Il festival nasce in un territorio profondamente segnato dalla storia dell’industrializzazione ligure e dalla successiva dismissione produttiva. Ferrania è stata infatti, per oltre un secolo, uno dei principali poli italiani per la produzione di pellicole fotografiche, cinematografiche e radiografiche. Questa eredità costituisce oggi un patrimonio di rilevante valore culturale, storico, tecnico e sociale, composto non solo da architetture e materiali d’archivio, ma anche da competenze, saperi produttivi e memorie collettive, che richiedono di essere trasmessi e reinterpretati attraverso nuove occasioni di condivisione.
EMULSIONI Festival si propone come un dispositivo culturale finalizzato alla valorizzazione di questo patrimonio, promuovendo processi di partecipazione attiva e di costruzione condivisa tra istituzioni, comunità locali e operatori culturali. EMULSIONI è un progetto culturale ideato da Francesca Bergadano, Silvia Margaria, Federica Pompejano, curato insieme a Dialoghi d'Arte, con Gloria Bovio e Andrea Canziani.
A seguito della prima edizione del 2025, che ha attivato percorsi di coprogettazione e momenti pubblici di confronto, contribuendo a rafforzare la consapevolezza del valore del patrimonio culturale locale e a consolidare le relazioni tra diverse componenti della comunità, l’edizione 2026 struttura e amplia le attività avviate. Il programma prevede
la realizzazione di un’installazione diffusa, workshop tenuti da artisti contemporanei, proiezioni, una presentazione editoriale, un focus espositivo, visite guidate, un ciclotour della località, incontri pubblici e talk, articolati in diversi luoghi simbolici dell’ex stabilimento industriale e del tessuto urbano di Ferrania, tra cui l’ex Dopolavoro, l’ingresso dello stabilimento con l’ex infermeria, l’ex centrale termoelettrica, il viale, le aree verdi e i villaggi operai.
EMULSIONI ha l’obiettivo di costruire nuove narrazioni territoriali e di rafforzare il legame tra comunità e patrimonio, attraverso un approccio interdisciplinare, in una prospettiva di lungo periodo. A tal fine, EMULSIONI Festival si sviluppa come processo continuativo, orientato alla ricerca, all’ascolto e alla costruzione condivisa di progettualità culturali: un ecosistema di pratiche e relazioni, in cui la fotografia diventa un dispositivo per riattivare lo sguardo sui luoghi e rafforzare il legame tra persone, territorio e memoria.
Il programma di EMULSIONI Festival 2026 si sviluppa attraverso un insieme di attività artistiche, formative ed esperienziali che mettono in relazione fotografia analogica, memoria industriale e partecipazione a scala territoriale.
Ad aprire il festival sarà “Dove ri-nasce la pellicola in bianco e nero”, visita guidata presso FILM Ferrania S.r.l. dedicata alla scoperta dei processi contemporanei di una produzione in scala ridotta della storica pellicola, occasione per collegare la memoria industriale del territorio con la sua continuità produttiva nel presente.
Il progetto espositivo diffuso “Argento Vivo” è una installazione curata da Gloria Bovio, Andrea Canziani, Silvia Margaria, con le fotografie di Umberto Costamagna - fotografo con esperienze tra moda, editoria e ritratto contemporaneo (Wired Italia, Sky Italia e Contrasto) - propone un’indagine visiva sugli abitanti di questo territorio, attraverso la realizzazione di ritratti con banco ottico, uno strumento che richiede una temporalità dilatata e una dimensione di posa consapevole. Le immagini prendono corpo nello spazio pubblico sotto forma di manifesti, affissi su alcuni edifici dell’ex fabbrica. L’intervento trasforma temporaneamente questi spazi in un dispositivo di presenza: le pareti si fanno supporto di nuove forme di appartenenza e racconto, restituendo visibilità a una comunità che guarda insieme il proprio paesaggio.
Il festival ospita workshop pensati per avvicinare le persone ai temi di questo territorio.
“Ad occhi chiusi” di Elena Pugliese - autrice e artista il cui lavoro sviluppa processi relazionali attraverso pratiche di scrittura, spazi di ascolto, di dialogo e di presenza - è dedicato alla relazione tra paesaggio esteriore ed interiore, tra osservazione e scrittura, tra sguardo e percezione dei luoghi. Al centro, l’idea che nel nostro modo di guardare il mondo si rifletta il nostro modo di abitarlo.
“La foresta democratica” è un workshop fotografico condotto da Alice Benessia - ricercatrice e artista, con formazione in fisica, epistemologia e arti visive, fondatrice della Fondazione Pianpicollo Selvatico ETS, centro di ricerca tra arte, ecologia profonda e pratiche di convivenza interspecie - che mette in dialogo fotografia,
ecologia e pratiche di osservazione, proponendo una riflessione sui rapporti tra ambiente, presenza e immagine.
