Cose Belle21 ottobre 2026 15:27

Cinema, teatro e musica

La settimana alle Officine Solimano

Cinema, teatro e musica

CINEMA NUOVOFILMSTUDIO
ven 23 ott (15.30 ita) (21.00 vos)
sab 24 ott (15.30 - 18.00 ita)
dom 25 ott (15.30 - 21.00 ita)
lun 26 ott (18.00 ita)

FATHERLAND
di Pawel Pawlikowski
con Sandra Hüller, Hanns Zischler, August Diehl
Polonia/Italia/Francia/Germania 2026, 82'

Premio Miglior Regia al Festival di Cannes 2026; candidato agli Oscar per la Polonia

Nell’estate del 1949, al culmine della Guerra Fredda, lo scrittore premio Nobel Thomas Mann e sua figlia Erika, attrice, scrittrice e pilota di rally, partono per un viaggio in auto impegnativo ed emozionante: a bordo di una Buick nera attraversano una Germania in rovina, da una Francoforte dominata dagli statunitensi a una Weimar sotto il controllo sovietico. Tornato in patria dopo sedici anni di esilio negli Stati Uniti, Mann deve fare i conti non solo con una nazione divisa, ma anche con una profonda frattura all’interno della sua stessa famiglia.

Dal premio Oscar Pawel Pawlikowski, con Sandra Hüller, arriva al Nuovofilmstudio "Fatherland": il regista polacco riprende da dove aveva lasciato con i suoi pluripremiati "Ida" e "Cold War", esplorando, con il suo stile ellittico e sintentico, temi quali l’identità, la famiglia, l’amore e il senso di colpa, sullo sfondo del tumulto e della confusione dell’Europa del dopoguerra.
«Come i miei film precedenti, "Fatherland" affronta i tumulti della storia, l'esilio e il nostro bisogno trascendentale di un senso di appartenenza. Coniuga inoltre un momento storico drammatico e una vicenda umana molto particolare. Al centro del film troviamo le figure storiche di Thomas Mann e dei suoi gemelli ribelli, Erika e Klaus, intrappolati in un drammatico triangolo familiare. Nel tentativo di fondere la sfera personale e quella storica in modo toccante e complementare, ci siamo presi alcune libertà con i fatti storici e la cronologia degli avvenimenti, cercando al contempo di rimanere fedeli alla realtà emotiva e intellettuale della materia... Il ritorno di Mann in Germania nel 1949 e il suo tentativo di trascendere la divisione e la crescente polarizzazione ideologica del suo Paese hanno evidenti risonanze con la contemporaneità. Il vecchio paradigma è morto, le regole di prima non si applicano più e al loro posto emergono due narrazioni nette che si escludono reciprocamente. Due narrazioni che appiattiscono tutto, tolgono l'ossigeno, ti costringono a schierarti e, lentamente, soffocano la capacità di discernimento e la libertà di parola. Per Mann, l'unica difesa contro questa riduzione ideologica era l'Arte, lo sguardo attento alle complessità e ai paradossi della vita. "Fatherland" racchiude in sé molte cose, ma cerca di parlare in modo semplice, essenziale, sviluppandosi attraverso immagini grafiche e scene concentrate che lasciano al pubblico lo spazio per sentire e immaginare». (Pawel Pawlikowski)

Trailer: https://youtu.be/FrC1Z_i1nGs 



ven 23 ott (18.00 vos)
sab 24 ott (21.00 ita)
dom 25 ott (18.00 ita)
lun 26 ott (15.30 - 21.00 ita)

PRIMETIME
di Lance Oppenheim
con Robert Pattinson, Phoebe Bridgers, Merritt Wever
2026 USA, 110'

Nel 2006 il giornalista Chris Hansen si prepara a fare la storia della televisione con "To catch a predator", il controverso format che, attraverso operazioni sotto copertura e telecamere nascoste, smaschera in diretta tv predatori sessuali colti sul fatto. Mentre il programma diventa un fenomeno nazionale e il suo conduttore un’icona del pubblico, il confine tra informazione, giustizia e spettacolo si fa sempre più ambiguo e il cortocircuito fra cronaca, intrattenimento e voyeurismo televisivo sempre più insostenibile. Un dirompente racconto sul potere dei media, la spettacolarizzazione del male e la vertigine del successo televisivo.

