Cose belle23 aprile 2022 12:22

Nuovofilmstudio, la programmazione fino al 28 aprile

In programma tra l'altro "Una madre, una figlia", "Ali & Ava - storia di un incontro", "Diabolik" e "Mamma Roma"

Nuovofilmstudio, la programmazione fino al 28 aprile

Dal 22 al 25 Nuovofilmstudio presenta "Lingui - una madre, una figlia": il regista ciadiano Mahamat-Saleh Haroun racconta con passione le difficoltà delle donne in Ciad di vivere in libertà la propria vita e la solidarietà femminile come forza e cardine del riscatto.

 

Sempre dal 22 al 25 aprile proietteremo “Ali & Ava”, una commedia sentimentale ambientata dalla regista britannica Clio Barnard a Bradford, città industriale nel cuore dello Yorkshire, per parlare d’amore e socialità attraverso il potere rigenerante della musica.

 

Martedì 26 e mercoledì 27 arriva nella nostra sala "Diabolik": liberamente ispirato al fumetto n. 3 "L'arresto di Diabolik", dove compare per la prima volta Eva Kant, il film dei Manetti Bros., dopo la versione pop di Mario Bava, è un adattamento più classico del “Re del Terrore”.

 

Sempre Martedì 26 e mercoledì 27 aprile, vi aspettiamo con un nuovo appuntamento di "Pasolini 100" in collaborazione con la Cineteca di Bologna: proseguiamo con “Mamma Roma” interpretato dalla grande Anna Magnani, un fantastico restauro che ha aperto la sezione Berlinale Classics realizzato a partire dai negativi originali 35mm.

 

Infine, giovedì 28 aprile alle ore 17.30, avremo in collegamento Alice Rohrwacher, Pietro Marcello e Francesco Munzi per presentare il documentario "Futura" nel contesto della rassegna "GenerAzioni". La proiezione sarà arricchita dalla presenza del coro Superba Young Choir, formazione informale di giovani voci con un repertorio sacro e profano che spazia dal Medioevo al contemporaneo. Il coro, anch’esso protagonista nel film, si esibirà a chiusura del dibattito e della proiezione. L'ingresso è libero.

 

Potete acquistare i biglietti in sala prima degli spettacoli oppure in prevendita su https://www.liveticket.it/nuovofilmstudio

 

Lingui - una madre, una figlia

 

di Mahamat-Saleh Haroun
con Achouackh Abakar Souleymane, Rihane Khalil Alio, Youssouf Djaoro
Francia 2021, 88’

 

ven 22 apr (15.30 - 21.00)
sab 23 apr (18.00 - 21.00)
dom 24 apr (15.30 - 18.00)
lun 25 apr (18.00 - 21.00)

 

Nella periferia di N’Djamena in Ciad, Amina vive sola con la sua unica figlia quindicenne, Maria. Il suo mondo, già fragile, crolla il giorno in cui scopre che sua figlia è incinta. La ragazzina non vuole questa gravidanza. In un Paese in cui l’aborto non è condannato solo dalla religione, ma anche dalla legge, Amina si ritrova a dover affrontare una battaglia che sembra persa fin dall’inizio...

 

Presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes e al Torino Film Festival, “Una madre, una figlia” del regista ciadiano Mahamat-Saleh Haroun è il racconto della difficoltà delle donne in Ciad di vivere in libertà la propria vita e della solidarietà femminile come forza e cardine del riscatto.

 

«Era da molto tempo che pensavo di rappresentare un ritratto di una donna ciadiana simile a quelle che conosco. Sono donne single, vedove o divorziate, che allevano da sole i loro figli. Spesso sono disprezzate dalla società, e nonostante tutto riescono a escogitare un modo per tirare avanti. Volevo ritrarre la vita di queste donne che vengono emarginate ma non vivono come vittime e non si considerano tali. Sono le eroine non riconosciute della vita di ogni giorno. In Ciad, ci fu un tentativo di far promulgare delle leggi che avrebbero aiutato le donne con la gravidanza e la contraccezione ma quelle leggi non furono mai approvate. Vedo giovani donne che hanno conseguito titoli di istruzione universitaria prestigiosi e vorrebbero costruire una famiglia, ma non possono farlo perché la società disapprova il fatto che guadagnino tanti soldi. Sono considerate troppo indipendenti, troppo libere. Si riuniscono per parlare in modo sincero della loro vita, per condividere le loro esperienze, per aiutarsi e sostenersi a vicenda. È un femminismo che non reclama nulla apertamente, ma che è estremamente attivo. Queste donne organizzano spesso delle raccolte fondi private e contribuiscono regolarmente a questi fondi per finanziare progetti o per aiutare una persona in difficoltà. Così trovano il modo e i mezzi per resistere all’ordinamento maschilista della società ciadiana. Sono sempre stato molto sensibile alle cause femminili perché sono stato allevato da mia nonna, una donna straordinaria che ha lasciato un segno nella mia vita.

