Contromano09 ottobre 2018 10:19

Camicie nere: rimozione o dimissioni

Tra le polemiche del day after sulla lapide inneggiante alle camicie nere inaugurata a Zinola sabato scorso spicca la dichiarazione di Enrico Albertazzi, presidente dell'Opera nazionale Caduti senza Croce, che dichiara che il nastro adesivo col quale Giovanni Durante ha coperto quella vergogna “ovviamente sarà rimosso”

copertina: Mimmo Lombezzi

copertina: Mimmo Lombezzi

Il Sindaco, che da rappresentante di un'Istituzione della Repubblica dovrebbe ribattere che sarà la scritta sulla lapide a essere “ovviamente rimossa”, si limita invece a dichiarare ai giornali che non sapeva e prima di fare qualsiasi cosa vuole “capire”.

Cosa c'è da capire, ci chiediamo?

Le camicie nere, come ricorda oggi Franco Astengo, sono state solo la divisa del fascismo.

Gli squadristi in camicia nera furono inquadrati nella Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale - un corpo armato parallelo a quelli dello Stato posto al servizio di un partito che rimane la più grande disgrazia capitata al nostro Paese nella sua storia.

Serve altro per “capire”, e rimuovere questa vergogna in una città che fortunatamente per questo sconcio si è sollevata in unanime protesta?

I Carabinieri e la Guardia di Finanza, in quelle foto, non ci sono.

Perché, letta la scritta, si sono allontanati.

Cosa che a maggior ragione avrebbero dovuto fare i rappresentanti delle istituzioni.

Il Sindaco ha il dovere di far rimuovere immediatamente quella scritta.

Se non può farlo, per motivi che preferiamo non ipotizzare, non le restano che le dimissioni.

LNS

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