Cultura10 luglio 2021 11:28

Il primo giorno al centro estivo

Un racconto di Chiara Pasetti

Odilon Redon, Il corvo, 1888

Odilon Redon, Il corvo, 1888

Un uccello morto giaceva sulla porta di ingresso.

Dalla forma del becco e dalla grandezza delle ali sembrava una rondine.

Nessuno lo aveva ancora notato.

Per Luca era il primo giorno di lavoro presso il centro estivo delle scuole elementari del paese e ad attenderlo sulla soglia c’era un animale morto. Lo considerò un presagio negativo ma cercò di scacciare quell’idea cupa dalla mente. 

Molto probabilmente si era schiantato sulle vetrate. 

Il pensiero che l’uccello fosse morto cercando di esplorare nuovi orizzonti e avesse invece incontrato la morte contro un vetro lo tormentava. Restò immerso nelle sue riflessioni e nella visione di quel corpicino ormai rigido per qualche istante; lo fissava, era una bella rondine con il capo storto e immobile e un filo di sangue che usciva dal becco.

Gli venne voglia di accarezzarlo e si ricordò delle parole di sua madre, che gli diceva sempre che gli uccelli sono pieni di parassiti. Lo accarezzò lo stesso, le penne erano lisce, nere, morbide, fredde. Doveva essere morto da qualche ora, magari all’alba, tentando di raggiungere chissà quale meta. Una scena di Uccelli di Hitchcock gli rimase impressa tutto il giorno nella testa, e si ripromise di guardarlo la sera stessa.

A un certo punto una voce femminile lo richiamò alla realtà; veniva dall’altra parte del cortile e per farsi sentire stava urlando. 

- Luca, sei tu? Vieni nell’altro ingresso, hai sbagliato cancello! Gli educatori entrano di qui - , e indicò una porta dietro di sé.

Si sorprese nel sentirsi chiamare educatore, dato che non aveva mai fatto questo lavoro né studiato per farlo, e nessuno lo aveva mai chiamato così.

 Fece il giro e si diresse verso chi lo aveva chiamato. Era la coordinatrice della cooperativa a cui era affidata l’organizzazione del centro estivo dei bambini della scuola elementare Giacomo Leopardi. Bassina, cicciottella, con un taglio di capelli, di colore viola, strano, storto, moderno forse. Indossava un paio di calzoncini che lasciavano scoperte le gambe, piene di tatuaggi colorati. Luca non riuscì a capire con chiarezza i disegni, erano piuttosto elaborati e occupavano tutti i polpacci.

Intorno a lei c’era un gruppetto di cinque o sei ragazze più una donna, tutte educatrici o aspiranti maestre. Gli spiegarono successivamente che per “farsi le ossa” avevano scelto di lavorare anche nel mese di luglio e agosto. 

Lui invece aveva solo bisogno di guadagnare qualche soldo, non aveva in mente di diventare un maestro, anche se dati i tempi cupi e la difficoltà di continuare a fare il suo lavoro insegnare cominciava a profilarsi come una possibilità, l’unica possibilità, concreta. 

- Allora Luca, cerchiamo di fare in fretta perché stanno arrivando i bambini, disse la coordinatrice dai capelli viola; tu ti occuperai di Lia, una bimba autistica. Starai con lei per tutte le ore in cui resta qui, in genere intorno alle 14 vengono a prenderla. Poi potrai andare a casa.

- Ah, disse Luca con un’increspatura di apprensione nella voce, solo di Lia tutti i giorni, tutto il tempo.

La coordinatrice, che si chiamava Melinda, ebbe un sussulto di sdegno. 

- Mi pare di avertelo detto al telefono, no?

- Si certo, avevo capito che ci fosse una bimba affetta da autismo e che dovessi dare il cambio a chi si occupa di lei, ma non che dovessi stare tutto il tempo da solo con lei.

- Te l’ho spiegato perfettamente al telefono, Melinda sottolineò con enfasi piccata la parola perfettamente, il tuo incarico consiste nello stare con Lia.

- D’accordo, rispose Luca serio e pacato, non ho fatto alcuna obiezione, ci mancherebbe, mi sta benissimo, solo non mi era così chiaro. Non ho mai fatto esperienze in merito ma me la caverò.

Nel frattempo stavano entrando i bimbi. Cappellini colorati, mascherine di stoffa disegnate, scarpe all’ultima moda e zainetti invasero il giardino insieme alle loro piccole voci gioiose. C’era anche qualcuno che piangeva abbracciato alla mamma, non voleva separarsi da lei. Luca pensò che alla loro età non era mai andato a un centro estivo, sua madre lo aveva sempre tenuto a casa dopo la fine della scuola. 