Lingui è una parola in arabo ciadiano che significa legame o connessione. Più generalmente, è ciò che lega le persone per permettere loro di vivere insieme. È un termine che proviene dalla nostra tradizione e implica solidarietà, mutuo soccorso, aiutarsi reciprocamente a restare a galla. Io posso esistere solo se anche gli altri esistono, questo è il lingui, questo è il filo comune, il legame sacro del nostro tessuto sociale. Nel mondo moderno, la nozione di lingui tende a scomparire, perché chi governa il Ciad, sebbene sia cresciuto con i suoi valori, l’ha distorto».
(Mahamat-Saleh Haroun)

 

Ali & Ava - storia di un incontro

 

di Clio Barnard
Gran Bretagna 2021, 94’
con Adeel Akhtar, Claire Rushbrook

 

ven 22 apr (18.00)
sab 23 apr (15.30)
dom 24 apr (21.00)
lun 25 apr (15.30)

 

Ali, ti presento Ava. Due mondi diversi che si incontrano nella realtà di Bradford, città industriale nel cuore dello Yorkshire. Ali gestisce degli appartamenti e vive un matrimonio segnato da un dolore. Ava è una maestra elementare. Si incontrano e riempiono le rispettive esistenze sfidando le convenzioni e gli ostacoli che trovano lungo una strada fatta di romanticismo, canzoni cantate a squarciagola e passione…

 

“Ali & Ava”, presentato alla Quinzaine des Realisateurs del Festival di Cannes 2021, completa la trilogia dello Yorkshire dell’acclamata regista Clio Barnard, una commedia che parla d’amore attraverso il potere rigenerante della musica. Il film si ispira a due persone che Barnard ha incontrato durante le riprese dei suoi precedenti lavori pluripremiati ("The arbor", "The selfish giant”):

 

«Tutto è iniziato con una domanda: cosa accadrebbe se prendessi il melodramma come un genere e lo applicassi a una versione social-realista di Bradford basata su persone reali? È un'opportunità per pensare a cosa significa far parte di una comunità. C'è molta gentilezza, generosità e supporto in Bradford e volevo mostrarlo sul grande schermo».
(Clio Barnard)

 

«Come musulmano britannico-bengalese, avendo vissuto ed essendo cresciuto a Bradford, desideravo lavorare su una storia che riflettesse l'esperienza positiva della città, contrastandone la falsa rappresentazione di realtà postindustriale divisa e impoverita. Per me Bradford offre un santuario di amore, gioia e un senso di radicamento alla famiglia. L’idea era quella di dare uno spazio e una voce alle persone o a un tipo di persona normalmente trascurato e non realmente visto. E permettere a quelle persone di avere una connessione molto intima tra loro. Non avevo mai letto niente del genere né visto niente del genere sullo schermo. E questo è un luogo eccitante in cui trovarsi perché stai davvero scoprendo qualcosa di nuovo».
(Adeel Akhtar)


Trailer: https://youtu.be/vzfmIGuNqWk

Diabolik

 

di Marco Manetti, Antonio Manetti
con Luca Marinelli, Miriam Leone, Valerio Mastandrea, Claudia Gerini
Italia 2021, 133'

 

mar 26 apr (15.15 - 21.00)
mer 27 apr (18.00)

 

Clerville, anni ‘60. Diabolik, ladro senza scrupoli di cui nessuno conosce la vera identità, ha portato a segno un altro colpo, sfuggendo con i suoi abili trucchi agli agguati della polizia. Intanto in città c’è grande attesa per l’arrivo di Lady Kant, affascinante ereditiera che porta con sé un famoso diamante rosa. Il gioiello, dal valore inestimabile, non sfugge all’attenzione di Diabolik che rimane però ammaliato dal fascino irresistibile della donna. Nel frattempo l’ispettore Ginko e la sua squadra hanno trovato il modo di stanarlo. Questa volta Diabolik non potrà salvarsi da solo…

 

Liberamente ispirato al fumetto n. 3, "L'arresto di Diabolik" pubblicato nel 1963 dove compare per la prima volta Eva Kant, il nuovo Diabolik dei Manetti Bros., dopo la versione pop di Mario Bava, è un adattamento più classico del “Re del Terrore”.

«Fare il film di Diabolik è la cosa più vicina al raggiungimento di un sogno per noi. Ci ricordiamo adolescenti, aspiranti filmmaker, a discutere di come lo avremmo realizzato. La strada che a noi sembrava ovvia, e che nessuno sembrava voler intraprendere, era la fedeltà alle suggestioni e ai temi offerti da questo straordinario fumetto. Nel corso della nostra carriera, nel nostro linguaggio, il termine “alla Diabolik” è sempre stato un modo di impostare alcune scene, la scelta di un certo tipo di location o alcuni espedienti narrativi. Poi un giorno abbiamo deciso di provarci sul serio. Abbiamo scritto, in quattro semplici pagine, come avremmo visto noi il film e le abbiamo mandate a sua maestà “l’uomo nero”, Mario Gomboli, l’erede artistico delle sorelle Giussani, le autrici del fumetto. Mario ci ha risposto in pochissimo tempo e le parole sono state più o meno queste: “Sono più di trent’anni che aspetto di leggere esattamente queste pagine”. È stato un momento molto importante, un primo approccio emozionante con l’uomo che poi è diventato nostro co-autore oltre che grande amico. Ed è dal profondo amore per il fumetto che siamo partiti per fare questo film. Abbiamo cercato di portare al cinema l’impeccabile eleganza minimalista e le storie noir e avvincenti scritte dalle sorelle Giussani e da Mario. Di ricostruire le atmosfere cupe della città di Clerville. Di dare un volto, aiutati da un cast straordinario, ai protagonisti disegnati da grandi autori degli albi».
(Marco e Antonio Manetti)