Dopo la première mondiale a Venezia, Robert Pattinson arriva sul grande schermo con una delle sue migliori interpretazioni di sempre: fisica, tesa e disturbante nel ruolo del giornalista Hansen, pronto a travalicare ogni confine. Fra i produttori del film anche Ari Aster.
«"Primetime" è più un sogno febbrile che un biopic convenzionale. Mi piaceva l’idea di mescolare verità e finzione, ispirandomi al modo in cui Chris Hansen e "To catch a predator" fondevano l’artificio, attori, case finte, con poste in gioco molto reali. Si vedeva la vita di qualcuno andare letteralmente in fumo in televisione, mentre un attore adulto di bassa statura che interpreta un bambino si aggirava sullo sfondo. Sembrava un circo, con Chris nel ruolo del capobanda. Come si trasmette quella sensazione in un film? Questa è diventata per me una sfida davvero entusiasmante: giocare su quell’attrito per creare qualcosa che fosse davvero più strano della finzione. Volevo rivisitare la cultura mediatica dei primi anni 2000. Era un’epoca precedente alla frammentazione del panorama giornalistico, quando ottenere una fascia oraria in prima serata ('primetime') contava ancora e per alcuni diventava una questione di vita o di morte. Nel film si vedono questi simboli di un’epoca passata, che ci hanno portato dove siamo ora: un mondo in cui quasi tutto assomiglia a un reality show». (Lance Oppenheim)

Trailer: https://youtu.be/oqUNNy-J1Rsven 16 ott (21.00)











mar 27 (15.15 - 21.00)
mer 28 (18.00)

MATRIX
di Lana Wachowski, Lilly Wachowski
con Keanu Reeves, Laurence Fishburne, Carrie-Anne Moss, Hugo Weaving, Gloria Foster
USA 1999, 133'

Nexo Studios è lieta di annunciare l’arrivo nell’autunno 2026 del ciclo "Back to cult" dedicato a quei titoli che hanno rivoluzionato la storia del cinema.

Si comincia con "Matrix", scritto e diretto da Lana e Lilly Wachowski nel 1999 e vincitore di quattro Premi Oscar. Ambientato in un futuro distopico e costruito con un’estetica cyberpunk, il film immagina un mondo in cui le macchine hanno soggiogato l’umanità. Quando Morpheus offre a Neo la possibilità di scoprire la verità, lo pone di fronte a una scelta irreversibile divenuta leggendaria ed entrata nel linguaggio comune: ingerire la pillola blu e continuare a vivere nell’ignoranza, oppure scegliere la pillola rossa e affrontare la realtà, per quanto difficile da accettare. Dopo aver compiuto la sua scelta, Neo scopre la verità: gli esseri umani giacciono in capsule artificiali, immersi in una simulazione collettiva chiamata Matrix, mentre i loro corpi vengono sfruttati dalle macchine come fonte energetica. In questo senso "Matrix" rappresenta una riflessione filosofica in cui l’identità si dissolve tra umano e macchina: un interrogativo aperto su chi siamo quando ciò che chiamiamo “realtà” può essere soltanto una costruzione della coscienza. Così, disvelata la natura del mondo in cui vive, Neo intraprende un percorso di addestramento che lo porterà a padroneggiare le regole della simulazione e a unirsi alla lotta dei ribelli guidati da Morpheus, con l’obiettivo di liberare l’umanità dal controllo delle macchine. Cast iconico: Keanu Reeves, Laurence Fishburne, Carrie-Anne Moss, Hugo Weaving, Gloria Foster, Joe Pantoliano e Robert Taylor. La colonna sonora è divenuta una pietra miliare e fonde le partiture orchestrali del compositore Don Davis con una selezione di brani celebri.

