"La riforma degli istituti tecnici che il governo Meloni e il ministro Valditara hanno imposto con l’avvio dell’anno scolastico 2026/27 è un progetto sbagliato, che non tiene conto della reale situazione degli apprendimenti nel nostro paese, che taglia organico alla scuola e materie importanti per gli studenti. È, inoltre, un progetto che consegna l’istruzione nelle mani dei privati e delle aziende che entreranno ancora di più nelle scelte scolastiche" dichiarano i docenti.
"Si tratta di un passaggio importantissimo, già avviato dal precedente governo nel 2022, che con parole fumose quali “competenze”, “professionalità” e “autoimprenditorialità” ora cambia decisamente la struttura e la finalità degli istituti tecnici.
In qualità di docenti e personale scolastico, riteniamo quindi importante fare chiarezza per la cittadinanza sugli effetti della riforma degli istituti tecnici, che dal 2026/27 andrà a toccare mediamente uno studente su tre delle scuole “superiori”:
- Tale riforma riduce gli insegnamenti, tanto scientifici quanto tecnici e umanistici, modificando i quadri orari delle discipline con accorpamenti e tagli di orario che hanno ricadute sui docenti ma soprattutto sugli studenti, comprimendo il diritto a ricevere non un avviamento alla “filiera” professionale, ma una cultura irrinunciabile per tutti, indispensabile per la crescita personale e per lo sviluppo di una cittadinanza critica e consapevole;
- Viene spostata già al primo biennio la differenziazione tra gli indirizzi tecnici, anticipando così le vere scelte formative all’età di 13 anni, quando ancora molti ragazzi non hanno consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza, dei propri talenti e interessi;
- Si anticipa la Formazione Scuola-Lavoro (ex alternanza scuola-lavoro, ex PCTO) al secondo anno, quando cioè gli alunni hanno ancora 15 anni e non dovrebbero nemmeno lavorare, stando alla legge: è un’evidente forzatura, per non parlare del rischio di infortuni che già si contano a più di mille ogni anno fra gli studenti;
- Si subordina il ruolo dell’istruzione tecnica agli interessi delle aziende del territorio, i cui esperti potranno fare il loro ingresso come docenti nelle aule, in un contesto economico stagnante dove – ci viene ripetuto costantemente – molti dei lavori che svolgeranno i nostri alunni ancora non esistono;
- Infine, la riforma manca di rispetto ai ragazzi che si sono appena iscritti nei nostri istituti e alle loro famiglie, di fatto all’oscuro, nell’assenza di linee guida chiare, dei nuovi quadri orari e delle nuove modalità organizzative e didattiche".
"Tutti noi abbiamo, fra gli ex-alunni, persone che hanno scelto strade molto diverse l’una dall’altra: chi svolge un lavoro coerente con il proprio diploma, chi ha intrapreso per necessità o per desiderio scelte lontane dalla propria formazione, chi, invece, ha proseguito gli studi fino alla laurea o al dottorato di ricerca, tanto in ambiti tecnologici quanto in settori diversi da quelli immaginati a 13 anni. Non sarebbe giusto impoverire la formazione dei nuovi alunni e limitare sin da adesso le loro possibilità di scelta futura.
Non eravamo d’accordo con la sperimentazione “4+2” che a nostro parere avrebbe impoverito il percorso di studi, riducendolo di un anno e sottraendogli centinaia di ore di lezione. Non possiamo esserlo ora con una riforma che, con scelte in parte simili, avrà lo stesso effetto.
In conclusione, non possiamo che esprimere tutta la nostra contrarietà e la nostra preoccupazione per questa riforma. Chiediamo non solo che ne sia rinviata l’attuazione, ma che essa sia ridiscussa nei suoi contenuti e nelle sue finalità in una modalità ampiamente partecipativa, che consenta per una volta alle lavoratrici e ai lavoratori, agli alunni e alle famiglie, di essere coinvolti nei progetti di riforma. Ci rivolgiamo perciò alla cittadinanza e a tutte le realtà politiche, sindacali e associative, perché il futuro della scuola torni a ricevere l’attenzione che merita.
Chi taglia la scuola, impoverisce l'istruzione e taglia il futuro a tutti. Come docenti, lavoratori e lavoratrici della scuola intendiamo non arrenderci, mobilitarci, scioperare il 7 maggio. Ma la questione riguarda tutti e tutte".
