Cultura09 gennaio 2021 18:40

A me serve, come a te, l’aria e la libertà

Piantiamola di prendere in giro noi stessi e i ragazzi, soprattutto. E facciamo qualcosa. Subito (di Chiara Pasetti)

A me serve, come a te, l’aria e la libertà

Ciò che sta accadendo SOPRATTUTTO ai più giovani, a causa della segregazione forzata, è gravissimo: alterazione dell’umore, perdita del sonno, demotivazione, apatia, abulia, sindromi autistiche, deprivazioni affettive, depressione.

Il COVID non colpisce i giovani in modo grave ma le misure messe in atto dal governo hanno, sui giovani, effetti peggiori, molto peggiori del Covid.


Se si fosse deciso di far svolgere tutto l’anno scolastico, fin da subito, al 50 %, avremmo avuto certo difficoltà, ma ci saremmo abituati e i ragazzi avrebbero potuto continuare, anche se un po’ a singhiozzo una vita normale.

Non lo si è fatto. Per insipienza colpevole, per intollerabile sottovalutazione.

Ora io vedo un numero crescente di studenti manifestare segni sempre più evidenti di disagio profondo, di sofferenza vera.

Ieri in una quinta ho visto una ragazza talmente provata dalla clausura e dallo studio folle a cui sono stati costretti da colleghi del tutto incoscienti che mi ha ricordato una ragazza che conosco che era stata colpita dal cancro: una larva.

Ho sofferto MOLTO nel vederla così.

Un altro ragazzo, molto bravo, non riusciva a rispondere a domande banali perché soffre di ipertensione ed ha micro emorragie in gola durante la notte.


Si stanno ammalando gli studenti e non per cause ignote ma a causa di scelte DISSENNATE del governo.


Sono DAVVERO molto arrabbiato e triste: vedo i miei figli ed i miei studenti appassire, spegnersi e soffrire.


Non avrei mai pensato di vedere ciò che sto vedendo...

 

Ho scelto di riportare qui questo messaggio, uno tra i tantissimi che mi arrivano quasi quotidianamente, perché chi lo ha scritto, oltre che essere padre di ragazzi adolescenti, è un (ottimo) insegnante di filosofia.

Ho scelto questo messaggio perché fotografa in poche righe ciò che sta accadendo ovunque in Italia, e lo posso dire perché è ciò che vedo, ascolto, vivo da mesi.

Ho scelto questo messaggio perché ne condivido il contenuto nei suoi punti fondamentali: studenti stremati e in molti casi in grave sofferenza, alcuni docenti incoscienti e soprattutto, adesso lo scrivo a chiare lettere, politici irresponsabili, incompetenti, improvvisatori, inaffidabili, di una mediocrità pericolosa su questo tema (come su molti altri).

Ho scelto questo messaggio perché non so se ho ancora le parole, oggi, dopo giorni passati a parlare con studenti, genitori, insegnanti, politici, e a scrivere e leggere messaggi sulla chat dei rappresentanti della scuola di mio figlio (sedici anni, Liceo Classico), per far passare il mio pensiero, che per altro muta spesso da una settimana all’altra a seconda dell’evolversi della situazione e perché a differenza di molti altri, mi dispiace dirlo, ascolto, esercito una (severa a volte) autocritica, valuto e non penso soltanto al mio piccolo mondo fatto di wifi funzionante, due pc per due persone, due cellulari abbastanza nuovi, una famiglia alle spalle e una casa piccola ma confortevole in cui lavorare e studiare.

 

Ho scelto questo messaggio… E nel leggerlo con il cuore stretto penso che in fondo il mio pensiero sul discorso scuola, dall’inizio della pandemia, è cambiato nei modi ma non nella sostanza: l’emergenza che stiamo vivendo poteva, anzi doveva, essere per la Scuola (e qui intendo davvero tutta la scuola, gli indirizzi di studio, le città, le materie, i docenti, gli studenti, ecc.) un’opportunità nata da una privazione-limitazione, e si è trasformata in un disastro (annunciato, per quanto mi riguarda, e si sa che le sibille e ancor più le cassandre non sono mai simpatiche).

 

Ho scelto questo messaggio ma devo trovare, ancora una volta, le parole, anche solo per dire che non ce la facciamo davvero più.

Genitori, docenti e studenti delle scuole superiori non ce la fanno più.

Nel corso dell’anno scolastico precedente insegnavo a mia volta, e ho vissuto la situazione non solo da madre ma anche da insegnante.

Ho scritto appelli e non so quante lettere, ho cercato di farmi ascoltare dai genitori dei compagni di mio figlio, da colleghi, da amici.

 Siamo arrivati a giugno (con le scuole chiude da marzo). Tutti in vacanza! Certo, ma io ho continuato a pensare a cosa sarebbe accaduto a settembre sul fronte della scuola, a chiedere informazioni sui trasporti, a parlare di come fare la “dad”, a cercare di capire cosa fosse meglio per i ragazzi.

L’anno è ripartito a settembre, ed è ricominciato nello stesso modo (un po’ di alternanza tra presenza e “dad”, identica a quella di marzo-giugno perché durante l’estate nulla di nuovo è saltato in mente a nessuno o se è successo non ha incontrato il parere favorevole di presidi, comitati vari ecc., e da novembre tutti chiusi in casa).

Poco prima del 7 gennaio, giorno della ripresa delle lezioni dopo le vacanze natalizie, ho ricevuto comunicazione da parte della scuola che si sarebbe rientrati in presenza al 50%. Ovviamente sapevo che non sarebbe avvenuto.

