Cultura29 agosto 2020 14:34

Raccogliere negli occhi tutta l’anima

“Visioni dal lockdown”, 28 agosto, Finalborgo (di Chiara Pasetti)

Raccogliere negli occhi tutta l’anima

«[…] perché non per astratto ragionamento, ma per un’esperienza che brucia attraverso tutta la mia vita, per una adesione innata, irrevocabile, del più profondo essere, io credo, Tullio, alla poesia. E vivo della poesia come le vene vivono del sangue. Io so che cosa vuol dire raccogliere negli occhi tutta l’anima e bere con quelli l’anima delle cose e le povere cose, torturate nel loro gigantesco silenzio, sentire mute sorelle al nostro dolore. […] Per questo, Tullio, a me è sacra la poesia; per questo mi sono sacre le rinunce che mi hanno tolto tanta parte della giovinezza, per questo mi sono sacre le anime ch’io sento, di là dalla veste terrena, in comunione con la mia anima». 

Con le parole di Antonia Pozzi interpretate da Massimo Rigo si è aperta ieri sera l’antologia “Visioni dal lockdown”, a cura di Mario Molinari e di chi scrive, alla presenza dell’assessore al Turismo e Cultura di Finale Ligure Claudio Casanova. Parole che da subito introducono nello spirito di questo lavoro tra la poesia e la cronaca, l’arte e la narrazione, il cinema e la musica. Parole che raccontano una fede nella poesia non solo intesa come parola letteraria ma come gesto, «povere cose», silenzi, e fratellanza, solidarietà.

 È stata la prima proiezione pubblica, nel suggestivo, magico contesto dei Chiostri di Santa Caterina a Finalborgo, di un lavoro iniziato e condotto nelle mura di casa, con la speranza e il desiderio che prima o poi lo si potesse condividere.

E così è stato.

La rubrica di agosto ha seguito gli appuntamenti previsti per la rassegna di Varigotti, rimandati per l’emergenza sanitaria; la proiezione “Visioni dal lockdown” avrebbe dovuto chiudere il tutto.

Siamo profondamente grati al Comune di Finale Ligure per aver dato a questo lavoro la possibilità di essere proiettato: sintesi di diciotto video iniziati il giorno prima del lockdown e terminato, per il momento, nel giorno in cui Achille Lauro, l’artista le cui canzoni fanno da colonna sonora a tutti i corti, ha compiuto trent’anni. Lauro ha concesso con fiducia e generosità l’utilizzo dei suoi brani e da mesi sta lanciando appelli (l’ultimo è di qualche giorno fa) attraverso i propri canali social per sostenere i giovani e per invitarli alla pazienza, alla prudenza e al coraggio.

È stata una grande emozione vedere sul grande schermo, invece che a casa da soli su un cellulare o un computer, immersi nel silenzio del luogo con le luci della sera e la vicinanza affettiva di tanti amici intorno a noi, le immagini che sfilavano, le poesie e i brani in prosa di Gustave Flaubert, Alda Merini, Blaise Pascal, Salvatore Quasimodo, Giacomo Leopardi, i frammenti di alcuni film che hanno accompagnato i video, e tante altre “visioni” scelte sapientemente e poeticamente da Mario.

La presenza degli studenti in questi video è stata preziosa: rivederli mentre stendono il bucato (il dolcissimo Pietro di Genova), modellano oggetti in 3D (Christian, in sala insieme alla sua famiglia, venuto da Biella per l’occasione!), disegnano (Beatrice di Borgio Verezzi), e ancora scrivono poesie, fanno ginnastica, sistemano le foto di famiglia per ricostruire il proprio passato, è stato a dir poco struggente.

In fondo il progetto “io resto a casa-aspettando” è nato con loro e per loro: per i ragazzi lasciati senza scuola, senza sport, senza la possibilità di incontrare i propri amici e di coltivare passioni e interessi se non all’interno delle mura di casa, ed è a loro che personalmente devo alcune delle emozioni e degli spunti più importanti che mi hanno arricchito e hanno dato linfa ai corti stessi.

 Accanto a tutto questo, alcune immagini tratte dal corto “Povera Patria”, con l’attualissimo testo di Franco Battiato non cantato bensì letto sempre da Massimo Rigo e i filmati che ricordano alcune stragi italiane più o meno recenti che nessuno di noi potrà mai dimenticare, il potente intervento di Francesca Nava sulla mancata “zona rossa” di Bergamo e l’incapacità di Giuseppe Conte di fornire risposte adeguate alla stampa, i «sovrumani silenzi» leopardiani interpretati dal grande attore di teatro Federico Vanni, presenti nel corto “Sto mondo cos’è” incentrato sul silenzio imposto al mondo della cultura e dell’arte a causa dell’emergenza, in cui non a caso figura anche un profetico brano dal Discorso drammatico su un palco vuoto in una notte già avanzata scritto, diretto e interpretato da Matteo Bonvicino nel 2011.

