallacciano a novembre, un po’ più freddine. Sono le ultime che possiamo leggere.
Adesso, a marzo - grazie a due articoli apparsi su Repubblica e Il Fatto quotidiano - la storia di queste pressioni costanti è diventata di dominio pubblico, imbarazzando non poco - crediamo - i protagonisti.
Pubblichiamo anche i dossier che sono online sulla pagina del Secolo (qui, qui e qui) e l’interessante file intitolato ‘Indicazioni elettorali Bucci date al mio editore’, anch’esso disponibile sul sito del quotidiano.
Bucci vuole comunque l’ultima parola, e oggi sulla sua pagina Facebook scrive: “Oggi sulle pagine del Secolo XIX leggo ancora accuse e insinuazioni sul mio conto sulla vicenda che mi vede, mio malgrado, coinvolto. Tengo a puntualizzare che:
- l’autorizzazione alla pubblicazione delle chat, che oggi viene smentita dal direttore, è stata rilasciata dallo stesso a mezzo stampa in data 12 marzo. Lascia sbigottiti l’ennesima bugia facilmente verificabile da chiunque abbia seguito la vicenda. Sorprende ancora di più questo atteggiamento da parte di chi, per primo e senza alcuna autorizzazione, ha fatto pubblicare un messaggio a me attribuito e che, ancora una volta, dichiaro non appartenermi.
- Le chat riferibili ad una conversazione fra l’editore e il direttore e oggi da lui pubblicate non contengono in alcun punto il mio nome e in nessuna maniera possono essere a me attribuibili. Non rappresentano alcuna prova.
- I documenti apparsi in fotografia e menzionati non sono roba mia né del mio staff. Non so come possa aver dimostrato che sono i miei.
Visto il mio ruolo e a tutela dell’immagine di Regione Liguria, mia personale e del mio staff di comunicazione ma soprattutto, della verità, se non nelle sedi istituzionali la vicenda “Secolo” sarà totalmente gestita dai nostri legali”.
Posto che preferiremmo che i soldi delle nostre tasse venissero usati per qualcosa di più interessante che pagare gli avvocati a un presidente di Regione in lotta con un quotidiano, abbiam pubblicato tutto perché ognuno possa farsi la propria opinione e nulla di questa mesta vicenda vada perduto.
Vedremo cosa pubblicherà il Decimonono domani, e cosa poi succederà nelle aule di tribunale: ma ne approfittiamo per ricordare il lavoro di Stefania Aloia, che ha diretto il Secolo fino all’autunno del 2024 e di cui Maurizio Rossi, editore di Primocanale che insieme a Toti venne indagato e per il quale poi il Gip ha dato l’ok alla messa alla prova, scriveva “sarà un libero pensiero di ognuno, nel bene e nel male, ricordarla per l’immagine negativa di tutto il nostro territorio per alcuni o per avere partecipato a far crollare la Regione per altri”.
Pensare che a noi pareva un’ottima direttrice.
Scriveva poi Maurizio Rossi, sempre nello stesso articolo: “Sicuramente da oggi con il nuovo editore e nuovo direttore Michele Brambilla il Secolo diventa un quotidiano tutto da scoprire nella sua linea editoriale, nelle sue ambizioni e nella scelta di come interpretare porto, politica, amministrazioni pubbliche e rapporto con i concorrenti”.
Anvedi.











