Mezza politica11 ottobre 2020 18:00

Coltelli e puntine

La tarantella, tradizionale danza del Sud Italia il cui nome evoca le convulsioni provocate dal morso della tarantola, sembra definire al meglio le faticose contorsioni del PD ligure alle prese con le candidature locali. Un problema che ha avvelenato l’intera campagna elettorale per le regionali e che rischia di riproporsi nei prossimi mesi a Savona: perché la storia a volte insegna ma spesso no

Coltelli e puntine

I nostri Lettori conoscono le imbarazzanti vicende che hanno portato alla candidatura di Ferruccio Sansa tra retromarce, veti incrociati e minacce di “piuttosto voto Toti” a risuonar nelle democratiche stanze di tutte e quattro le province, dove più e dove meno.

Com’è andata a finire lo sappiamo tutti: Sansa è stato apparentemente abbandonato a se stesso, e Toti incoronato per i prossimi cinque anni con buona pace della sanità pubblica e di un mucchio di altre cose.

Cinque anni sono anche quelli che Marco Russo ha trascorso a lavorare a un vasto progetto per la città di Savona, in previsione delle amministrative 2021.

Quando lo ha comunicato alla città tramite La Stampa, dichiarando di volersi candidare a Sindaco, le terre democratiche han cominciato a tremare e subito sui giornali sono apparsi vistosi segni di frenate, con tanto di titoli a effetto.

Se il problema sia “Russo ci va bene, ma dobbiamo proporlo noi” o se invece sia “Russo non ci va bene ma non lo possiamo dire” lo scopriremo vivendo. 

Per ora abbiamo assistito ad alcune dichiarazioni piuttosto balbettanti che sembrano ventilare almeno l’apertura a un confronto e ad altre un po’ più aggressive come quelle del consigliere regionale eletto Roberto Arboscello, al grido di “riprenderci Savona”. Savona che, lo ricordiamo, è stata perduta nel 2016 non per la malevolenza di ingrati cittadini, ma per la scarsissima performance delle ultime giunte a guida Dem tra derivati, bitumi, cemento e abbandono della città e dei cittadini.

Oggi si leggono alcune, almeno parziali, rettifiche alle dichiarazioni di ieri: emerge la difficoltà di un partito privo di sedi di dibattito, che fatica a trovare argomentazioni o prospettive che fuoriescano dalle faide interne.

Nel PD regionale come in quello savonese infatti impera la guerra da così tanto tempo che non cercano neppure più di nasconderla. Ognuno affila le armi bianche e cerca il miglior posizionamento, ma purtroppo il paragone con i coraggiosi opliti finisce qui. 

In tutto ciò il progetto e la stessa persona di Russo, pur “uomo del PD” da sempre, appaiono del tutto inediti: innanzitutto per la valenza programmatica del suo percorso, che ieri ci ha raccontato in intervista, poi per i toni assai diversi da quelli cui siamo (o piuttosto ci hanno) abituati.

Nel convegno del 30 luglio, di cui abbiamo dato conto su questo giornale, erano già chiari diversi elementi concreti di progetto e di schieramento che noi, da osservatori, abbiamo guardato con una certa speranza: finalmente qualcuno parlava della città e dei suoi problemi, che è l’unica cosa che interessa i Savonesi tutti.

E non sarà tollerabile, in una città che vive una crisi di tali proporzioni, regalar di nuovo il Comune al prescelto di qualche politico loanese.

LNS

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