Cose belle01 ottobre 2020 07:19

Nuovofilmstudio: il programma della settimana

Questo fine settimana Nuovofilmstudio presenta "Undine", ultimo lavoro di Christian Petzold ("La scelta di Barbara", "Il segreto del suo volto", "La donna dello scrittore") premiato con l'Orso d'argento alla protagonista Paula Beer e col premio della Critica Internazionale a Berlino 2020

Nuovofilmstudio: il programma della settimana

Martedì 6, mercoledì 7 e giovedì 8 ottobre proietteremo "Volevo nascondermi", il biopic di Giorgio Diritti dedicato ad Antonio Ligabue, film dell'anno ai Nastri d'argento 2020 e vincitore a Berlino dell'Orso d'argento per la favolosa interpretazione di Elio Germano.

Sempre martedì 6 e mercoledì 7 ottobre (lo spettacolo di giovedì 8 ottobre è stato annullato dalla distribuzione del film) la nostra sala propone il Nastro d'argento per la migliore docufiction 2020 "La prima donna": la vicenda dimenticata, ritrovata e clamorosa di Emma Carelli, diva assoluta del teatro d’opera, osannata in tutto il mondo nei primi del ’900, e una delle prime donne manager italiane, direttrice del Teatro Costanzi (l’odierno Teatro dell’Opera di Roma) dal 1912 fino al 1926.

Potete acquistare i biglietti in sala prima degli spettacoli oppure in prevendita su https://www.liveticket.it/nuovofilmstudio (aprite il link in un browser esterno a Facebook, altrimenti non visualizzerete i posti disponibili!)

La nostra associazione ha adottato tutte le misure anti covid indicate dalla normativa in vigore per garantire una proiezione sicura e senza preoccupazioni. Per maggiori informazioni: https://bit.ly/3c0KIpq

Undine - un amore per sempre

 

ven 2 ottobre (15.30 - 18.00 - 21.00)
sab 3 ottobre (15.30 - 18.00 - 21.00)
dom 4 ottobre (15.30 - 18.00 - 21.00)
lun 5 ottobre (15.30 - 18.00 - 21.00)

 

Undine - un amore per sempre
di Christian Petzold
con Paula Beer, Franz Rogowski, Maryam Zaree
Germania/Francia 2020, 90'

 

Undine lavora come storica presso il Märkisches Museum di Berlino: il suo compito è spiegare ai visitatori i plastici che raffigurano la città nei suoi progressivi stadi evolutivi. Undine è appena stata lasciata da Johannes, nonostante lui abbia giurato di amarla per sempre. All’improvviso, però, nel bar del museo compare il sommozzatore Christoph, ed è amore a prima vista. Undine ricostruisce la sua vita come Berlino ha ricostruito molteplici volte sé stessa, ma una sera Christoph la chiama infuriato perché si sente tradito, dal momento che non gli mai rivelato l’esistenza di Johannes...

 

"Undine", lo straordinario film di Christian Petzold premiato con l'Orso d'argento alla protagonista Paula Beer e col premio della Critica Internazionale a Berlino 2020, è una storia d'amore che si sviluppa nel corpo fisico di Berlino, tra architettura, cinema e la sua geografia carica di storia. Petzold ("La scelta di Barbara", "Il segreto del suo volto", "La donna dello scrittore") rielabora alla sua maniera la figura mitologica dell'ondina, creatura marina del folklore europeo: spesso ospitata dalla letteratura e dal cinema, l'ondina ama in modo assoluto e richiede fedeltà totale, anche a costo della vita dell'amato. La bravissima Paula Beer ("Frantz" di Francois Ozon) interpreta una donna contemporanea, una storica che lavora come guida al City Museum di Berlino. Questa circostanza introduce l'altro elemento chiave della narrazione: lo scandaglio della città del regista, mostrataci attraverso le spiegazioni della protagonista nelle sue molteplici trasformazioni, divisa dal Muro e poi riunificata, al servizio di visioni politiche e sociali contrapposte, con edifici fantasma come l'Humboldt Forum e luoghi magici che catturano l'immaginazione. Favola moderna e romantica, "Undine" richiede un atto di fede nel soprannaturale: lasciandosi andare oltre il razionale si gode di un altro grande lungometraggio di Petzold, che dirige fuori dal tempo e dallo spazio i suoi attori in stato di grazia.

