Cultura20 giugno 2020 14:37

Le ali di Lu

Nel marzo 2020 nasce AliAli: Lu Colombo, con una chitarra e un leggio, e la sua voce potente e blues, dal balcone di casa a Milano lancia un messaggio di speranza, di coraggio e di gratitudine (di Chiara Pasetti)

Le ali di Lu

È stata una settimana frenetica. Sono iniziati gli esami di maturità e sono sommersa dalle tante urgenze, che poi magari urgenze non sono ma per me restano tali; principalmente, come sempre, la scrittura. Avendo dovuto rimandare l’uscita dello spazio settimanale “come cambierà”, nato in seguito alla festa di Lavoratori del primo maggio e al video omonimo dedicato alle conseguenze dell’epidemia nel mondo del lavoro, abbiamo deciso di unire l’articolo previsto per questa settimana alla rubrica del sabato, anche perché l’ospite di oggi meritava uno spazio maggiore. Parliamo di Luisa Lu Colombo, cantautrice, musicista e produttrice milanese classe 1952, nota soprattutto per Maracaibo del 1981, canzone d’amore e d’avventura che da allora fa ballare non solo la generazione anni Settanta e Ottanta, e per Dance All Nite del 1983, con la quale partecipò al Festivalbar e vinse il Disco estate di Rimini.

 

Apro una parentesi personale: in quegli anni ero solo una bambina, ma una bambina che amava moltissimo la musica, specialmente la musica dance. Sono cresciuta con il walkman (rosa fucsia!) e le cuffie nelle orecchie, e ho imparato l’inglese non tanto a scuola ma traducendo i testi di Michael Jackson, dei Queen e, ebbene sì, dei Duran Duran, la mia passione fino al primo anno delle superiori. In estate non perdevo una puntata del Festivalbar.

 

Benché fossi davvero piccola quando Lu cantava «Maracaibo, mare forza nove, fuggire sì ma dove», o «I wanna dance dance dance all nite», le ricordo entrambe perfettamente e ricordo le emozioni e i balli (solitari!) in camera mia. All’epoca non capii la portata rivoluzionaria dei testi, specie del primo: solo anni dopo mi resi conto del suo significato e anche dei motivi per cui da molti venne considerata una canzone “scomoda”.

 

La vita è strana, e tra i miei tanti incontri particolari e fortunati, anche se per ora solo virtuali, nati durante il lockdown, l’ultimo è proprio con Lu, che ha accettato di collaborare all’ultimo corto “senza scritti” realizzato con Mario, concedendoci di chiudere il corto con la mitica Dance All Nite. Ho pensato che fosse importante non solo ringraziarla, ma conoscerla meglio. Ed è venuta l’idea di chiederle un intervento su “come cambierà” il suo mondo, che è quello della musica e dello spettacolo in generale. In una lunga e per me appassionante chiacchierata telefonica ho scoperto che Lu, durante il lockdown, ha lavorato moltissimo.

 

Dopo un primo momento di paura e di comprensibile disagio, come tutti credo, per la privazione della libertà, ha sentito il bisogno di comunicare le proprie emozioni e lo ha fatto nel modo che da sempre le scorre nelle vene: comporre e cantare. È nata una splendida canzone, AliAli, diffusa in rete il 27 marzo nel momento più drammatico dell’emergenza sanitaria: è dedicata agli «angeli senza ali, eroi di tutti i giorni, persone normali», ossia i medici, gli infermieri e il personale sanitario che in modo instancabile da mesi sono «sempre pronti a prenderci per mano». Lu, con una chitarra e un leggio, e la sua voce potente e blues, dal balcone di casa a Milano lancia un messaggio di speranza, di coraggio e di gratitudine.

 

Una canzone «ci potrà salvare» e la sua tocca corde profonde anche con leggerezza, come sempre lei sa fare. Ha fatto il giro del web ed è piaciuta moltissimo, tra i tanti, a diversi ospedali, che l’hanno rilanciata sui propri canali social. E dato che le ali di Lu non sono capaci di stare ferme a lungo, ha deciso di farle volare ancora più in alto realizzando una seconda versione di AliAli (fase2, post lockdown) in collaborazione con Luca Pozzuoli. Il testo è lo stesso della prima versione (anche se la frase «questo tempo da dimenticare» è mutata giustamente in «da non dimenticare»…), mentre il video è più allegro e colorato.

 

Le mani-ali di Lu si dispiegano a ritmo di musica e «il più cupo dramma di questa generazione», il covid-19, sebbene resti un nemico diventa qualcosa che tutti insieme forse possiamo sconfiggere se non si trascurano innanzitutto le norme di sicurezza, se ci si fa «portatori di valori e di lavoro» ma anche, direi allo stesso modo, se ci si ricorda delle proprie «ali nel vento della fantasia»…

Due progetti importanti, questi, a cui si aggiunge una commossa e commovente ballata per i prigionieri di guerra diffusa il 25 aprile scorso e dedicata, scrive Lu sulla propria pagina fb ufficiale, «a mio padre e a tutti i prigionieri di guerra dimenticati dalla storia». In occasione della Festa della Liberazione è un prezioso contributo e un inno alla libertà di una cantautrice da sempre engagée, anche se probabilmente mi rimprovererà per la definizione. A questi tasselli già di per sé sufficienti a comporre un quadro del valore umano prima ancora che artistico di Lu, che del resto compone musica da tantissimi anni e ha all’attivo una discografia ampia ed eclettica, collaborazioni importanti, premi e riconoscimenti internazionali, si è aggiunto nel mese di maggio il progetto “Ce la farò”, partito prima dell’epidemia, contro la violenza sulle donne.

