"Sono Manuel Benati, un giovane regista di 24 anni di Reggio Emilia" spiega Benati, illustrando il suo progetto.
"Lo stato del silenzio sarà un cortometraggio sulla polizia. Lo stato del silenzio è quella zona oscura dove nasce la paura, dove muoiono i sentimenti, per fare spazio alla stupidità che genera violenza. Uno stato di paralisi che sfocia nella rinuncia a prender parte, che genera inesorabilmente indifferenza".
"Questa indifferenza non può nascere in ambienti importanti come quello della formazione delle forze di polizia, dove i singoli sono istruiti a utilizzare la violenza invece che disinnescarla. L’obbiettivo del progetto è quello di sensibilizzare sull’importanza della formazione accurata delle forze dell’ordine, la delicatezza con la quale deve affrontarsi la loro psicologia e la cura dello stato emotivo della singola persona".
"La storia mostra le fasi di addestramento per entrare nel corpo, momento cruciale per la selezione e la formazione delle reclute, dei futuri tutori della legge. Racconta di un’amicizia qualunque, tra Paolo e Enzo, due ragazzi come tanti. Attraverso questo percorso, i due ragazzi scoprono i loro punti d’ombra, le loro debolezze, a cosa sono costretti a rinunciare per realizzare questo sogno".
"È il tentativo di denunciare un sistema che costringe a reprimere la sensibilità del singolo, a servizio del corpo. Di denunciare un modus operandi che margina i problemi nel modo più veloce, che è inevitabilmente la violenza. Di denunciare uno stato che si serve delle forze armate per esprimere idee politiche".
"Di come due ragazzi pieni di vita possano spegnere i loro sogni e l’entusiasmo, fino a irrigidirsi e incancrenirsi. È il tentativo di esprimere l’ingiustizia che sta dietro ad ogni abuso di potere".
"Per sostenere la causa e aiutarci a realizzare il progetto potete partecipare lasciando una donazione a questo link, o condividere. Ogni aiuto è prezioso per la riuscita di questo progetto oggi necessario. Grazie"
“L’arte come ultima forma di giustizia” - Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi.