cinema NUOVOFILMSTUDIO
venerdì 21
h.18.00 Nuovofilmstudio
Parole nel conflitto
dibattito con Silvia Boccardi e Christian Giacinto Elia
moderato da Human Memories
sull'informazione e il giornalismo nei conflitti
h.20.30 Raindogs
Aperitivo
FIAMMIFERI presenta
Live performance audiovisiva
"TRIADE" di Paco Vescovi
a seguire
DJ SET CALEDONIA
ven 21 nov (21.00 vos)
sab 22 nov (15.30 - 18.00 ita)
dom 23 nov (15.30 - 21.00 ita)
lun 24 nov (15.30 - 18.00 ita)
GIOVANI MADRI
(Jeunes mères)
di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
con Babette Verbeek, Elsa Houben, Janaina Halloy
Belgio/Francia 2025, 104'
Miglior sceneggiatura al Festival di Cannes 2025
Jessica, Perla, Julie, Ariane e Naïma vivono in una casa famiglia che le sostiene nel loro percorso di giovani madri. Sono cinque adolescenti con il desiderio e la speranza di costruire un futuro migliore per sé stesse e per i loro figli.
"Giovani madri", grande ritorno dei Fratelli Dardenne, è un film toccante e pieno di speranza sui sogni e il coraggio di cinque giovani madri. La tredicesima regia dei maestri belgi, più ariosa del solito, consente di empatizzare e di analizzare con lucidità la condizione esistenziale delle quattro protagoniste, più una quinta che fa capolino in una delle rare occasioni conviviali nella struttura di Liegi per giovanissime madri, per lo più single, che fa da filo conduttore del film. Jessica, Perla, Julie e Ariane hanno un vissuto ugualmente difficile e cercano di prendersi cura dei loro figli Alba, Noé, Mia, Lili con l'aiuto delle assistenti sociali e delle psicologhe, mentre cercano di immaginare un futuro. La narrazione dei Dardenne procede in parallelo, mostrando segnali di continuità tra le ragazze e la storia delle loro madri, in quattro percorsi dalle prospettive e dagli esiti diversi, con dilemmi morali che vanno dall'interruzione di gravidanza all'adozione, l'assunzione di responsabilità o il sacrificio, il senso delle proprie scelte come atto di rinuncia o di coraggio. Il cinema degli autori due volte Palma d'Oro ("Rosetta" e "L'enfant") è pervaso dalla vicinanza ai personaggi, figure mai emblematiche ma specchio di un disagio sociale diffuso quanto soffocato dall'indifferenza. Qui ritrovano la forma delle opere migliori, dando vita a una storia corale, tesa e coinvolgente, condotta con inaspettata leggerezza pur senza omissioni, senza fronzoli né retorica, nobilitata da un casting perfetto e magistralmente diretto.
Trailer: https://youtu.be/_FSLCDHAags
ven 21 nov (15.00 vos)
sab 22 nov (21.00 ita)
dom 23 nov (18.00 ita)
lun 24 nov (21.00 ita)
UN SEMPLICE INCIDENTE
(Yak taṣādof-e sāde)
di Jafar Panahi
con Vahid Mobasseri, Mariam Afshari, Ebrahim Azizi
Iran/Francia/Lussemburgo 2025, 101'
Palma D'Oro al Festival di Cannes 2025
Tornando a casa la sera con la moglie e la figlia piccola, un uomo investe accidentalmente un cane, danneggiando l'auto. Questo semplice incidente diventa la scintilla di una catena di conseguenze sempre più travolgenti...
