cinema NUOVOFILMSTUDIO
ven 23 gen (15.30 ita) (21.00 vos) - sab 24 gen (18.00 - 21.00 ita)
dom 25 gen (15.30 - 18.00 ita) - lun 26 gen (15.30 - 21.00 ita)
LA VILLA PORTOGHESE
(Una quinta portuguesa)
di Avelina Prat
con Manolo Solo, Maria de Medeiros
Portogallo/Spagna 2025, 114'
La vita di Fernando, un tranquillo professore di geografia, viene sconvolta dalla misteriosa scomparsa della moglie. Disorientato e in cerca di una nuova esistenza, Fernando decide di partire per il Portogallo: qui, in seguito a un evento drammatico ma provvidenziale, assume l’identità di un giardiniere e trova rifugio inatteso in una tenuta portoghese. Circondato dalla bellezza del paesaggio e dall’umanità di chi lo accoglie, inizia lentamente a vivere una vita che non è la sua.
"La villa portoghese" della regista spagnola Avelina Prat è una commedia che esplora il rapporto tra le persone e i luoghi che abitano, un invito a riflettere sul significato di “casa”, d’identità e di seconda occasione.
«Che cosa definisce la nostra identità? Il luogo in cui cresciamo, il luogo in cui viviamo, i nostri geni, le nostre abitudini, le esperienze, i nostri desideri... E questa identità è unica e immutabile? Siamo la stessa persona se il nostro contesto cambia radicalmente? Uno dei pilastri dell’identità è il luogo, inteso come un insieme che non è solo geografico, ma che è composto anche dagli elementi e dalle persone che lo abitano. Il luogo come ciò che dà forma a una vita. Il luogo come casa. Parliamo del luogo in cui ci si sente a casa, dove si può essere sé stessi. Un luogo dal quale si può smettere di scappare. Un luogo che non ha nulla a che fare con le radici, ma piuttosto con la scoperta. C’è una curiosa somiglianza tra i nostri legami emotivi con le altre persone e le relazioni che instauriamo con i luoghi in cui viviamo. Ci sono luoghi che attraversiamo soltanto, luoghi che dimentichiamo rapidamente, luoghi in cui restiamo per anni e poi lasciamo... Questa ricerca di un luogo è legata alla ricerca dell’identità. I personaggi di questo film cercano una nuova identità impersonando qualcun altro, assumendo un’identità che non gli appartiene. Eppure, attraverso questa impersonificazione, riescono a costruire una propria realtà, a dare forma a una vita». (Avelina Prat)
Trailer: https://youtu.be/zpfryHLFW9c
ven 23 gen (18.00 vos) - sab 24 gen (15.30 ita)
dom 25 gen (21.00 ita) - lun 26 gen (18.00 ita)
SIRĀT
di Oliver Laxe
con Sergi López, Brúno Nuñez, Stefania Gadda
Spagna/Francia 2025, 115'
Un padre giunge a un rave sperduto tra le montagne del Marocco meridionale con suo figlio. L’uomo è alla ricerca di Mar, l’altra sua figlia, svanita mesi prima durante uno di questi eventi, veglie interminabili che celebrano il suono. Circondati dalla musica elettronica e da un senso di libertà a loro sconosciuto, distribuiscono volantini con la foto della ragazza a chiunque incontrino. La loro speranza vacilla, ma decidono comunque di perseverare nella ricerca, seguendo un gruppo di raver diretti verso un altro e ultimo festival nel deserto...
Vincitore del Premio della Giuria all’ultimo Festival di Cannes e scelto dalla Spagna come candidato a Miglior Film Internazionale agli Oscar, "Sirāt" di Oliver Laxe è un viaggio viscerale che mette alla prova i limiti fisici e psicologici dell’essere umano.
