1. Spoliazione (1860-1861).
Il Regno delle Due Sicilie possedeva la più grande riserva aurea d’Europa. Dopo l’annessione fu svuotato: il Banco di Napoli e quello di Sicilia vennero assorbiti nel sistema piemontese, le ferrovie e i cantieri navali ridimensionati. Il Sud perse capitale, infrastrutture e autonomia.
Patrimonio borbonico dell’epoca
Stime storiche indicano che il Regno delle Due Sicilie disponeva, al momento della caduta (1860), di una notevole riserva monetaria pari a circa 443 milioni di lire italiane (o ducati convertiti) .
Confronto con i valori attuali
Per capire quanto potesse valere oggi, possiamo applicare un metodo basato sul valore dell’oro, considerata anche la natura delle riserve:
• Storicamente, gran parte del tesoro era rappresentato da riserve in metalli nobili (oro, argento) .
• Stimiamo che ci fosse almeno una parte consistente in oro puro o convertibile. Il sito Alta terra di lavoro fornisce riferimenti sul valore odierno dell’oro, indicando cifre colossali in euro: ad esempio, un blocco di 2.000 tonnellate d’oro oggi supererebbe i 4.800 miliardi di euro, mentre 37.000 tonnellate si avvicinerebbero agli 8.500 miliardi .
2. Tradimento europeo (1860).
L’asse franco-austriaco stabilì un patto di non intervento: Francesco II fu isolato. I principi del Congresso di Vienna (1815), che garantivano legittimità dinastica, furono ignorati. La mancata alleanza decretò la caduta del Regno borbonico.
3. Annessione, non unità (1861).
La proclamazione del Regno d’Italia fu un’estensione dello Stato sabaudo. Non una federazione di popoli, ma un progetto centralista. Il Sud divenne colonia interna, trattato con leggi eccezionali e occupazione militare.
4. Dualismo economico imposto (1870-1880).
La Destra storica (Minghetti, Depretis) sostenne l’industrializzazione settentrionale con politiche protezionistiche. Il Sud, senza cassa, subì il crollo del PIL (–70 milioni nel 1880). L’emigrazione di massa iniziò in questi anni.
5. Fascismo latente (1915-1922).
La partecipazione alla Grande Guerra e il “biennio rosso” non rafforzarono il Sud. L’assenza di alternative politiche favorì il consenso passivo al fascismo. Mussolini si insediò sfruttando la sfiducia meridionale nelle istituzioni liberali.
6. Brigantaggio come resistenza (1861-1865).
Il brigantaggio fu una forma di guerra civile contro l’annessione. Contadini, ex soldati borbonici e repubblicani furono repressi con leggi eccezionali e fucilazioni sommarie. Andrea Costa (1851-1910), fondatore del Partito Socialista nel 1892 a Genova, dovette più volte rifugiarsi per le persecuzioni subite: la sinistra nascente venne colpita insieme ai contadini meridionali.
7. Camorra come costruzione politica (1860-1880).
Non esisteva ancora la camorra come potere strutturato. Guappi e capibastone agivano a livello locale. La collusione con prefetti corrotti, sotto il controllo sabaudo, trasformò Napoli in un laboratorio di illegalità funzionale al nuovo Stato.
8. Patto criminale del dopoguerra (1943-1946).
Con lo sbarco in Sicilia gli americani si accordarono con Lucky Luciano. La mafia garantì porti e logistica, in cambio di amnistie e cariche locali. I sindaci furono nominati tra uomini di Cosa Nostra. La NATO consolidò il Mediterraneo come spazio strategico.
9. Mafia come governance (1946-1970).
La Democrazia Cristiana, erede anche di élite fasciste, governò il Sud con la complicità delle mafie. Napoli entrò nel circuito criminale negli anni ’70, quando il ministro Gava favorì il radicamento dei Bardellino a Marano: dal contrabbando di sigarette alla droga.
10. Esilio della sinistra (1892-1945).
Il Partito Socialista, nato nel 1892, fu perseguitato. Gramsci (1891-1937) pagò con il carcere il tentativo di dare voce al Sud. I movimenti contadini del dopoguerra furono repressi o neutralizzati. Il Sud non ebbe mai una rappresentanza politica autonoma e progressista.
11. Strategia della tensione (1924–1978).
1924: l’assassinio di Matteotti eliminò la critica al fascismo. 1978: il rapimento e assassinio di Aldo Moro, mediatore con il PCI, bloccò il “compromesso storico”. Gli omicidi di Dalla Chiesa (1982), Falcone e Borsellino (1992) aprirono la strada alla Seconda Repubblica, segnata dal berlusconismo. Una linea rossa: eliminare chi tentava di cambiare l’equilibrio.
12. Questione meridionale come dispositivo (1861–oggi).
Non un problema da risolvere, ma uno strumento di potere: 1860 colonizzazione economica, 1920 repressione politica, 1946 mafia come governance, 1978 terrorismo come blindatura, 1994 berlusconismo come ricomposizione. La “questione meridionale” è la garanzia dell’immutabilità italiana.
