Cultura17 luglio 2021 09:30

L’amazzone rossa dalle piazze al manicomio

Théroigne de Méricourt, 1762-1817 (di Chiara Pasetti)

L’amazzone rossa dalle piazze al manicomio

Anche quest’anno, tra i numerosi articoli e le iniziative organizzate il 14 luglio per ricordare la presa della Bastiglia, momento chiave per la caduta definitiva dell’ancien régime, si è parlato dei grandi protagonisti maschili che hanno segnato la storia della Francia ma, purtroppo, non altrettanto delle donne che hanno giocato un ruolo significativo, spesso fondamentale, negli avvenimenti tumultuosi e sanguinosi della Rivoluzione francese.

Tra le più note ci fu l’attivista e drammaturga Olympe de Gouges, ghigliottinata nel 1793 «per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso». I suoi scritti femministi ebbero vasta risonanza e recentemente le sue opere teatrali trovano spazio sulle scene.

Tra le meno citate e indagate, invece, Théroigne de Méricourt, pseudonimo di Anne-Josèphe Terwagne, politica, rivoluzionaria e femminista nativa del Lussemburgo belga, che contribuì ad aprire la strada alle prime lotte delle donne per la conquista del voto e per la presa di consapevolezza dei propri diritti di cittadine. Figlia di un contadino benestante, Théroigne perde la madre a soli cinque anni e viene affidata a una zia di Liegi. A sedici anni scappa di casa e diventa la dama di compagnia di Madame Colbert, la quale le insegna il canto, la musica e la avvia alla lettura. Le tempestose relazioni sentimentali la portano dapprima a Londra e in seguito a Parigi, dove arriva proprio nel momento in cui sta scoppiando la Rivoluzione.

Partecipa a tutte le assemblee, apre un suo salotto, fonda una società patriottica. Si avvicina alle idee di Pétion, Mirabeau, Siéyès, Condorcet, Romme; tenta di costituire, senza successo, un’associazione dei Diritti dell’uomo.

Si veste ormai da cavallerizza per fornire di sé un’immagine maschile: è infatti passata alla storia come «l’amazzone rossa» o «l’amazzone della libertà». I giornali reali iniziano una campagna denigratoria contro di lei, la accusano di avere gusti sadici e libertini, di essere un’assassina. Arrestata nel 1790, trova rifugio in Belgio. Rientrata a Parigi nel 1792 si impegna in prima linea contro la monarchia. Pronuncia un discorso davanti alla “Société fraternelle des Minimes” il 25 marzo del 1792 nel quale afferma che le cittadine francesi devono uscire dallo stato di «vergognosa sudditanza in cui l’ignoranza, l’orgoglio e l’ingiustizia degli uomini le hanno asservite così a lungo», e propone a Brissot un «battaglione delle amazzoni».

Quando si installa il Regime del Terrore, mentre arringa il popolo durante un discorso in Place de la Convention, viene assalita, denudata e picchiata da donne giacobine vicine a Marat. Come scrive giustamente Silvana Bartoli, «una donna può uccidere, essere uccisa ma la parola pubblica, come la libertà di pensiero, è un delitto che le altre donne non riescono a perdonare». Nuovamente arrestata nel 1794 da un comitato rivoluzionario, Théroigne sprofonda nella malinconia: sfugge alla ghigliottina solo perché dichiarata folle.

Viene internata nel manicomio del Faubourg Saint-Martin e successivamente, fino alla morte, alla Salpêtrière, dove sarà vista più volte dal celebre alienista Esquirol. Il documento post mortem parla di «schizofrenia o psicosi maniaco depressiva».

Nel 1801 Théroigne de Méricourt scrive a Danton (morto ghigliottinato nel 1794, ma lei non lo sapeva…) una lettera che è stata intitolata Lettre-mélancolie, sulla quale ha compiuto uno straordinario lavoro di trascrizione Jean-Pierre Ghersenzon per le edizioni Verdier. Si tratta di un documento straziante perché «dice il sentimento di una sconfitta, contiene il messaggio in bottiglia di una donna travolta da se stessa, ancor più che dalla rivoluzione» (Bartoli), dal suo perenne cercare il suo posto nel mondo. Un mondo che non era pronto ad accoglierla. La sua figura viene ricordata in alcune pagine del romanzo storico L’armata dei sonnambuli di Wu Ming.

Molto tempo prima, il genio di Baudelaire (di cui ricorre quest’anno il bicentenario di nascita), anticipando le teorie cliniche sulla «violenza dinamica» che muove gli spiriti melanconici, le aveva reso omaggio nella poesia Sisina de I Fiori del male.

Sisina

Immaginate Diana in galante equipaggio, scorrente per

foreste o battente i macchioni, seno e capelli al vento,

ubriacata di strepito, superba e sfidante i migliori cavalieri.

Avete visto Théroigne, amante della carneficina, incitare

all’assalto un popolo senza scarpe, guancia e pupilla in

fiamme, immersa nella sua parte, e brandendo la sciabola

salire le regali scale?

Tale Sisina! Ma la dolce guerriera ha un animo caritatevole

quanto assassino; il suo coraggio, folle fra tamburi e

polvere,

davanti a chi la supplica riesce ad abbassare le armi, e il

suo cuore divorato dall’incendio ha pur sempre, per chi se

ne mostri degno, una riserva di lacrime.

(traduzione di Giorgio Caproni)

Per approfondire : Théroigne de Méricourt, La Lettre-mélancolie, a cura di Jackie Pigeaud, trascrizione di Jean-Pierre Ghersenzon, ed. Verdier, Lagrasse 2005.

Charlotte DENOËL, «Théroigne de Méricourt», Histoire par l’image (histoire-image.org/de/etudes/theroigne-mericourt)

Questo articolo era uscito diversi anni fa in una versione ridotta sulle pagine della «Domenica» de Il Sole24ore a firma di chi scrive.



Chiara Pasetti

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