Questa la notizia riassunta in estrema sintesi:
La Link Campus punta a Savona. “Una facoltà di Medicina privata”
Questa tanto per intenderci la "mission" autoassegnatasi da Link Campus nel proprio indirizzo programmatico:
"Poter studiare in un’Università dalla forte carica innovativa e contemporaneamente condurre la vita accademica in un contesto di rara bellezza, aiuta a valorizzare al meglio lo sviluppo di capacità, di abilità e di riflessioni approfondite, essenziali per diventare competitivi in un mondo in continuo cambiamento."
Appare evidente l'intendimento elitario e la forte dimensione privatistica dell'ateneo (tralasciamo il discorso dell'entità delle rette e l'intendimento "disugagliante") che è stato fondato dall'ex-ministro democristiano Vincenzo Scotti e da cui sono già usciti diversi esponenti del mondo politico.
La notizia che riguarda il campus savonese merita grandissima attenzione e un segnale d'allarme.
Siamo oltre a quanto già denunciato (giustamente) da un consigliere regionale del PD che ha puntato l'indice sulla privatizzazione dell'insegnamento sanitario (in un momento particolare per il campus di Legino, considerata la recessione del corso di fisioterapia).
Se questa iniziativa fosse realizzata ci ritroveremmo con un punto di vero e proprio distorcimento nel rapporto tra Campus e Città: con una occupazione di spazi destinati proprio a una dimensione di tipo privatistico anche e soprattutto sotto l'aspetto delle finalità di fondo della presenza dell'insegnamento universitario a Savona.
Tutto cià accadrebbe in una fase nella quale il possibile trasferimento del CIMA al Priamar è manifesto del progetto dell'amministrazione comunale di rinsaldare il rapporto città/università.
Sotto questo aspetto emerge la necessità di procedere su questa strada del rafforzamento della relazione città/università rilanciando con forza il Campus di Legino affiancandolo con una proposta di una presenza culturale strutturata, per conto nostro - appunto - di presenza universitaria in centro città: al momento della completa ristrutturazione di Palazzo Santa Chiara o Della Rovere che dir si voglia oppure individuando altro sito come ad esempio quello del palazzo già sede della Banca d'Italia in piazza Mameli.
Un rilancio della presenza universitaria a Savona inteso come volano per la messa in moto di un processo di identità per la Città del futuro pensando anche alla presenza di corsi di facoltà di indirizzo umanistico e/o di scienze sociali che arricchirebbero il nostro panorama culturale come appare necessario e indifferibile nel tempo mentre si stanno completando le opere che dovrebbero fornire un nuovo volto a Savona dopo anni di nemmeno troppo lento declino e che debbono rappresentare il punto di partenza per un futuro diverso.
Arretrare sa questo punto di vista come sarebbe con l'occupazione da parte di un indirizzo privatistico dei preziosi spazi del Campus significherebbe rendere difficile questo progetto di una Savona oltre Savona, città d'avanguardia nell'impegno sociale e culturale.











