Cultura27 giugno 2020 14:41

Certe idee...

Il punto - non definitivo - sul video progetto dedicato all’emergenza (di Chiara Pasetti)

Certe idee...

Anche oggi, come la settimana scorsa, non ci sono (per fortuna!) feste da celebrare o date storiche da ricordare, e posso dunque scrivere “senza traccia”, come spesso ho fatto in questa neonata rubrica. Dal momento che luglio è alle porte, gli studenti hanno finito la scuola e i maturandi stanno terminando gli esami, sento il desiderio e il bisogno di fare una sorta di bilancio degli ultimi mesi, prima che si vada tutti (più o meno) in vacanza. Mi è stato spesso chiesto, sia in alcune interviste sia privatamente, come ho vissuto la quarantena e come sto vivendo la situazione di emergenza, al momento meno drammatica rispetto a fine febbraio-inizio marzo, quando hanno chiuso le scuole per le vacanze di carnevale. E non hanno più riaperto…

Mi corre l’obbligo, tutt’altro che gravoso, di parlare del video progetto condotto con Mario Molinari dall’otto marzo. Perché tra una lezione e l’altra, una recensione e l’altra, e le urgenze-incombenze quotidiane che caratterizzano la vita di tutti noi e a cui non ci si può sottrarre, il video progetto è stato non un modo ma il modo in cui ho sì vissuto, ma più ancora affrontato ed esorcizzato l’emergenza. Ognuno di noi, credo, in una situazione così nuova, estrema e difficile, ha dovuto inventarsi qualcosa per rimanere lucido, prudente e coraggioso, per non lasciarsi schiacciare dalla paura del contagio, dalla solitudine del lockdown, e dal dolore di continuare a sentire anche intorno a sé che stavano morendo tante, troppe persone. Non ho, grazie al cielo, familiari che si sono ammalati; ma amici, e ancor più genitori di amici, sì. Alcuni di loro sono morti. Non ho potuto, come tutti noi, stare fisicamente vicina a chi ha perso una persona cara in questi mesi. Ho riflettuto a lungo sui mancati saluti a nostri morti, sull’elaborazione di lutti che sono stati privati, a causa del virus, degli ultimi momenti in compagnia dei malati. Mesi fa, prima dell’emergenza, mio padre ha avuto un problema neurologico che ha superato per fortuna senza conseguenze; in quel momento ho realizzato forse per la prima volta che sta invecchiando, e ho toccato con mano la precarietà della vita e la sua fragilità, che è quella di tutti noi. Spesso non vogliamo pensarci e per noi stessi, la morte fa paura a tutti, e per le persone che amiamo.

Se si hanno dei figli, come nel mio caso, la paura della morte, per la natura stessa dell’essere genitori, è inevitabilmente maggiore. Nei giorni in cui mio padre era ricoverato in ospedale ho realizzato inoltre quanto sia stato importante sia per me che per lui che sia andata a trovarlo mattina e sera, che lo abbia abbracciato e gli abbia detto parole che normalmente, quando mi sembra sempre giovane e in salute, non riesco a dirgli. Ho pensato a come mi sarei sentita se lui, mia madre o persone a cui voglio bene si fossero ammalate di covid e io, che ho un estremo bisogno (forse ancor più per me stessa, chissà), di prendermi cura degli altri, non avessi potuto fare nulla, nemmeno vederli, bensì solo sperare che guarissero. Questo è stato uno dei pensieri che più mi ha tormentato durante l’emergenza e riempito di tristezza per chi si è trovato a vivere tali situazioni. Tra l’altro sono ipocondriaca da sempre… Si dice che i figli dei medici lo siano più degli altri, e in effetti ho avuto un contatto più diretto e quasi quotidiano con le malattie e la morte dei pazienti di mio padre fin da piccola, un contatto che ha sviluppato in me molto rispetto per la vita ma al posto di sfociare in un po’ di sano fatalismo ha creato molteplici angosce di morte.

La situazione di emergenza sanitaria che abbiamo vissuto e in realtà stiamo ancora vivendo, sebbene in misura meno grave, su un soggetto ipocondriaco era potenzialmente devastante sul piano psicologico. Ma nei momenti più cupi della vita alcune persone, e credo di essere fra queste, trovano nel sogno, nella creatività, nel mio caso nel racconto, scritto o per immagini, il modo per «sopportare la vita» (Flaubert) fuggendola, da una parte, e narrandola, dall’altra. Ecco che il progetto IO RESTO A CASA (diventato post lockdown ASPETTANDO), nato l’otto marzo durante una notte insonne alla ricerca del modo, del mio modo, per rendermi utile agli altri e a me stessa, è stato per me realmente terapeutico. Mario Molinari è una persona molto diversa da me sul piano delle esperienze, competenze, formazione e pluralità di conoscenze (in fondo io so “solo” scrivere e parlare dei miei autori e delle mie passioni, lui sa e sa fare milioni di cose, e a differenza di tanti altri tutte bene). In un aspetto però siamo molto simili: il desiderio e la necessità di raccontare sia la verità che la fantasia, perché tale racconto sia una testimonianza del presente e magari sia di aiuto a chi, come noi, ha sofferto e avuto paura. Io racconto con le parole, lui racconta con le immagini. A volte viceversa. Mario è prima di tutto un regista, una persona abituata a “fotografare” il reale senza sconti, compito che del resto svolge anche come direttore di questa testata e con lui tutti coloro che vi scrivono. 

