Cose Belle08 maggio 2026 09:50

Cinema, teatro e musica

La settimana alle Officine Solimano

Cinema, teatro e musica

NUOVOFILMSTUDIO - CINEMA

ven 8 mag (15.30 - 21.00)

sab 9 mag (18.00 - 21.00)

dom 10 mag (15.30 - 18.00)

lun 11 mag (15.30 - 18.00)

YELLOW LETTERS

(Gelbe briefe)

di Ilker Çatak

con Özgü Namal, Tansu Biçer, Leyla Smyrna Cabas

Germania/Turchia/Francia 2026, 127'

Orso d'Oro alla Berlinale 2026

La vita di Derya e Aziz, una celebre coppia di artisti turchi, viene sconvolta all'indomani della prima del loro nuovo spettacolo. Improvvisamente finiti nel mirino dello Stato, Aziz, che è anche professore all’Università di Ankara, riceve una “lettera gialla” che lo informa del suo licenziamento. Costretti a trasferirsi a Istanbul, senza lavoro, i due devono ridefinire il loro stile di vita e confrontarsi con un doloroso compromesso tra impegno politico e necessità di sopravvivenza.

Vincitore dell'Orso d'oro alla Berlinale 2026, il nuovo film di İlker Çatak riunisce la stessa troupe de "La sala professori" in un film che stimola una riflessione su come noi, in quanto società che ha goduto della libertà di espressione e della libertà artistica nelle democrazie, ci comporteremmo se tutto ciò venisse improvvisamente meno.

«L’idea mi è venuta nel 2019, mentre ero a Istanbul per girare un film. Alcune persone che lavorano in ambito cinematografico mi hanno raccontato di aver ricevuto all’improvviso lettere di licenziamento che talvolta contenevano motivazioni assurde. Tra il 2016 e il 2019 circa 2.000 artisti sono stati sospesi e portati in tribunale perché avevano firmato una petizione per la pace. Ci sono state vere e proprie epurazioni di massa nel mondo accademico e culturale, che sono state avviate dal governo a seguito della petizione e si sono intensificate dopo il tentativo di colpo di Stato nell’estate del 2016. A queste persone è stato impedito di lavorare, i tempi dei procedimenti giudiziari si sono allungati a dismisura, si sono ritrovati sospesi in un’attesa logorante. Quello che volevo fare non era limitarmi a denunciare lo Stato, volevo piuttosto mostrare questa situazione attraverso la lente di una coppia il cui matrimonio inizialmente funziona. Come si reagisce quando il regime ti impedisce di svolgere il tuo lavoro nel modo in cui credi debba essere fatto e di esprimere le tue opinioni nel modo in cui vorresti esprimerle? Come si convive con un sistema che ti condanna a una sorta di morte civile, escludendoti dalla vita sociale, lasciandoti fisicamente vivo ma eliminandoti dal punto di vista legale, sociale e professionale? Volevo raccontare una storia che affrontasse queste domande nel contesto delle dinamiche familiari, perché credo che riguardi tutti noi. E penso che queste domande diventeranno sempre più rilevanti nei prossimi anni, che uno viva in Turchia, nell’UE o negli Stati Uniti». (İlker Çatak)

Trailer: https://youtu.be/H7xL5HJqnQ4

Qui altrove laggiù - il cinema e i luoghi dell'identità

Rassegna realizzata con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione De Mari nell’ambito del bando Semi di futuro 6-19 all'interno del progetto «Abitare: linguaggi come vie per esprimersi e costruire futuro» di cui capofila la cooperativa Arca.

Questa rassegna nasce dall'idea che il cinema sappia fare quello che la vita quotidiana spesso non permette: fermarsi a guardare. Guardare i luoghi in cui viviamo, le case che ci hanno formati, le città che attraversiamo senza davvero abitarle. Guardare le persone che aspettano, che resistono, che sognano - e riconoscerci, anche quando le loro storie sembrano lontane.

Quattro film, quattro modi di abitare il mondo - e di sentirsi, a volte, stranieri ovunque. Perché “dove abiti?” non è una domanda semplice. Non lo è per Alberto, che a 27 anni torna nel suo paese in provincia di Caserta e non sa più come chiamare casa quel posto. Non lo è per Fredrika, studentessa svedese catapultata in una classe di soli ragazzi a Trieste, che deve conquistarsi uno spazio tutto suo. Non lo è per chi vive lungo il fiume Stura a Torino, in una comunità che sa di avere i giorni contati. Non lo è per chi, a Cuba, guarda l'orizzonte e si chiede se restare o sparire oltre di esso.

