Cultura05 dicembre 2020 11:59

L’Intento ha una sua importanza

La parola al regista (di Chiara Pasetti)

L’Intento ha una sua importanza

Quando nasce un’idea è un po’ come «quando nasce un amore», per citare il titolo di una celebre canzone di Anna Oxa.

L’unico pensiero è quello di realizzarla, di portarla avanti a qualunque costo, di prendersene cura.

Non ci sono altri obiettivi se non questo: crescere e far vivere l’idea, sperando che possa durare il più possibile.

Come un amore vero, appunto… «da quando nasce a quando vola», diceva il testo di Anna Oxa.

L’otto marzo, Giornata Internazionale della Donna, quando abbiamo iniziato il progetto “io resto a casa – aspettando”, chi scrive non avrebbe mai immaginato che saremmo riusciti a portarlo avanti fino a luglio, e poi che avremmo ricominciato a settembre con ancora più studenti.

Non avrei immaginato potessero uscire così tanti articoli su diverse testate nazionali e non, e che tantissime persone avrebbero visto, apprezzato, diffuso, condiviso i vari corti.

Non avrei immaginato che potessimo mostrare un estratto di questi primi 18 video, ossia l’antologia “Visioni dal lockdown”, nella meravigliosa cornice dei Chiostri di Santa Caterina a Finalborgo a fine agosto, il solo evento in presenza che siamo riusciti a svolgere finora per questo lavoro.

 

Tutto ciò che è stato fatto e si sta facendo con il progetto, l’ho detto diverse volte ma desidero scriverlo pubblicamente, senza Mario Molinari non sarebbe mai stato possibile.

Probabilmente avrei realizzato il primissimo video di marzo, forse un secondo, con un video maker o qualcuno in grado di mettere insieme gli interventi degli studenti, e poi mi sarei fermata.

Non solo perché serve un grande talento e una grande abilità per trovare ogni settimana (da settembre ogni mese, anche perché i ragazzi che collaborano sono davvero tanti e ne siamo felici!) un modo nuovo ma fedele al progetto e al proprio stile per montare i tantissimi contributi che scegliamo, e una cifra personale ma sempre rispettosa dell’artista che ha aderito all’iniziativa, Achille Lauro.

Non solo perché serve moltissimo impegno e tanta esperienza per fare questo in tempi strettissimi e farlo bene, per se stessi e per tutte le persone che collaborano.

Non solo perché non è facile condurre a lungo un’iniziativa in due, che comporta necessariamente, oltre a momenti di gioia e soddisfazione, contrasti e divergenze che vanno superati talvolta mettendo da parte se stessi, affidandosi (e fidandosi) l’uno all’altra e sostenendosi vicendevolmente.

Serve un’altra “cosa”, un ingrediente fondamentale per realizzare 18 cortometraggi in quattro mesi, un’antologia degli stessi, e decidere di riprendere a settembre: serve passione.

Passione per il proprio mestiere, per questo progetto in particolare, per il fatto di raccontare e raccontarsi e di pensare che in questo modo si possa, almeno un po’, essere utili agli altri.

Almeno un po’… È già qualcosa, nel difficilissimo momento che stiamo attraversando.

Ecco, Mario ha passione, che è un misto di cuore, talento, tecnica.

Questa è una caratteristica che non si trova dappertutto, anzi. È sempre più rara.

Come è raro il fatto di commuoversi o emozionarsi mentre si fa qualcosa, e per questo poi si riesce ad emozionare gli altri.

Mario ha avuto fiducia in me e in questo percorso, insegnandomi molto da tanti punti di vista.

Senza di lui quella che nella notte tra il sette e l’otto marzo era “solo” un’idea sarebbe rimasta nella mia mente e nel mio cuore, mentre ora la può vedere, ascoltare, “sentire” chiunque lo desideri.

 

E quindi, siccome finora ho quasi sempre parlato io del progetto e dell’antologia “Visioni dal lockdown”, online stasera per la prima volta dal sito del Teatro delle Udienze di Finale Ligure, oggi lascio con gioia la parola a lui. Che non parla molto, perché afferma che per lui “parla ciò che fa”.

È vero.

Ma al pari di ciò che fa, anche ciò che dice non è mai scontato.