Jafar Panahi, uno dei più grandi registi della storia del cinema iraniano e uno dei maggiori autori contemporanei, premiato in tutti i più importanti festival internazionali, con "Un semplice incidente" offre l’ennesima testimonianza di un’idea di cinema straordinariamente vitale, capace di coniugare impegno civile, sperimentazione formale e una libertà d’invenzione probabilmente senza pari. Girato clandestinamente, senza il permesso ufficiale delle autorità iraniane, il film conferma l’impegno di Panahi a difendere l’integrità artistica e l’indipendenza creativa. L’ironia dissacrante del film, cifra distintiva del suo cinema, diventa lo strumento attraverso cui il regista mette in scena l’assurdità dei meccanismi di potere e la fragilità dei giudizi morali. Ne scaturisce un'incalzante e stratificata commedia drammatica, gestita da Panahi con raffinatezza e sagacia, che racconta le lacerazioni, la paura e la paranoia da cui è attraversato l'Iran. "Un semplice incidente" è stato designato dalla Francia come candidato ufficiale agli Oscar 2026 per il Miglior Film Internazionale.
Trailer: https://youtu.be/UblUoH-puCI
mar 25 nov (15.30 - 18.00)
mer 26 nov (15.30 - 18.00 - 21.00)
LA VOCE DI HIND RAJAB
(The voice of Hind Rajab)
di Kaouther Ben Hania
con Motaz Malhees, Saja Kilani, Amer Hlehel
Tunisia/Francia 2025, 89'
Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia
Presentano la serata di mercoledì l'Associazione Liguria Palestina e Operazione Colomba; l’incasso dello spettacolo sarà devoluto a Emergenza Gaza e Youth of Sumud
29 gennaio 2024. I volontari della Mezzaluna Rossa ricevono una chiamata d’emergenza: una bambina di sei anni, intrappolata in un’auto sotto il fuoco di una sparatoria a Gaza, implora di essere soccorsa. In costante contatto con lei, aggrappati alla sua voce disperata, faranno tutto il possibile per salvarla.
Dalla celebrata regista Kaouther Ben Hania, un film potente e ineludibile, vincitore del Leone d’Argento - Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia e tratto da una sconcertante storia vera. I protagonisti in scena sono tutti interpretati da attori professionisti. Ma la voce che sentiamo al di là del telefono è la registrazione originale di quella bambina. Il suo nome era Hind Rajab.
«Credo che il cinema offra qualcosa di diverso. Non racconta i fatti, li ricorda. Non argomenta, ti fa sentire. Ciò che mi ha perseguitato non è stata solo la violenza dell’accaduto, ma il silenzio che l’ha seguito. E questo non è qualcosa che un reportage può contenere. È qualcosa che solo il cinema, con la sua calma e intimità, può tentare di accogliere. Così mi sono rivolta all'unico strumento che ho (il cinema) non per spiegare o analizzare, ma per preservare una voce. Per resistere all'amnesia. Per onorare un momento che il mondo non dovrebbe mai dimenticare. Questa storia parla anche della nostra responsabilità condivisa, di come i sistemi abbiano fallito nei confronti dei bambini di Gaza, e di come il silenzio del mondo sia parte integrante della violenza». (Kaouther Ben Hania)
Trailer: https://youtu.be/wXDxhHwpExk
mar 25 nov (21.00 - ingresso libero)
Laboratorio Probabile Bellamy e Nuovofilmstudio
Bandapart - Festival del cinema in pellicola
’77 NO COMMERCIAL USE
di Luis Fulvio
con Lucrezia Ercolani, Damiano Roberti
Italia 2017, 127'
Ospite in sala il regista Luis Fulvio
È il ’77, finalmente il cielo (rosso) è caduto sulla terra. WOW. (A) Soffiare sul fuoco, a/traverso la zizzania, la gioia (armata), rivolta (di classe) e cospirazione, senza tregua, è uno strano movimento di strani studenti, congiura dei pazzi senza famiglia, senza galere. La prateria è in fiamme, la rivoluzione è finita abbiamo vinto. Diretto da Luis Fulvio (all’anagrafe Fulvio Baglivi, collaboratore di Fuori orario e dipendente della Cineteca Nazionale) e selezionato in concorso in Italiana.doc alla 35esima edizione del Torino Film Festival, ’77 No Commercial Use è un film fatto quasi interamente di materiale di repertorio che lavora – proprio in ossequio alla scuola ghezziana – sulla giustapposizione e contrapposizione di concetti e immagini, di suoni, rumori e proteste, attingendo da ogni tipo di materiale, per lo più mai visto, o almeno mai visto in questa ottica. Su una griglia semplice e lineare – dal primo gennaio al 31 dicembre – ’77 No Commercial Use si muove con continui salti di registro, con messe a confronto e conflitto di immagini e suoni, lungo una riflessione che vuole – e riesce a – restituire la disperata vitalità di quel momento storico, la voglia di cambiare il mondo anche a costo della vita, il coraggio di buttarsi, di sfidare l’ordine costituito, di portare l’attacco al cuore dei dis-valori borghesi. (Alessandro Aniballi, Quinlan)
gio 27 nov (18.00 - ingresso a offerta libera e consapevole per sostenere la Ciclofficina Alfonsina)
Cicloffcina Alfonsina e Nuovofilmstudio
Ciclostaffetta internazionale verso la conferenza sul clima
h.18.00 Buffet
h.18.30 proiezione del film-documentario The COP 29 Bike Ride
h.19.30 video collegamento con i protagonisti della staffetta COP29 e il coordinatore del tratto italiano della cop30 Bike Ride
La COP è un evento globale per le discussioni e i negoziati sui cambiamenti climatici. Nel 2024 si è svolta a Baku in Azerbaigian, nel 2025 si terrà a Belém in Brasile, dal 10 al 21 novembre. La Cop Bike ride è una staffetta mondiale organizzata dal basso da ciclilst* per portare proposte alla COP. Partiti a giugno 2024 da Parigi, città simbolo degli Accordi sul Clima, duecento ciclist* si sono passati il testimone lungo il percorso, portando con sé dieci proposte per lo sviluppo della mobilità ciclabile fino alla COP29. Sono stat* accolt* nelle principali città attraversate da rappresentanti politici e associazioni pro-bici, affinando le proposte di politiche ciclabili strada facendo.
h.18.30 "The COP 29 Bike Ride" (50') Come riescono le città a realizzare la transizione verso una mobilità sostenibile? Quali sono gli ostacoli e le buone pratiche di queste politiche? Il gruppo della staffetta riuscirà a superare la frontiera terrestre del paese ospitante, chiusa da quattro anni? Saranno ammess* all’interno della zona ufficiale della COP per far sentire la loro voce? Un viaggio di 6.500 km attraverso 11 paesi tra riflessione sull’impegno, cambiamento delle nostre abitudini di trasporto e le avventure di un viaggio in bici.
h.19.30 In collegamento interverranno partecipanti alla COP29 Bike ride e il coordinatore del tratto italiano della Cop30 Bike Ride che racconteranno della loro avventura nella staffetta e della COP30 di Belém tenutasi il 10 novembre 2025.
gio 27 nov (21.00 - ingresso libero)
CINE DI CIME - RASSEGNA DI CINEMA E CULTURE DI MONTAGNA
Nuovofilmstudio, in collaborazione con CAI Savona, Finalmentespeleo e UrbanClimb, con il sostegno di Birrificio dell'Altavia, La Tana del Luppolo e La Dispensa della Valle, è lieto di presentare la quinta edizione di Cine di Cime. Tre appuntamenti come tre tappe di un piccolo viaggio a piedi, alla scoperta di una montagna che è prima di tutto comunità umana, orizzonte ideale e spazio aperto alla costruzione di identità. Un breve, ma intenso percorso volto all’esplorazione di “territori selvatici” attraverso il caleidoscopio antropologico offerto dalle lenti della macchina da presa. L’universo esplorativo che abbiamo deciso di raccontare è prima di tutto fenomeno socioculturale e solo in un secondo tempo performance atletica. Ogni serata sarà accompagnata dalla presenza di ospiti ed esperti, nella volontà di offrire, soprattutto, momenti di incontro e dialogo.
Secondo appuntamento:
ALTROVE
Italia 2025, 50'
Ospite in sala il regista Gabriele Canu
Le salite alpinistiche sono sovente raccontate attraverso le tacche, i gradi, la prestazione sportiva. In una società che ci costringe all'efficienza, siamo dunque condannati al successo? In una piccola spedizione in un altrove inesplorato, spazio desiderato e necessario, roccia e pareti si trasformano: da protagoniste assolute a prezioso sfondo di una storia di amicizia, di relazioni e di alpinismo come cura per l’anima.
teatro dei cattivi maestri
Stagione Teatrale Infanzia
Domenica 23 novembre h 17
Archètipo e Ambiur Puppet Shadow Theater
Domenica 23 novembre h 17
IL FIORE VIOLA
Di Archètipo in collaborazione con Ambiur Puppet Shadow Theater.
Di Khalilurrahman Nanang con Khalilurrahman Nanang e Olimpia Bogazzi.
Ambiur Puppet sono un gruppo internazionale Indonesia/Italia egregi rappresentati nel teatro d’ombra, shadow puppetry. Un’esperienza magica!
PAGINA INSTAGRAM https://www.instagram.com/ambiurpuppet?igsh=MWt1ZWJ5anMwODRoYw%3D%3D
Il Fiore Viola è uno spettacolo di ombre animato dalla compagnia Ambiur Puppets, realizzato con silhouette in plastica trasparente incisa e colorata e background eseguiti con la tecnica papercut. L’avventura del protagonista è un susseguirsi di scenari fantastici che si sovrappongono fino a confondersi: una storia che lentamente penetra nell’animo smuovendo la realtà in un labirinto di percezioni, immagini, suoni e colori.Le figure sono animate prendendo esempio dal teatro delle ombre tradizionale tipico dell’Indonesia, di cui ritroviamo caratteristiche simili nella modalità di movimento verticale, mentre i background sono proiettati con unoverhead projector su un telo da proiezione. La musica che accompagna lo spettacolo è in parte registrata con alcuni interventi live strumentali. Alla voce del puppet master che muove le silhouette, si accompagna una voce narrante che guida lo spettatore durante lo spettacolo.
BIGLIETTI Interi: bambini € 7, adulti € 9 / Ridotti soci Arci: bambini € 6, adulti soci Arci € 8 / Ridotti soci sostenitori Officine Solimano: bambini € 5, adulti soci Arci € 7 / Ridotto portatori di disabilità (adulti o bambini): € 3.
CARNET (nominativi, validi fino a maggio 2026): carnet 5 spettacoli (1 bambino e 1 adulto) € 70, soci Arci € 60.
PRENOTAZIONI Tel. 392 1665196, 349 2984973, 347 5860670 (WhatsApp, SMS, chiamata) cattivimaestri@officinesolimano.it
LINGUAGGIO teatro d’ombre
ETÀ CONSIGLIATA dai 3 anni
DURATA 45′
RAINDOGS HOUSE musica
Sabato 22 novembre ore 22.00
NOT MOVING
Apertura porte ore 21:00 – Inizio concerto ore 22:00
ingresso 13e con tessera arci
Biglietti On Line – Domanda iscrizione
https://youtu.be/Foxxqa8ouR0?si=F4SWCE1_6hOSFZq5
https://it.wikipedia.org/wiki/Not_Moving
https://youtu.be/JMS3wna-Iiw?si=pI-zubN2Msi2fpbK
https://youtu.be/WN6KHteVv6E?si=AYuXJVwfhREHgYZ9
https://youtu.be/59zZtaV0ohU
https://youtu.be/5i5SyVV-rTw?si=n6tSgT17ohadHuV6
“That’s all Folks!” è l’ultimo album dei Not Moving.
– Quale il migliore concerto dei Not Moving?
Rita: ” L’ultimo al Raindogs di Savona l’ anno scorso. Eravamo già stati lì due volte ed era andata molto bene ma pensavamo di aver ‘saturato’ quella piazza. Invece c’era pienissimo… Noi eravamo carichi come molle… Una bella situazione”.