La coordinatrice iniziò a segnare i nomi dei presenti su un foglio e gli voltò le spalle, la loro conversazione era terminata e lui rimase in piedi ad osservare l’ingresso dei piccoli ospiti del centro.

Dal fondo della via vide arrivare una donna con una bambina nel passeggino; avrà avuto circa sette anni, infatti occupava tutto il passeggino e i piedi le strisciavano per terra. 

Era Lia.

Tenne d’occhio ogni minimo movimento della bambina e di sua madre. 

Lia era semisdraiata e sembrava osservare con sguardo assente il cielo, la madre spingeva semplicemente il passeggino con una certa fretta e non parlava.

Arrivate all’ingresso, Lia si stirò e si rimise nella posizione precedente, la madre parlò in modo concitato con la signorina tatuata.

- Se è stanca lasciatela sul passeggino, è abituata, se invece ha voglia di muoversi state attenti che non scappi, è veloce e furba come un gatto!, disse, come se parlasse di una bambola.

Melinda si rivolse a Luca, che era a qualche metro da loro: 

- Ecco Luca, lei è Lia, da oggi è affidata a te. La madre dice di lasciarla pure sul passeggino se non si sente di camminare, altrimenti bisogna…

- Ho sentito, Melinda, altrimenti bisogna stare attenti perché tende a scappare. Staremo attenti, vero Lia? disse Luca, cambiando completamente tono di voce quando si rivolse alla bambina, alla quale fece il sorriso più dolce che gli riuscì.


Lia continuava a fissare il cielo e non diede alcun segnale di essersi accorta di lui e di essere arrivata in un posto nuovo.

La madre consegnò a Luca uno zainetto rosa dentro il quale, così disse, c’era una bottiglietta d’acqua e un pacchetto di patatine. 

- È viziata, non mangia altro che patatine e popcorn, se vuole aprire lo zaino dalle pure ciò che vuole, se sgranocchia le patatine si calma e non dà problemi…

Dà problemi… chissà cosa vuole dire, pensò Luca, e pensò che senza dubbio lo avrebbe scoperto. Rifletté sul fatto che le patatine, alle otto di mattina e in generale come sorta di “calmante” non erano esattamente la cosa più sana del mondo, ma subito dopo si sentì in colpa per aver formulato un giudizio che non gli competeva. Lui non sapeva nulla di cosa significhi avere a che fare con un bambino autistico e non aveva il diritto di giudicare la madre di Lia perché le dava da mangiare le patatine affermando che fosse viziata…

- Non si preoccupi signora, andrà tutto bene, vada al lavoro serena.

- Ah, io sono sempre serena, rise… Se non la prendessi così mi sarei già sparata!, altra risata grassa, imbarazzata, imbarazzante. Stamattina tra l’altro non vado al lavoro, sono a casa per fortuna, ma ho portato Lia lo stesso perché così impara a socializzare… L’importante è che non vi faccia dannare! A proposito, tu come ti chiami?

- Luca.

La signora si avvicinò a lui e a bassa voce, come se stesse confessando una bugia, gli disse quasi nell’orecchio:

- Comunque, Luca, stamattina le ho dato le sue gocce, dovrebbe stare tranquilla almeno fino alle 10, spero. Sai, stanotte non ha dormito niente, quando ci sono notti così il medico ha detto di darle un po’ di gocce…

Luca era abbastanza turbato, ma nascose bene i suoi pensieri:

- Benissimo signora, io e Lia ce la caveremo. E vedremo se imparerà a socializzare, disse sorridendo a fatica.

Non vedeva l’ora di liberarsi della madre di Lia e delle sue chiacchiere, e anche di Melinda. Voleva stare da solo con la bimba, conoscerla, parlarle, inventarsi dei giochi da fare con lei.

Prese il passeggino, iniziò a spingerlo, salutò la donna e si diresse all’interno della scuola con Lia.

Così cominciò la sua prima mattina al centro estivo… Un uccello morto sulla porta, le parole fredde di Melinda, quelle senza colore della madre di Lia, la confessione sulle gocce come se fosse una cosa brutta (lo era?), e le ciglia nere e lunghissime della bimba che non smetteva di fissare il cielo.

Continuerà…

Chiara Pasetti

Ti potrebbero interessare anche:

Le notizie de LA NUOVA SAVONA

domenica 24 ottobre
lunedì 18 ottobre
giovedì 14 ottobre
sabato 02 ottobre
Frammenti
(h. 18:01)
domenica 26 settembre
giovedì 23 settembre
lunedì 13 settembre
Frammenti
(h. 06:56)
sabato 11 settembre
giovedì 09 settembre