Cose belle07 novembre 2020 06:58

La vita ci fotte

Il corto di ottobre del video progetto “Aspetto la fine” (di Chiara Pasetti)

La vita ci fotte

Il video progetto incentrato sulla pandemia, dopo una pausa estiva, è ricominciato con la riapertura delle scuole e delle università.

Il primo corto di un mese fa, “L’incognita”, sembra già appartenere al passato: gli studenti che hanno collaborato raccontavano paure, desideri, emozioni e, appunto, incognite legati al nuovo anno scolastico, che era partito con le lezioni in presenza nella maggior parte degli istituti o con l’alternanza fra la didattica in presenza e la ormai nota “dad”.

Purtroppo si è trattato di un breve momento, una sorta di illusione per loro e per tutti che si riuscisse a trovare un equilibrio fra la ripresa dei contagi e la “normalità”.

Dal mese di novembre le lezioni per le scuole superiori sono nuovamente a distanza: gli studenti e i docenti sono tornati davanti a uno schermo, fatta eccezione per le materie di indirizzi di studio che prevedono ore di laboratorio.

Nelle zone caratterizzate da maggiori criticità si è, di fatto, nuovamente in lockdown.

Durante il mese di ottobre abbiamo assistito a una crescita esponenziale dei contagi, gli ospedali sono sotto pressione se non, in alcuni casi, prossimi al collasso come nei mesi di marzo e aprile, in diverse città si stanno allestendo ulteriori reparti covid.

Le immagini che ribalzano in rete di medici, infermieri e personale sanitario stremati, accasciati su se stessi dalla fatica e dalla disperazione, e delle barelle stipate nei corridoi, non possono lasciare indifferente nessuno di noi.

Ci si domanda cosa è stato fatto in questi mesi per evitare di rivivere l’incubo della primavera scorsa…

La risposta è uno scoraggiato silenzio o un grido di denuncia, di rabbia e di paura per il presente e il prossimo futuro.

Siamo tutti stanchi, bombardati da bollettini e notizie riguardanti la pandemia; galleggiamo in un limbo di attese, speranze e ansia.

Sui social serpeggia un clima astioso, una lotta di tutti contro tutti, quando mai come in questo momento sarebbe importante provare a mettere da parte sentimenti negativi e cercare soluzioni, studiare proposte, inventare alternative alla solitudine e al vuoto lasciato dall’assenza di occasioni culturali e di spettacolo, di sport e svago… di socialità, in estrema sintesi.

 

Senza alcuna pretesa di colmare tale vuoto ma con l’intento, ora come a marzo (quando il progetto “Io resto a casa – aspettando” è cominciato, alla vigilia del lockdown nazionale), di raccontare fatti, esperienze ed emozioni, il secondo video questa volta vede protagonisti esclusivamente i ragazzi delle scuole superiori e dell’università.

 

Enrico e Edoardo Borghesio, novaresi, che chi ha seguito il progetto dall’inizio avrà imparato a conoscere, hanno fornito la loro preziosa testimonianza sulla quarantena fiduciaria, avvenuta nel momento in cui dovevano allestire la commedia “Profondo giallo” da loro scritta e diretta. Fortunatamente sono riusciti a portare in scena con successo lo spettacolo, poco prima che calasse il sipario su tutti i teatri italiani.

Il 30 ottobre si è tenuta a questo riguardo la manifestazione nazionale “L’assenza spettacolare”. Gli artisti hanno riempito le piazze italiane per chiedere un sostegno concreto, proposte e garanzie per il futuro.

 Tra i tantissimi c’erano anche Maria Carolina Nardino, giovane artista poliedrica diplomata presso la Scuola del Teatro Grock, laureanda in Arti, Spettacolo ed Eventi culturali allo IULM di Milano: figura nel video con il cartello della manifestazione e una maschera sul volto.

Da Piazza De Ferrari a Genova un’altra immagine della stessa giornata ritrae la cantautrice e direttrice artistica Maria Pierantoni Giua, recentemente ospite (insieme al Trio Amadei) in Senato per una reinterpretazione dell’Inno d’Italia (in apertura dell’appuntamento “Senato&Cultura” dedicato alla città di Genova), che cammina fiera accanto all’attrice di teatro e cinema Lisa Galantini.

