News17 aprile 2026 08:15

Savona tra crisi e programmazione

Ha trasudato ottimismo l'andamento del secondo tavolo territoriale di "Liguria 2030" svoltosi a Palazzo Sisto a cura di THEA - The European House Ambrosetti: quelli dell'annuale convegno di Cernobbio punto di riferimento del capitalismo finanziario in Italia (di Franco Astengo)

Savona tra crisi e programmazione

 

Un ottimismo riassumibile in due frasi pronunciate da assessori regionali (la Giunta Regionale è stata presente in forza all'evento):

1) il 64% degli indicatori analizzati migliora o resta stabile;

2) Non è più del tutto attuale parlare di crisi ma di un territorio che sta programmando il proprio futuro industriale.

 

L'impressione che si ricava dai resoconti dell'evento (prescindendo dalla foto di gruppo con 6 uomini e una sola donna) lascia però parecchi interrogativi, partendo da quel 36% degli indicatori che non sono stati analizzati (e anche tra quelli considerati ci sarebbe da discutere).

Prima di tutto emergono due assenze fondamentali, almeno a giudizio di chi scrive:

a) la profonda difformità esistente nelle condizioni economiche, di presenza produttiva, infrastrutturale, sociale tra le diverse parti della nostra provincia. Non soltanto, beninteso, semplicemente tra un'area savonese (comprensiva della Val Bormida) post-industriale e il Ponente fondato su di un modello di sfruttamento intensivo del territorio e del lavoro. Esiste ancora il divario costa - entroterra, così come esiste una necessità di valorizzazione dell'agricoltura che risente però di alcuni fattori strategici non positivi: il primo fra tutti la difficoltà di mobilitazione delle merci per via delle difficoltà sia stradali, sia ferroviarie per l'indirizzo verso le aree più importanti del Paese. Ad esempio i dati di consumo energetico andrebbero scorporati per aree geografiche e settori produttivi o terziari: ma questo soltanto per ricordare un punto. Al riguardo del turismo c'è chi gongola per la crisi medio orientale pensando di sottrarre clienti a Dubai o a Sharm El Sheik senza considerare i due dati; del prevedibile aumento esponenziale dei prezzi e dell'impoverimento generale che questo stato di cose sta provocando. Sotto questo aspetto ci troviamo su di un terreno che può essere giudicato molto fragile;

b) in una provincia dove crescono i NEET sarebbe bene capire dove si trovano questi giovani nè studenti, nè lavoratori e a quale livello sociale si collocano e inoltre come questo fenomeno si connetta con due fattori, frequentemente sollevati dalle analisi sviluppate dalla CGIL provinciale: il "lavoro povero e precario" e la "fuga dei cervelli". Sorprende che, almeno a giudicare dai resoconti, non sia stato affrontato il tema della funzione e destinazione degli studi nelle scuole superiori (su quali quadri si può pensare di avviare un discorso di futuro industriale) e nell'Università (quale destino per il campus di Legino?);

c) esistono inoltre due questioni fondamentali. La prima: ancora una volta si accenna a porto e retroporto; va ribadito con grande forza che il retroporto di Savona - Vado non può essere considerato il territorio della Val Bormida che deve essere sede (oltre alla possibile presenza di nuove strutture produttive ad alta intensità tecnologica all'interno di un quadro serio di progettazione nel recupero delle aree industriali dismesse). Il retroporto di Savona - Vado deve essere individuato nella filiera logistica che dall'alessandrino sale su verso la Lombardia. Ritorna su questo il tema delle infrastrutture stradali e soprattutto ferroviarie (rimane la necessità di un privilegio per l'uso del ferro rispetto alla gomma). Per fortuna di questo nel tavolo territoriale si è parlato ma la situazione è ferma da troppo tempo; la seconda questione è di tipo istituzionale. La Regione Liguria punta sull'allargamento della ZES verso aree demaniali. E' evidente come sia possibile rilevare una volontà di governo del territorio che avrebbe invece bisogno di un centro direzionale in sede locale: l'idea da rilanciare è quella di un "distretto" per il recupero industriale e infrastrutturale composto dal Comune di Savona quale capofila, i comuni dell'area circostante il capoluogo (quelli dell'ex-PRIS per intenderci) e la Val Bormida con la partecipazione effettiva delle Associazioni datoriali e dei sindacati. Un soggetto nuovo di governo del territorio in area vasta se si può considerare tale la zona indicata con la presenza naturalmente dell'Amministrazione Provinciale e l'apertura costante di un canale di confronto con la Regione che avrebbe il dovere di "accompagnare" e non "imporre" il modello di sviluppo. Si può notare infine come sia assente un importante soggetto di coordinamento come quello che era rappresentato dalla Camera di Commercio: la stortura generata dalla legge "Del Rio" non è ancora stata sanata e le istituzioni dovrebbero muoversi in quel senso.

Franco Astengo