Dall’intervista di Luca Frazzi ai Not Moving sul numero di Rumore – ottobre 2025
Dai primi concerti nel 1981 e dell’esordio discografico del 1982, Rita Lilith Oberti, Dome La Muerte e Antonio Bacciocchi hanno portato sempre avanti lo spirito della band. Anche nei lunghi periodi di pausa e allontanamento, i Not Moving hanno continuato a vivere nei reciproci progetti solisti, nella cura di ristampe (spesso con inediti), documentari, un live dagli anni Ottanta, una breve reunion tra il 2005 e il 2006. Nel 2017 il ritorno insieme con un nuovo album e un centinaio di concerti lungo la Penisola. La storia ora si conclude. Il rock ‘n’roll salva la vita (come cantava Lou Reed con i Velvet Underground) ma in cambio ti chiede l’anima, il cuore, la carne. Ti divora e distrugge. Un prezzo concordato già nell’adolescenza e consegnato al Demone. Che ha restituito la vita che i Not Moving hanno sempre voluto e desiderato, nella sua sadica precarietà, anche quando il fisico perde i previsti colpi. “That’s All Folks” era stato concepito come un omaggio alle radici da cui la band è partita: il blues. L’album si sviluppa su quelle coordinate, guardando però anche al punk, Gun Club, Cramps, The X, psichedelia, Rolling Stones, Bo Diddley e si chiude con il testo di “Not Moving” dei DNA di Arto Lindsay, brano tratto da “No New York” da cui la band prese il nome. That’s All Folks!
BIO
I Not Moving nascono nel 1981, mischiando blues, rock ‘n’ roll, punk, new wave, psichedelia, surf, Modern Lovers, Rolling Stones, Velvet Underground, Stooges. Sono il primo gruppo della scena post punk italiana a guardare a questi riferimenti, mischiandoli e personalizzandoli con una voce femminile e una tastiera. Nel corso degli anni 80 incidono due album, due mini LP e due ep. Suonano centinaia di concerti, “dove “tutto poteva capitare” raccontano le cronache, tra Italia e Germania. Supportano Clash e Johnny Thunders, affiancano CCCP e Litfiba (Berlino, nel 1984) in varie situazioni. La formazione originale si separa nel 1988 e una nuova line up prosegue fino al 1994. I Not Moving ritornano insieme nel 2005/2006 per una serie di date che culminano con il Festival di Rock In Idro, aprendo per Damned e Iggy and the Stooges. Nel 2018 la ripresa dell’attività come Not Moving LTD (con Iride Volpi alla chitarra, sostituita recentemente da Marco Murtas) con cui incidono l’album “Love Beat” e il singolo “Lady Wine”. Nel 2023 ricevono il Premio Ciampi alla carriera, esibendosi a Livorno al “Teatro Goldoni” con CCCP e Marlene Kuntz. Nel novembre 2025 riceveranno il “Premio Lucca Underground Festival per la diffusione della cultura Underground”.Ora la chiusura con “That’s All Folks” e il ritorno al marchio di fabbrica originale: NOT MOVING con il classico logo della band in copertina, disegnato nel 1986 da Eddie King “Left-Hand Luke” grafico dei Clash per gli album “Combat Rock” e “Cut The Crap” oltre a “One Step Beyond” dei Madness.
Martedi 25 novembre ore 21.30
THE DARTS
Apertura porte ore 20:30 – Inizio ore 21:30
ingresso 10e con tessera arci
Domanda iscrizione – Biglietti On Line
https://youtu.be/yVzqu7ivVwQ?si=bD7VLFtuvOAzMDTm
https://youtu.be/Vq9rg3_g-yQ?si=hXzhrwTX_Ov0F3qZ
https://youtu.be/EBPqKzWHZkc?si=WI9_3P7s1Gz4wrlE
https://youtu.be/4p87mzFpj9Y?si=cWpmlcXm6L03dDvu
Niente di nuovo sotto il sole. Ma come ben sapete non è questo il punto, quando c’è una band rock and roll che spacca i culi
The Darts sono una all-girl band che si forma a Phoenix nel 2016, oggi di stanza a Seattle, dalle ceneri di precedenti esperienze garage e punk.
