Cultura01 agosto 2020 11:47

Leggere per vivere e per creare (e viceversa)

Abbiamo parlato di Vincent Van Gogh a Pasqua di quest’anno, ricordando il pittore con una lettera al fratello Théo scritta il 26 dicembre del 1878 dalla regione del Borinage (di Chiara Pasetti)

Vincent Van Gogh (1853-1890) Homme assis au coin du feu, lisant, 1881

Vincent Van Gogh (1853-1890) Homme assis au coin du feu, lisant, 1881

Torniamo oggi, in occasione dei centotrent’anni dalla sua scomparsa a soli trentasette anni (29 luglio 1890), sul «grande e puro artista, magnificamente dotato, istintivo e visionario» (Octave Mirbeau).

Nel corso di questa settimana il segretario generale e direttore dell’Istituto Van Gogh Wouter Van der Veen ha pubblicato una recente scoperta che getta nuova luce sulle ultime ore prima del suicidio del 27 luglio, che porterà Vincent alla morte due giorni dopo.

Sulla base di una vecchia cartolina postale il direttore ha identificato il luogo in cui dipinse il suo ultimo quadro, Radici d’albero, a Auvers-sur-Oise, prima di spararsi un colpo di pistola al petto.

Notizia interessante non solo sul piano artistico e geografico ma anche perché sfata la leggenda che lo vuole vedere compiere quel gesto estremo da uomo ubriaco e senza ragione.

Non è solo questa, tuttavia, la novità che ci spinge a indagare ancora una volta l’autore a cui ogni anno vengono dedicati centinaia di studi, mostre, romanzi, lavori accademici, documentari e molto altro.

È da poco stato pubblicato un ottimo saggio in lingua francese, Les livres de Vincent. Les écrivains qui ont inspiré Van Gogh (éd. Actes Sud) a cura di Mariella Guzzoni, ricercatrice e curatrice di mostre, già autrice della monografia Van Gogh. L’infinito specchio (ed. Mimesis 2014). In contemporanea è uscita l’edizione inglese per Thames & Hudson. In Italia il libro uscirà nel mese di ottobre per i tipi della Johan & Levi, nel momento in cui due mostre importanti saranno dedicate al pittore dalla «nobiltà che commuove e la grandezza tragica che spaventa» (sempre Mirbeau, che fu uno dei suoi primi estimatori e sostenitori): a Padova il 9 ottobre inaugurerà Van Gogh.  I colori della vita, a cura di Linea d’Ombra, e ad Amsterdam il giorno dopo Le più belle lettere.

Una ricerca molto accurata, originale e inedita all’interno della sterminata bibliografia su Van Gogh, quella di Guzzoni, perché rilegge la vita e l’arte del pittore dei Girasoli attraverso il prisma dei libri che amava, seguendo la sua traiettoria di temi, atmosfere e stili parallelamente alle letture che fece.

Vi si scopre dunque che fu un lettore onnivoro e appassionato non solo degli autori della sua epoca (tra i quali prediligeva Dickens e poi Zola, Hugo, Flaubert, Maupassant, Michelet, e molti altri) ma anche dei maestri dei secoli passati, nei quali cercava, come nei suoi quadri, l’essenza, l’anima dell’uomo.

Lettura-letteratura e arte per Van Gogh erano una cosa sola, indispensabile e necessaria, l’una traeva ispirazione dall’altra e viceversa.

Numerosi i quadri che raffigurano uomini e donne che leggono o i cui soggetti sono i libri, e riportiamo i primi due in ordine cronologico: l’uno, composto nel 1881, è un ritratto di un uomo immerso nella lettura, il secondo, del 1885, è il primo dipinto in cui, accanto alla Bibbia, compare un testo contemporaneo, La Joie de vivre di Zola, che a dispetto del titolo è tutto fuorché un libro gioioso. Forse il più psicologico (e autobiografico?) dei romanzi zoliani, mostra l’uomo di fronte alla morte e non solo nei suoi appetiti di sesso e potere. È una vicenda sul pessimismo fin de siècle all’insegna della lettura di Schopenhauer, il cui tema dominante, caro anche al pittore, è quello dell’émiettement, dello «sbriciolamento» di tutti gli esseri. Una storia dai toni plumbei, «sinistra, palpitante, umile, magnifica, su cui plana un uccello nero con ali dispiegate: la morte», come scrisse Maupassant, amatissimo da Van Gogh.