Una serata significativa perché testimonianza del fatto che se si crede fortemente in un’idea e la si porta avanti con tenacia, impegno e passione, e in sinergia con professionisti come Mario Molinari innanzitutto, e poi con tutte le persone (studenti, artisti e giornalisti) che hanno lavorato al nostro fianco, l’arte non si può fermare, anche quando pare che tutto si blocchi, si arresti, si paralizzi.

Per chi scrive era la prima volta sul palco non per un convegno o una rappresentazione teatrale, che è fatta di parole e di azioni.

Ho sempre sognato il cinema ma non avevo mai realizzato nulla di visivo; sono abituata a comunicare con le parole, «l’inchiostro è il mio elemento naturale» (Flaubert).

 Le sensazioni e le emozioni che trasmette un filmato sono molto diverse rispetto a quelle della parola scritta, alcune scavano dentro a più livelli e con il passare del tempo ritornano, si definiscono, assumono forme e contorni differenti rispetto alla prima visione.

Non saprò mai dire grazie abbastanza a Mario per avermi dato la possibilità, con la sua maestria e anche con la sua prospettiva storico-giornalistica e registica, che ho sentito nel corso del lavoro sempre più complementare alla mia, di potermi esprimere attraverso la “settima arte”.

Ieri sera a Finalborgo risuonavano in me le parole di Carmelo Bene, spesso presente nei corti con la sua Salomé: «cinema è quando gli occhi miei si chiudono solo a guardarmi dentro».

Ci siamo guardati dentro, fino in fondo…

Abbiamo guardato in faccia le nostre paure e i fantasmi che abitano ciascuno di noi, e anche i nostri sogni.

Abbiamo guardato e indagato l’incubo che abbiamo vissuto in questi mesi, sempre con la tenace speranza che tutto potesse finire al più presto. E poi abbiamo aperto gli occhi al mondo, verso gli altri, cercando di allargare quanto più possibile lo sguardo intorno a noi.

In questo momento l’emergenza non è finita, anche se per fortuna non siamo più nella situazione di marzo, quando il nostro progetto è iniziato.

Abbiamo ancora molto da raccontare e da far raccontare, anche dagli stessi ragazzi, che tra una quindicina di giorni dovrebbero iniziare la scuola ma non sanno ancora con quali modalità. Non sanno se potranno riprendere le lezioni in presenza, come tutti ci auguriamo, o a distanza.

Siamo in un periodo carico di attese, incertezze e dubbi. Sul piano sanitario ma anche professionale, economico, culturale. Sociale.

Tuttavia, sento e credo che nessuno di noi possa e voglia lasciarsi sommergere dalla tristezza, dalla rabbia, dallo scoramento.

Siamo profondamente motivati a portare avanti questo progetto, che ha emozionato prima di tutti chi lo ha realizzato, Mario ed io; ci ha commosso, ci ha regalato nuovi spunti creativi e di riflessione.

Achille Lauro è stato al nostro fianco dall’inizio. Speriamo di cuore che rinnovi la propria fiducia, perché nei suoi testi e nella sua musica c’è un universo di sentimenti talvolta contrastanti che abbiamo cercato di narrare in questa prima parte del progetto e con l’antologia proiettata ieri sera. E c’è anche molto altro, da continuare a scoprire e a cercare di svelare, o comunque evocare.

«L’amore sai accettarlo se sai dare e basta», canta in Penelope, uno dei brani più toccanti presenti nel corto dedicato alla Festa della mamma.

Questo è stato, in ultima analisi, un progetto di amore, fatto con amore.

Speriamo di essere riusciti a trasmetterne un po’: per l’arte, per la poesia, per la Bellezza, per la vita. Per noi stessi, prima di tutto.

Insegnami com’è, è il refrain di Penelope: possiamo ancora imparare moltissimo, e dunque raccontare, “com’è” e come sarà questo nostro strano, cupo, ma pur sempre vivo presente e futuro.

Grazie ancora dal profondo del cuore a tutti coloro che erano presenti ieri sera, al nostro service Cisque Service di Lorenzo Vicino, al Comune di Finale Ligure e a tutti coloro che ci hanno sostenuto in tanti modi e hanno collaborato a questa prima parte del nostro progetto.

