News13 maggio 2019 08:13

Slow Fish? No Fish!

La Protezione Animali savonese: "Il vero segnale che si doveva dare per difendere il mare, alla manifestazione genovese di SlowFish chiusa ieri, era quello di dividere in quattro parti i piatti delle portate servite e riempirne soltanto un quarto"

Slow Fish? No Fish!

 

Pur apprezzando l’attenzione degli organizzatori verso le tematiche di conservazione degli animali marini, osserviamo che anche questa manifestazione, come le trasmissioni televisive e le sagre locali a base di pescato, alla fine favoriranno l’aumento di consumo di pesce e quindi di rapina ad un mare sempre più vuoto; la pesca professionale nazionale, sempre più tecnologica e finanziata dall’Unione Europea e dallo Stato, cattura sempre meno animali e garantisce soltanto un quarto dei consumi di pesce degli italiani, il resto viene dall’estero e dagli allevamenti intensivi.

Ed infatti il 33% degli stock ittici è sottoposto a sfruttamento eccessivo, soprattutto nel Mediterraneo, dove viene sfruttato al suo limite massimo oltre il 60% delle specie, come denunciano inascoltati da anni tutti gli organi scientifici internazionali del settore; è quindi urgente chiedere di mangiare meno pesce o eliminarlo dalla dieta, favorendo così la riduzione dell’insostenibile “sforzo di pesca” delle marinerie professionali. E non vale neppure l’alternativa crudele del pesce d’allevamento, perché per ottenere un chilo di carne occorrono cinque chili di farine di pesce selvatico di specie scarsamente commerciali, a loro volta pescate in mare.

Bene, e finalmente, la campagna contro le plastiche e microplastiche in mare (Enpa fu la prima associazione a promuovere una manifestazione con il porto di Loano e l’Università di Siena, l’11 Maggio 2017) ma occorrono anche altre azioni concrete, tra le quali:

  • Organizzare il recupero delle migliaia di reti perdute o abbandonate dai pescherecci, che prima di frazionarsi continuano a pescare per secoli; magari utilizzando i fondi europei per la pesca finora distribuiti a pioggia per iniziative di dubbia validità;
  • Decretare al più presto la sostituzione degli attrezzi di pesca, sia professionale che sportiva, con materiali biodegradabili e fibre naturali e proibire l’uso degli attrezzi professionali ai ricreativi;
  • Sbloccare il decreto che consente ai pescatori di smaltire a terra i rifiuti e le plastiche che raccolgono con lo strascico e che ora sono assurdamente costretti a rigettare in mare;
  • Ridurre o abolire la pesca sportiva e ricreativa e creare nuove e vaste riserve naturali marine.

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