Trailer: https://youtu.be/p2D6qnqSMb8
















mar 27 (18.00)
mer 28 (15.30 - 21.00)

AGENT OF HAPPINESS – IL BHUTAN E LA FELICITA’
di Arun Bhattarai, Dorottya Zurbò
Bhutan/Ungheria 2024, 94'

Best Film Award al Biografilm Festival 2024

Come si misura la felicità? Il paese del Bhutan, che ha inventato l’indice di Felicità Interna Lorda, cerca di farlo davvero. Amber è un agente governativo che viaggia di porta in porta per chiedere alle persone quanto siano felici. Ha 40 anni e vive ancora con la madre anziana, ma resta un inguaribile romantico in cerca dell’amore. Un agente della felicità in cerca della propria felicità.
Attraverso il viaggio di Amber in Bhutan, incontriamo persone di ogni estrazione sociale, ognuna con le proprie gioie e difficoltà. Un road trip emozionante che ci ricorda la fragilità – e la bellezza – della felicità, ovunque ci troviamo.

«Dorottya (dall’Ungheria) e io (Arun dal Bhutan) co-dirigiamo da 11 anni. Il dialogo multiculturale tra noi ci ha anche spinti a comprendere meglio le nostre origini e come possiamo arricchirci reciprocamente attraverso le nostre diverse prospettive artistiche. Il Bhutan è rimasto chiuso al mondo esterno fino a quando è diventato una monarchia costituzionale nel 2008. È stato anche l’ultimo paese al mondo ad avere la televisione, nel 1998. A causa di questo isolamento, il Bhutan è spesso esotizzato dai media occidentali come l’ultimo Shangri-La, un regno buddista nascosto. Negli ultimi anni, il paese ha iniziato a farsi conoscere all’estero per la sua filosofia di sviluppo e per la scienza astratta della Gross National Happiness (Felicità Interna Lorda), creata dal re negli anni ‘90. All’interno del Bhutan, la felicità dei cittadini viene misurata da agenti della felicità che percorrono il paese raccogliendo dati, i cui risultati servono a delineare piani di sviluppo quinquennali. All'Happiness Center abbiamo conosciuto il nostro protagonista, Amber Gurung, che lavora come agente della felicità, andando di porta in porta per misurare il livello di felicità dei cittadini. Ci siamo subito sentiti in sintonia con lui per la sua apertura e il suo umorismo autoironico. Conoscendolo meglio, abbiamo capito che era alla ricerca dell’amore. Abbiamo percepito una dinamica di contrasto che poteva dare forza alla linea emotiva del film: un agente della felicità alla ricerca della propria felicità. Il carattere caloroso di Amber e la sua capacità di trovare gioia e leggerezza anche nelle situazioni più disperate suscitano empatia non solo nei suoi confronti, ma anche verso coloro che affrontano le stesse difficoltà sociali in Bhutan. "Agent of happiness" è un racconto agrodolce ambientato in un contesto ancora enigmatico e poco esplorato, nascosto agli occhi del mondo. Crediamo che sia importante raccontare storie con un potenziale edificante e toccante, soprattutto in tempi difficili: come autori, sentiamo che questa è una delle nostre responsabilità».
(Arun Bhattarai, Dorottya Zurbò)

Trailer: https://youtu.be/wSAoxdXOsLg



gio 29 ott (21.00 - ingresso aperto a tutt* 5€)

