Contromano26 novembre 2022 11:48

Gli ultimi Gedi

Se non è sul Secolo non c’è, dicevano a Savona come a Genova prima che internet cambiasse la storia e il modo di informarsi (e di informare): un cambiamento che, come tutte le rivoluzioni, non ha solo risvolti positivi. Ed è giusto parlarne anche coi Lettori, giudici ultimi del nostro lavoro e degli sforzi di ogni giornale, piccolo o grande, online o cartaceo che sia

Gli ultimi Gedi

L’editore unico non ci era parso una grande idea fin dalle prime fusioni, quando Gedi (il gruppo editoriale che oggi raggruppa una quantità di testate, da La Stampa al Secolo, da Repubblica a L’Espresso, da Limes all’Huff Post, dal Mattino a Radio Dee Jay) ha condensato in sé un gran numero di quotidiani e periodici togliendo necessariamente autonomia nel nome non tanto della corretta informazione quanto della più cruda matematica: perché pagarne due se posso pagarne uno, e anche meno?

Che quella dei giornalisti non sia più una categoria privilegiata salta agli occhi anche solo parlando per un attimo con uno di loro, spesso pagati pochi euro a pezzo, i contratti a tempo indeterminato un bel ricordo degli anni d’oro insieme alle tutele sulle quali ogni lavoratore dovrebbe poter contare.

Non molti anni fa il giornalista antimafia siciliano Giacomo Di Girolamo in trasferta savonese alla Ubik ricordava quanto l’informazione libera sia strozzata proprio dalla mancanza di tutele per i giornalisti, zittiti dalla fame ancor prima che dalle minacce.

Adesso gli effetti della fusione li vedremo più forti nel nostro ponente ligure, col previsto accorpamento delle due redazioni di Savona e Imperia del Secolo XIX e della Stampa: un’unica redazione locale “allargata”, come scrive Trucioli.it, porterà anche a una riduzione dei posti di lavoro - in una terra, aggiungiamo, dove il lavoro non si trova a ogni angolo di strada.

Ma al di là della nostra personale solidarietà ai colleghi giornalisti il problema è anche per tutti coloro che dell’informazione usufruiscono: pagine più piccole in tutti i sensi, perché le province sono due e non ci sarà mica spazio per tutto, tante meravigliose e piccole iniziative non troveranno più neppure le righe per un trafiletto, tante idee non avranno più una casa di carta ma dovranno affidarsi agli affollatissimi spazi dell’online.

Una perdita per tutti, nel nome del profitto. Come tante ne abbiamo viste, e più ne vedremo.

LNS

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