Cose belle03 aprile 2022 15:19

L'Inghilterra in Liguria

130 anni dalla sfida giocata tra i pionieri del calcio in Italia e i marinai inglesi imbarcati su piroscafi fermi nei porti di Genova e Savona (di Franco Astengo)

L'Inghilterra in Liguria

Correva la primavera del 1893 (il Genoa Cricket and Athletic Club sarebbe stato fondato il 7 settembre successivo come club riservato ai sudditi di sua Maestà Britannica).

Il calcio in Italia, in maniera organizzata, si giocava soltanto a Torino grazie all'impulso del commerciante Bosio, che aveva raccolto un gruppo di svizzeri e inglesi che al loro Paese si erano già cimentati con la palla rotonda ed alcuni nobili, per i quali il nuovo giuoco presentava lo stesso spirito d'avventura dell'andare in automobile oppure tentare esplorazioni transoceaniche. C'era il Duca degli Abruzzi, il conte Ferrero di Ventimiglia ( che sarebbe stato un discendente del salgariano Corsaro Nero e poi sarebbe stato presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, in allora FIF), il Conte Nasi, che da lì a poco si sarebbe imparentato con un certo Edoardo Agnelli.

Ebbene questa stravagante compagnia decise di organizzare una partita internazionale, sfidando una rappresentativa di marinai inglesi imbarcati su piroscafi in quel momento fermi nei porti di Genova e Savona.

Le cronache scrivono che si giocò nell'entroterra di Vado Ligure: ma le nostre ricerche hanno individuato il terreno di gioco come quello della Piazza D'Armi di Savona lungo corso Ricci, dove poi avrebbero avuto sede le vetrerie Viglienzoni e adesso si trova il colosso Ipercoop.

La squadra di Bosio (progenitrice dell'Internazionale di Torino) vinse 2-1, un successo clamoroso.

Questa la formazione: Beaton, Kilpin ( quel Kilpin che, trasferitosi a Milano, avrebbe fondato il Milan) Dobbie, Lubatti, Schoenbrund, Pecco, Beltrami, Weber, Bosio, Savage, Nasi.

Nel corso del tempo non si è mai ritenuto di dover celebrare questo avvenimento e la nazionale inglese non ha mai giocato a Genova, in particolare nel periodo in cui la "Perfida Albione" risultava imbattibile per i nostri azzurri.

Ricordiamo il primo scontro terminato 1-1 a Roma nel 1933, poi il 2-2 del 1939 a Milano segnato dalla "manina" di Piola, l'inopinato 0-4 subito a Torino nel 1948 con il goal di Mortensen a sorprendere Bacigalupo, un altro pareggio (1-1) a Firenze nel 1952 nella gara d'addio proprio di Silvio Piola, il 2-3 subito a Roma nel 1961 con lo sfortunato Buffon infortunato costretto a lasciare il posto tra i pali all'emozionato esordiente Vavassori colpevole delle due reti finali dei bianchi. Poi finalmente arrivò la vittoria al comunale di Torino nel 1973 (Anastasi e Capello) e lo stesso Capello capace di siglare, qualche mese dopo, la prima vittoria a Wembley.

Da allora tantissime squadre di club sono scese in Liguria per partite di Coppa o amichevoli di lusso, ma mai la nazionale.

Nel 1964 giocò dalle nostre parti la nazionale dilettanti inglese per una storia che merita un minimo di racconto.

In una occasione, poi, il verde della Liguria si tramutò in “azzurro nazionale”. Capitò nel 1964, nel mese di Maggio: in Liguria era in programma la fase finale del campionato europeo dell’UEFA per le nazionali dilettanti. All’ultimo momento la Grecia non si presentò e la rappresentativa ligure, allo scopo di non lasciare buchi sul calendario, fu trasformata “ipso facto” in Italia B. I “nostri” giocarono tre partite: a Marassi contro l’Inghilterra ( i maestri prevalsero per 4-2; non c’erano maglie azzurre sufficienti perchè utilizzate dalla squadra A e la Liguria-Italia giocò con la sua maglia verde), a Cairo Montenotte contro la Germania (2-3: una partita drammatica) e al “Macera” di Rapallo (0-1 dai cugini “galletti” transalpini). Insomma: si vendette davvero cara la pelle: una rappresentativa regionale contro nazionali vere e proprie!.

I 130 anni di quella sfida giocata tra i pionieri del calcio in Italia e i marinai inglesi andrebbe ricordata degnamente con una sfida giocata nuovamente in Liguria tra il calcio italiano e quello inglese: anche se i tempi sono irrimediabilmente mutati.

Franco Astengo

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