News16 maggio 2026 18:07

La sfida dell'entroterra

Grande partecipazione per l’iniziativa di AVS a Quiliano sulle criticità e le prospettive delle aree interne. Presenti sindaci, amministratori del comprensorio savonese, il consigliere regionale Jan Casella e il responsabile nazionale Enti Locali e Aree Interne di Sinistra Italiana–AVS Enrico Panini

La sfida dell'entroterra

Una sala consiliare gremita, oltre settanta partecipanti e un forte coinvolgimento istituzionale da tutto il comprensorio savonese per affrontare un tema sempre più sentito: il futuro delle aree interne. Ha registrato un’ampia partecipazione l’iniziativa “Aree interne: risorsa per il Paese”, promossa da Alleanza Verdi e Sinistra Liguria e Savona nella sala consiliare del Comune di Quiliano, trasformata per una mattinata in un luogo di confronto tra sindaci, amministratori locali, cittadini e rappresentanti politici regionali e nazionali.

Sette sindaci presenti, amministratori e consiglieri comunali provenienti da numerosi Comuni del territorio, oltre alla partecipazione del consigliere regionale AVS Liguria Jan Casella e di Enrico Panini, responsabile nazionale Enti Locali e Aree Interne di Sinistra Italiana–AVS, hanno dato vita a un confronto articolato sulle difficoltà che attraversano l’entroterra ligure: dallo spopolamento ai servizi sempre più ridotti, passando per sanità, scuola, mobilità, rischio idrogeologico e nuova normativa sui Comuni montani.

Ad aprire i lavori è stato Walter Sparso, assessore all’Urbanistica del Comune di Quiliano e promotore dell’iniziativa, che ha sottolineato il forte interesse suscitato dal tema: “La partecipazione registrata questa mattina dimostra quanto il tema delle aree interne sia sentito dai territori: oltre ogni aspettativa, con una presenza significativa di sindaci, amministratori e cittadini provenienti da tutto il comprensorio - ha dichiarato Sparso -. Questo confronto nasce in un momento particolarmente delicato, in cui molte comunità dell’entroterra rischiano un progressivo indebolimento, quasi una lenta eutanasia sociale ed economica fatta di perdita di servizi, spopolamento e minori opportunità. A peggiorare il quadro è intervenuta la nuova normativa sulla montagna, che ha escluso numerosi Comuni precedentemente riconosciuti come aree montane, penalizzando realtà come Quiliano e molte altre. Per questo crediamo che il tema vada affrontato con urgenza, ascoltando i territori e costruendo nuove politiche di sviluppo. L’entroterra deve tornare protagonista: perché quando ripartono le aree interne, respira tutta la Liguria e ne beneficia l’intero Paese”.

Nel corso della mattinata il confronto si è concentrato in particolare sugli effetti della nuova legge sui Comuni montani, che secondo amministratori e rappresentanti istituzionali rischia di penalizzare numerosi territori dell’entroterra ligure, con ricadute su servizi, opportunità di sviluppo e sostenibilità economica delle comunità locali.

A portare un contributo ai lavori a livello Paese è stato Enrico Panini, responsabile nazionale Enti Locali e Aree Interne di Sinistra Italiana–AVS , che ha rilanciato la necessità di un cambio di paradigma nelle politiche nazionali: “Le aree interne rappresentano una ricchezza straordinaria per il Paese, per ciò che producono, custodiscono e restituiscono in termini di lavoro, territorio e coesione sociale. Per questo riteniamo inaccettabile il loro progressivo abbandono da parte della politica nazionale. È altrettanto grave che alcuni Comuni vengano improvvisamente declassati, perdendo risorse fondamentali per scuole, servizi, occupazione e imprese, senza alcuna reale compensazione - ha sottolineato Panini -. Davanti a questa situazione il Governo risponde con soluzioni occasionali e discrezionali, che non affrontano il problema strutturale. Noi vogliamo fare il contrario: denunciare ciò che non funziona, ma soprattutto avanzare proposte concrete. Per questo lavoreremo a una legge sulle aree interne costruita attraverso il confronto con i territori, chiederemo il recupero delle risorse sottratte ai Comuni penalizzati e il riconoscimento economico dei servizi ambientali e sociali che questi territori garantiscono all’intero Paese".