SGUARDI FRESCHI - NESSUNO TI SENTIRÀ URLARE
Un progetto creato da ragazze e ragazzi nella cornice di Nuovofilmstudio, con l'obiettivo di vivere la sala cinematografica come luogo di collettività e partecipazione. Tramite un form online è possibile votare ogni mese uno tra i cinque film proposti, di generi diversi ma accomunati da un tema. Non limitarti a votare, proponi un film o un tema, potrebbe essere quello scelto per i prossimi mesi!
LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO
La casa dalle finestre che ridono 
di Pupi Avati
con Lino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina, Giulio Pizzirani
Italia 1976, 110'
Stefano, un giovane restauratore, viene incaricato di riportare alla luce un macabro affresco in un isolato paese della bassa padana: il dipinto, opera di un artista morto suicida anni prima, raffigura il martirio di San Sebastiano tra le braccia di due donne dalle sembianze mostruose. Mentre il restauro procede, Stefano si ritrova avvolto in un’atmosfera di omertà e terrore, scoprendo che dietro i colori di quel muro si nasconde un segreto sanguinario che la comunità tenta disperatamente di proteggere.
Film tra i più rappresentativi del giallo italiano, "La casa dalle finestre che ridono" brilla di luce propria grazie alla carica personalissima che Avati infonde al racconto, andando a creare atmosfere tanto legate al reale quanto sospese nell’incubo. La sua è una favola rurale nera e spietata, dove convivono tensione e mistero, e in cui sono gli elementi più naturali e semplici a pulsare di terrore e raccapriccio.
«È una storia di matti, fino a ieri ho raccontato matti innocui, fantastici, che odoravano di buono. Qui ho raccontato invece una delle seicento storie della terra nostra, inventata lì per lì, col solo intento di spaventare. E spaventare, allora, ti parlo di quando ero bambino, era modo di educare». (Pupi Avati)
Trailer: https://youtu.be/KRInLDfSQtM




TEATRO DEI CATTIVI MAESTRI
Sabato 24 ottobre h 18
Domenica 25 ottobre h 18

PANE DI STELLE
Una produzione di Cattivi Maestri Teatro in collaborazione con Casa degli Alfieri.
Regia di Antonio Catalano e Antonio Tancredi, con Francesca Giacardi e Maria Teresa Giachetta, scene di Antonio Catalano, oggetti scenici a cura di Valerio Catalano – Cartacadabra. Idee sussurrate, nascoste, involontarie di Quaratino Angela, Carlos Laredo, Chiara Bosi, un sasso, una foglia, una quercia, Paul klee, Clarice Cardel, Valerio Catalano, una nuvola di passaggio. Una piccola casa in scena, come un piccolo spazio dell’anima.Un luogo dove abitano due donne che custodiscono cose perdute nel tempo, piccole cose quotidiane che rimettono al centro ciò che più abbiamo di umano: il sentimento, l’incontro e perché no, l’immaginazione. E allora nella casa blu universo ci sono apparizioni e suoni da custodire, ad esempio il mare o solo il suono della caffettiera. Il pubblico osserverà, soprattutto ascolterà mondi piccoli e grandi, mondi lunghi e stretti, un universo sensibile dentro una piccola casa blu. Questi due custodi hanno un segreto: sanno che quello che sta in basso sta in alto quello sta in alto sta in basso. Vediamolo e ascoltiamolo questo bizzarro quotidiano universo fatto di stelle, fatto di pane.
LINGUAGGIO: teatro visivo e di parola
ETÀ CONSIGLIATA: dai 5 ai 99 anni
DURATA: 45′
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BIGLIETTERIA
BIGLIETTI SINGOLI
Interi: bambini € 7, adulti € 9.
Ridotti soci Arci: bambini € 6, adulti soci Arci € 8.
Ridotti soci sostenitori Officine Solimano: bambini € 5, adulti soci sostenitori € 7.
Ridotto per persone con disabilità (adulti o bambini): € 3.
CARNET (nominativi, per soli soci Arci, validi per la stagione 2026/27).
Carnet 5 spettacoli (1 bambino e 1 adulto) € 60.
Novità! BIGLIETTO FAMIGLIA, per soli soci Arci: € 20 (bambini e adulti soci Arci dello stesso nucleo familiare).
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PRENOTAZIONI
Il teatro è piccolo, per essere sicuro di trovare il tuo posto prenota:
WhatsApp: 392 1665196 o e-mail: cattivimaestri@officinesolimano.it
RAINDOGS HOUSE MUSICA
Mercoledì 21 ottobre ore 21.00

