News26 giugno 2026 11:47

Lo sfruttamento dei cassoni (rieccoli)

L'operazione “Punjabi” dei Carabinieri di Savona contro l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro inizia con un intervento in porto a Vado Ligure. Arrestate stamane otto persone, sottoposte a controllo giudiziale due società e sequestrati 277.000 euro

Lo sfruttamento dei cassoni (rieccoli)

 

Dalle prime ore di oggi, 26 giugno 2026, nelle province di Barletta-Andria-Trani, Bergamo, Brescia, Ferrara, Genova e Messina, il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Savona, unitamente al locale N.I.L. - Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, con il supporto dei Comandi Arma competenti per territorio e dei N.I.L. di Genova e Brescia, al termine di una prolungata ed articolata indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica, sta proceduto all’esecuzione di una ordinanza di applicazione di misure cautelari in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Savona nei confronti di 8 persone, nonché all’applicazione della misura del “controllo giudiziario” di due società, una di Brescia ed una di Genova, e il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di € 277.000 nei confronti della società bresciana. 

L’attività d’indagine trae origine da un intervento effettuato a maggio 2025 da una pattuglia del Comando Provinciale Carabinieri di Savona presso il cantiere edile sito nel porto di Vado Ligure (SV), dove è in corso la costruzione dei cassoni in cemento armato propedeutici alla realizzazione della Nuova Diga Foranea del Porto di Genova, prevista dal programma straordinario di Investimenti urgenti per la ripresa e lo sviluppo del porto e delle relative infrastrutture di accessibilità con la città di Genova. 

All’esito di dette indagini il GIP presso il Tribunale di Savona, avendo ravvisato gravi indizi di reato e la  necessità di assumere provvedimenti di urgenza, ha emesso una ordinanza con la quale ha disposto: 

la custodia cautelare in carcere nei confronti di otto persone, sette di nazionalità indiana ed uno pakistana, tra i 28 e 50 anni, domiciliati nelle provincie di Bergamo, Brescia, Barletta-Andria-Trani e Messina, responsabili e dipendenti delle due società, per concorso continuato nel reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro; 

 

il controllo giudiziario delle società di Brescia e di Genova, per le quali i lavoratori avevano prestato la propria opera nel cantiere del porto di Vado Ligure e in altri cantieri sul territorio nazionale; 

 

il sequestro preventivo ai fini di confisca di 277.000,00 euro nei confronti della società bresciana, profitto del reato corrispondente alle somme periodicamente riversate dalle vittime agli sfruttatori,

indagando in stato di libertà altre 5 persone, 2 responsabili della società genovese, 2 persone di un’altra ditta bresciana, responsabile dell’emissione di falsi certificati di formazione sulla sicurezza dei “lavoratori ad Alto Rischio” ed un collaboratore indiano delle due società in controllo giudiziario.

Il procedimento è tuttora nella fase delle indagini preliminari e i provvedimenti assunti, che hanno finalità provvisoria  e cautelare, non implicano affermazione di responsabilità a carico delle persone fisiche e giuridiche coinvolte nel procedimento, nel quale potranno far valere la propria versione dei fatti nel contraddittorio fra le parti.

 

Sulla vicenda intervengono Fillea Cgil Savona e Liguria e Cgil Genova, Savona, Cgil Liguria:

"La notizia dell’arresto di alcuni accusati di attività di intermediazione illecita nell’ambito delle lavorazioni a Vado per la costruzione dei cassoni destinati alla nuova diga foranea del Porto di Genova, è una notizia che allarma ma che non sorprende. Come spesso denunciato dal sindacato, attività illegali e pesanti irregolarità si manifestano nell’ambito di flussi importanti di manodopera anche nel perimetro di investimenti pubblici".


"È il caso - proseguono i sindacati - dell’azienda all’interno del Porto di Vado dedicata alla costruzione dei cassoni destinati al riempimento della nuova Diga Foranea del Porto di Genova che aveva visto crescere esponenzialmente i propri occupati nell’ambito di pochi mesi".

"Lo scorso maggio però la committenza Fincosit aveva rescisso il contratto e le prime drammatiche conseguenze si sono avute sui 127 edili indiani e pakistani occupati. La Fillea Cgil aveva chiesto l’intervento dell’autorità pubblica per fare luce sulla vicenda prendendo in carico i lavoratori a partire dalla verifica delle corrette retribuzioni denunciate in Cassa edile. Inoltre ha organizzato prima un incontro per l’intesa – ancora non raggiunta – per l’ammortizzatore sociale e quindi un presidio il 22 maggio sotto la Regione per avere rassicurazioni sulla ricollocazione. Nonostante le rassicurazioni del Presidente Bucci gli edili oggi attendono ancora il pagamento delle retribuzioni e un nuovo impiego.
In attesa che la magistratura faccia il suo corso, e al di là delle conseguenze della drammatica vicenda anche rispetto ai risvolti sui permessi di soggiorno, è necessario che istituzioni e imprese sostengano la cultura della legalità non a parole ma con gesti concreti".

“L’accaduto conferma quanto sostenuto da tempo ovvero, che nelle grandi opere, assistiamo a fenomeni di sfruttamento che esplicitano una scarsa attenzione soprattutto delle committenze. In questo momento riteniamo fondamentale e prioritaria la tutela dei lavoratori per garantire il mantenimento del titolo di soggiorno. Siamo in presenza probabilmente di vere e proprie reti specializzate nella intermediazione e nello sfruttamento di manodopera con una legge Bossi-Fini che supporta queste pratiche. Gli Enti, che hanno erogato i falsi attestati, vanno cancellati dai soggetti abilitati alla formazione, da tempo lo chiediamo al Governo” afferma il segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco intervenuto sulla vicenda.

"La Fillea Cgil garantirà assistenza ai lavoratori in ogni sede".

 

 

red