Cose belle26 dicembre 2019 12:20

La culla del sogno

Nel clima natalizio un po' frigido di questo fine anno la corpulenta e sonnacchiosa Fortezza del Priamar ha preso vita e colore grazie alla grande mostra dei lavori di Imelda Bassanello, celebrativa dei 40 anni della sua operosa presenza a Savona (di Betti Briano)

La culla del sogno

Già da metà della rampa di accesso i personaggi del presepe ci salutano e accompagnano in una ideale salita alla capanna, ai lati della porta di ingresso due candidi angeli ci introducono all’interno della fortezza; giunti nella piazza del Maschio scorgiamo un branco di grandi oche in corsa che ci indicano l’entrata del Palazzo del Commissario ove è allestita la mostra. Una volta dentro la magia, che nel percorso ci ha aperto il cuore e messo in moto la fantasia, esplode già nella prima stanza e non ci abbandona un attimo durante la visita di tutte le sale del palazzo che, nonostante l’austero bianco si presenti ingrigito dal tempo e dall’incuria, in presenza dei personaggi e delle personagge di Imelda si trasformano in un allegro e colorato teatro della memoria e dell’immaginario di ciascuno di noi.

Il fitto popolo ligneo che ci accoglie, fatto di bimbi e angioletti, contadinelle, mamme, famiglie, boscaioli, ma anche marinai, ballerine, saltimbanchi, maschere, declinati in una grande varietà di soggetti e situazioni, rievoca le antiche cose che sanno di buono: le pagine dei libri della prima infanzia della mia generazione, le scatole di latta delle caramelle, i teatrini per bambini, come anche le decorazioni tradizionali dell’oggettistica artigianale dei paesi montani e anche nordici.  Nei quadri come anche nelle sculture campeggia una natura animata e amica, che va dai paesaggi bucolici di sfondo agli animaletti domestici e anche selvatici agli alberi, alle piante come ai teneri mazzolini di fiori in mano o nel cestino delle bambine.

La visita alla mostra ci immerge in un mondo fiabesco, certo mai esistito ma che sicuramente tutti abbiamo sognato, nel quale ogni singola comparsa ci riporta a qualcosa di familiare: ai giochi dell’infanzia, ai giocattoli dei genitori o dei nonni trovati in soffitta, ai personaggi dei racconti che ci hanno letto da piccoli, alle gite in campagna o al mare, alle feste in famiglia, al Natale e alla Befana di una volta.

L’artista non ci regala solo una mostra ma un percorso esperienziale attraverso la galleria di ricordi e sensazioni che popolano l’immaginario personale e collettivo, nella quale troviamo raffigurati e trasfigurati il quartiere e la città di cento e più anni fa dei racconti orali ma anche scritti, oppure il ridente villaggio e la casa fiorita nella quale noi stessi sognavamo di vivere da piccoli e i personaggi che animavano strade e piazze reali o immaginarie. Il Sabato del villaggio di Giacomo Leopardi che troviamo scolpito su una grande tavola in una delle ultime stanze ci conferma che il teatro che Imelda mette in scena vuole rappresentare proprio quella stagione aurorale della vita nella quale il mondo intorno ci parla di bellezza e di speranza e ancora non abbiamo contezza della dura realtà del domani.

Su qualunque opera esposta ci soffermiamo rimaniamo stupiti non solo per la forza inventiva e l’originalità dell’ispirazione che ogni soggetto rivela, ma anche per la perizia tecnica con la quale si intuiscono disegnati i contorni delle figure  e l’abilità della mano nell’imprimere gestualità e movimento alle immagini fissate dal colore sul legno: il sorriso, la sorpresa, la corsa come il gioco, il lavoro e molte altre situazioni; è sorprendente osservare infatti come le caratteristiche e la forma del legno oppure la rarefazione o l’intensità della pennellata concorrano a creare i differenti effetti scenici e come peraltro la variegata ricchezza della tavolozza renda ogni scena un tripudio di allegria e forza vitale e consenta ad ogni singolo personaggio o oggetto di stare nell’insieme e al contempo distinguersi  e venir fuori con la propria individualità.

Al termine della visita, considerando la quantità di opere esposte ed il numero considerevole di quelle create per l’occasione e tenendo conto anche dell’imponente e laborioso allestimento, non possiamo fare a meno di chiederci come ha fatto una persona sola a fare tanto; se però poniamo mente alla quantità di superfici che sono state trasformate dall’estro di Imelda ( porte, insegne, mobili, muri, ecc…) nel nostro territorio e oltre. non possiamo che concludere che solo una sapiente ‘lavoratrice del pennello’ e insieme un’artista libera e originale come lei avrebbe potuto portare a compimento una tale impresa. Imelda Bassanello ha voluto fare alla sua città di elezione uno splendido regalo di Natale; merita tutto il nostro riconoscimento e soprattutto va ringraziata di persona con la visita alla sua splendida mostra.

Imelda Bassanello. Nativa di Vicenza, si è formata nella pittura lignea in Veneto. Giunge a Savona nel 1979 con la famiglia; apre il primo laboratorio, dal nome La Mela nel centro storico della città. Successivamente apre un atelier nella frazione del Santuario, proprio a fianco della monumentale Basilica di N.S.della Misericordia, ove ancora oggi svolge la sua attività. Al Santuario ha dato vita ad una interessante esperienza di ‘pittura di comunità’, che ha visto il coinvolgimento della scuola primaria e delle istituzioni civili e culturali presenti nella frazione. Possiamo ammirare suoi lavori in tutta la Liguria, in antichi borghi, in negozi, case private e spazi pubblici; il suo stile ha ormai attraversato i confini regionali e anche nazionali.

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