PAT TODD & THE RANKOUTISIDER + DRAGON CHOPSTICK 
Apertura porte ore 20:30 – Inizio concerto ore 21:00
ingresso Up To You! da 5e in sù con tessera arci
Biglietti disponibili in cassa la sera del concerto

https://youtu.be/TYMprRoX7Gc?is=l60ZoJjeKMOCZ8_f
https://youtu.be/JBqtKjs-7ss?is=6XHevKQa52LJtf1X
https://youtu.be/D48187k55xQ?is=10A40fgmqTCjfV2z
https://youtu.be/5QVJCuHSrhs?is=N12b-PpAB23kZCfw

Pat Todd è uno di quelli che continua a vivere il Rock’n’Roll sulla propria pelle, sera dopo sera, concerto dopo concerto. La sua voce ruvida, le chitarre taglienti, il ritmo pulsante e una scrittura capace di passare dal punk al country, dal garage al blues al rock’n’roll più classico danno vita a concerti tiratissimi, imprevedibili, esplosivi… prima di loro ad accendere la miccia ci pensano i Dragon Chopstick, power pop, garage punk trio da Zena. Allé! 
Originario dell’Indiana e trapiantato a Los Angeles nei primi anni ’80, Pat Todd è stato per oltre vent’anni la voce e l’anima dei Lazy Cowgirls, una delle band che hanno contribuito a definire il suono della scena garage e punk-rock californiana. Con i Cowgirls ha costruito un culto internazionale fatto di canzoni, sudore e concerti incandescenti, prima di proseguire il viaggio con i Rankoutsiders, nati nel 2005. E il viaggio continua con un nuovo capitolo. Il 2 ottobre 2026 arriva I’ll Dream Alone, il nuovo album dei Rankoutsiders su Hound Gawd! Records: dodici nuove canzoni che riportano Todd e la band dentro quella miscela inconfondibile di punk, roots, country, blues e songwriting americano.
Brani come “Desire Has Left Town” e”We’re Outta Time“ usciti in anteprima mostrano una band affamata, capace di scrivere nuovo materiale senza perdere neppure un grammo della propria identità. Rock’n’Roll diretto, sporco, melodico, romantico e pericolosamente vivo.

Dalla scena punk e DIY genovese arrivano i Dragon Chopstick, formati da Tony (Cocks) alla voce e chitarra, Albe (Small Thing, Flamingo Records) al basso e Marti (Stiglitz) alla batteria.
Nati nel 2025, hanno pubblicato nel gennaio 2026 il loro primo Demo per Flamingo Records: sette brani che mettono insieme punk, garage, power pop e rock’n’roll in una manciata di canzoni brevi, nervose e melodiche. Sei pezzi originali e una personale rilettura di un brano dei Flaming Lips.











Martedì 27 ottobre ore 21.30

THE FLESHTONES + DALIDA DJ SET
Apertura porte ore 20:30 – Inizio concerto ore 21:30
ingresso 18e (under 25 che hanno sottoscritto la tessera al Raindogs ingresso 15e) con tessera arci.
Domanda iscrizione – Biglietti On Line

https://youtu.be/tR1I9qps288?is=eXA0SYOGeoTciSfe
https://youtu.be/1DhCdqW7e0U?is=9hrs07cozqhNGmwU
https://youtu.be/q93w6o8R2iQ?is=dTS7HzMuhk86yOZy
https://youtu.be/a2JyRXtcaRg?is=nOIfVQnhPm7XFN71
https://youtu.be/t4Vl-oHh_6o?is=FaVJn-yB557TCsYe
https://youtu.be/vP_RPe0JdQY?is=kMsbNSxgo2v4V7MC

In un mondo in cui non esistono più eroi, i Fleshtones camminano sulla terra come dei “Roman Gods”!

