Contromano04 luglio 2021 12:30

Mare o montagna, qui è tutta campagna

Se fosse un quadro potremmo chiamarlo “Mesto avvio di campagna elettorale in città in coma”: non olio su tela, ma piscio su strada. Savona si avvia al voto con lo stesso brio offerto da un funerale mormone, ma ottobre è ancora lontano: se volete salvarci da altri cinque anni di totismo potete ancora farcela (forse)

Mare o montagna, qui è tutta campagna

Oltre a Marco Russo e Angelo Schirru gli aspiranti sindaci per ora sono il consigliere uscente Versace, che non conosciamo e contiamo di continuare a non conoscere, il capogruppo del Movimento Cinque Stelle Manuel Meles che esce da cinque anni di competente opposizione in Consiglio comunale e il sociologo Luca Aschei, che si candida con una sua lista civica dopo un rapido passaggio nei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Liberar Savona da Toti e totiani dovrebbe essere affare del centrosinistra: sarà possibile?

I conti della serva parlano chiaro.

Ci sono i voti che uno ha già, quelli che con espressione agghiacciante vengono chiamati dello “zoccolo duro”: ovvero i tributi di chi da tempo immemorabile pone stancamente la sua crocetta sullo stesso partito e quando il partito - di scissione in scissione - cambia nome, si adegua e vota il vecchio partito col nuovo nome.

Questi voti, specie nell’ambito del centrosinistra, sono sempre meno: lo ha mostrato bene l’esperienza delle ultime regionali, quando all’elettorato “fluido” dei tempi attuali si son sommati alcuni maggiorenti del PD che, probabilmente confusi, hanno fatto la guerra a Sansa anziché a Toti. Sviste che possono capitare, per carità.

Per non parlar della Monica Giuliano, eletta sindaco due anni fa nella confinante Vado Ligure coi voti del centrosinistra e che pure, a settembre, saltellava in piazza con gli arancioni di Toti.

In caso di vittoria di Angelo Schirru, il chirurgo estratto non senza acume dal cilindro del presidente della Regione con un’operazione simpatia degna di miglior traguardo, il premio per la velocissima Fregoli nostrana potrebbe essere un super assessorato ai porti.

Proprio quel che ci mancava: in tempi in cui tutti si riempiono la bocca con la transizione ecologica non c’è di meglio che regalare i superpoteri a chi ha parimenti apprezzato carbone, raddoppio della centrale a gas e sfascio di una baia. Manca ancora un inceneritore, ma non dubitiamo che anche a quello gli astuti lavoreranno alacremente.

Riuscirà qualche eroe a strappar Savona a una destra tanto litigiosa e pasticciona che il sindaco uscente neppure corre per il secondo mandato?

Ilaria Caprioglio è stata infilzata sullo spiedo come un agnello sacrificale, per quanto deluxe: ma non è certo tutta sua la responsabilità di una città che cade a pezzi, dove ogni attività sociale o culturale (c’era un assessore, ci dicono) è stata falciata senza pietà e che per di più si presenta agli agognati turisti postpandemici incrostata di rumenta e piscio sui muri.

Uscire di casa in questa città sta diventando un’esperienza che fa rimpiangere l’obbligo delle mascherine: l’odore pungente di una latrina a cielo aperto, senza esagerazione, ci accompagna in ogni angolo, mentre guardiamo una vetrina o aspettiamo di comprare il pane fuori dal negozio. Per buttare la spazzatura poi - sempre a patto che si trovi un cassonetto, ché quelli dell’umido devono esser evaporati col calore - bisogna assicurarsi di essere a stomaco vuoto, o si rischia di aggiungere lordure alla strada.

Oggi forse ci pensa Giove Pluvio, e d’altronde se non piove non è colpa di Ata, che evidentemente il detersivo al limone con cui ai tempi d’oro faceva la doccia perfino ai passanti l’ha lasciato a casa di Berruti e non deve trovarlo più.

Insomma, il centrodestra avrà ripianato la situazione finanziaria lasciata - questo non va dimenticato - dal suddetto Berruti, ma il costo per i Savonesi è stato troppo alto: ci vorrebbe pochissimo a convincerli a votare altro, ma quel pochissimo ci vuole.

Anche e soprattutto ammettendo gli errori del passato e rinunciando a una autoreferenzialità che sta già provocando parecchi mugugni.

Se qualcuno nel frattempo trova il porto di Vado, ce lo dica: lo scriviamo.

LNS

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