“Cogliere l’insieme. Ciò che è incluso, ciò che è lasciato fuori” è un workshop di fotografia per bambine e bambini condotto da Alessandro Chiossone e Roberta Volpone. Il workshop prende avvio dalle riflessioni di Philip Perkis e dal metodo della scuola di architettura per bambine e bambini Dd’A, che mette al centro l’osservazione, il porsi domande e l’educazione a uno sguardo consapevole dello spazio che ci circonda. Il workshop propone una riflessione sullo scarto che si crea tra visione e inquadratura, mettendo in evidenza le scelte che determinano ciò che viene incluso o escluso dall’immagine, cosa attira la nostra attenzione e cosa vogliamo raccontare attraverso la fotografia.
“Integrazione di lacune” è un workshop a cura di Echollective - associazione di promozione sociale nata nel 2023 in Valle Bormida per contrastare lo spopolamento attraverso pratiche culturali partecipative e itineranti, che promuove eventi artistici e musicali diffusi, riuso di spazi abbandonati e progetti di rete come il Festival Entroterraneo e il podcast Rimbombo - che interviene simbolicamente sulle lacune e sulle mancanze dell’ex Dopolavoro di Ferrania. Attraverso la realizzazione di calchi direttamente sulle superfici esterne dell’edificio, i partecipanti lavorano sui segni lasciati dal tempo, trasformando il vuoto in occasione di lettura e cura dello spazio.
Il laboratorio di cianotipia, tenuto da Ombretta Dogliotti - artista e docente, con formazione in Scultura e Decorazione all’Accademia Ligustica di Belle Arti, attiva tra allestimenti museali, grafica e illustrazione - e Francesca Bergadano - insegnante e ricercatrice in Letteratura moderna, con una forte attenzione alla poesia come pratica educativa e trasformativa - è un’esperienza pratica dedicata a uno storico procedimento fotografico basato sulla luce solare. Il laboratorio permette di sperimentare direttamente tecniche di impressione analogica attraverso materiali naturali, negativi e materiali dal Ferrania Film Museum, valorizzando lentezza, manualità e relazione con la materia.
“Materia sensibile”, è un’attività che propone al pubblico una dimostrazione del processo fotografico analogico in una camera oscura temporanea, condotta da Andrea Biscosi, ex lavoratore dello stabilimento fotografico. “Materia sensibile” consente di osservare direttamente le fasi della stampa fotografica, valorizzando competenze tecniche e promuovendo la trasmissione intergenerazionale dei saperi.
Sabato e domenica sarà possibile partecipare a una sessione di ritratto analogico con Umberto Costamagna, all’interno di un set fotografico allestito presso Borgo San Pietro. Gli scatti, realizzati su pellicola, verranno sviluppati e stampati dopo il festival e successivamente inviati per posta ai partecipanti. L’attività è su prenotazione e prevede un contributo di partecipazione.
Tra gli appuntamenti di approfondimento culturale, “Parto ora, in una scatola, per mare”, presentazione del volume Insegnare fotografia (note raccolte) di Philip Perkis (1935–2025), fotografo e docente statunitense, accompagnata da una selezione di stampe analogiche in bianco e nero ai sali d’argento. Il libro è una raccolta di pensieri,
appunti ed esercizi nati dall’esperienza dell’autore in cui la fotografia diventa soprattutto un modo di vedere e di pensare, più che una competenza tecnica da acquisire. Perkis invita a spostare l’attenzione dall’idea di controllo e intenzione assoluta dell’immagine verso una dimensione più aperta e instabile, in cui il fotografo impara a stare dentro ciò che accade. La fotografia, nel suo approccio, non è mai solo esecuzione di un progetto, ma anche capacità di accogliere l’imprevisto, di osservare e reagire a ciò che emerge davanti all’obiettivo e dentro di sé. La presentazione vedrà la partecipazione di Alice Benessia, traduttrice dell’edizione italiana, amica e allieva di Philip Perkis a New York.
“On a line” è una selezione di stampe in bianco e nero ai sali d’argento realizzate da Benessia nel 2003 e allestita negli spazi della Centrale TEFIP, ex stabilimento fotografico di Ferrania. La serie riflette sul linguaggio fotografico non come semplice strumento di registrazione o appropriazione del reale, ma come pratica capace di mettere in relazione forme, presenze e ritmo del visibile. In questa prospettiva, il fotografare può essere considerato come un modo per concentrarsi sulle connessioni tra le cose, il ritmo del visibile, invece che sull’identità degli oggetti, utilizzando uno strumento che inquadra per eliminare ogni inquadramento. L’allestimento dialoga con gli spazi dell’atrio d’entrata dell’ex Centrale termoelettrica, frigorifera, idrica e pneumatica – T.E.F.I.P., edificio destinato alla produzione e distribuzione dei servizi energetici necessari alla fabbricazione delle pellicole.
“Supporto Ferrania”, proiezione di fotografie raccolte dagli album privati dei cittadini in collaborazione con il Ferrania Film Museum, il Museo Nazionale del Cinema di Torino e l'Archivio Nazionale Cinema d’Impresa di Ivrea si terrà presso la Casa del Fattore al Borgo San Pietro, nel salone dell’ABF (associazione Attività Borgate Ferraniesi). Il progetto costruisce un collage visivo in movimento che intreccia materiali provenienti dagli archivi familiari e istituzionali, restituendo una narrazione collettiva della memoria di Ferrania. Qui il concetto di “supporto” si sviluppa lungo una duplice traiettoria: da un lato la pellicola come supporto materiale dell’immagine, dall’altro la fabbrica come supporto sociale, economico e affettivo per la comunità.
