Cose belle28 febbraio 2021 16:59

Siamo solo anime

Sesto cortometraggio del video progetto “aspetto la fine” (di Chiara Pasetti)

Siamo solo anime

Ho sempre presentato i corti del progetto iniziato un anno fa con Mario Molinari, l’adesione di Achille Lauro e la partecipazione dei ragazzi in un modo il più possibile impersonale. 

Benché ci sia, naturalmente, molto di me in ognuno di questi lavori, che sono diventati tanti (diciotto nella prima fase da marzo a luglio, un’antologia degli stessi e ora sei con questo nuovo video del mese di febbraio), ho sempre cercato di mantenere un tono oggettivo, che non è sinonimo di distacco ma è funzionale a descrivere un progetto corale con precisione e valorizzando ogni contributo.

Mi rendo conto che stavolta, di fronte a questo video, complice forse anche la stanchezza di un anno di pandemia, la molteplicità degli interventi e delle emozioni racchiuse in una ventina di minuti, la regia di Mario che mi sorprende e commuove sempre, il brano di Lauro scelto, Santana, profondamente vicino al mio sentire, e sicuramente anche la fatica di crescere un figlio adolescente di cui assorbo ansie, paure, stress, frustrazione, solitudine, mi risulta difficile scriverne in modo appunto obiettivo… E quindi faccio un’eccezione e scrivo all’io.

Di solito il tema del mese viene deciso da me e Mario sulla base dell’evoluzione della pandemia, cercando soprattutto di focalizzare l’attenzione sui giovani, che sono i veri protagonisti del progetto. 

Questa volta si è discusso a lungo se fosse utile e anche terapeutico evadere dal quotidiano con le sue notizie cupe e riflettere insieme agli studenti sul tema della bellezza e/o dell’amore (idea che magari riprenderemo).

Ma sia io che i ragazzi stessi, tra l’altro questo mese particolarmente impegnati con verifiche, eventuali recuperi, interrogazioni e, gli universitari, sessioni di esami (e ne approfitto infatti per ringraziare chi è riuscito a trovare il tempo e l’ispirazione per partecipare), non riuscivamo a mettere del tutto a fuoco argomenti e relativi interventi. 

Poi ho letto un articolo a firma di Giovanna Servettaz (su questa testata), la quale, accanto alle tante notizie di cronaca quotidiana che fornisce, da mesi raccoglie anche le testimonianze di psicologi, psichiatri, assistenti sociali relativamente al disagio dei giovani, che sta prendendo proporzioni allarmanti e sta sfociando, come tutti abbiamo letto, in un drammatico aumento di suicidi e atti autolesionisti. 

L’articolo presentava il risultato di un laboratorio rap condotto dall’Associazione Large Motive, concepito e realizzato con i giovani ospiti di Villa Livi (Pietra Ligure) in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale ASL2 di Savona. 

Si tratta di una canzone (con relativo video) in cui ogni ragazzo ha scritto una frase o una strofa: Una gomma e una matita

L’ho trovato estremamente originale, commovente e potente, non solo per le parole ma anche per le immagini. 

Ragazzi e ragazze, adolescenti, si mettono a nudo con sincerità e sofferenza attraverso il linguaggio musicale e visivo.

Alcune frasi:

 

Ringrazio Dio di essere nata

Non capisco voi e non mi sento capita

Il male mi prende

Dalle voci dentro me sono stato rapito

Sempre mi farete sentire diversa

Questa malattia dell’anima mi ha rubato la vita

Da domani non so che sarà

Mi sono tagliata bruciata per sentirmi viva e un po’ più amata

Cercando di sconfiggere i miei demoni come fosse una guerra

 

Ho ascoltato e riascoltato la canzone. 

Queste giovani voci mi risuonavano dentro, le immagini di alcuni di loro in spiaggia, sulla panchina, in tuta o in minigonna, con i capelli al vento, mi ricordavano la mia adolescenza tormentata e mi facevano sentire ancora più vicina, se possibile, a ciò che stanno vivendo da un anno a questa parte, costretti ad un’esistenza virtuale che ha accelerato la navigazione in rete ma enormemente rallentato se non frenato ogni relazione di amicizia, amore, condivisione, sfogo, ascolto. 

