Cultura21 dicembre 2022 12:27

Il Sessantotto spezzino e quello savonese tra rivolta etica e sconfitta

Dialogo a Celle Ligure tra Giorgio Pagano e Franco Astengo

Il Sessantotto spezzino e quello savonese tra rivolta etica e sconfitta

Entrambi i volumi del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello "Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” sono stati presentati a Celle Ligure, nella Società di Mutuo Soccorso. L’iniziativa è stata organizzata da ARCI Savona e da ANPI Savona.

Dopo i saluti di Franco Zunino, presidente ARCI provinciale, e di Renato Zunino, presidente ANPI provinciale, Giorgio Pagano ha dialogato con Franco Astengo, dell’associazione “Il Rosso non è il nero”. 

“Il libro di Pagano e Mirabello è un lavoro enorme, che spiega il Sessantotto nazionale e internazionale a partire da un’esperienza locale” ha detto Franco Astengo, che ha rilevato “le analogie delle esperienze spezzine e savonesi, dalle lotte operaie fin dall’inizio degli anni Sessanta all’impegno culturale, simboleggiato dai fratelli Rescio, Aldo attivo a Spezia e Stelio a Savona”.

Per Astengo il biennio fu l’intreccio tra “lotta per un nuovo modo di vivere” e “lotta operaia per la dignità e il potere in fabbrica”, fino alla strage di piazza Fontana, dopo la quale “ci si ritrova nel clima degli anni Cinquanta”. Gli anni Settanta “non furono però solo quelli del terrorismo, ma anche quelli della crescita dei diritti”, fino alla sconfitta: “il PCI non praticò l’alternativa, e non solo per la questione dei blocchi”.

Pagano ha convenuto con l’analisi di Astengo:

“L’originalità del Sessantotto italiano sta nella varietà dei soggetti protagonisti: non solo gli universitari, anche gli studenti medi, gli operai, i giovani intellettuali. Proprio per questo Spezia, città non universitaria, fu importante nella storia del Sessantotto.

L’esperienza operaia fu contigua dal punto di vista comportamentale a quella studentesca: partiva anch’essa dalla soggettività per approdare alla dimensione comunitaria. Voglia di essere liberi e voglia di stare insieme, nelle occupazioni studentesche come nei cortei operai.

Questa ‘rivolta etica’ fu sconfitta a causa degli errori del movimento -il ritorno alla ‘Dottrina’-, della mancata capacità della classe dirigente della sinistra di interpretarne le pulsioni vitali e della reazione avversaria: lo stragismo e il ‘nuovo pensiero’ conservatore, nato contro le idee di partecipazione e di giustizia sociale del Sessantotto. Il mancato aggancio con la politica portò da un lato alla spoliticizzazione nel privato, dall’altro all’iperpoliticismo di una rivoluzione impossibile”.

Sulla responsabilità del PCI Pagano ha detto: “Il problema della risposta del PCI alle istanze del Sessantotto era quello di superare un’ottica economicista e classista e di affrontare il tema della riorganizzazione etico-politica della società: ‘questione intellettuale’ -scuola e saperi-, questione dell’autogoverno della vita -nuove relazioni intersoggettive-, questione della nonviolenza -il Sessantotto degli inizi fu nonviolento.

Una risposta che non poteva essere trovata nella versione leninista del marxismo. Poteva essere trovata in Gramsci, ma il PCI non fu mai sufficientemente gramsciano”. Quindi, ha concluso, “ha ragione Astengo: non tutto dipese dal rapporto con l’URSS, molto dipese anche dai limiti della cultura politica del partito”.

comunicato stampa

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