Jacopo Ricciardi, Segretario Regionale di Rifondazione Comunista e Jacopo Claudio Siffredi, Responsabile Regionale Scuola e Università di Rifondazione Comunista sostengono la mobilitazione: "La riforma del modello “4+2”, voluta dal Governo Meloni e dal Ministro dell’Istruzione Valditara, prevede la riduzione del percorso scolastico superiore a quattro anni per poi confluire in un biennio negli ITS, rafforzando così la forte gerarchia classista di matrice gentiliana: i Licei da una parte, dedicati a chi può permetterselo e volti alla formazione delle future classi dirigenti, e dall’altro gli Istituti Tecnici e Professionali, nei fatti cristallizzati come luoghi di addestramento per manodopera subalterna.
L’istruzione è ora completamente asservita alle necessità aziendali con una miopia francamente imbarazzante: nell’epoca dell’automazione e dello sviluppo delle intelligenze artificiali sottraiamo strumenti teorici agli alunni per insegnare loro procedure che diventeranno obsolete nel giro di pochissimo tempo.
Non c’è la volontà di insegnare a gestire le nuove macchine, la riforma non offre i giusti strumenti critici; abbiamo però in compenso l’introduzione di “docenti-manager” con la grave perdita di autonomia didattica.
La scuola perde quindi la sua funzione costituzionale di formazione ed emancipazione sociale, per divenire un centro di addestramento per le esigenze produttive territoriali.
Una vera riforma della scuola deve innanzitutto pensare a superare la dicotomia gentiliana (rafforzata da Meloni-Valditara), retaggio classista del ventennio, attraverso l’istituzione di una parte unitaria del percorso scolastico superiore, che possa garantire a tutti gli studenti, indipendentemente dall’estrazione sociale, una solida base di sapere critico, scientifico ed umanistico.
Dunque sosteniamo e invitiamo alla partecipazione dello sciopero del 7 maggio indetto da FLC CGIL, USB scuola, Cobas Scuola, Cub Sur e Sgb".
Sostegno alla mobilitazione anche da Avs: "Alleanza Verdi e Sinistra Liguria esprime la propria netta contrarietà alla riforma degli istituti tecnici e professionali promossa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Si tratta di un progetto che, invece di investire sulla crescita dei cittadini, punta a trasformare la scuola pubblica in un bacino di manodopera a basso costo, riducendo l'istruzione a un ingranaggio del sistema produttivo”
Luigi Lanza e Giorgia Parodi, rappresentanti di AVS Liguria, esprimono solidarietà allo sciopero indetto dai sindacati dei lavoratori della scuola per protestare contro la riforma degli istituti tecnici e professionali promossa dal governo.
“L’impianto della riforma disegna un sistema scolastico pericolosamente piegato alle contingenze del mercato, con l’obiettivo di formare lavoratori ‘pronti all’uso’, sacrificando lo sviluppo di una coscienza critica e di un bagaglio culturale solido. La logica della spendibilità immediata finisce per privilegiare gli interessi privati, ignorando che il valore dell’insegnamento risiede nella libertà di apprendimento e nell’autonomia delle istituzioni scolastiche, pilastri oggi messi sotto attacco da una visione che antepone il profitto alla conoscenza”, ricordano Lanza e Parodi.
“In Liguria, le ricadute di questo provvedimento appaiono particolarmente gravi. La riduzione degli insegnamenti scientifici, tecnici e umanistici e l’accorpamento delle discipline rappresentano un impoverimento del diritto allo studio che colpisce duramente le nuove generazioni. Anticipare le scelte di indirizzo a soli tredici anni e forzare l’ingresso degli studenti nel mondo del lavoro già al secondo anno di studi è un errore che espone i ragazzi a percorsi precari, senza contare l’allarmante aumento dei rischi legati alla sicurezza in contesti lavorativi non idonei”, denunciano gli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra.
“Questa riforma manca di rispetto agli studenti e alle loro famiglie, proponendo modelli come il cosiddetto ‘4+2’ che sottraggono centinaia di ore di lezione e sviliscono il percorso formativo. Non è accettabile concepire la scuola come mero avviamento professionale, specialmente in un'epoca di mutamenti rapidissimi in cui molti dei lavori che i nostri ragazzi svolgeranno domani oggi non sono ancora stati inventati. Condannare gli studenti a una formazione iperspecializzata e precoce significa privarli degli strumenti intellettuali necessari per adattarsi alle sfide di un futuro imprecisato e complesso”, osservano Luigi Lanza e Giorgia Parodi.
E sottolineano: “Per queste ragioni, come Alleanza Verdi e Sinistra Liguria aderiamo convintamente allo sciopero e alla mobilitazione indetta dai sindacati di categoria. È necessario che l'attuazione di questo progetto venga bloccata e che si riapra un confronto reale con chi la scuola la vive e la costruisce ogni giorno. Chi taglia le risorse alla scuola e ne svende la funzione sociale sta tagliando il futuro del nostro Paese e noi saremo al fianco di lavoratori e studenti per impedirlo”.