Ho pensato a quanta fatica possano fare tutti e in particolare i più fragili, i più sensibili, che spesso vengono giudicati fannulloni, incapaci, “sfigati”, quando in realtà sono solo persone che vivono le emozioni con maggiore intensità di altri e sperimentano sulla propria pelle le “malattie dell’anima” da cui nessuno è immune e per le quali non c’è un vaccino, neanche da adulti.

Scrive puntualmente Giovanna Servettaz:

«Un filo di Arianna ben strutturato per permettere ai giovani di uscire dal labirinto del covid e affacciarsi alla vita con fiducia, un lavoro che solo la Sanità pubblica permette di portare avanti e sul quale davvero varrebbe la pena di investire, perché si tratterebbe di un investimento per il futuro di tutti».

E così, grazie a questa canzone struggente e al suo video, che abbiamo deciso di inserire nel nuovo corto, ho trovato il mio filo di Arianna per il corto di febbraio: la paura, le paure. Che poi è un po’ il filo di Arianna di tante mie esperienze, scelte, vissuti, domande, testi.

Paura di non essere compresi, di comprendere, di non essere amati, di amare, di vivere, di crescere, di ammalarsi, di curarsi, di morire. 

Di un presente senza luce e di un futuro tutto da costruire.

Di fallire, di deludere e deludersi, di essere inadeguati, di essere adeguati, di non essere normali, di essere normali, di non combinare nulla, di combinare solo guai.

Paura di avere paura, paura di sconfiggere la paura, paura da sconfiggere. 

Chi non ha (una) paura?

E soprattutto dopo un anno in cui la malattia e la morte, la sofferenza, la perdita, fisica e del lavoro, dello studio, di ciò che si è costruito magari nell’arco di una vita, la privazione, l’incertezza sono i soli argomenti che abbiamo di fronte ogni giorno, ogni istante, chi può dire di non avere paura?

 

Potrei andare avanti ore; mi fermo perché c’è tanto di questo tema nel nostro nuovo corto “Siamo solo anime”, frase tratta da Santana di Achille Lauro, canzone contenuta nel primo album in studio (“Achille Idol Immortale”, uscito a febbraio del 2014) dell’artista che tra due giorni sarà sul palco di Sanremo e che da un anno ha aderito al nostro progetto (e di cui è appena uscito il singolo nuovo, “Solo noi”).

 

Come sempre nei corti, intorno al tema principale si intrecciano, disegnano e prendono vita traiettorie impreviste prima di tutto a me stessa.

I gemelli Edoardo e Enrico Borghesio interpretano “cos’è la paura” con un loro testo, filmandosi alla guida di una macchina con un sottofondo musicale scelto e riadattato da loro stessi.

L’artista Maria Carolina Nardino, laureanda in Arti, Spettacolo ed Eventi culturali presso lo IULM di Milano, partecipa per la prima volta al progetto scegliendo di interpretare una celebre poesia di Raymond Carver, Fear, recitata in una «selva oscura» carica di significati non solo letterari. 

Come nei corti precedenti hanno collaborato gli studenti della classe 4° C del Liceo Artistico Giuseppe Palizzi di Lanciano (Chieti) con disegni, fotografie e un brano di Billie Eilish, Ilomilo (suonato e cantato con sublime intensità e abilità vocale da una studentessa), che esprime la paura di perdere una persona cara. Accanto a loro anche un contributo video di una studentessa dell’Istituto Acof Olga Fiorini di Bergamo, classe 3°A.

