Cose belle24 maggio 2020 17:02

Sto imparando... (Il 12° corto con Achille Lauro)

Il dodicesimo capitolo del progetto "Io resto a casa - Aspettando" giunge al termine della prima settimana dalla fine del lockdown (non dell’emergenza, è scontato ma lo sottolineiamo, anche se il virus pare fortunatamente e finalmente in fase di regressione). Abbiamo iniziato il nove marzo, sembra trascorso un secolo e un secondo nello stesso tempo…

Sto imparando... (Il 12° corto con Achille Lauro)

Il titolo, come tutte le altre volte, è tratto da un verso della canzone di Achille Lauro scelta per questo nuovo corto: Lost for life, dall’album “Achille Idol immortale”.

È una scelta voluta, dare un titolo di questo tipo, così come i precedenti e in particolare il penultimo “Fin da piccolo”.

Qui c’è anche qualcosa in più.

 

 

Innanzitutto è una frase alla prima persona singolare, a indicare che questi corti non hanno intenti pedagogici, esaustivi né men che meno “onnicomprensivi”: narrano necessariamente un punto di vista soggettivo (in questo caso di due soggetti, Mario Molinari in regia e chi scrive), benché il tentativo e la speranza sia quella di allargare lo sguardo fuori e intorno a noi e puntare il focus (anche) su ciò che stiamo vivendo, sotto diversi aspetti. In secondo luogo è un soggetto, questo, che sta imparando.

 

Compie un’azione, reale o figurata, precisa e allo stesso tempo in divenire. Esattamente come il titolo principale del progetto a partire dal decimo video, “aspettando”, il soggetto è en train de. Non ha già imparato, lo sta facendo o comunque cerca di farlo. E cosa sta imparando?

Tante cose… Ricollegando il tutto all’articolo uscito ieri sempre su questa testata, un ipotetico o reale “io” sta imparando prima di tutto ad aspettare e a riflettere. A non disperarsi e a non esaltarsi (forse). A tollerare. Ad avere coraggio e ad avere paura. A proteggersi e ad essere prudente… Sta imparando che ci sono cose che sfuggono al controllo e anche alla stessa intelligenza umana perché soggiacciono a leggi misteriose e a volte inafferrabili.

Sta imparando ad ascoltare e ad ascoltarsi.

A non cedere sempre (come a volte gli verrebbe naturale) al linguaggio del cuore, dell’istinto, della passione, ma nemmeno a dare retta, come (gli) dicono in tanti, solo a quello della mente, della ragione. Sto imparando «a morire», come canta Lauro? Speriamo di no!

 

È ovviamente metaforico e per lui e per tutti noi, ma non può non evocare Montaigne, il quale affermava che filosofare è appunto «imparare a morire», prepararsi alla morte (come scriveva già Cicerone).

 

Sicuramente molti di noi hanno dovuto farlo in seguito a questa emergenza, o comunque si sono brutalmente confrontati con il pensiero della morte, soprattutto i più giovani, per i quali la malattia e la morte stessa non esistono o sono comunque qualcosa di molto lontano, che appartiene ai “vecchi”.

 

Il covid-19 lascerà in eredità alle generazioni più giovani una maggiore consapevolezza di questi temi e, probabilmente, un rinnovato rispetto e amore per la vita, tutta, non solo per la propria e quella dei propri cari e non solo degli esseri umani ma, speriamo, del pianeta Terra in generale.

 

Un pianeta che va protetto, abitato in questo momento da creature confuse se non atterrite dalla pandemia, che ci mette di fronte non solo alla nostra caducità ma anche alla nostra presunzione, come illustra Gustave Flaubert nel sublime monologo interpretato da Massimo Rigo. Gli fa eco la dolcezza e la struggente poesia di Alda Merini interpretata da Lisa Galantini: la lirica scelta, Sono nata il ventuno a primavera, racconta il caso dell’essere nata nel giorno che segna l’inizio della stagione più fertile dell’anno, la quale porta con sé, anche la follia, e la tempesta.

 

Una poesia sussurrata come una confidenza eppure potente come i tuoni dei temporali primaverili. Era sana, Alda Merini? Era malata?

Chi stabilisce il confine tra salute e malattia sul piano non organico ma psichico? Nel caso, o meglio, il caso, di Alda, ha fatto sì che lo stabilissero coloro che la internarono in manicomio. Franco Basaglia, la cui legge sulla chiusura dei manicomi risale al 13 maggio del 1978, ci ricorda che «visto da vicino nessuno è normale»…

Già evocato in altri corti, in questo il topos della follia è presente con una bella locandina di Fabio Fiori e del saggio “Una parte di me”, che ha visto protagonisti un anno fa i suoi allievi del laboratorio di recitazione proprio presso un ex ospedale psichiatrico, quello di Genova Quarto, sede del Museo Attivo delle Forme Inconsapevoli (già Museo Claudio Costa) dove operano da anni per la cura e l’arte Quarto Pianeta e l’Istituto per le Materie e le Forme Inconsapevoli.