«Il significato comune della parola “Sirāt”, ossia “percorso” o “sentiero”, mi affascina molto. Si tratta di un percorso che ha due dimensioni: quella fisica e quella metafisica (o spirituale). Sirāt è il viaggio interiore che ci spinge a morire prima della morte, come accade al protagonista di questo film. Inoltre, è il nome dato al ponte che, il mito narra, connette l’inferno al paradiso. Molti di noi si chiedono se, in quanto individui e in quanto società, siamo davvero capaci di cambiare, di non ripetere all’infinito gli stessi errori. La risposta è tutt’altro che ovvia. I tempi in cui viviamo sono destabilizzanti. Eppure, nelle esperienze di prossimità alla morte, qualcosa al nostro interno sembra schiudersi. In quei momenti, la trasformazione diventa possibile. Una trasformazione in positivo. In momenti del genere, sono convinto che gli esseri umani possano dare il meglio di sé, una forza che fonda le sue radici nell’istinto di sopravvivenza, così come nella nostra vera essenza. In questo senso, siamo tutti un po’ come Luis: abbiamo trascorso i nostri giorni nel confort di un mondo che tiene la morte a debita distanza e, forse a causa di ciò, spesso conduciamo le nostre esistenze anestetizzati, disconnessi dalle nostre verità più profonde. Ma la vita funziona in maniera diversa: irrompe nei nostri giorni, ci desta all’improvviso e ci chiede di difendere il percorso su cui ci troviamo, mettendone in discussione l’effettiva meta. Quindi, sì, "Sirāt" è un film crudo. Ma si tratta di una crudezza necessaria e assertiva. Gli eventi che i nostri protagonisti si ritrovano ad affrontare li obbligano a crescere, svelando loro un nuovo orizzonte. Volevo creare un film che potesse essere uno spettacolo e, al tempo stesso, un’esperienza che scuote, ma rincuora o che smuove qualcosa dentro». (Oliver Laxe)
Trailer: https://youtu.be/HC4Qcdj5HKI
mar 27 gen (15.15 ita) (21.00 vos)
mer 28 gen (18.00 ita)
Il Cinema Ritrovato. Al cinema - in collaborazione con la Cineteca di Bologna
INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO – DIRECTOR’S CUT
(Close encounters of the third kind)
di Steven Spielberg
con Richard Dreyfuss, François Truffaut, Teri Garr
USA 1977, 135'
Negli Stati Uniti, dopo un primo avvistamento di UFO e la raccolta delle prove tangibili della loro esistenza, il Governo decide di tentare il contatto con le navette spaziali. A tale scopo, sotto la direzione dello specialista ufologo francese Claude Lacombe, predispongono una piattaforma presso la Torre del Diavolo, un'isolata montagna del Wyoming...
Inizia con la richiesta di un interprete "Incontri ravvicinati del terzo tipo", terzo film di Spielberg (anche sceneggiatore, a partire da un ricordo d’infanzia) e primo completamente spielberghiano, dove troviamo già i temi cardine del suo cinema a venire, la capacità di incidere nell’immaginario e di girare “le scene di vita quotidiana dandogli un aspetto un po’ fantastico, di rendere più quotidiane possibili le scene fantastiche”. A parlare è Francois Truffaut, che nel film è lo scienziato Lacombe: l’interprete serve a lui, che anche nella vita l’inglese lo conosceva poco. La comunicazione è il problema centrale del film, storia di un sogno di bambino che diventa realtà quando si è troppo grandi per accettare che possa essere reale. Eppure serve poco: la luce abbagliante attraverso il buco della serratura, un frigo svuotato, le viti di una grata di areazione che si allentano da sole; insomma, basta la magia del cinema, macchina da suspense usata alla massima potenza spettacolare, per renderlo concreto. E un po’ terrificante. Anche lì, però, è solo questione di età, e se gli adulti del film sono molto spaventati – se noi spettatori lo siamo – il piccolo Barry, dall’alto dei suoi cinque anni, è pronto ad andare incontro ai lampi che vengono dal cielo. "Incontri ravvicinati" è un film sulla fede? Sicuramente è un film sull’avere fiducia nell’altro, anche quando ci sarebbero molte ragioni per averne paura. Sono sufficienti le cinque note teorizzate da Lacombe per creare un canale di comunicazione, basta volere e sapere ascoltare. Un bel sogno a cui credere, di questi tempi. (Gianluca De Santis)
trailer: n/a
mar 27 gen (18.00)
mer 28 gen (15.15 - 21.00)
AFTER THE HUNT - DOPO LA CACCIA
di Luca Guadagnino
con Julia Roberts, Ayo Edebiri, Andrew Garfield
USA/Italia 2025, 139'
Una stimata docente di filosofia a Yale si trova in un momento cruciale della sua vita personale e professionale, quando una studentessa modello muove delle accuse verso uno dei suoi colleghi e un oscuro segreto del suo passato rischia di venire alla luce.