 

Mamma Roma
Rassegna "Pasolini 100"

 

Il 5 marzo è ricorso il primo centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, poeta, scrittore, cineasta, grande intellettuale italiano di cui la Cineteca di Bologna custodisce e valorizza da decenni il lavoro. In occasione di questo importante anniversario, con il programma di "Pasolini 100", la Cineteca presenta le edizioni restaurate di alcuni tra i suoi titoli più rappresentativi

 

mar 26 apr (18.00)
mer 27 apr (15.30 - 21.00)

 

Mamma Roma

di Pier Paolo Pasolini
con Anna Magnani, Franco Citti, Ettore Garofalo
Italia 1962, 114’

 

Mamma Roma, una prostituta non più giovane, in seguito al matrimonio del suo protettore Carmine con una contadina, decide di abbandonare il mestiere. Desiderosa di cominciare una nuova vita insieme a suo figlio Ettore, cresciuto in campagna, compra una casa alla periferia di Roma e si aggiudica un banco al mercato rionale. Per Ettore, però, lei non è altro che un'estranea...

 

Quello di “Mamma Roma” è un grande restauro che ha aperto la sezione Berlinale Classics, ed è stato realizzato da CSC – Cineteca Nazionale a partire dai negativi originali 35mm:

«Inaugura l'anno del centenario di Pasolini con uno dei suoi film più belli e struggenti, quello in cui l'autore di “Accattone” incontra la protagonista di “Bellissima”. “Mamma Roma” è una condanna del razzismo classista e insieme dell'individualismo di un sottoproletariato che aspira egoisticamente alla piccola borghesia, in un racconto imbevuto di riferimenti pittorici e di sacralità. Ma è anche una delle interpretazioni migliori di Anna Magnani, mater dolorosa stretta nella morsa fra calcolo e sentimento, condannata alla tragedia dalle ambizioni con cui vorrebbe riscattare suo figlio e se stessa. Il nostro restauro ha fra l'altro recuperato pazientemente tutti i frammenti che nel tempo si erano perduti, colmando piccole lacune e scoprendo modifiche arbitrarie, così da riportare per la prima volta il film alla forma, integra e smagliante, che aveva alla sua prima uscita in sala».
(Alberto Anile, Conservatore della Cineteca Nazionale)

 

Futura
Rassegna "GenerAzioni"

 

gio 28 apr (17.30)

 

di Alice Rohrwacher, Pietro Marcello, Francesco Munzi
Italia 2021, 105' - ingresso libero
ospiti in collegamento gli autori

 

“Futura è un lavoro condiviso che lo scopo di raccontare i giovani italiani e tratteggiare, attraverso i loro occhi le loro voci, un affresco del paese. Un film di sentimento che attraverso gli adolescenti ci restituisce come in uno specchio l'immagine di noi adulti. Futura è un reportage nella sua forma più nobile. Nel realizzarlo ci siamo messi al servizio delle storie subordinando il nostro ruolo di registi a quello di testimoni ed esecutori con l'intento di produrre un materiale filmico da raccogliere in una forma d'archivio del contemporaneo.”
(Alice Rohrwacher, Pietro Marcello, Francesco Munzi)


Ma chi sono questi giovani? Sono coloro che non sono bambini, ma che non sono ancora adulti, coloro che sono impegnati nell'arduo compito di diventare adulti, una sorta di creature sovrannaturali. Sono i divenenti. Cosa diventeranno? E quanto ci riconosciamo nei giovani, oggi? Oltre all’intervento a distanza degli autori la proiezione sarà arricchita dalla presenza del coro Superba Young Choir, formazione informale di giovani voci con un repertorio sacro e profano che spazia dal Medioevo al contemporaneo. Il coro, anch’esso protagonista nell’inchiesta si esibirà a chiusura del dibattito e della proiezione.

 

 

Rassegna GenerAzioni

 

Nuovofilmstudio propone 5 proiezioni di documentari e non solo che vedono protagonisti i giovani e le tematiche a loro vicine. Le proiezioni, 3 delle quali tratte dal catalogo UCCA “L’Italia che non si vede”, saranno gratuite e accompagnate dalla presenza dei registi e da alcuni protagonisti delle storie raccontate. “GenerAzioni” vuole proporre un'ampia riflessione sulla complessità del crescere nella società odierna senza cadere in facili semplificazioni e, attraverso la narrazione filmica, tentare di riallacciare il patto generazionale oramai compromesso, necessario a garantire la trasmissione dei saperi per poter ridisegnare prospettive ed orizzonti che vedano i giovani protagonisti.

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