Il berlusconismo, la massoneria e lo stragismo nero hanno posto le basi della Terza Repubblica. Una repubblica fragile, nata in assenza di un vero pensiero critico. La trasmissione transgenerazionale di una visione politica autoritaria, dal 1860 ad oggi, mantiene intatto il paradigma del potere come comando e sopraffazione. Oggi questo rischio si mostra con ancora più forza: l’aggressività verso territori indifesi (come Gaza) e la fragilità degli interessi nazionali rivelano la continuità con il passato. Un passato costruito sulla convenienza del potere, incapace di generare futuro, se non nella ripetizione delle sue derive autoritarie.
13. La contemporaneità (1970–oggi).
La de-localizzazione delle mafie non fu un fenomeno spontaneo: fu favorita da scelte istituzionali, con la complicità di segmenti del Ministero dell’Interno negli anni ’70. Napoli fu la prima vittima nel 1970: il clan dei Bardellino si insediò a Marano, trasformando il contrabbando di sigarette nel più redditizio traffico di droga. Negli ultimi 50 anni la de-localizzazione criminale si è estesa in tutto il Paese: la ’Ndrangheta ha radici stabili non solo al Sud, ma in Liguria e Lombardia, oggi regioni con il triste primato di presenza mafiosa. 14) Il berlusconismo, la massoneria e lo stragismo nero hanno posto le basi della Terza Repubblica: una repubblica fragile, nata in assenza di pensiero critico. L’autoritarismo e l’aggressività verso territori indifesi (come Gaza) e la fragilità degli interessi nazionali mostrano il rischio di una continuità transgenerazionale del potere. Un passato costruito sulla convenienza e sulla sopraffazione rischia così di proiettarsi in un futuro senza visione, ripetendo le stesse derive.
Appendice critica
Un manifesto come questo rischia di enfatizzare un’unica linea di lettura: quella del Sud come vittima di un disegno unitario, internazionale e criminale. Alcune obiezioni possibili: - La modernizzazione incompiuta: il Sud non era solo spogliato, ma anche segnato da rapporti feudali e arretratezze interne. - La responsabilità delle élite meridionali: molte famiglie aristocratiche e borghesi scelsero di allearsi con lo Stato unitario. - La questione nazionale: la centralizzazione fu anche risposta alle pressioni esterne. - Il brigantaggio: sebbene fosse resistenza, alcune bande praticarono violenza indiscriminata. - Il dopoguerra: l’accordo USA-mafia fu reale, ma non spiega da solo la crescita economica. Un equilibrio interpretativo può emergere dal riconoscere sia la violenza del progetto unitario sia le responsabilità locali e interne al Sud. Così la questione meridionale non resta retorica vittimistica, ma diventa possibilità di riscatto.
Fonti storiche di riferimento
Fonti principali
• Giuseppe Galasso, *Storia del Regno di Napoli (1266-1860)*, 6 voll., UTET, Torino, 2007-2012. - Opera monumentale di riferimento per la storia del Regno di Napoli fino alla caduta borbonica.
• Benedetto Croce, *Storia del Regno di Napoli*, Laterza, Bari, 1925. - Classico della storiografia, con lettura critica del periodo borbonico.
• Rosario Villari, *Il Sud nella storia d’Italia. Antico Regime e Unità*, Laterza, Roma-Bari, 1961. - Analisi della condizione sociale ed economica del Mezzogiorno.
• Pino Aprile, *Terroni*, Piemme, Milano, 2010. - Saggio revisionista che insiste sul tema della spoliazione economica post-unitaria.
• Angelo Del Boca, *Indietro Savoia! Storia controcorrente del Risorgimento*, Laterza, Roma-Bari, 2003. - Interpretazione critica del processo unitario.
• Nicola Zitara, *L’Unità d’Italia: nascita di una colonia*, Jaca Book, Milano, 1971. - Lettura economico-politica del Mezzogiorno come 'colonia interna' dopo l’Unità.
• Studi specialistici sul Banco delle Due Sicilie e le riserve auree: atti del convegno *Il sistema bancario meridionale tra età moderna e contemporanea*, Napoli, 1998.
Nota
Le cifre esatte delle riserve borboniche variano a seconda delle fonti. Stime attendibili parlano di circa 443 milioni di lire/ducati, confluite nelle casse sabaude. La loro conversione in valori odierni dipende dal metodo di calcolo (oro, potere d’acquisto, equivalenze economiche).
• F. Compagna, Il Sud nella storia d’Italia, Laterza.
• N. Zitara, L’Unità d’Italia. Nascita di una colonia, Jaca Book.
• G. Galasso, Il Mezzogiorno nella storia d’Italia, UTET.
• P. Bevilacqua, La questione meridionale. Una storia lunga 150 anni, Donzelli.
• A. M. Banti, Il Risorgimento italiano, Laterza.
• F. Barbagallo, Il Sud e l’unità d’Italia, Laterza.
• A. Giannuli, Strategie della tensione, Ponte alle Grazie.
• G. Fasanella, Storia di Lucky Luciano, Einaudi.
• G. De Luna, La Resistenza perfetta, Feltrinelli.
• P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi, Einaudi.