News02 aprile 2026 12:59

Contro Gravina

Ecco i “dilettanti” dell’atletica savonese impegnati sulla pista di 290 metri in terra battuta della Valletta (di Franco Astengo e Luciano Angelini)

Contro Gravina

 

Niculin Beviacqua lavorava all’Ilva, Rinaldo Roggero era impiegato all’ufficio tecnico del Comune, Mario Sargiano lavorava alla Scarpa & Magnano, Rosanna Argenta al Mercato Civico, Settimio Pagnini dirigeva l’Ente Comunale di Assistenza, Giorgio Faldini esercitava la professione di medico cardiologo, Gianmaria Roveraro si cimentava con i nodi dell’alta finanza : sono i primi nomi che ci vengono in mente tra i savonesi protagonisti a livello nazionale e alle Olimpiadi in diverse discipline: l’atletica leggera, il calcio, la scherma.

Siamo stati orgogliosi di aver fatto parte del movimento sportivo dilettantistico qui a Savona, in un piccola città di provincia, e di aver conosciuto persone che hanno dedicato la vita allo sport in maniera gratuita e continuando ad esercitare la loro professione.

Siamo ancor oggi orgogliosi di aver freqeuntato grandi dirigenti che hanno mandato avanti la pratica agonistica di intere generazioni: il prof. Eliseo Colla che insegnava educazione fisica (con lui da ricordare molti suoi colleghi capaci di avviare allo sport i loro ragazzi) e ancora: Manfredi con il celebre negozio di scarpe “DaVarese” in via Paleocapa, Carlevarino per la boxe anche lui operaio dell’Ilva, Frau, Cravero, Grisolia, Cagnasso.

Tralasciamo l’elenco di quelli che animavano il calcio – appunto – dilettantistico nella nostra Città e nella Provincia: in gran parte operai nelle nostre grandi fabbriche perchè l’elenco sarebbe troppo lungo.

Risulterebbe retorico ricordare i campi di gara: la Valletta con la pista di atletica da 290 metri, il campo di Corso Ricci, le piste da pattinaggio che alternavano la loro funzione con quella di pista da ballo.

Ancora i mezzi di trasporto per recarsi alle gare e alle partite: le corriere di linea e il treno.

Savona non era un’isola: così lo sport era praticato dappertutto con la sana passione di chi dedicava il suo tempo libero a quella pratica piuttosto che ad un’altra specialità.

Eppure anche a quel tempo fioccavano le medaglie olimpiche e c’erano grandi protagonisti.

Vittorio Pozzo da C.T.: della Nazionale di calcio tra il 1929 e il 1948 formò le squadre che vinsero i Mondiali del ’34, il torneo Olimpico del ’36 e ancora i Mondiali del ’38 senza abbandonare il suo impiego e scrivendo di calcio per la “Stampa” e il “Calcio Illustrato” ed esercitando il suo mandato senza ricevere altro che il rimborso – spese (i giocatori no, per onestà intellettuale, occorre ricordare che a quel tempo i giocatori erano già profumatamente pagati, non certo a livelli odierni, e tra loro imperava già il “divismo”).

In ogni caso però vigevano ancora compartamenti diversi: nel 1954 dopo l’eliminazione della Nazionale ai mondiali di Svizzera, per subentrare nel ruolo di C.T. fu interpellato Annibale Frossi, uno dei teorici del “catenaccio, che in quel momento allenava il Torino. Frossi rifiutò l’incarico perché gli avrebbe portato via troppo tempo e lui voleva conservare il suo posto di lavoro alla PIrelli.

Abbiamo raccontato queste poche cose che, ampliate potrebbero rappresentare la traccia per un grande romanzo popolare,perché ci siamo sentiti davvero offesi dalle parole pronunciate da Gravina, il cavaliere errante di tutte le sconfitte, su dilettanti e professionisti: purtroppo lo sport dilettantistico non esiste più e le parole di Gravina avevano dentro l’arroganza di chi ritiene il potere e il denaro i soli mezzi per affermare la propria esistenza.

Parafrasando il Grande Bardo: ”caro Gravina, ci sono più cose tra il cielo e la terra che la tua arroganza ignorante possa comprendere.”

da Storia del Calcio Savonese