Le splendide parole di Guy de Maupassant riferite a La Joie de vivre non possono non far pensare, tra i tanti dipinti di Vincent, a Campo di grano con volo di corvi

In attesa dell’uscita italiana di questo affascinante saggio di Guzzoni, ricco di citazioni e illustrazioni pressoché sconosciute ai più, che potrà incuriosire sia i tantissimi estimatori del pittore ma anche i lettori di Shakespeare, dei testi sacri, e dei maestri dell’Ottocento non solo francese, pubblichiamo oggi uno stralcio dell’introduzione (tradotta dall’edizione francese da chi scrive), nella quale si rivela subito un Van Gogh un po’ diverso da quello che la storia ci ha consegnato: dal bambino che ascoltava i genitori leggere a lui e ai fratelli pagine della Bibbia, ma anche poesie e racconti, al giovane intellettuale per «bisogno» e per amore, scrittore di lettere che restano tra le più belle della corrispondenza di ogni tempo, egli fu sempre un artista per il quale «i libri, la realtà e l’arte sono lo stesso genere di cose».

Superfluo, forse, sottolineare quanto tale affermazione di Vincent sia sentita, condivisa e compresa nel profondo da chi scrive…

 

Vincent Van Gogh, Nature morte à la bible, 1885

Non leggete, come i bambini, per divertirvi, o come gli ambiziosi, per istruirvi. Leggete per vivere.

Gustave Flaubert

 

 

Introduzione a

Les livres de Vincent

di Mariella Guzzoni[1]

 

Ho una passione direi irresistibile per i libri

 

Se fosse necessario indicare la personalità di Vincent Van Gogh (1853-1890) in una sola parola, sarebbe la “passione”. In effetti la sua breve esistenza, come artista e come uomo, si è sviluppata sotto il segno di un impegno appassionato – nell’arte, nella fede cristiana e infine, allo stesso modo, nella lettura.

Un secondo concetto può aiutarci a misurare la forza dei suoi interessi principali: l’idea di “bisogno”.

“Ho una passione direi irresistibile per i libri e ho bisogno di istruirmi continuamente, di studiare se vogliamo, esattamente come ho bisogno di mangiare”, scrive.

 Van Gogh sente nel profondo la necessità di imparare, di agire, di svolgere un ruolo nel mondo, perfino di rivoluzionare l’arte stessa.

Egli crede ostinatamente in ciò che fa; per lui ogni decisione risponde al compimento di una missione, è la sua partita quotidiana.

I libri che lo hanno accompagnato, come degli amici, per tutta la sua vita, hanno esercitato un’influenza misconosciuta e tuttavia importante sulla sua evoluzione artistica, come testimoniano i suoi scritti e le sue opere.

 

[…]

 

Fin dall’adolescenza Vincent legge e rilegge libri, ne copia dei passi, medita sui testi che divora in quattro lingue, abbracciando secoli di storia dell’arte e di letteratura. Non trascura le riviste letterarie e artistiche e conosce la Bibbia in diverse traduzioni ed edizioni. È necessario sottolineare che la letteratura e la poesia sono state i suoi primi amori, prima ancora di intraprendere la pittura.

 […] Ha ventisette anni quando decide di diventare pittore, poco dopo una lettera toccante nella quale evoca la sua “passione irresistibile per i libri”.

[…] Dall’esordio alla morte avvenuta a trentasette anni passano solo ventuno anni. Dal punto di vista delle letture, questo periodo può essere diviso sommariamente in tre fasi.

Nel primo decennio Van Gogh legge tantissimo, per piacere e per lavoro. Agli anni presso la società Goupil (1869-1876) segue un fervore religioso sempre più ardente (fino al 1879) che lo porta a lavorare come evangelista nella regione delle miniere del Borinage, in Belgio, dove conosce una situazione di stallo.

Avendo perso il suo incarico [come pastore] si trasferisce nell’estate del 1879 nel villaggio minerario di Cuesmes e in conseguenza di quest’ultimo fallimento trascorre un anno in isolamento, a leggere e studiare nuovi autori, nuovi “vangeli”, i quali stimoleranno la sua vera vocazione e lo allontaneranno da ciò che finirà per giudicare bigotto e ipocrita.

In questa fase di rigenerazione la letteratura, l’arte e la vita costituiscono una cosa sola, riunite in una formula tanto semplice quanto potente: “bisogna imparare a leggere così come si deve imparare a vedere e a vivere”.

I dieci anni che seguono corrispondono alla sua vita di pittore, ma il suo appetito per le novità letterarie e l’ammirazione per gli autori dell’epoca restano determinanti per l’apporto di idee innovative e stimolanti che egli approfondisce attraverso l’arte.

Se servisse trovare un denominatore comune nella complessa esistenza di Van Gogh, sarebbe senza dubbio il libro.

