Savona è stata segnata dalla presenza industriale nella sua identità più profonda e il declino di questo fattore, sul quale non ci inoltreremo nella narrazione per evidenti motivi di economia del discorso ma che ci ha molto impegnati nel tempo sul piano della ricerca e dell'analisi (possiamo permetterci di citare il testo scritto con Luciano Angelini "La miccia ritrovata" del 2020 dove si cerca di entrare nel merito dell'ultima parte di questa epopea, quella verificatasi nel secondo dopoguerra).
Dagli anni '70 (ma forse anche prima) del '900 lungo e breve, Savona ha avviato un vero e proprio "smarrimento d'identità", dopo essere stata oggetto di una fase di vero e proprio "scambio" che l'ha impoverita e resa molto più fragile e isolata come soggetto urbano e riferimento di progresso e di sviluppo.
Adesso partendo da un principio di riequilibrio e di recupero urbanistico rivolto agli interessi collettivi e non privati può aprirsi una stagione diversa portando la Città ad esprimere una complessità di prospettiva come non era mai accaduto negli ultimi 30 anni trascorsi tra speculazione e immobilismo.
Non era questo però il tema che intendevamo toccare piuttosto quello del senso che può assumere l'idea del lavoro in un contesto come quello non solo della nostra Città ma del suo hinterland che ha vissuto sostanzialmente una parabola analoga al capoluogo.
E' proprio un'idea del senso del lavoro nella sua accezione più profonda che intendiamo portare all'attenzione non tanto, quindi, una proposta di progettualità sulla quale del resto ci siamo già esercitati con risultati che riteniamo di sufficiente propositività.
Dobbiamo cercare di essere chiari:
Troppi fraintendimenti e sovrapposizioni si sono succeduti nel tempo e si sono smarrite completamente le nozioni al riguardo delle istanze decisive dello sfruttamento e dell’oppressione.
Così, non certo per pedanteria o per la ricerca di un’astratta prospettiva di carattere teorico, si rende necessario recuperare il significato di fondo del concetto di lavoro in Marx, proprio per definire al meglio il punto di partenza su cui basarsi per ragionare di merito, oggi.
Andando per ordine:
Marx coglie da una parte il lavoro come “essenza dell’uomo”, come ricambio organico “uomo – natura”, e dall'altra vede la sussunzione formale del lavoro, la sottomissione completa della forza lavoro al capitale come obiettivo storico dei ceti dominanti.
Sottrarsi a questo dominio, organizzare l’appartenenza di classe ha significato per decenni definire la collocazione del rapporto sociale di produzione come determinante per lo spazio della politica.
Oggi però è andato definitivamente in crisi il tentativo che ha segnato i decenni centrali del XX secolo di attenuare la contraddizione di classe attraverso uno sviluppo delle politiche sociali rivolte all’estensione dei diritti (welfare state) e dello sviluppo del “pieno impiego” attraverso politiche attive del lavoro sostenute dall’intervento statale.
La crisi acuta di queste politiche ha aperto una fase di pesante ristrutturazione rivolta prima di tutto al ristabilimento dei rapporti di forza dalla parte del capitale e così è stata piegata verso il ripristino del dominio la natura dell'innovazione tecnologica quale indirizzo del progresso , verso il ristabilimento del dominio è stato utilizzato il superamento della grande concentrazione industriale, sono stati spezzati cicli, si è imposto - nelle novità del terziario, della logistica, dell'economia di sussistenza- una nuova dimensione dello sfruttamento. funzionale all'adattarsi quasi camaleontico del capitale, a partire dalle over the top delle piattaforme e della stessa prospettiva di utilizzo dell'IA che da mezzo non possiamo permetterci il lusso di considerare un "fine".
Savona è dentro a questo processo e questo ci porta a ricercare le ragioni per stare per intero dentro la grande lotta del cambiamento,ci porta a considerare l'obiettivo di riunificare le categorie dello sfruttamento in una identità collettiva di quella che si può ancor oggi chiamare "classe".
La visione dell'identità della "classe" considerata quale punto di forza per chi affronta tutti i giorni il lavoro vivo e sta alla base della catena del valore deve apparire come l'orizzonte possibile di una nuova modernità, di una riunificazione, di un senso del lavoro quale vero e proprio concetto fondativo.
Su queste basi non semplicisticamente teoriche ma del tutto storiche che si dovranno ricordare i 125 anni della Camera del Lavoro di Savona quale occasione di lotta per oggi e per il futuro.