 

L’intreccio del mio mondo e del mio modo, di vivere e sentire, e dei suoi, ha dato vita e linfa quotidiana, da 17 corti (sedici diffusi su youtube, il diciassettesimo è in fase di uscita) al video progetto. Non avevo idea, l’otto marzo, che avremmo fatto un corto alla settimana e con modestia ma anche con orgoglio ed emozione penso che non sia poca cosa. Ha richiesto un impegno costante, attento, preciso da parte di entrambi. Non erano permessi “capricci” (che io a volte faccio, sbagliando!), errori e rinvii. A un certo punto so che, anche se non ce lo siamo detti chiaramente, tutti e due abbiamo capito che era diventata una sorta di missione e di dovere nei confronti di noi stessi, che questo progetto lo stiamo firmando, e delle persone che hanno collaborato, dandoci fiducia e apprezzando, o anche talora criticando, intenti e contenuti. Nei confronti di Achille Lauro, ossia Lauro De Marinis, che ha concesso l’utilizzo dei suoi pezzi fidandosi delle nostre scelte e del fatto che avremmo rispettato il suo lavoro, certo, e pertanto il suo sentire, perché per un artista le proprie creazioni sono la sua essenza e non un mero compito da svolgere. 

 

E poi gli attori e i musicisti che sono stati protagonisti con le letture scelte per ogni video e le canzoni, e gli studenti che hanno partecipato sia fisicamente sia con disegni, foto, idee. E ancora nei confronti di chi ci ha sostenuto, incoraggiato, ha diffuso i corti sui propri social, i giornalisti che se ne sono occupati su diverse testate. In ultima analisi, ci siamo assunti un dovere di onestà, rispetto e attenzione nei confronti di tutte le persone che li hanno visti e li vedranno. Il prossimo corto, che verrà diffuso tra domani e lunedì, è un po’ la summa di tutto ciò che sto scrivendo ora: impegno, valori comuni pur nel pluralismo e nelle differenze (e meno male!) delle idee e posizioni, fiducia e stima, reciproca, di amici, artisti e colleghi, necessità di dire la (nostra) verità e le (nostre) emozioni. Il video in uscita è un unicum rispetto agli altri, perché non è più un corto metraggio… In una sola settimana, grazie alla partecipazione di tante voci autorevoli, che personalmente mi emoziona molto, mi onora e nello stesso tempo mi conforta sul fatto che esistono, molto più di quello che a volte pensiamo, persone che hanno piacere di contribuire a un progetto, a un’idea, senza volere nulla in cambio (ricordo che il nostro è un progetto culturale no profit), Mario – diamo a Cesare quel che è di Cesare, è lui al montaggio di tutti i corti, la parte più dura del lavoro alla fine spetta a lui – è riuscito a realizzare un vero e proprio medio metraggio. Mi rendo conto che il nostro progetto, dall’inizio, non è stato concepito per essere “virale”: la maggior parte non ha voglia né tempo di guardare 10-15 minuti di video, che per il prossimo saranno circa il doppio! E d’altronde non era quello lo scopo. Di virale c’è già molto, anzi troppo, e in molti casi ne stiamo facendo tutti le spese fisicamente e psicologicamente. Noi abbiamo voluto e abbiamo fatto un’altra cosa, non so se migliore o peggiore e non sta a me dare giudizi; sicuramente diversa rispetto ai video definiti virali, che in due minuti sono capaci (lo sono?) di essere efficaci e per questo vengono diffusi ovunque alla velocità di un clic. I nostri, spesso me lo hanno detto le persone che li guardano, sono un’opera per cui bisogna prendersi un po’ di tempo, non solo perché non durano mai pochissimi minuti (anche se, pensandoci, 15 non sono tanti, ma per il nostro mondo ormai sì) bensì anche per altre svariate ragioni; vanno guardati con calma, e come con un libro o un film non si può fare “zapping”, su un nostro corto… Bisogna vederlo, se si vuole farlo, dall’inizio alla fine per capirne il senso, e anche il non senso, il fil rouge e gli accostamenti, le scelte di regia e di poesia, di reale e di onirico. Per seguirne e coglierne la narrazione.