Instancabile Luca Guadagnino. Reduce da un intenso 2024, presenta After the hunt, in cui adatta la sceneggiatura dell'esordiente Nora Garrett e dirige una diva del calibro di Julia Roberts. Il film è un thriller psicologico sofisticato, dai dialoghi fitti e programmatici, ma che si beve tutto d'un fiato e senza tentennamenti. Via via che i personaggi acquistano maggiore definizione, ci rendiamo conto che la civiltà delle buone maniere in cui sembrano immersi non è che una facciata ipocrita. L'accusa di abuso sessuale mossa dalla studentessa non solo sconvolge gli equilibri nel gruppo ma mette a rischio il passato stesso della protagonista, segnato da un oscuro segreto che un ritaglio di giornale documenta. Le relazioni tra i personaggi appaiono sempre più improntate a una lotta di potere. Sullo sfondo, naturalmente, c'è il #MeToo, che viene decostruito e indagato nella sua portata filosofica. La sceneggiatura lascia allo spettatore il giudizio, anche se il finale ricuce gli strappi di un sistema bacato. Stilisticamente il film è un grande omaggio al cinema di Woody Allen, a partire dal contrappunto musicale jazz fino alla fotografia, alle scene e ai costumi. In modo sotterraneo ma intelligente, è anche un riferimento diretto alle accuse di abusi sessuali mosse al regista newyorkese, che hanno inciso sulla sua reputazione professionale. Una sublime e ambigua Julia Roberts guida un cast eccellente, la giovane Ayo Edebiri, e l'insinuante Andrew Garfield. (Cristiana Paternò)
Trailer: https://youtu.be/S9KcRlkrTtA
gio 29 gen
Cinelibro - VI appuntamento
Appuntamenti per approfondire il rapporto tra Cinema, Narrativa e Saggistica
h.18.00 - Marco Rossello presenta il suo libro "Ostinata mente"; a seguire piccolo rinfresco.
Ingresso libero
h.21.00 - Proiezione del film "Giovani Madri"
Soci sostenitori 5€; soci ordinari 6€; non soci 7€
Ostinata mente
Presentazione della raccolta di poesie di Marco Rossello
L'autore, educatore e insegnante dialoga con Francesca Pesce, responsabile progetti educativi Nuovofilmstudio ed Elisa Correggia, insegnante.
Questo libro tenta di ricostruire con affetto e rispetto la vita dei piccoli abitanti di una comunità educativa del Ponente ligure. Ogni poesia porta con sé ricordi di gesti condivisi, di crisi, di scelte quotidiane e di sentimenti tanto profondi quanto terribili. Una traiettoria pedagogica complessa e complicata, ma sempre orientata dalla speranza che la vita possa e debba avere un senso.
Giovani madri
di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
con Babette Verbeek, Elsa Houben, Janaina Halloy
Belgio/Francia 2025, 104'
Miglior sceneggiatura al Festival di Cannes 2025 Jessica, Perla, Julie, Ariane e Naïma vivono in una casa famiglia che le sostiene nel loro percorso di giovani madri. Sono cinque adolescenti con il desiderio di costruire un futuro migliore per sé stesse e per i loro figli. "Giovani madri" , grande ritorno dei Fratelli Dardenne, è un film toccante e pieno di speranza sui sogni e il coraggio di cinque giovani donne.