Tra gli interventi più attesi anche quello del sindaco di Quiliano Nicola Isetta, che ha evidenziato come il concetto di montanità non possa essere ridotto a meri parametri numerici o geografici, ma debba essere costruito sulla base delle reali condizioni dei territori, delle difficoltà nei collegamenti e della necessità di mantenere vivo un sistema economico e sociale spesso fragile.

“Le aree interne convivono ogni giorno con criticità concrete: frazioni sparse, rischio idrogeologico, difficoltà nei collegamenti, necessità di presidiare costantemente il territorio e un progressivo spopolamento che in alcune realtà è già evidente. Per questo il concetto di montanità non può essere ridotto a un criterio numerico o burocratico: va costruito sul piano normativo tenendo conto delle reali condizioni dei territori - ha evidenziato Isetta -. Mettere in discussione una norma che nel tempo aveva garantito equilibrio significa colpire non solo i Comuni, ma interi sistemi economici e sociali. Pensiamo alle aziende agricole, alla tutela ambientale, alla biodiversità, alla gestione delle foreste e del paesaggio, ma anche alla qualità della vita che molti hanno scelto proprio nelle aree interne. Se vogliamo davvero costruire un’economia territoriale sostenibile, dobbiamo creare strumenti che aiutino chi lavora e produce valore, riducendo ostacoli burocratici e sostenendo concretamente queste comunità”.

Sul piano regionale è intervenuto Jan Casella, consigliere regionale di AVS Liguria, che ha posto l’accento sulla necessità di ascoltare maggiormente i territori e sostenere le amministrazioni locali.

“La nuova legge sui Comuni montani è stata scritta senza conoscere davvero il territorio e senza ascoltare chi ogni giorno tiene in piedi le comunità locali: sindaci e amministratori che, con questo provvedimento, rischiano di vedere vanificati anni di lavoro e sacrifici. Quando si parla di aree interne non ci si può limitare a criteri burocratici o numerici: bisogna considerare isolamento geografico, fragilità socio-economiche, difficoltà nei collegamenti, carenza di servizi, rischio idrogeologico e la frequenza di eventi calamitosi - ha dichiarato Casella -. Pensiamo alle borgate che rischiano di restare isolate a causa delle frane o ai tanti sindaci costretti a vivere ogni allerta meteo con forte preoccupazione. Le istituzioni hanno il dovere di non lasciare soli questi territori, perché uno Stato è davvero equo solo quando garantisce a tutti pari opportunità di crescita e sviluppo. Per questo riteniamo giusta e necessaria l’azione intrapresa dal Comune di Quiliano e dagli altri Comuni savonesi che hanno deciso di rivolgersi al Tar contro una legge profondamente sbagliata”.

A portare l’esperienza concreta di un Comune dell’entroterra è stato infine il sindaco di Altare Roberto Briano, che ha evidenziato le difficoltà demografiche e infrastrutturali che interessano il territorio, nonostante la vicinanza alla costa e ai principali collegamenti.

“Le aree interne non possono essere giudicate solo sulla base della vicinanza geografica a una città o della presenza di alcuni collegamenti. Anche un Comune come Altare, a pochi chilometri da Savona e con una stazione ferroviaria, vive pienamente le difficoltà tipiche dell’entroterra: in venticinque anni abbiamo perso oltre 600 abitanti, segno di uno spopolamento che resta una sfida concreta - ha fatto notare Briano -. Per contrastarlo abbiamo investito sui servizi, rafforzando il personale comunale, mantenendo scuole dalla primaria alle medie e attivando anche percorsi formativi innovativi, compresa una scuola professionale per ragazzi con disabilità. Tuttavia restano criticità pesanti, a partire dalla viabilità: la SP29 è ormai al collasso, con centinaia di camion ogni giorno e problemi aggravati dai cantieri autostradali che da anni incidono sulla qualità della vita e sulla sicurezza. Se vogliamo che le persone restino nei nostri territori, servono servizi efficienti, infrastrutture adeguate e una visione politica che riconosca davvero il valore delle aree interne”.

L’iniziativa si chiude così con un messaggio condiviso: le aree interne non possono più essere considerate marginali, ma devono tornare al centro delle politiche pubbliche regionali e nazionali, come risorsa fondamentale per l’equilibrio sociale, ambientale ed economico del Paese.



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