News12 gennaio 2021 07:01

Stringere legami di fraternità

Preghiera interreligiosa presso l’Ospedale San Paolo di Savona

Stringere legami di fraternità

Qualche volta, davanti ai grandi dolori della vita, si può trovare conforto nelle parole delle religioni, persino se non si è credenti. Specialmente quando le religioni si uniscono, senza distinzioni, per offrire sollievo al genere umano. 

 Non c’è dubbio che, in questo ultimo anno, la nostra cosiddetta civiltà occidentale, disabituata da tempo a guerre, fame, sete, torture, prigionie, indifferente del fatto che, invece, siano realtà correnti in tantissimi altri paesi, si è trovata davanti a un nemico subdolo e infame, che colpisce senza farsi vedere. I numeri dei deceduti del nostro paese sono strazianti, come quelli di altre realtà europee e mondiali. 

Ma non è solo una questione di numeri. Le persone muoiono senza il conforto dei propri cari, da sole; si contagiano da amici e parenti che, pur essendo infetti, non sembrano malati perché non hanno sintomi. I famosi asintomatici. 

Persino, siamo arrivati a scatenare un dibattito mostruoso sul fatto che i tanti morti fossero vecchi, senz’altro non produttivi, con varie patologie… Quindi, pensandoci bene, costosi per la società. 

Per spargere, invece, tra di noi, delle parole sante, lunedì 11 gennaio, nella sala Riunioni dell’Ospedale San Paolo di Savona, i rappresentanti delle varie comunità religiose hanno organizzato una preghiera. Al centro della preghiera, in un luogo tanto simbolico, sono stati posti gli ammalati, i loro familiari, come pure i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari che, in tutto questo ultimo anno, si sono sacrificati all’estremo per salvare delle vite umane, qualche volta perdendo la loro. 

La preghiera interreligiosa è stata coordinata dal cappellano ospedaliero fra Giuseppe Maffeis e dal responsabile diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo don Giovanni Lupino.

Vi hanno partecipano il vescovo Calogero Marino, la pastora evangelica Eleonora Natoli, padre Gheorghita Andronic, parroco della comunità ortodossa rumena, Amnon Cohen, esponente della comunità ebraica ligure e Zahoor Ahmad Zargar, presidente del Centro Culturale Islamico Savonese e referente regionale UCOII (Unione Comunità Islamiche Italiane). Il monastero induista Matha Gitananda Ashram si è espresso con un video messaggio, come pure l’Istituto Buddista Italiano Saka Gakkai. Non sono mancate, sempre in video, le opinioni dei bambini e alcune canzoni. 

A gennaio, negli anni precedenti, le manifestazioni interculturali e interreligiose si tenevano in Duomo a Savona, aperte al pubblico. 

Oggi, quello che conta, però, è sentirci lo stesso ancora più vicini a combattere questo nemico terribile che sta uccidendo a man bassa in tutto il mondo.

Particolarmente toccanti le parole di Swamini Hamsananda Ghiri, monaca induista, in risposta a un medico che le chiedeva una invocazione da pronunciare per affidare a Dio l’anima dei pazienti che morivano soli: “Nessuno è solo, mancano i parenti, gli affetti, ma siamo creature dell’universo e, nel silenzio e nella solitudine, possiamo essere accolti dalla luce e dalla carezza di Dio. Tanti, in tanti modi, stanno pregando per coloro che soffrono e ci auguriamo che queste preghiere li accompagnino.”

Un riconoscimento ai medici e agli infermieri e una speranza di guarigione per tutti era nelle parole di Zahoor Ahmad Zargar: “È scritto nel Sacro Corano: -Quelli che con il loro bene sono generosi per la causa di Dio sono come un seme da cui nascono sette spighe e in ogni spiga ci sono cento chicchi, Dio moltiplica il merito-, così noi preghiamo perché venga alleviata la sofferenza dei malati, e che il merito di tutto il personale ospedaliero sia come le spighe che si moltiplicano perché il Bene possa, finalmente, vincere.”

La cerimonia di preghiera e di vicinanza è visibile al link:

https://www.youtube.com/user/pgsavona

Qualche volta, appunto, ascoltare pensieri di Amore può alleviare le asperità del nostro arduo cammino.

 

 

Renata Rusca Zargar