Il suo piacere per la lettura non lo ha mai abbandonato; nel corso delle sue differenti professioni – mercante d’arte, predicatore, pittore – è maturato attraverso un insaziabile desiderio di imparare, comprendere, riflettere, argomentare e, in sintesi, di trovare la propria strada al servizio dell’umanità.

[…] Lo studio e la lettura saranno i motori decisivi del passaggio dalla predicazione alla pittura.

 

[…] Nel 1881 dedica un magnifico acquerello in formato grande alla sua prima “figura di lettore”, Homme assis au coin de feu, lisant.

L’atmosfera silenziosa, raccolta attorno al personaggio – che indossa le calzature tradizionali olandesi – il quale, solo accanto al camino, è assorbito da una serena concentrazione, traduce una delle convinzioni più intime di Vincent: i libri e lo studio sono i mezzi di cui ogni uomo dispone per vedere chiaro nella propria vita.

Questo tema, che egli percorre in modo strettamente legato alla modernità e al proprio rinnovamento, perdura attraverso tutte le fasi della sua evoluzione artistica, con non meno di venticinque opere e schizzi che rappresentano una persona che legge o i libri stessi.

 

[…] È se stesso che cerca nei libri e si proietta nei suoi testi prediletti, come se questi fossero uno specchio.

 

[…] Trova nei suoi autori del cuore – Charles Dickens, Émile Zola,Victor Hugo, Jules Michelet e Pierre Loti, per citarne solo alcuni – una fonte di ispirazione e una compagnia.

Molti temi sono ricorrenti nelle opere che ama: l’ingiustizia e la solidarietà nei confronti dei poveri; i valori della semplicità, dell’umiltà e del duro lavoro; la celebrazione della terra e della natura; l’approfondimento dell’animo umano. Apprezza la letteratura di romanzi a carattere essenzialmente popolare, come distrazione e come sorgente di insegnamenti […].

 

I libri sono per Van Gogh dei fedeli compagni di strada, dai quali trae vibrante conforto nei suoi periodi di malinconia; rilegge periodicamente i suoi scritti preferiti, trovando ogni volta nuovi significati nei testi e nelle illustrazioni.

Legge in due modi, sostanzialmente: all’inizio “in apnea”, in seguito secondo “un’attenta esplorazione”. A queste modalità potremmo aggiungerne altre due: come artista e dal punto di vista dello scrittore quale egli suppone di essere.

[..] Aspira a stabilire un dialogo interiore con gli scrittori: riflette su di loro, si attarda a rileggere, e in più lingue, alcune frasi affinché risuonino meglio dentro di lui.

[…] Del resto, non afferma che dipingere con le parole o con i pennelli sono la stessa cosa? […] Lo scopo è lo stesso, cambia solo lo strumento, il verbo utilizzato è il medesimo: “dipingere”.  

Non ha mai aderito ad alcun movimento artistico o letterario, preferendo attenersi alla sua fede principale in “qualcosa di vero e di onesto”. Vero e onesto sono i due termini sui quali si basa come artista, credo immutabile che non ha mai smesso di difendere e alimentare.

Le due parole riassumono pienamente gli ideali sui quali riposa la sua concezione dei doveri dell’artista sul piano etico e sociale: l’arte deve essere compresa da tutti, deve scaturire riflessioni pur mantenendosi semplice, direttamente accessibile e non cerebrale.

Un’arte capace di dare gioia e conforto allo spettatore, di suscitare “rare emozioni artistiche” – un’arte creata per l’umanità, che si rivolga al “popolo”.

[…]

 

“I libri, la realtà e l’arte sono per me lo stesso genere di cose”.

 

***

 

Il libro: Mariella Guzzoni, Les livres de Vincent. Les écrivains qui ont inspiré Van Gogh, ill., trad. dall’inglese di Christine Piot, Actes Sud, pagg. 232, euro 29.

In inglese : Vincent’s Books. Van Gogh and the writers who inspired him, Thames & Hudson, medesimo prezzo.

 

Sulla ricerca del direttore dell’Istituto Van Gogh relativamente all’ultimo dipinto di Vincent:

https://www.corriere.it/esteri/20_luglio_29/scoperto-luogo-raffigurato-van-gogh-suo-ultimo-quadro-realizzato-poche-ore-prima-sparo-che-uccise-d3ce2cee-d184-11ea-9065-3ebb3245a97d.shtml

 


[1] Trad. inedita di chi scrive: le virgolette alte per le citazioni sono dell’autrice, i grassetti sono a cura mia. Non vengono indicate ulteriori note con i riferimenti alle lettere di Van Gogh, i cui manoscritti sono disponibili qui: www.vangoghletters.org

 

 

Chiara Pasetti

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