Cose belle18 dicembre 2021 15:28

La cerca del tartufo è patrimonio dell’umanità

Entusiasmo a Millesimo dopo la decisione dell'UNESCO: "il tartufo non è solo un prezioso fungo da mettere in bella vista in vetrina, ma un insieme di profumi, sapori, sensazioni, emozioni che generano un connubio unico difficile da descrivere"

La cerca del tartufo è patrimonio dell’umanità

La “Cerca e Cavatura del Tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali” è ufficialmente iscritta nella lista UNESCO del Patrimonio culturale immateriale d’umanità.

La decisione è stata comunicata giovedì 16 dicembre a seguito del pronunciamento del Comitato intergovernativo UNESCO riunitosi a Parigi.

Una candidatura di carattere nazionale per l’Italia, che ha visto il coordinamento tecnico-scientifico istituzionale del Servizio II- Ufficio UNESCO del Segretariato Generale del Ministero della Cultura (MiC), il cui  percorso è stato seguito e implementato dalla partecipazione diretta e costante della vasta comunità che si identifica nell’elemento, una rete interregionale nazionale composta dall’Associazione Nazionale Città del Tartufo (Anct), soggetti riuniti in gruppi associati nella Federazione Nazionale Associazioni Tartufai Italiani (Fnati), da altre libere Associazioni e da singoli Tartufai.

«Siamo entusiasti di questo risultato, finalmente ce l’abbiamo fatta – ha commentato Michele Boscagli, presidente di Anct –, la “Cerca e cavatura del tartufo in Italia è diventata Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Otto anni di lavoro sono stati apprezzati, è stato un percorso che, grazie alle istituzioni competenti, ha dato l’opportunità a tutti i soggetti coinvolti di comprendere l’importanza di salvaguardare saperi e conoscenze della tradizione dei tartufai italiani. Un patrimonio collettivo, prezioso anche per le generazioni future, che va ben oltre il valore del prodotto in sé».

Un risultato di grande importanza per Millesimo che rappresenta il comune portavoce della tradizione legata al pregiato fungo ipogeo in Liguria e da 29 anni a questa parte ospita la “Festa nazionale del tartufo”.

«Inutile negare la nostra soddisfazione per la conclusione positiva di un lavoro iniziato nel 2013 e che ha coinvolto tutte le associazioni italiane, permettendoci, tra l’altro di conoscerci e di confrontarci superando gli individualismi locali – commenta Maurizio Bazzano, presidente dell’Associazione Tartufai e Tartuficoltori Liguri con sede a Millesimo -. Il percorso che ha accompagnato la candidatura ha consentito di acquisire consapevolezza di essere comunità e di portare avanti un lavoro di catalogazione, finora mai realizzato, per documentare una lunga tradizione praticata e tramandata in gran parte del Paese.

La “Cerca e cavatura del Tartufo in Italia” rappresenta un patrimonio culturale immateriale di conoscenze e pratiche tramandate oralmente per secoli che caratterizzano la vita rurale dei tartufai. Un insieme di saperi vasto, incentrato sulla profonda conoscenza dell’ambiente naturale e dell’ecosistema, che enfatizza il rapporto tra uomo e animale, riunendo le competenze del tartufaio e quelle del cane con la sua capacità olfattiva, con cui si crea un rapporto simbiotico».

«Ma questo riconoscimento rappresenta molto di più e la parola chiave è proprio immateriale – prosegue Bazzano – infatti il tartufo non è solo un prezioso fungo da mettere in bella vista in vetrina, ma un insieme di profumi, sapori, sensazioni, emozioni che generano un connubio unico difficile da descrivere e “ingabbiare” in definizioni preordinate».

«Un gran bel riconoscimento, per l’Italia, per Millesimo e per tutto il nostro territorio – sottolinea il sindaco di Millesimo Aldo Picalli -, non a caso la “XXIX Festa nazionale” svoltasi nella nostra città lo scorso mese di ottobre è stata denominata, per il primo anno, “del tartufo della Val Bormida” a significare come il prezioso fungo rappresenti una peculiarità e una ricchezza a livello comprensoriale.

La qualità del terreno, le condizioni ambientali e climatiche fanno sì che il prodotto del nostro entroterra sia uno fra i più pregiati d’Italia e rende la Valle Bormida la “culla del tartufo” della Liguria. Un’eccellenza che rappresenta un volano ineludibile per le altre peculiarità enogastronomiche, naturalistiche, storiche artistiche locali ».

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