Contromano11 aprile 2022 13:37

Lei sa chi sono io?

All’archivio delle piccolezze nostrane tocca aggiungere la fiera mossa di Marco Melgrati, sindaco di Alassio, che annuncia su Facebook di aver rimosso la bandiera russa dalla passeggiata intitolata a Luigi Cadorna sostituendola con quella ucraina

Lei sa chi sono io?

L’annuncio, assai sintetico, sembra quasi più una risposta a qualcuno che aveva chiesto la rimozione della bandiera che il frutto di un sincero sentimento personale, o magari il nostro ha solo atteso che il Silvio nazionale pronunciasse il nome di Putin per prendere posizione.

Fatto sta che la maggior parte degli alassini che ieri commentavano non sembrano esser molto colpiti dall’iniziativa del primo cittadino che oggi infatti torna sull’argomento per spiegare meglio: “Sinceramente non capisco la polemica per la sostituzione di una bandiera strappata dal vento con una, quella Ucraina, messa per solidarietà ad un popolo aggredito sul Suo territorio sovrano, e in omaggio agli Ucraini ospitati anche ad Alassio”.

Insomma la bandiera russa di cui oggi parla tutto il Savonese la strappò il vento e non il Comune, e speriamo sia un segno del destino intenzionato a fermare l’invasione russa prima che dell’Ucraina e dei suoi abitanti restino solo macerie e fosse comuni.

Detto ciò non possiamo evitare di chiederci a chi possano importare le ritorsioni internazionali del sindaco di Alassio, che come tutti i sindaci dovrebbe occuparsi di una vasta serie di questioni che vanno dalla pulizia delle strade alla tutela della salute dei suoi concittadini al turismo e a cui nessuno chiede raffinate analisi geopolitiche, solo accoglienza e umanità.

D’altra parte la moda è questa: vediamo tutti il presidente della Liguria intervenire quotidianamente su spinose questioni di diritto internazionale mentre i suoi amministrati manifestano a migliaia nelle piazze per chiedere proprio a lui una sanità pubblica decente, ché quello sì sarebbe suo compito e delega.

Facendo anche noi (non orgogliosamente) parte delle legioni di imbecilli liberati dai social che Umberto Eco crudamente stigmatizzava, rinnoviamo l’invito ai politici locali a occuparsi di ciò che è loro competenza, lasciando ad altri maggiormente titolati le trattative internazionali. Faranno un piacere a tutti.

LNS

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