“Scrivere l’ordinario” è la restituzione degli elaborati di un laboratorio collettivo a distanza che si è tenuto in momenti pre-festival, e nasce dall’incontro tra immagini analogiche e scrittura. L’attività si sviluppa a partire da una selezione di diapositive 35mm provenienti dall’archivio The No Carousel, la collezione privata dell’artista Silvia Margaria composta da materiale fotografico analogico in cui l’abbandono e la fragilità diventano parte del processo di senso. I partecipanti sono stati invitati a scegliere una o più immagini come punto di partenza per un esercizio di scrittura autonoma. Ne sono nati testi eterogenei, intimi e discontinui, scritti a casa, lontano dallo spazio collettivo ma ancora in dialogo con esso. La proiezione restituisce questo materiale come un collage di voci: le diapositive, nel ritmo cadenzato della proiezione analogica, richiamano i testi che, attraverso una lettura performativa, si sovrappongono, si interrompono, si rispondono a distanza.
Il territorio diventa spazio di esplorazione attiva attraverso “Percorsi di memoria”, passeggiate organizzate da Federica Pompejano e Marta Casanova con la
collaborazione di Alice Dolmetta, Celia Castello e Sofia Ripamonti, studentesse del Dipartimento Architettura e Design (DAD) dell’Università di Genova, insieme a Bruno Occhetto, Alessandro Marenco e Roberto Romero, ex lavoratori dell’ex stabilimento fotografico. I partecipanti saranno accompagnati nei luoghi della fabbrica e nel paesaggio industriale di Ferrania lungo itinerari suggestivi, arricchiti dalle narrazioni e dalle memorie vissute di chi ha vissuto e attraversato questi spazi. Il programma prevede inoltre ulteriori occasioni di visita, tra cui due tour in bicicletta tra fabbrica e villaggi operai organizzati dall’ASD Cinghialtracks, e momenti di condivisione in collaborazione con le associazioni locali.
Tra gli approfondimenti culturali occupano un posto di rilievo i talk che si svolgeranno nelle tre giornate del festival per il loro valore di trasmissione delle conoscenze e per essere una vera occasione di dialogo. I talk attraversano, da prospettive differenti, il rapporto tra fotografia, memoria, luoghi post-industriali, ecologia e pratiche di rappresentazione. Il ciclo si apre con un dialogo sull’archeologia industriale, un confronto che indaga il destino dei paesaggi industriali tra persistenza della memoria e trasformazioni contemporanee, con la partecipazione di Maria Grazia Ercolino (Sapienza, Università di Roma), Elena Donaggio (Avanzi – Sostenibilità per Azioni, Milano), Federica Pompejano (Università di Genova) e Andrea Canziani (Soprintendenza ABAP per la Liguria). Un dialogo sarà dedicato alle pratiche artistiche che scelgono il dispositivo e il pensiero analogico come metodo e linguaggio, con gli artisti Silvia Margaria e Andrea Botto.
Un altro dialogo affronta il tema dei processi estrattivi e produttivi della fotografia, tra memoria storica e geografica, pratiche contemporanee e consapevolezza ecologica attraverso i contributi di Sara Benaglia (ricercatrice visiva e saggista), Vincenzo Guarnieri (biochimico) e Chiara Reverdito (geografa), in un confronto aperto anche alla partecipazione del pubblico. Con il dialogo di Giangavino Pazzola (associate curator, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia) e Mauro Zanchi (critico d’arte e saggista) il focus si sposta sulle forme di osservazione del quotidiano e sulle possibili narrazioni fotografiche che ne derivano: uno sguardo sulle ricerche contemporanee legate al documentario, accanto a una riflessione sulle immagini ibride. Il dialogo tra Gaia Cambiaggi (fotografa), Marta Clinco (fotogiornalista, producer e documentarista) e Gloria Bovio (antropologa culturale e dell’arte) esplora i significati del ritorno all’analogico, tra posizionamento e passione vera. A partire dall'archivio fotografico di Paolo Di Paolo e dal libro “Qualcosa dovrà succedere” (2026, Marsilio editore), il dialogo con Silvia Di Paolo (scrittrice e referente dell’archivio fotografico Paolo Di Paolo) e Luca Giuliani (storico e archivista) esplora le forme di costruzione, conservazione e accesso alla memoria visiva, mettendo in relazione esperienza autobiografica e dimensione collettiva della Storia. Il ciclo si conclude con un dialogo dedicato alle dinamiche di visibilità e costruzione dell’immagine femminile nella fotografia, con Greta Plaitano (storica della fotografia) e Gloria Bovio (antropologa culturale e dell’arte).
A chiusura del programma è previsto un momento di confronto aperto e restituzione pubblica, dedicato ai feedback e alla condivisione delle riflessioni emerse durante il Festival a cura di Emma Franco (dottoranda ADD, Università di Genova).

