Quest’ultima ha collaborato dall’inizio al nostro progetto: in questo nuovo corto recita i versi di Marina Ivanovna Cvetaeva scritti nel 1941.

La poetessa russa nacque l’otto ottobre 1892 e morì suicida proprio nel 1941; resterà praticamente sconosciuta fino agli anni Settanta del secolo scorso.

Hanno aderito al progetto e partecipato a questo video due classi dell’Istituto ACOF Olga Fiorini di Bergamo. Coordinati dalla loro docente Selene Cilluffo, le classi terza A e B hanno liberamente interpretato il titolo del progetto, dividendosi i compiti: chi ha filmato, chi ha editato e raccolto i contributi, chi ha pensato a “trucco e parrucco”, ognuno di loro ha collaborato alla realizzazione delle riprese.

 Dalla splendida cittadina di Lanciano in provincia di Pescara ci sono arrivate le testimonianze di altri studenti: la classe quarta C di Desing della Moda presso il Liceo Artistico G. Palizzi, guidata dalle docenti Cinzia D’Amico e Antonia Cefalo, ha scelto di raccontare come sta vivendo le nuove disposizioni relative alla didattica, e dai volti e dalle parole delle studentesse traspaiono chiaramente smarrimento e delusione.

Hanno ragione ad essere delusi, gli studenti, perché da marzo ad ora sembra che il tempo si sia fermato e quella che dovrebbe essere una delle priorità di ogni Paese civile, la scuola appunto, è stata invece dimenticata (in realtà da anni, ma ora emerge con prepotenza la negligenza di governi presenti e passati) o strumentalizzata a fini politici e di consenso.

In questo clima generale di malcontento, paura, tristezza per il numero dei morti che è tornato a crescere pericolosamente, la giovinezza e la freschezza dei ragazzi, la voglia di vivere e di tornare al più presto a sentirsi parte della propria classe sono una ventata di speranza malgrado tutto, ben rappresentata anche dal piccolo Corto che cammina al Parc Beaumont di Pau ripreso dal padre, il fotografo e artista Manuele Geromini.

Il quindicenne Giacomo di Asti, studente presso IIS Giobert indirizzo turistico, cuffia da rapper in testa e riccioli ribelli, chiude il video con un testo trovato sul web. Ironico e amaro, recita: “gli anni più belli ve li stiamo offrendo in dad, e se la connessione è lenta, resti fuori”.

 

Con l’augurio che ogni docente, e ogni studente, trovi un modo, il proprio modo, per non restare “fuori” pur essendo dentro le mura di casa, cercheremo di continuare a coinvolgere i ragazzi in questo progetto, sperando che diventi per loro un’opportunità per far ascoltare la propria voce.

Su tutti loro, su tutte le immagini e i disegni presenti nel video (a cura del giornalista e regista Mimmo Lombezzi), risuona, potente e poetica, struggente e malinconica, la voce di Achille Lauro con la sua Tu che ne sai, dall’album “Achille Idol Immortale” del 2014, che ancora una volta come spesso accaduto nei corti precedenti pare scritta adesso per la capacità di leggere e interpretare pensieri e stati d’animo dei giovani e di tutti.

 

«Praticamente noi siamo fottuti già»…

Non ci sono ricette per cancellare o lenire questa sensazione, che passerà solo quando sarà tutto finito. Si può solo attraversarla, certi che in fondo al tunnel la luce prima o poi si vedrà.

 

 

***

Rinnoviamo la nostra gratitudine nei confronti di Lauro, che ha aderito a questo nostro progetto.

Grazie a tutti gli studenti e ai docenti che hanno collaborato, a tutti coloro che forniscono idee, spunti, riflessioni e che diffondono e seguono i corti dall’inizio.

E al Comune di Finale Ligure che come per la prima parte del progetto ha creato una playlist sul proprio sito “Turismo e Cultura”:

 

“Aspetto la fine”: https://www.youtube.com/playlist?list=PLfUc9aPeRqz4cNo4oBnAQ6m1Y8OCQtwrO

 

“Io resto a casa – aspettando”: https://www.youtube.com/playlist?list=PLfUc9aPeRqz6hLNNbyAx5EMviL-P_0jNe

 

 

Chiara Pasetti

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