Volevo nascondermi

 

mar 6 ottobre 15.30 - 21.00
mer 7 ottobre 18.00
gio 8 ottobre 17.30 - 20.00

 

di Giorgio Diritti
con Elio Germano
Italia 2020, 120'

 

Film dell'anno ai Nastri d'argento 2020 e vincitore a Berlino dell'Orso d'argento per il protagonista Elio Germano

 

Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un'infanzia e un'adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L'incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l'inizio di un riscatto in cui sente che l'arte è l'unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo. "El Tudesc," come lo chiama la gente, diventa Ligabue, il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari, stando sulla sponda del Po...

 

Basta guardare alcune immagini di "Volevo nascondermi" per rendersi conto del lavoro fatto su Elio Germano per realizzare la sua trasformazione in Antonio Ligabue. Ma sarebbe vuoto e inutile se non supportato dalla prova d'attore di Germano, che si rifà alle poche testimonianze esistenti del pittore, creando una propria versione del personaggio. Il suo è un lavoro incredibile, basato sulla mimica, la postura e quel linguaggio stentato che testimonia l'incapacità di comunicare con il contesto in cui si è ritrovato a vivere. A venirgli in aiuto è la profonda conoscenza del mondo rurale emiliano che Giorgio Diritti possiede e che sa infondere nelle sue opere quando è necessario. Diritti sceglie di raccontare momenti diversi della vita di Ligabue, affidandosi a una struttura narrativa non lineare, saltando avanti e indietro nella travagliata esistenza dell'artista. Il regista non giudica ma neppure assolve i tanti che, per ignoranza o insensibilità, mettevano alla berlina il matto e ne disprezzavano l'opera. Così come sa inquadrare con tenerezza quei pochi, uomini e donne, che seppero chinarsi su di lui e comprenderne il tormento ma anche la sua grandezza.

La prima donna

 

mar 6 ottobre 18.00
mer 7 ottobre 15.30 - 21.00

 

di Tony Saccucci
con Licia Maglietta
Italia 2019, 90’

 

Nastro d'argento per la migliore docufiction 2020

 

"La prima donna", prodotto da Istituto Luce-Cinecittà in collaborazione con Teatro dell’Opera di Roma, racconta la vicenda dimenticata, ritrovata e clamorosa di Emma Carelli: diva assoluta del teatro d’opera, osannata in tutto il mondo nei primi del ’900, e una delle prime donne manager italiane, direttrice del Teatro Costanzi (l’odierno Teatro dell’Opera di Roma) dal 1912 fino al 1926. Soprano acclamata in Italia, in Europa, fino in Sudamerica, riuscì a trionfare anche come impresaria in un ambiente dominato esclusivamente da uomini portando nel suo teatro, per la prima volta in Italia, Picasso, i Balletti russi, i Futuristi. Popolarissima e insieme innovatrice, carattere indomito, libera, emancipata, sin da giovane manifestò un’indole tale da farle tenere testa a colleghi più maturi, ai concorrenti degli altri Teatri, addirittura all’autorità massima e temuta del maestro Arturo Toscanini. E al capo del nuovo regime, Benito Mussolini. Molto, tanto, troppo, per una donna in quegli anni. Arrivata allo zenit della considerazione pubblica, Emma Carelli inizia durante il fascismo a subire contraccolpi dalla sfera privata e da quella politica. Il regista Tony Saccucci racconta questa storia attraverso riprese originali dentro il tempio del Teatro dell’Opera di Roma, dove Emma è interpretata da un’attrice del calibro di Licia Maglietta, che riesce a far sentire, vedere, vivere, l’arte e la donna mai vista e conosciuta come fosse una presenza viva.

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