Cultura23 luglio 2020 12:27

Giovinette

Le calciatrici che sfidarono il duce

Giovinette

Abbiamo intervistato Federica Seneghini, trentotto anni, genovese, al Corriere della Sera da febbraio 2012. Nella sua “prima vita” ha lavorato come freelance, occupandosi di tematiche socio-ambientali.

E’ laureata in Lettere Moderne all’Università di Bologna, ha vissuto e lavorato in Inghilterra, in Finlandia, in Scozia ed a Barcellona. Attualmente è giornalista del «Corriere della Sera» nella redazione online ed è a capo della squadra social del quotidiano di via Solferino.

E’ autrice di Giovinette le calciatrici che sfidarono il duce (Edizione Solferino), un romanzo che racconta la storia di amicizia, di gioco e di lotta di queste pioniere del calcio, tra esaltanti vittorie, umilianti battute d’arresto, alleati inattesi e irriducibili nemici. Attentamente ricostruito e corredato da un saggio di Marco Giani, che ripercorre decenni di discriminazione femminile nel mondo del calcio.

Come hai scoperta questa storia e come è nata l’idea di farne un libro?  L’anno scorso sono andata a trovare la signora Grazia Barcellona, la nipote di una delle protagoniste del libro, aveva 91 anni ,ma si ricordava ancora molto bene dell’impresa delle zie e della mamma, che era la commissaria della squadra. La signora è poi morta poco dopo a novembre ,ma ho fatto in tempo a parlarle e da questo incontro è nata l’idea di scrivere un libro.

Che difficoltà hai avuto nel ricostruire questa storia?  Le difficoltà sono state legate al problema di colmare molti vuoti. Ho dovuto ricostruire delle parti non presenti nella documentazione e negli articoli di giornale dell’epoca. Abbiamo tanto materiale relativo alla squadra, ma rimangono delle domande aperte, dei vuoti che abbiamo ricostruito con le interviste ai nipoti dei protagonisti.

Qual era la preoccupazione principale del regime? Perché non voleva che le donne fossero anche calciatrici?  Le preoccupazioni erano tante e molte legate a pregiudizi che ci sono tutt’ora. La principale era che il calcio non era un sport pensato per essere praticato dalle donne, i medici erano preoccupati che potesse creare problemi alla fertilità e alla fecondità . Un’altra preoccupazione era rivolta al rischio che le donne perdessero la grazia che era un requisito fondamentale per la femminilità ed essendo il calcio considerato uno sport violento che prevede lo scontro fisico implicava il rischio della perdita della femminilità.

Cosa significava per queste giovani ragazze il gioco del calcio? Era molto importante, significava principalmente divertimento, fare un’attività che piacesse a tutte loro, non era soltanto qualcosa che volevano fare “contro”, una cosa che volevano fare per loro stesse e per sentirsi libere e per praticare uno sport che le appassionava.

Oggi il calcio ha superato a tutti gli effetti l’idea che sia uno sport prettamente maschile o c’è ancora questo stereotipo?  Alcuni pregiudizi ci sono ancora, infatti alcune battute che vengono riportate nel libro dette da alcuni detrattori del calcio femminile sono tratte da discorsi che ho sentito realmente l’anno scorso in occasione dei mondiali femminili. È sufficiente pensare che quest’anno la serie A femminile non è stata portata a termine, mentre il calcio maschile dopo la pandemia è ripartito, quello femminile è stato sospeso. Questo è un chiaro segnale che nel calcio femminile ci sono ancora tante difficoltà da superare.

Quanto è cambiato  oggi il ruolo della donna nella società?  Le diseguaglianze e le discriminazioni sono ancora tante, esistono nel mondo del lavoro, nei compiti e nei ruoli che le donne ricoprono anche in famiglia, non è più come negli anni ’30, ma la parità è ancora molto lontana, c’è ancora molto da fare anche nel mondo dello sport, basti pensare che le calciatrici femminili non sono ancora considerato professioniste ma sono ancora dilettanti.

La società è cambiata molto, ma il ruolo della donna nel mondo del lavoro è sempre molto difficile, servirebbero più tutele per le donne nel mondo del lavoro? Sì ,sarebbe una priorità, un esempio è proprio nella ripresa post Covid-19, le scuole sono l’unica attività che non hanno ancora riaperto e in assenza delle scuole, degli asili, delle maestre chi si occupa dei figli? Sono sempre le donne all’interno della famiglia che hanno deciso per forza di cosa di dedicarsi alla famiglia piuttosto che alla loro carriera professionale.

Nel libro è presente anche un saggio di Marco Giani?  Sì, è una parte complementare e fondamentale nel libro, la scelta è stata voluta perché spesso non studiamo lo sport. Nella storia dello sport, invece ci sono tanti aspetti che dovrebbero essere approfonditi a scuola dalle generazioni più giovani. Il saggio va oltre il periodo fascista e parla delle difficoltà nel calcio femminile fino ai giorni nostri ed è molto interessante per analizzare questo argomento e capirne di più.

Daniele Ceccarini per RussiaPrivet

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