Cose belle29 settembre 2021 09:12

Nuovofilmstudio: il programma della settimana

Da giovedì 30 settembre la sala presenta "Quo vadis, Aida?" di Jasmila Zbanic, candidato all'Oscar 2021 come miglior film internazionale

Nuovofilmstudio: il programma della settimana

Quo vadis, Aida?

 

di Jasmila Zbanic

con Jasna Ðuricic, Izudin Bajrovic, Boris Ler

Bosnia-Herzegovina, Austria, Romania, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Francia, Norvegia 2020, 101’

 

gio 30 settembre (15.30 - 18.00 - 20.30)

ven 1 ottobre (15.30 - 18.00 - 20.30)

sab 2 ottobre (15.30 - 18.00 - 20.30)

dom 3 ottobre (15.30 - 18.00 - 20.30)

lun 4 ottobre (15.30 - 18.00 - 20.30)

mar 5 ottobre (17.00)

mer 6 ottobre (15.30 - 18.00 - 20.30)

 

Bosnia, luglio 1995. Aida è un’interprete che lavora con l’Organizzazione delle Nazioni Unite nella cittadina di Srebrenica. Quando l’esercito serbo occupa la città, la sua famiglia è tra le migliaia di cittadini che cercano rifugio nell’accampamento delle Nazioni Unite. Come persona informata sulle trattative, Aida ha accesso a informazioni cruciali per le quali è richiesto il suo ruolo di interprete. Cosa si profila all’orizzonte per la sua famiglia e la sua gente? Quali passi dovrà intraprendere?

 

"Quo vadis, Aida?", candidato all’Oscar come miglior film internazionale, è la ricostruzione degli eventi di Srebrenica del 1995. La regista di Sarajevo Jasmila Zbanic, già premiata con l’Orso d’Oro alla Berlinale nel 2006 con la sua opera prima "Il segreto di Esma", racconta una tragedia collettiva attraverso la storia di una donna che tenta l’impossibile per salvare la sua famiglia.

 

«Prendendo spunto dalla vicenda realmente accaduta al traduttore Hasan Nuhanovic, Zbanic costruisce su un onnipresente personaggio femminile un dramma incalzante, che attraversa la ricostruzione storica con la medesima attitudine e con il medesimo sguardo. Quello di Aida – su cui la regista incolla la macchina da presa – che con la sua fermezza e lucidità di madre e di insegnante, di moglie e di guida, sembra non smarrire mai il controllo in una situazione apparentemente ingestibile». (Emanuele Sacchi).

 

«L’esecuzione sistematica dei residenti di Srebrenica, al termine della guerra di Bosnia, ha rappresentato un grave trauma per tutti i bosniaci. Durante la guerra, la città fu dichiarata dall’ONU zona sicura per civili e residenti. Ma quando le forze serbo-bosniache la invasero nel luglio del 1995, le truppe ONU che erano militarmente inferiori, chiesero aiuto a New York. La richiesta fu ignorata e insieme a essa anche la popolazione. Il senso di sicurezza e la fiducia in istituzioni come l’ONU andarono perduti in un attimo, migliaia di persone morirono e molte di più rimasero a piangerle. Personalmente, sento Srebrenica molto vicina perché sono sopravvissuta alla guerra a Sarajevo, anch’essa caduta sotto assedio. A quell’epoca leggevo molto, spesso di donne che raccontavano le storie dei figli, mariti, fratelli, padri che furono abbandonati dall’ONU e catturati dall’esercito serbo-bosniaco. Queste storie, pubblicate tutti i giorni, ebbero un profondo impatto emotivo su di me. Ho sempre pensato che qualcuno avrebbe dovuto fare un film su ciò che era accaduto, ma non ho mai pensato che quel qualcuno potessi essere io. Solo dopo aver realizzato quattro lungometraggi mi sono sentita finalmente pronta ad affrontare questo film, consapevole che avrei incontrato molti ostacoli». (Jasmila Zbanic).

 

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