I finanzieri del Comando Provinciale di Savona, fin dai primi giorni dell’anno, hanno intensificato i controlli nei confronti delle partite IVA “apri e chiudi”, in linea con le direttive fornite dall’Autorità di Governo; nello specifico, le diverse operazioni di servizio hanno permesso di rilevare la presenza di 64 soggetti economici, privi dei requisiti oggettivi e soggettivi previsti dalla normativa in materia di imposta sul valore aggiunto.
L’attività delle Fiamme Gialle si è concentrata principalmente su società attive nel settore dei servizi alla persona, formalmente amministrate da soggetti generalmente di origine extracomunitaria, ma di fatto gestite da altri connazionali; in particolare il controllo dei finanzieri ha permesso di rilevare che per una di queste, fin dall’apertura avvenuta anni addietro, non fossero mai state presentate le dichiarazioni fiscali annuali ai fini delle imposte dirette, dell’IVA e dell’IRAP, peraltro ricevendo nel periodo diversi controlli risultati irregolari per mancata emissione dei corrispettivi (cd. scontrino fiscale) e accumulando un significativo debito con l’Erario.
In un altro caso, è stata analizzata la posizione di un’impresa esercente l’attività di estetista e parrucchiere, gestita da una imprenditrice di nazionalità sinica; le attività permettevano di rilevare cinque lavoratori “in nero”, l’assenza di dichiarazioni fiscali dall’anno dell’apertura, nel 2021, e debiti con l’Erario, per mancate emissioni dei corrispettivi e altri atti di accertamento emessi negli anni, per oltre 200.000 euro, mai sanati, neanche mediante rateizzazione.
In un’ulteriore circostanza, è stato verificato un negozio di alimentari etnici, gestito “sulla carta” da una coppia di imprenditori di nazionalità bengalese; in particolare, all’atto del controllo, il lavoratore rilevato alla cassa affermava di non sapere ove fossero i datori di lavoro e che, verosimilmente, gli stessi erano rientrati in Bangladesh da diversi mesi; dall’analisi delle banche dati in uso al Corpo, è stato possibile ricostruire come la coppia, irreperibile sul territorio italiano, percepisse sussidi previdenziali erogati dall’INPS. La società in parola dal 2017, anno dell’apertura, non aveva mai presentato dichiarazioni fiscali né versato alcuna imposta dovuta.
Alla luce di tali significative evidenze, i militari del Corpo hanno provveduto, in virtù dei poteri conferiti dall’art. 35, co. 15 bis e 15 bis.1, del Testo Unico sull’IVA a richiedere ai competenti Uffici dell’Agenzia delle Entrate provvedimenti di cessazione di partite IVA nella Provincia e di contestuale cancellazione dalla banca dati VIES (rilevante per le operazioni intracomunitarie) in funzione delle significative anomalie economico-contabili e delle gravi e sistematiche violazioni delle norme tributarie rilevate.
L’attività svolta dai finanzieri si inquadra, nell’ambito delle prerogative e dei poteri concessi al Corpo dall’art. 2 del D.Lgs. 68/2001, nel settore della repressione e del contrasto all’economia sommersa e alle imprese costituite e destinate ad operare per brevi periodi e poi a chiudere, precludendo all’Erario la possibilità di recuperare imposte non dichiarate o non versate. L’esperienza maturata sul campo dalla Guardia di Finanza dimostra come la presenza di soggetti economici “apri e chiudi” determini veri e propri effetti di distorsione della concorrenza nei confronti delle aziende in regola. L’irregolarità tributaria, infatti, spesso si associa all’impiego di lavoro irregolare, all’importazione di merci contraffatte, alla violazione delle regole doganali e al riciclaggio dei capitali.