Alcuni studenti dell’IPS Giuseppe Ravizza di Novara, protagonisti del progetto Erasmus + “Open Sesame”, hanno partecipato a febbraio ad un esperimento di mobilità virtuale insieme ai loro partner stranieri. Nel corto abbiamo raccolto diversi risultati del laboratorio, coordinato dalla docente di inglese Barbara Bianchi e da altre insegnanti. Il loro progetto non era legato al nostro tema, ma ci è sembrato interessante mostrare quanto i (veri) docenti trovino modi e strumenti per appassionare e coinvolgere i ragazzi anche in questo momento, facendoli sentire vicini nonostante l’indubbia distanza data dallo schermo (e in questo caso anche geografica), che se non aiuta a superare le paure può però essere utilizzato per confrontarsi, creare, sorridere, anche, e non solo per testare le competenze degli studenti attraverso continue verifiche e interrogazioni…

 

E poi, come sempre, c’è la parola poetica.

Qui è rappresentata, tra gli altri, da due poetesse entrambe morte suicide molto giovani: Sylvia Plath (scomparsa a trent’anni, l’11 febbraio del 1963), che per la sua stessa voce recita una delle sue poesie più intime e autobiografiche, Ariel, e Antonia Pozzi, nata il 12 febbraio del 1912 e morta a ventisei anni, qui con una lirica scritta in adolescenza, Canto della mia nudità (interpretata da Lisa Galantini). 

Due poesie sul corpo, sulla morte, sulla nudità reale e metaforica, sul valore della vita, sul dramma di sentirsi soli, sulla paura del domani. E molto altro.

Scorrono sotto i loro versi i frammenti di due film che lasciamo ai lettori il piacere di scoprire, vedere, conoscere, interpretare…

Siamo solo anime, canta Achille Lauro in Santana, uno dei suoi pezzi più belli e disperati, in cui molti anni prima dell’arrivo del covid denunciava la condanna dei giovani a vivere legati e la paura di destini rovinati.

 

Come canta una ragazza in Una gomma e una matita, “non sono io l’artefice del mio destino… o forse sì”.

 

Forse sì. 

Forse con la paura si può imparare a con-vivere. Come con il virus. 

Ci si deve proteggere, dalla paura e per non avere paura, così come per non prendere e diffondere il covid, ma non isolare, nascondere o, peggio, farsi del male…

 

La strada è ancora lunga, eppure vale la pena pensare di farcela. 

Sono altre le “malattie” che tutti insieme dobbiamo cercare di eliminare per sempre; la paura è connaturata all’essere umano e non deve essere fonte di vergogna, o di altra paura… 

Se non esistesse la paura che cosa saremmo, tutti?

 

Per fortuna, siamo solo anime.

 

 

***

 

 

 

Playlist II parte video progetto “Aspetto la fine”: https://www.youtube.com/playlist?list=PLfUc9aPeRqz4cNo4oBnAQ6m1Y8OCQtwrO

 

Playlist I parte del progetto “Io resto a casa – aspettando”: https://www.youtube.com/playlist?list=PLfUc9aPeRqz6hLNNbyAx5EMviL-P_0jNe 

 

Qui l’articolo di Giovanna Servettaz citato nel pezzo: https://www.lanuovasavona.it/2021/02/09/leggi-notizia/argomenti/news-1/articolo/tagliata-e-bruciata-per-sentirmi-viva-e-un-po-piu-amata-essere-giovani-ai-tempi-del-covid.html 

 

Una gomma e una matita: https://www.youtube.com/watch?v=ZkzqW2eeF68    

 

 

Il resoconto a cura della professoressa Barbara Bianchi del laboratorio di mobilità virtuale dell’IPS Ravizza di Novara e dei suoi partner stranieri:

www.erasmusplus.it/storie/il-progetto-open-sesame-ha-coinvolto-oltre-100-ragazzi-da-5-paesi-nella-mobilita virtuale/?  fbclid=IwAR0uf5tQk7peMGZhzezZL0MjfsM1v0yFnAB6CvyUG3_Zp0NxcMx0adiyAvg   

 

Siamo anche su instagram (profilo a cura di Enrico e Edoardo Borghesio) e su facebook:

https://www.instagram.com/p/CKvsFLCF15w/?igshid=1uoserfqh4ob3 

https://www.facebook.com/Video-progettoaspetto-la-fine-108824194367408/ 

 

Per chi volesse sostenere il progetto, che si ricorda essere no profit: www.lereveetalvie.it  

Chiara Pasetti

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