Uno spettacolo, quello di Fiori, che raccontava uno sorcio di vite femminili, dal caso (o dal caos) definite sane o malate. Il mondo a caso pone, scriveva Dante a proposito di Democrito… Il caso fa paura, il caso non è dominabile e gestibile, sorprende e talvolta offende.

Questo video è il numero 12.

È casuale, la cosa, ma la scoperta o il ricordo dei numerosi e sorprendenti significati del numero 12 diverte e al contempo per-turba. Banalmente, 12 sono i mesi in un anno solare, 12 sono i segni dello zodiaco e il giorno viene diviso in 12 ore antimeridiane e 12 pomeridiane. Secondo la Via Crucis tradizionale, la dodicesima stazione corrisponde alla morte di Gesù. 12 è il numero dei figli di Giacobbe/Israele e degli apostoli.

 

E in alcune leggende ebraiche, Lucifero viene indicato come un angelo con 12 ali (Lucifero è spesso presente nei video a partire da C’est la vie di Lauro, la canzone del I video, per continuare con Baudelaire, e qui con Edgar Allan Poe e il suo Il diavolo nel campanile… e ci fermiamo qui perché servirebbe un saggio intero per questo tema).

 

Si evidenzia altresì che il numero 12 pare segnare «l’ingresso nella pubertà e dunque induce l’idea di una trasformazione radicale che si fonda su un passaggio difficile e faticoso, il solo che porta davvero a crescere; traduce implicitamente gli ostacoli, i passaggi difficili, gli enigmi da risolvere» (dal web).

Pubertà… l’uscita dall’infanzia e l’ingresso nell’età “adulta”, il momento in cui si imparano tante cose in più rispetto a prima… Questo particolare senso del numero 12, arrivati a questo punto del nostro progetto e anche della situazione in corso, è strano e per noi affascinante… Per non rovinarne la magia non ne forniamo interpretazioni perché come i sogni ne ha molte. O forse nessuna…  ad libitum.

 

Ci è impossibile dare ragione, qui e negli altri video, di tutte le scelte e le (libere) associazioni di idee, personaggi, immagini. Citiamo però la presenza, nella foto di Magurno, del poeta e scrittore Edoardo Sanguineti, scomparso il 18 maggio di dieci anni fa a Genova. Il video precedente era dedicato al Maestro Ezio Bosso (autore, tra gli altri, dell’album “The 12th room”...ancora il numero 12).

Questo video è dedicato alle cinque persone morte assassinate il 23 maggio 1992 a Capaci. Non solo dunque al giudice Giovanni Falcone, il cui ricordo e la cui lezione resteranno immortali, ma anche a chi perse la vita insieme a lui.

 

E a proposito di giudici… La settimana appena trascorsa, mentre conquistava il disco di platino con Me ne frego, dal 19 maggio Lauro arrivava in libreria con il suo secondo libro, 16 marzo. L’ultima notte (Rizzoli editore). Chi si è fatto suo “avvocato del diavolo” forse comincerà a ricredersi… Per farlo certamente bisogna leggerlo, Lauro, osservarlo e ascoltarlo, molto attentamente. Sospendendo il giudizio (la ragione), e per una volta dando retta solo all’emozione, al cuore.

 

Chiudiamo con le sue parole, come sempre, questo accompagnamento al video, citando solo poche frasi dal libro fresco di stampa:

 

Mi alzai in piedi e dissi:

«Signor giudice, ho sbagliato».

E mentre l’avvocato mi tirava per quella manica

pensavo solo:

“Io non voglio finire così”.

 

Qualcuno lassù lo sentì.

E incredibilmente

il giudice

mi salvò.

 

Achille Lauro

 

Forse, davvero, come ha scritto (e fatto) Nietzsche, solo chi ha un caos (caso) dentro può generare una-12-infinite stelle danzanti

 

 

Video 12: STO IMPARANDO

Con l’adesione di Achille Lauro e la partecipazione di Lisa Galantini e Massimo Rigo. Contributo video di Fabrizio Vinci; copertina del libro di Edoardo Sanguineti Le parole volano (Il Canneto editore, Genova 2015), a cura di Giuliano Galletta con un saggio di Enrico Testa.

 A cura di APS Feelmare e Associazione culturale “Le Rêve et la vie”.

I video precedenti sono tutti nella playlist del sito “Turismo e Cultura” del Comune di Finale Ligure, che si approfitta di questa sede per ringraziare per la collaborazione:

https://www.youtube.com/playlist?list=PLfUc9aPeRqz6hLNNbyAx5EMviL-P_0jNe

 

 

 

 

 

Chiara Pasetti

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