 

Ieri è stata pubblicata un’intervista a cura di Antonella Grandicelli per il blog TheMeltinPop, fondato dalla stessa Antonella insieme ad Arianna Destito (di cui si riportano in fondo due brevi note biobliografiche); intervista alla quale ho risposto io. Dal momento che le domande di Antonella sono molto puntuali, profonde, e testimoniano un’attenzione nei confronti del nostro lavoro davvero preziosa, ho pensato che fosse bello, e doveroso, che alle stesse domande rispondesse anche lui: il regista di tutti i video del progetto “io resto a casa – aspettando”, dell’antologia “Visioni dal lockdown” e della seconda parte del progetto iniziato a marzo, “aspetto la fine”, che tra pochi giorni sarà al suo terzo cortometraggio.

 E, spero, il regista di altre mie-nostre idee ancora in embrione.

 

Per una volta, spero non l’ultima (come tanti artisti, quelli veri, Mario è schivo, non ama comparire e non ha manie di protagonismo), la parola va a lui, che è abituato, essendo anche giornalista, a fare domande più che a fornire risposte. Come i filosofi…

Grazie ancora ad Antonella Grandicelli e a TheMeltinPop per le domande, che riportiamo con le risposte, ironiche e caustiche, fulminee e poetiche, di Mario Molinari.

 

-       Lo scorso marzo, nel momento in cui, con il primo corto, avete iniziato a dare voce alle emozioni contrastanti scatenate dalla decisione del lockdown, sicuramente non avevate in mente un progetto di tale portata e di tale prospettiva. Quando vi siete accorti che i vostri corti potevano rappresentare realmente un documento, una fotografia “emozionale” di questo momento storico?

 

Non c’è stato un momento preciso. Fu come una sorta di fioritura primaverile, quando inizi a vedere i germogli e poi all’improvviso, dietro una curva, ti commuovi per un mandorlo in fiore. Non per fare il poeta da quattro soldi...

 

-       In questi lunghi mesi di pandemia sono passati incessantemente in tv fiumi di informazione e cronaca, filmati, interviste - le foto del personale medico spossato, i cortei delle bare, la fila della gente per fare la spesa, le dirette davanti all’entrata degli ospedali. Ciò che appariva importante era documentare gli eventi, dare l’istantanea del fatto. Nella realizzazione dei vostri video, non vi è nulla di tutto questo. Solo poesia, pittura, fotografia, teatro, letteratura e tantissima musica. Ritieni questo l’unico alfabeto utile a dire davvero di sentimenti e sensazioni? Credi che sia compito dell’arte parlare di ciò che non si vede, dare voce a emozioni e inquietudini che altrimenti andrebbero perse?

 

Ci sono alfabeti infiniti. Certo, quello dell’informazione è stato ed è assillante. Perché il covid fa ascolti. Abbiamo cercato di trovare soluzioni più oniriche e sentimentali in senso letterale. Non so se ci siamo riusciti, ma l’Intento ha una sua importanza e anche una sua cifra stilistica, per certi aspetti inedita...

 

-       In questo lavoro fatto per di persone e per le persone, avete dato voce agli interrogativi di molti, anziani e giovani, insegnanti e professionisti, artisti e lavoratori del mondo dello spettacolo. Tra i tanti, davvero importanti sono stati il contributo e la testimonianza dati da ragazzi e studenti, ai quali forse le restrizioni hanno imposto le rinunce maggiori e di cui voi siete stati senza dubbio tra i primi a parlare. Quale ricordo di questa esperienza credi rimarrà in loro?

 

Ma sai, “loro” sono più abituati di “noi” ai videomessaggi. Certo, raccontarsi davanti ad un cellulare sapendo che “quella cosa” verrà pubblicata è un altro paio di maniche corte, vista la stagione…

 

-       Dal primo video sullo spaesamento di inizio marzo 2020 a quelli su momenti importanti della vita della nazione (il 25 aprile, la Festa del Primo maggio, la Festa della Repubblica, l’anniversario della strage di Capaci). Quale tra i tanti corti realizzati è quello che ti ha emozionato di più e perché?

Sono un giornalista: quando rivedo “Povera Patria” la sequenza delle stragi mi commuove ancora.