 

Lu ha tradotto e diffuso in rete la traduzione quasi letterale di I will survive, che tutti conosciamo e balliamo ma forse non tutti sappiamo che il tema centrale è proprio la resistenza-resilienza (e dunque la sopravvivenza) di una donna a una violenza. Difficile racchiudere in un articolo una carriera di tanti anni e soprattutto una personalità così ricca e multi sfaccettata. I temi ricorrenti dei suoi testi, se si scorre la sua discografia e si ascoltano le sue tante canzoni, sono l’amicizia, la guerra, la memoria, l’oblio, l’amore e l’amore per la vita, fatta anche e soprattutto di cose semplici, di relazioni autentiche.

È lei stessa a segnalarmi un lavoro contenuto nell’album del 2004 “L’Uovo di Colombo”,  intitolato Mille e una poesia, scritta da un paziente psichiatrico e dedicata alla sua infermiera:

solo una luce accesa la lunga attesa la malattia
c’è chi la chiama amore chi nostalgia
Ma poi basta solo un attimo
per noi lungo come un secolo
per me è un regalo questa fantasia

per te mille e una poesia

 

Per chi come me si interessa da sempre alla malattia mentale, è un pezzo-poesia che entra nel cuore. Il suo intervento di oggi ricalca il suo spirito combattivo e propositivo. Malgrado riconosca la grande difficoltà in cui si trova chi, come lei, vive di musica, sottolinea anche che le è capitato di ascoltare ottimi prodotti realizzati fra le quattro mura di casa.

Certamente la musica e il teatro dal vivo (e fa riferimento anche all’orchestra e all’opera) vivono un momento drammatico: è molto difficile pensare a come far esibire i musicisti distanziati, così come i componenti di un coro. E il teatro, fatto di empatia tra il pubblico e gli attori, soffre e accusa le norme sul distanziamento. Tuttavia, Lu Colombo è convinta che un futuro esista e sia da ricercare prima di tutto in se stessi, affinando maggiormente la creatività e l’ingegno nonché la capacità di adattamento alla nuova situazione. Un punto importante toccato nel suo discorso riguarda una maggior considerazione che lei per prima si augura, e che si deve pretendere, da parte dello stato nei confronti dei lavoratori dello spettacolo. Non solo un fondo di emergenza, ma investimenti seri a partire «dalla base», come viene fatto in altri Paesi.

 

I giovani musicisti e artisti devono essere aiutati non solo con un sussidio momentaneo, ma con soluzioni continuative che permettano loro di studiare e creare e, se meritevoli, di distinguersi nel proprio campo. È polemica, dispiaciuta e anche arrabbiata, Lu, e non potrebbe essere altrimenti, quando fa notare che i dj, per esempio, saranno senza lavoro fino al 2021, cosa che non capita in altri stati. Secondo il suo parere è comunque fondamentale inventare e realizzare soluzioni che uniscano le varie arti (sono totalmente d’accordo con lei). Bisogna cercare e creare dei contenitori per eventi «immersivi», che tengano conto di questi due aspetti: «innovazione e sostenibilità». I luoghi storici possono farlo, gli spazi ci sono e un futuro per la musica e per l’arte in generale esiste, se si è capaci di vederlo e di percorrere il cammino per raggiungerlo. Sicuramente, per riprendere la metafora della canzone di Lu scritta durante il lockdown, bisogna avere le ali. Anzi, le “aliali”, perché si sa che da sempre l’artista fa una fatica doppia… Ma se la supera, è uno dei pochi che arriva alle vette e scende negli abissi.

 

Al di là delle noie e dei vasti dolori

che gravano con il loro peso sull’esistenza brumosa

felice colui che può con ali vigorose

slanciarsi verso i campi luminosi e sereni;

colui i cui pensieri, come allodole,

spiccano all’alba verso il cielo il loro volo libero,

colui che plana sulla vita e comprende facilmente

il linguaggio dei fiori e delle cose mute!

(Da Élevation, di Charles Baudelaire)

Sono grata a Lu per il tempo che ci ha dedicato, per aver aderito al video progetto condotto con Mario dall’otto marzo, e per avermi permesso di conoscere i suoi recenti progetti dal risvolto sociale e umano, condotti ancora con lo stesso spirito, entusiasmo ed energia della ragazza che cantava Maracaibo.

L'intervento di Luisa Lu Colombo è ascoltabile cliccando qui sotto

 


 

 Lu Colombo in uno scatto di Lorenzo Banchini

 

Sito ufficiale di Luisa Lu Colombo : http://www.lucolombo.it/

AliAli fase 1 del 27 marzo 2020 (di cui ha realizzato anche la versione inglese: Flyng with no wings):

https://youtu.be/zDatGu5rxpg

AliAli fase 2 (feat. Luca Pozzuoli):

https://youtu.be/xUVwuDMbnSU

Canzone di Lu per i prigionieri di guerra, diffusa il 25 aprile 2020:

https://www.facebook.com/lucolomboofficial/videos/295485544804181/?extid=ZxrQ2zaCyhopZ6Yp&d=null&vh=e

Progetto “Ce la farò”, quattro pezzi contro la violenza sulle donne: I will survive di Gloria Gaynor, tradotta e interpretata da Lu:

https://www.youtube.com/watch?v=_SHY6hSx5_E

 

Qui il video n. 15 SENZA SCRITTI, dedicato ai maturandi, di Chiara Pasetti e Mario Molinari, con Dance All Nite di Lu Colombo:

https://youtu.be/jvEqe-BJJAE

Ricordiamo che l’idea dello spazio “come cambierà” nasce dal video 9 del progetto IO RESTO ANCORA A CASA - ASPETTANDO, di Chiara Pasetti e Mario Molinari con l’adesione di Achille Lauro, che era dedicato al tema del lavoro: https://youtu.be/myRFTTG9N8s

 

Chiara Pasetti

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