Il loro singolo per il 50° anniversario — Float Your Showboat / Hear Today — è un’autentica bomba, un brano che avrebbe potuto essere pubblicato in qualsiasi momento della loro epica carriera: è un’esplosione, una celebrazione del sound SUPER ROCK. A differenza dei loro contemporanei, non hanno rallentato i ritmi per compensare l’osteoporosi, non hanno perso nulla della loro leggendaria grinta. La band più instancabile del garage rock torna al Raindogs per una delle più scatenate feste che possiamo immaginare, il tutto arricchito della perfetta selezione musicale di Dalida pre e aftershow!  Fin dalla loro nascita, nel 1976 nel Queens, a New York, e dalla loro gestazione sudata e alcolica in locali leggendari come il CBGB, il Max’s Kansas City e il mitico Club 57 — recentemente celebrato al Museum of Modern Art, dove il loro proto-video underground Soul City è stato proiettato per un pubblico di artisti di spicco, celebrità e membri dell’alta società, insieme a una nutrita schiera di punk rocker riusciti a superare i controlli all’ingresso — hanno portato avanti il loro personalissimo marchio di SUPER ROCK: un frenetico amalgama di garage punk e soul, quella stessa energia che li ha tenuti in tournée per cinquant’anni, adorati da un pubblico il cui amore per loro rasenta il fervore religioso.
I Fleshtones hanno sempre portato avanti il loro messaggio con una passione evangelica, sfiorando costantemente i confini del mainstream senza mai assecondare alcuna moda o tendenza del momento. Sono apparsi nel programma televisivo di Dick Clark American Bandstand; il carismatico frontman Peter Zaremba è stato conduttore di The Cutting Edge, l’originale programma notturno di musica alternativa di MTV; e sono stati l’ultima band a esibirsi pubblicamente al Windows on the World del World Trade Center.

Sempre fedeli alla propria scuola, hanno piantato le loro bandiere tanto nel Vecchio quanto nel Nuovo Continente: sono apparsi insieme ad Andy Warhol nel suo talk show di breve durata Andy Warhol’s Fifteen Minutes e, per tutta la metà degli anni Ottanta, hanno suonato regolarmente al Pyramid Club di Avenue A, nel leggendario East Village di New York. Inoltre, hanno avuto un ruolo determinante nell’avvio di Wigstock, il festival delle drag queen che è diventato una componente straordinariamente vivace dell’esperienza newyorkese.

Mai palesemente folli né consapevolmente “psycho” come i Cramps (con i quali nel 1977 condividevano una sala prove), i Fleshtones potevano essere trovati anche dopo il calare del buio, immersi nella malsana luce blu dei loro televisori, a guardare film horror fino a tarda notte e a crogiolarsi nella stranezza dell’America, mentre assorbivano gli eccessi e le provocazioni del Rat Pack, di Little Richard e dei Rolling Stones, affinando il proprio spettacolo dal vivo fino a trasformarlo in un manifesto esplosivo e frenetico del rock’n’roll fatto come si deve. Portando con sé il brio di Chuck Berry e James Brown, con i quali hanno condiviso il palco molte volte, e il vero spirito del CBGB. In effetti, sono l’unica band che abbia suonato al CBGB nel 1976 a non essersi mai presa, da allora, una pausa significativa dall’attività discografica o dalle esibizioni dal vivo, e la loro formazione è rimasta sorprendentemente stabile, imperniata su Zaremba — scatenato, spiritoso, senza compromessi e sicuro di sé, è in parti uguali Dean Martin, Mick Jagger e il Conte Dracula — e sul chitarrista SUPER ROCK Keith Streng, che sembra letteralmente spiccare il volo!

Sono sostenuti da una delle sezioni ritmiche più solide del mondo: la batteria decisamente alla Charlie Watts — meno è più, ma bisogna farlo con stile — di Bill Milhizer, che occupa quel posto da quarant’anni, e dal nuovo arrivato Ken Fox al basso, che è con loro da appena trenta. In precedenza, quei ruoli erano stati ricoperti da illustri musicisti, tra cui Clem Burke dei Blondie alla batteria e Fred Smith (Television) e Andy Shernoff (The Dictators) al basso: una testimonianza delle autentiche radici punk rock dei Fleshtones e della loro autenticità in un mondo ormai invaso da poser.

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