Le tipe hanno una carica esplosiva incredibile.
Mescolano rock garage, horror punk e rock psichedelico con un forte richiamo ai The Cramps, The Donnas.emal groove dei Sonics. I loro live sono incandescenti: muovi la testa, batti il piede e shake the ass!
Il loro ultimo album “Nightmare Queens” è uscito nel 2025 ed è già sold out.
Mercoledì 26 novembre ore 21.30
SANAM
Apertura porte ore 20:30 – Inizio ore 21:30
ingresso 15e (under 25 ingresso 13e) con tessera arci
Domanda iscrizione – Biglietti On Line
https://youtu.be/fKVLP4L5MNA?si=b_GOV5rNe-j3boR3
https://youtu.be/ClMtZkglrZ8?si=0msoTc-VnV_qItbA
https://youtu.be/c4tA3QXza6U?si=jgqrnsB5GFveKpx-
https://youtu.be/L4UKsiDH_Hk?si=MGiIDoGma_JJfUrS
In collaborazione con DisorderDrama & Wakeupandream
I Sanam sono un sestetto di Beirut, Libano, che fonde elementi psych/kraut, improvvisazione, jazz, goth ed elettronica con la canzone tradizionale egiziana e la poesia araba moderna. Il risultato è un’avvincente miscela avant-rock in tensione tra tenui fremiti e ballate infuocate.
Formatasi su impulso di Hans Joachim Irmler dei Faust, leggende del krautrock tedesco, la band ha consolidato la propria identità durante una residenza discografica nelle zone rurali del Libano, in un periodo di tumulti nazionali. E’ nato così il disco di debutto, “Aykathani Malakon” (2023) mixato da Radwan Ghazi Moumneh (Jerusalem in My Heart). Un’opera che trasmette l’urgenza, il misticismo e lo sconvolgimento emotivo della vita contemporanea in quella parte del mondo. E che ha portato la band a suonare in giro per l’Europa (su tutte si ricorda la loro intensissima performance a Le Guess Who?) e a catturare l’attenzione unanime della migliore critica internazionale.
La stessa urgenza artistica, estetica e politica fa capolino nel secondo disco, in uscita a fine settembre sulla mitica Constellation Records (Godspeed You! Black Emperor e tanti altri). L’album si intitola “Sametou Sawtan” che tradotto dall’arabo significa “ho sentito una voce”, e a produrlo è l’ormai fedele collaboratore – e già citato – Radwan Ghazi (Jerusalem In My Heart).
“An intense and brooding fusion of doomy post-punk, psychedelia, electronics, and free improvisation (…) SANAM’s new album Sametou Sawtan sees them moving away from unmoored group spontaneity in favour of more compact and coherent tunes. There’s also a difference in tone, with Sametou Sawtan nailing a darker, more nocturnal mood.” – The Wire
“Many of the lyrics are from traditional sources…but they’re rocketed into the 21st century by Chamoun’s infectious punk-priestess intensity. The constant tension between ancient and modern that underpins her performance is embodied in the instrumentation too. Pounding angular grooves with thudding drums, throbbing bass and jagged guitar are flecked with the thorny splinters of Farah Kaddour’s buzuk lute.” – Songlines
“Confrontational, progressive and at times deeply beautiful, SANAM’s music is a thrilling example of the magic that can come from chaos.” – UNCUT 8/10
“Beirut group Sanam’s debut record blasts to life with its mix of low-tuned guitar jams, industrial drums, and earthy vocals – an immersive collection of dark and spacious textures” – The Guardian
“Fusing rock, jazz, Arabic poetry… moving… really powerful” – Jamz Sup BOOMKAT
“A gritty blend of noise rock, ambient textures and Arabic forms that cast the traditional material in a visceral new context” – The Wire
“A bit post punk and experimental and very, very interesting” – Gilles Peterson BBC 6Music