[Mario si riferisce al corto numero 13: https://www.lanuovasavona.it/2020/05/31/leggi-notizia/argomenti/cose-belle-1/articolo/povera-patria.html].

 

 

-       Che cosa ti ha lasciato questo progetto e che cosa speri abbia lasciato in chi lo ha visto? E nel futuro, che appare tutt’ora incerto, pensi continuerete a dare vita a questo diario collettivo?

 

Si, magari non con una cadenza di tiro come la scorsa primavera, ma un corto al mese credo lo sforneremo. Alcuni istituti scolastici hanno aderito al progetto coinvolgendo i loro studenti. A volte ciò che ci arriva reca errori marchiani cui cerchiamo di porre rimedio, in primis con brani - anche di sottofondo - scelti con grande cura, che fanno da reagente della poesia intrinseca di un’età perduta ma non dimenticata. C’è una cosa che i lockdown non possono cancellare: le emozioni. Un video, un corto, un minifilm è in grado di comunicarle, quando ci sono. E ci sono spesso se non sempre, nelle parole semplici e a volte severe di questi giovani, il cui (che brutto “il cui”) coinvolgimento ci fa tornare agli inizi del progetto, ma con un sentire ed un’esperienza rinnovata...

 

 

Qui l’intervista condotta da Antonella Grandicelli, uscita ieri venerdì 4 dicembre:

https://www.themeltinpop.com/post/visioni-dal-lockdown-diario-collettivo-ai-tempi-della-pandemia

Antonella Grandicelli è nata e vive a Genova. Del 2016 è il romanzo noir Le ali dell’angelo (Robin Edizioni). Ha scritto racconti per varie antologie tra cui Genovesi per sempre (Edizioni della Sera, 2019), Tutti i sapori del noir (Fratelli Frilli Editori, 2019), I luoghi del noir (Fratelli Frilli Editori, 2020), Natale a Genova (Neos Edizioni, 2019 e 2020), La Liguria sorride (Lo Studiolo, 2020). Ha fatto parte del comitato artistico del Festival Incipit Genova 2019. È co-founder e redattrice insieme ad Arianna Destito del blog TheMeltinPop.com. Arianna Destito è nata a Genova dove vive e lavora. Pedagogista e fisioterapista, è autrice di racconti, anche di genere noir. Tra gli ultimi Io non volevo tornare qui (I luoghi del noir- Fratelli Frilli editori) L’artista (Natale a Genova – Neos edizioni) La Torre (La Liguria sorride – Lo studiolo edizioni). Nel 2019 ha fatto parte del comitato artistico del Festival Incipit Genova.

Il link per seguire TheMeltinPop: https://www.themeltinpop.com/

***

Il filmato “Visioni dal lockdown”, di Chiara Pasetti e Mario Molinari con l’adesione di Achille Lauro, sarà stasera online dalle ore 21, fino a domani alla stessa ora. Qui i biglietti: https://www.teatrodelleudienze.org/events/visioni-dal-lockdown-1

Il trailer: https://youtu.be/mYvnW95iEL8

Non sarà come essere insieme agli spettatori in una sala di un cinema o di un teatro, stasera, ma l’importante, in questo momento, è che la cultura, la musica, lo spettacolo e le emozioni possano continuare a fluire e a provare a lenire la solitudine e la distanza fisica cui siamo tutti costretti a causa dell’emergenza sanitaria ancora in corso…

 

Grazie al Teatro delle Udienze e all’Associazione Baba Jaga di Finale Ligure che ci ospitano, a tutti coloro che stasera vedranno le nostre “Visioni” e a tutti coloro che collaborano con noi.

 

Si ricorda che il progetto è no profit e chiunque acquisterà il biglietto darà un contributo per andare avanti con la seconda parte iniziata a settembre dal titolo “aspetto la fine”, di cui tra pochi giorni uscirà (sempre su youtube dal canale indipendente “Ninin”) il terzo corto con i lavori degli studenti legati al mese di novembre appena trascorso.

 

Ci si deve sempre imbarcare in un’opera come un corsaro nella sua nave; con l’intento di fare fortuna, scorte per venti campagne e un coraggio intrepido. Si parte, ma non si sa quando si tornerà! Si può fare il giro del mondo?...

Gustave Flaubert 

Chiara Pasetti

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