TEATRO DEI CATTIVI MAESTRI
Venerdì 23 gennaio ore 20.30
NON A MIO NOME, UNITI CONTRO LA GUERRA
Artisti, attori, musicisti e cantanti del territorio si uniscono per una serata di beneficenza.
Tutto il ricavato andrà a sostenere i progetti di Emergency in territori di guerra
con
Andrea Piuma e Claudia Cannatello
Pat&Dan
Fermín
Mangianastri
Officina della Pace
Cattivi Maestri
Luca, Fiore, Alex e Marco Pizzorno
Valentina Rossi
e la straordinaria partecipazione di Eliana Zunino
Ingresso libero e gratuito con offerta libera a Emergency.
Senza prenotazione fino a esaurimento posti.
STAGIONE INFANZIA
Domenica 25 gennaio h 17
È ARRIVATO IL CONTASTORIE
Di Ortoteatro.
Con Fabio Scaramucci.
Il contastorie Fabio Scaramucci racconterà storie adatte a tutte le età, pronte a ricreare quel fascino antico che si viveva nelle case o nelle piazze quando non era la televisione a ipnotizzare le famiglie, ma erano i vecchi o i cantastorie a portare bambini e adulti nella piacevole dimensione tra sogno e realtà. Le storie popolari sono perle di rara bellezza, veri e propri tesori letterari, storie meravigliose di fate, orchi, magie, incantesimi, principesse rapite e animali fantastici, in cui spesso irrompe il realismo della vita quotidiana con effetti gradevoli e bizzarri.
“Fabio Scaramucci del friulano Ortoteatro ha costruito molta parte del suo cammino artistico sulla ri-scoperta di antiche fiabe, leggende, miti e storie popolari, nell’alveo di una rivalutazione del racconto come parte integrante di una comunità che si forma ascoltando e partecipando allo spettacolo, che diventa così atto sociale e memoria collettiva. Solo in scena, spesso senza scenografia, a volte con qualche elemento che riporta all’ambiente povero e contadino dove le storie venivano narrate dai teatranti di allora, il contastorie, Scaramucci intreccia le sue fiabe con canzoni popolari, effetti sonori artigianali e filastrocche, coniugando insieme l’abilità narrativa con quella canora.” Mario Bianchi –“Il Teatro Ragazzi in Italia. Un percorso possibile dal 2008 ad oggi.
BIGLIETTI
Interi: bambini € 7, adulti € 9 / Ridotti soci Arci: bambini € 6, adulti soci Arci € 8 / Ridotti soci sostenitori Officine Solimano: bambini € 5, adulti soci Arci € 7 / Ridotto portatori di disabilità (adulti o bambini): € 3.
CARNET (nominativi, validi fino a maggio 2026): carnet 5 spettacoli (1 bambino e 1 adulto) € 70, soci Arci € 60.
PRENOTAZIONI
Tel. 392 1665196, 349 2984973, 347 5860670 (WhatsApp, SMS, chiamata); cattivimaestri@officinesolimano.it
LINGUAGGIO teatro di narrazione
ETÀ CONSIGLIATA dai 5 anni
DURATA 60′
RAINDOGS HOUSE musica
Venerdì 23 gennaio ore 22.00
PAOLO ANGELI
Apertura porte ore 20:30 – Inizio concerto ore 21:30
ingresso 15e (under 25 ingresso 12e) con tessera arci
Domanda iscrizione – Biglietti On Line
https://youtu.be/p0pwpzQl2z8?feature=shared
https://youtu.be/A805D9CVAr0?si=8bqkLgUkgdG-HwoY
https://www.youtube.com/live/YTSw8Q61fJs?si=JgDLVQ3AKsF64Y71
https://youtu.be/ZUTODFLlOfU?si=KatnluTxSpGhL8x1
Paolo Angeli è considerato tra i più importanti innovatori della scena internazionale.