La mattina del 6 gennaio, il giorno esatto prima, è arrivata la conferma: apertura rimandata al 18 gennaio. Ma oggi sui giornali locali si legge che i traporti sono stati enormemente potenziati (evviva!) e il 18 gennaio certamente si rientra al 50%. Amici, colleghi, medici, parlamentari e altri ancora affermano: ennesima bugia, si rientrerà a marzo se tutto va bene. Chissà, lo scopriremo.

Alcuni genitori del liceo di mio figlio hanno inviato una lettera ad Alberto Cirio e al Sindaco per chiedere a gran voce la riapertura, altri hanno condannato questa lettera affermando che rientrare a queste condizioni è da pazzi. Fatto sta che la lettera, con tanto di foto del rappresentante di Istituto che ha promosso l’iniziativa (lodevole, per carità, almeno si parla dell’argomento!), è finita sulle testate locali, le quali riportano che è stata inviata dalla maggioranza. Piccolezze, rispetto a tutto il resto, ma non è vero.

Gli studenti, finalmente, si fanno sentire un po’ ovunque, e qui in particolare scrivono lettere a loro volta, manifestano (poco), cercano di uscire dall’ombra (e dallo schermo).

 

Ognuno ha le proprie ragioni e le proprie idee; chi è per la riapertura a ogni costo, perché “non sono i ragazzi a diffondere il virus”, chi è per l’apertura al 50% soprattutto perché sul fronte trasporti non si è fatto quasi niente, chi è per la dad a oltranza “almeno studiano” (ah sì?!), chi vuole che cada il Governo, chi ama Conte (brutto non è, in effetti) e teme l’arrivo del buon (si fa per dire) Matteo and co., chi parla di far vaccinare tutti subito, chi dice che non farà mai il vaccino.

E poi c’è “priorità alla scuola”, gruppi facebook di insegnanti agguerriti, genitori pronti a scendere in piazza (ma non dovrebbero farlo i ragazzi?!), studenti che copiano (la dad è “come essere a scuola”, o no?! Chi non ha mai copiato alzi la mano!), studenti che abbandonano, mamme che sclerano perché “non saranno mai preparati come gli altri” (gli altri chi, esattamente?!), connessioni che saltano durante l’interrogazione (ma guarda, che caso!), e altre che invece funzionano anche sul cucuzzolo della montagna…

Non ho più (le) parole. Davvero.

In (e a) queste condizioni o si fa qualcosa, e subito, per i ragazzi (e torno al mio pensiero di marzo, quello di trasformare un’emergenza in una possibilità, e vale per la scuola come per tutto), oppure è molto, davvero molto meglio che finché non si potrà tornare in classe si smetta con questo delirio (penoso, però, non certo creativo) e si stia a casa da scuola, ma sul serio!

Vacanza dalla scuola “normale”, perché di normale qui non c’è più niente.

E quindi si vada a pulire i musei vuoti, le chiese, si porti la spesa agli anziani, si suoni il pianoforte e si leggano libri, scelti da ognuno magari e non dal docente, si passeggi o si corra al parco invece che farsi i video per educazione motoria mentre si effettuano flessioni sul pavimento di casa in pigiama (no comment), si impari a cucinare per aiutare genitori sempre più impegnati, si vada a conoscere il nome delle piante in cortile, si aiutino i compagni isolati e depressi invitandoli a mangiare un panino all’aperto.

Ah, già… E i voti, come li diamo, su cosa? Come valutiamo una passeggiata al parco, aver spalato la neve nel cortile della scuola, aver regalato un sorriso a un vicino di casa malato a cui si può andare a fare la spesa?

Non lo so! E “me ne frego” (cit. Achille Lauro).

 Io, che se mio figlio prima della pandemia prendeva 7, invece di lodarlo gli chiedevo “perché non 8?” (che sciocca…), adesso dico e scrivo: in una situazione come questa e con una generazione in crisi e senza la scuola da marzo, me ne frego dei voti, dei programmi ministeriali, della burocrazia infinita da cui tutti siamo sommersi (e da cui saremo sepolti se continuiamo così).

Piantiamola di prendere in giro noi stessi e i ragazzi, soprattutto. E facciamo qualcosa. Subito.

 

***

Il  9 gennaio del 1905 moriva a Marsiglia Louise Michel: anarchica, comunarda, scrittrice, (attraverso i suoi testi poté dare voce al suo impegno politico, costante fino alla fine della sua vita), fu anche insegnante.

La ricordiamo con una sua poesia, inedita in lingua italiana, dal titolo La Rondinella (del 1861). E con questa frase, che scriverei in ogni aula (ops, su ogni schermo…) di studenti, docenti, genitori, e di chi deve occuparsi di istruzione, ora come in qualsiasi epoca:

Il compito degli insegnanti, questi soldati oscuri della civiltà, è quello di dare alle persone gli strumenti di rivolta intellettuale.
Louise Michel, da Mémoires inédits, 1886

 

La Rondinella

 

Rondinella che vieni dal cielo impetuoso

Rondinella fedele, dove te ne vai? Dillo a me.

Quale zefiro ti porta, errante viaggiatrice?

Ascolta, io vorrei venirmene con te,


Molto, molto lontano da qui, verso immense piagge

Verso grandi e nude rocce, verso greti e deserti

Nel mistero muto, o verso altre epoche,

Verso gli astri errabondi che ruotano nell’aere.

 

Ah! Lasciami piangere, piangere, quando con le tue ali

Sfiori l’erba e ai concerti profondi

Delle foreste e dei venti tu dalle torri rispondi,

Con la tua voce roca, mio dolce uccello dei mari.


Rondinella dagli occhi neri, rondinella, io ti amo!

Io non so quale eco mi giunga attraverso te

Da rive lontane; per vivere, legge suprema,

A me serve, come a te, l’aria e la libertà.

 

Leggi anche https://telenord.it/azzolina-didattica-a-distanza-chiara-pasetti    

Chiara Pasetti

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