È stato un lavoro molto impegnativo, ma lo rifarei mille volte. Attenzione, questo non è un addio al progetto, anzi! Probabilmente faremo un ultimo corto la settimana prossima e poi fino a fine estate andremo in vacanza dai corti (non da altro…!), anche perché in agosto inizia la terza rassegna estiva di Varigotti da me curata insieme al Comune di Finale, che quest’anno vede coinvolto, malgré soi!, anche lo stesso Mario.

Lo confesso, a me piacerebbe, da settembre in avanti, continuare a raccontare e a raccontarci. Ma non svelo e rivelo nulla di ciò che per ora è un sogno… potrebbe diventare un nuovo progetto.

Hic et nunc siamo al video numero 17. Una foresta di simboli, di rimandi, di attualità, di verità anche scomode, di un po’ di Ottocento (inedito) e di tanti volti più o meno noti, che comincio da ora a ringraziare per aver aderito al nostro invito e per averci permesso di realizzare il (penultimo? Chissà!) corto, per ora. Sicuramente il più impegnato e impegnativo dell’intero progetto. E forse il più “virale”, o ci auguriamo che tale diventi nonostante la durata, perché in questo momento, a nostro avviso, il più necessario per salvaguardare la democrazia, la libertà, il diritto e il dovere di leggere e scrivere di cose serie e utili per tutti, e non solo di «deliziosi gattini» (cito un intervento del video senza “spoilerare” a chi appartiene la frase, lo scoprirete!). Questo video sì, mi piacerebbe diventasse a suo modo virale, perché contagia con qualcosa di sano, direi di medicamentoso per i nostri cuori e le nostre menti, specie ultimamente inquinati da acque torbide e da batteri e virus molto più antichi del covid.

Il quale prima o poi se ne andrà, o comunque saremo in grado di curarlo senza che causi altri morti. Gli altri virus invece, se perdiamo l’occasione (l’ennesima) per neutralizzarli, resteranno.

E non esiste amuchina o mascherina per proteggersi ma solo la propria coscienza e il proprio intelletto, uniti al cuore. Alle coscienze, anche se pare presuntuoso e altisonante, abbiamo cercato di parlare nel video in uscita, con l’aiuto di persone ben più autorevoli di me. Spero che venga guardato e ascoltato anche e soprattutto dai ragazzi, dagli studenti, da coloro che hanno e avranno sempre più la possibilità di tenere lontano da se stessi e dagli altri talune “malattie” pericolose quasi quanto il covid-19, e altrettanto sordide. Malattie che se non portano alla morte fisica possono tuttavia condurre alla morte della società civile, dei diritti e delle libertà per cui tanti di noi, ieri e oggi, hanno combattuto, in alcuni casi lasciandoci la vita stessa.

Ringrazio il mio “socio”, Mario, perché senza di lui niente di questo progetto sarebbe stato possibile. E anche se mi ha spesso sgridato (i motivi magari li raccontiamo un’altra volta!) o anzi soprattutto per questo, dopo 17 video realizzati insieme posso dire che sono sempre la stessa di marzo, aimè!, ma ho imparato tante cose che prima non sapevo e che nessuno aveva mai avuto la pazienza e la voglia di insegnarmi, di cui so che farò tesoro. Per il prossimo video progetto, e ancora di più per il progetto più importante di tutti, che è la (mia) vita stessa.

A prestissimo con il video numero 17 dal titolo… non ve lo dico!, con la canzone di Achille Lauro… non ve la dico!, e con tante belle, dunque vere, persone e testimonianze.

Pronto per raccontarvi ciò che seguirà, nel momento di scendere in questo ricordo tremo, esito. È come se stessi per rivedere un’amante di un tempo: il cuore oppresso, ci si ferma ad ogni scalino […]. È lo stesso con certe idee con le quali si è vissuto troppo a lungo; si vorrebbe sbarazzarsene per sempre, e tuttavia scorrono in noi come la vita stessa, il cuore vi respira nella sua atmosfera naturale.

 

Gustave Flaubert (trad. di chi scrive)

 

Per chi non li avesse visti, i corti del video progetto IO RESTO A CASA – ASPETTANDO, di Chiara Pasetti e Mario Molinari, con l’adesione di Achille Lauro, sono tutti nella playlist del sito “Turismo e Cultura” del Comune di Finale Ligure, che si approfitta di questa sede per ringraziare per la collaborazione:

https://www.youtube.com/playlist?list=PLfUc9aPeRqz6hLNNbyAx5EMviL-P_0jNe

Chiara Pasetti

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