A partire dalla metà degli anni ’90, coglie le influenze del free jazz, folk noise, pop minimale, flamenco contemporaneo, musica araba e post-rock, e approda a una sintesi di linguaggio in cui colloca nella contemporaneità la musica tradizionale sarda.
Il cuore del concerto è la chitarra sarda preparata, un’orchestra a 25 corde, inventata da Angeli circa trent’anni fa, dotata di martelletti, eliche e diversi ponti, con il quale il musicista sardo veicola emozioni, al servizio di una musicalità sempre cangiante.
Originario di Palau (punta nord della Sardegna), cresce con il viso rivolto verso il mare.
Chi ha assistito a una performance in Solo di Paolo Angeli, spesso in un atto unico, sa di trovarsi difronte ad un viaggio musicale omerico. Una navigazione fatta di partenze, approdi, in cui composizione e improvvisazione tessono il racconto, all’interno del quale si avvicendano melodie struggenti e rumori che rimandano a paesaggi sonori ora post industriali, ora legati alla natura
Partendo dallo strumento tradizionale, grazie all’apprendistato decennale con il maestro Giovanni Scanu e alle influenze dei visionari dell’avanguardia del ‘900, ha ideato la chitarra sarda preparata, vero e proprio strumento-orchestra. L’improvvisazione costituisce il cuore pulsante dei trent’anni anni di carriera di Paolo Angeli, intesa come materiale di collegamento e come sviluppo delle strutture compositive, ma anche come pratica di comunicazione tra musicisti di ogni latitudine e cultura musicale. Il suo percorso si corona nel 2018 con un’esibisce alla Carnegie Hall di New York, entrando così nella rosa dei più
importanti musicisti ‘innovatori con radici’ della scena mondiale, definendo la rotta inedita di una musica d’avanguardia mediterranea.
Paolo Angeli ha pubblicato 13 album da solista e collaborato ad oltre 50 dischi. Dal 2005 vive in Spagna e suona regolarmente in tour nei più importanti festival e teatri di tutti i
continenti. Ha improvvisato e collaborato con centinaia di musicisti, tra cui Pat Metheny (che dal 2003 utilizza una copia della Paolo Angeli Guitar), Fred Frith, Iva Bittóva, Hamid
Drake, Evan Parker, Antonello Salis, Jon Rose, Iosonouncane etc.
LEMA TOUR 2025
Il focus della performance sarà LEMA, ultimo lavoro del musicista, pubblicato il 9 maggio.
Lema (in spagnolo Motto o slogan) è una sintesi diretta, capace di inglobare la complessità di un pensiero musicale senza steccati tra i generi, in cui Paolo Angeli sviluppa i trent’anni di convivenza con la chitarra sarda preparata. Narra un altro Mediterraneo, che non si concede ad un folklore post-coloniale, in cui affiora una tessitura temporanea e una componente che rivendica spallate post-rock.
Sabato 24 gennaio ore 21.30
DJ SET TRASH ANNI ’90-’00 BY SILVIA E LORIS
Ingresso 5€ con tessera arci fino ad esaurimento posti, non è prevista la prenotazione.
Apertura porte ore 21.30
Rieccoci al consueto appuntamento con la serata Dj Set Trash Anni 90-2000 by Silvia & Loris che la accompagnerà in consolle, in supplenza di Camilla!
Opening act Dj Haika
Da ormai svariati anni serata immancabile nella stagione invernale della Raindogs House, torna la serata Dj Set Trash, arricchita di una decade, e sempre più trash: anni 90-2000!!
Opening act Dj Haika che ha scovato per voi delle chicche musicali che vi faranno scaldare e carburare come si deve!
Cose Belle23 gennaio 2026 17:51
Ciema, teatro e musica
La settimana alle Officine Solimano
Le notizie de LA NUOVA SAVONA
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