Salute & Veleni23 maggio 2021 15:53

Flatulenze di regresso

"La Super League del fossile. Elite del gas vs transizione ecologica": l'analisi di ReCommon dopo il passo indietro di Tirreno Power a Vado Ligure e Civitavecchia

Flatulenze di regresso

In seguito alla decisione di chiudere le centrali a carbone sul territorio italiano entro il 2025, il gestore della rete, Terna, ha segnalato la necessità di avere potenza di generazione elettrica installata con funzione di riserva. Con un approccio conservatore e retrogrado, Terna predilige ancora i grandi impianti fossili ai sistemi di accumulo con batterie o alla gestione intelligente della domanda per far fronte all’intermittenza della produzione elettrica da rinnovabili. Ancora una volta si ricade nel dogma della centralizzazione della produzione energetica su grossi impianti con le dovute conseguenze su territori già da tempo colpiti dagli impatti del carbone.

Sussidi pubblici sono stati già elargiti negli anni scorsi per il funzionamento limitato di impianti esistenti con funzione di riserva. Chi ha fatto la parte da leone è proprio Enel, che ha ricevuto 800 milioni dei 2,45 miliardi di euro di sussidi per centrali termoelettriche già elargiti. A breve si apriranno le gare per selezionare quali nuovi centrali a gas beneficeranno di un sussidio di ben 75.000 euro per MW installato per 15 anni. A fronte di una stima, peraltro discutibile, di 4-5.000 MW di potenza di riserva mancante da parte di Terna, sono state già presentate richieste per 14.500 MW di nuove centrali a gas. Di questi, Enel ne propone quasi 7.000 MW di nuova generazione da gas nell’ambito delle nuove aste.

Nelle risposte date alle domande scritte di ReCommon, presentate in qualità di azionista “critico”, Enel ha ammesso che si tratta di sussidi senza i quali i nuovi progetti a gas non sarebbero realizzati. Grazie a questo “regalo” dello Stato le centrali a gas non vanno considerate asset senza valore anche se, secondo il dettato della comunità scientifica e il posizionamento dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, dovranno essere chiuse in uno-due decenni per far fronte alla crisi climatica.

“La posizione di Enel, che si definisce leader mondiale nella transizione energetica, è inaccettabile. L’ad Francesco Starace ha tradito l’impegno preso con gli azionisti nel 2018 di non avere più alcun investimento fossile. La scelta di Enel per il gas in Italia, a differenza di altri paesi dove la multinazionale opera, ha fatto da traino per le altre utility italiane nel proporre nuove centrali a gas di cui non abbiamo bisogno. Tutto ciò farà deragliare ogni transizione che si voglia chiamare ecologica” ha affermato Antonio Tricarico di ReCommon.

Lo scorso 17 maggio, Tirreno Power a sorpresa ha annunciato di voler rinunciare ai suoi piani di costruire due nuovi gruppi a gas di 800 MW ciascuno a Vado Ligure e Civitavecchia. Per ReCommon, Enel dovrebbe ascoltare le comunità locali e gli attivisti per il clima e avere il coraggio di fare lo stesso, rivedendo i suoi piani in Italia.

“Persino Tirreno Power ha capito che il gas non è il futuro. È singolare che nelle risposte che Enel ci dà, la più grande multinazionale italiana per capitalizzazione risulta fin troppo remissiva nei confronti di Terna e del governo italiano, che imporrebbero la via del gas. Che la posizione sulla transizione ecologica di questi attori non sia credibile è un dato di fatto, ma Enel dovrebbe smettere questo patetico gioco delle parti, rinunciando nel breve termine a dei profitti ‘fossili’ garantiti vergognosamente dalla Stato e investendo, invece, sull’accumulo e la gestione della domanda” ha dichiarato Filippo Taglieri di ReCommon.

QUI il documento completo.

red

Ti potrebbero interessare anche:

Le notizie de LA NUOVA SAVONA