Titola così “IL Secolo XIX”:
“ASL 2, medici ed ex-primari contro la riorganizzazione: Non si pensa ai pazienti e si allontanano i giovani”
Su questa vicenda al termine della quale si prospetta un vero e proprio declassamento dell’Ospedale San Paolo (di questo si tratta in pratica) è in atto una forte mobilitazione di contrasto che andrebbe sostenuta e resa ancor più evidente in una sua natura di protesta popolare. Ad esempio di questo i sindacati potrebbero anche pensare all’organizzazione di uno sciopero generale provinciale considerata la vastità geografica del servizio che il San Paolo rende alla comunità savonese.
In ogni caso vanno precisati alcuni punti:
1) Questo attacco è di natura precipuamente politica condotto dal centro-destra che guida la Regione Liguria.
Anzi di origine politico-elettorale e parte dal meccanismo di accentramento del potere in campo sanitario che la giunta Bucci sta portando avanti (una presunta riorganizzazione il cui provvedimento deliberativo avrebbe meritato un referendum abrogativo).
Un punto di discussione dovrebbe essere evidenziato; l’affidamento alle Regioni della partita sanitaria. Un affidamento (la Regione Liguria impegna l’80% del bilancio sulla posta “sanità”) che è fallito, così come è fallita la modifica del titolo V della Costituzione attuata nel 2001 mentre andrebbe contrastata molto più a fondo la cosiddetta “autonomia differenziata” (ben al di là dei settori interessati dai LEP).
2) Esaminiamo nel concreto la natura politico-elettorale dell’attacco rivolto al San Paolo: il tema è quello della divisione economica, sociale, politica della provincia di Savona tra il Ponente e l’area Savonese-Val Bormida. Molto semplicemente l’area del Ponente, da Finale a Ventimiglia, è stata assolutamente decisiva per la vittoria di Bucci nelle regionali 2024. Non si intende qui sollevare questioni campanilistiche, basta confrontare i dati e guardare all’appartenenza politica dei consiglieri eletti. Il centro-destra, che usciva non dimentichiamolo dall’affaire Toti, giocò in allora una carta molto rischiosa abbandonando al suo destino il comune di Genova pur di mantenere il proprio potere in Regione (nomine, logiche di scambio, privatizzazione: di queste ultime però il centro-destra non detiene certo il copy-right). Adesso è il momento del contraccambio che si verifica privilegiando determinate situazioni e declassandone altre. Insomma: alla base di questa situazione non esiste alcuna ipotesi di razionalizzazione ma un semplice “scambio politico”.
3) Per onestà di giudizio non può essere dimenticato il ritardo con cui la società savonese politica e civile (in ambito sanitario et ultra) ha affrontato il problema. Un solo esempio al proposito: aver lasciato sciogliere, senza colpo ferire, il Comitato “Amici del San Paolo” per anni portato avanti dall’impegno di Giampiero Storti ha rappresentato un elemento emblematico di questo ritardo che deve essere ancora una volta rimarcato.