“Non ci fermiamo mai”, canta Lauro in Je t’aime

Non lo vogliamo fare.

… Da lunedì torniamo al video-lavoro!

***

Per il momento non metteremo su youtube l’antologia “Visioni dal lockdown”, proprio nella speranza di altre occasioni di condivisione di questo lavoro in pubblico. Tutti i video sono sempre nella playlist a cura del Comune di Finale Ligure:

https://www.youtube.com/playlist?list=PLfUc9aPeRqz6hLNNbyAx5EMviL-P_0jNe

 

Ringraziamo anche chi ha avuto il desiderio di comunicarci alcune impressioni a caldo sulla serata e sull’antologia in particolare: riportiamo qui sotto alcuni commenti.

 

Raccogliere con gli occhi tutta l’anima.

Lo hanno fatto per noi Chiara Pasetti e Mario Molinari.
Lo hanno fatto nel pieno dell’occhio di quel ciclone che è stato il lockdown.
Hanno scavato e scovato bellezza, forza, coraggio, vita multiforme, difficoltà passate del nostro Paese, suoni, aspirazioni.
Quello che ci hanno regalato, un dono inestimabile, i mesi scorsi è stato quello di cui avevamo un disperato bisogno e  meno che mai potevamo avere.

Il contatto.

Ieri sera ai Chiostri di S. Caterina a Finalborgo, per la prima volta un emozionante estratto dei video che hanno realizzato è stato mostrato su grande schermo.
Nella notte, nel silenzio, hanno parlato immagini, suggestioni, voci impastate di sogno e coraggio.

Ho pianto, alla fine. Ho pianto  un po’ di quella tempesta che tengo dentro, a bada, narcotizzata ma non doma.
Ho pianto e ho spento le parole, perché, grazie al cielo, c’è chi le ha trovate e le ha forgiate a forma di chiave.
A noi scegliere cosa aprire.

Grazie, all’infinito e oltre.

Sabrina De Bastiani, scrittrice, Redattrice Associazione culturale Thrillernord, Genova

 

Molto bello il lavoro di sintesi...
Il pensiero è sintesi anche dell’implicito e del non detto e con esso a volte rischiamo di leggere la realtà come se fossimo dei rabdomanti...
Si va a tentoni.
Ma qui non succede.
Un filo che lega il Dolore e con esso una Speranza...
Un’antologia che mi fa pensare all’Escaton, come attesa di ciò̀ che potrà̀ produrre un cambiamento..
Un discorso che benché́ nasca da una cultura privata dal senso dell’Attesa, ce la fa immaginare e con essa la rende possibile come ritorno alla rinascita.
Quando segnalo il rapporto tra ‘ il Singolare è il Plurale’ sto segnalando una sintesi felice tra il livello persona e individuo con il livello della complessità del sociale : la Solidarietà̀.
Ogni storia umana ci appartiene anche quella più lontana e contrapposta alla nostra mentalità̀ e cultura di base.
In ognuno di noi si cela ogni orrore e ogni bellezza....
Questa Antologia lo rappresenta molto bene.
Armando Ciriello, psichiatra e psicanalista, Savona

 

Bisogna portarsi a casa le sensazioni di questo mix di percezioni multisensoriali. Bellissima Povera Patria recitata a guisa di poesia, e del resto le canzoni sono poesia. Devo approfondire la mia conoscenza di Achille Lauro. A Sanremo avevo capito che fosse interessante, un personaggio affascinante. Ha molto da dire non solo attraverso l’aspetto esteriore. Ho il desiderio di ascoltare le sue canzoni in modo più attento.

Gianni Dall’Aglio, scrittore e giornalista, Sanremo

 

Che emozione vedere scorrere sullo schermo tutti quei giorni concentrati in 50 minuti.

È tornato tutto a galla. L’attesa quotidiana di una nuova conferenza stampa, i dubbi sul domani, il silenzio assordante interrotto soltanto dal rumore delle ambulanze e dalle voci al megafono che ci intimavano di restare a casa.

Un documento prezioso che tra qualche anno saprà raccontare in modo magistrale il nostro vissuto.

Deborah Riccelli, scrittrice, formatrice esperta in stereotipi del linguaggio, violenza di genere e crimine familiare, è socia fondatrice di “Oltre il silenzio” onlus, Genova.

 

 

Molta ricchezza di immagini e parole, amo moltissimo i film citati.

Leandro Boni, già lavoratore presso Piaggio Aerospace

 

 

Narrazione di un passaggio sociale fondamentale, immagine dell’anima collettiva, arte totale.

Nicola De Marinis, Magistrato Corte di Cassazione

Chiara Pasetti

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