"Tienimi presente", "Un anno di scuola", "Gli oceani sono i nuovi continenti", "I ricordi del fiume": film italiani e internazionali selezionati per le scuole superiori e per tutti coloro che vogliono incontrare un cinema capace di parlare delle diverse generazioni senza semplificarle.

Le proiezioni saranno accompagnate dalla presenza dei registi e delle registe, insieme ad altri professionisti del cinema, per raccontare il proprio lavoro e ragionare insieme su cosa significhi fare un film oggi.

Due titoli entrano in dialogo con "Brucia", il festival dell'associazione Fiammiferi, in uno spazio condiviso di scoperta e confronto.

"Brucia" è un festival culturale, che nasce per mettere in relazione i linguaggi artistici e la città di Savona. Nove giorni di mostre, teatro, talk, musica, workshop, cibo, incontri, dal 9 al 17 maggio 2026. Lo organizza Fiammiferi, un’associazione under30 che lavora per unire le pratiche artistiche a persone e territori. Dall’inaugurazione alla chiusura, "Brucia Festival" abiterà le vie e le piazze della città, il Teatro Chiabrera e la Fortezza del Priamàr.

Per informazioni: www.fiammiferi.org - fiammiferi.cultura@gmail.com

dom 10 mag (21.00 - ingresso gratuito) ospite in sala la sceneggiatrice Elisa Dondi e in video-collegamento la regista

lun 11 mag (matinée rivolto alle scuole - ingresso gratuito) ospite in sala la sceneggiatrice Elisa Dondi e in video-collegamento la regista

ven 8 mag (18.00 - a pagamento)

sab 9 mag (15.30 - a pagamento)

lun 11 mag (21.00 - a pagamento)

UN ANNO DI SCUOLA

di Laura Samani

con Stella Wendick, Giacomo Covi, Pietro Giustolisi

Italia/Francia 2025, 102'

Settembre 2007, Trieste. Fred, diciottenne svedese esuberante e coraggiosa, arriva in città per frequentare l’ultimo anno di un Istituto Tecnico. Si ritrova ad essere l'unica ragazza in una classe di soli maschi e catalizza l'attenzione di tutti, in particolare quella di tre amici: Antero, affascinante e riservato; Pasini, seduttore istrionico; Mitis, bonaccione protettivo. I tre si appartengono da quando hanno memoria. L'arrivo di Fred sconvolge la loro omogeneità, mettendo a dura prova la loro amicizia. Mentre ognuno di loro la desidera segretamente per sé, Fred vuole essere ammessa nel gruppo, ma le viene chiesto continuamente di sacrificare qualcosa di sé per diventare una di loro.

Dopo il successo di "Piccolo corpo", Laura Samani torna con il suo secondo lungometraggio, presentato all'ultimo Festival di Venezia. Con un cast giovanissimo (Giacomo Covi è vincitore del Premio Orizzonti come Miglior Attore) e ambientato a Trieste in una scuola superiore, il film catapulta il pubblico in uno spaccato quotidiano di un gruppo di amici stravolto dall'arrivo di Fred, una studentessa svedese. Un dolceamaro ritratto di gioventù, tra amori, amicizie, scontri. 

«Esiste un’asimmetria profonda e radicata nel modo in cui percepiamo uomini e donne.

I corpi maschili - nella loro conformazione, andatura e abbigliamento - trasmettono potere e capacità, mentre quelli femminili comunicano ciò che si può o non si può fare loro. Questa percezione finisce spesso per diventare una regola sociale: gli uomini agiscono, le donne semplicemente appaiono. Da adolescente, ho trascorso la maggior parte del tempo con un gruppo di tre maschi. Essere l’unica femmina mi sembrava un privilegio, ma comportava anche pressioni invisibili: loro potevano dire tutto ciò che volevano, mentre i miei desideri venivano percepiti come una minaccia. Mi trovavo di fronte a una scelta difficile: esprimere ciò che sentivo, rischiando l’esclusione, oppure tacere per essere accettata. Questo film racconta le sfide di crescere come giovane donna in un mondo dominato dagli uomini, dove il corpo e i desideri possono facilmente diventare armi rivolte contro di te». (Laura Samani)

Trailer: https://youtu.be/9DVb0yOvbAk

mar 12 mag (15.30 - 21.00) 

mer 13 mag (18.00)

10 e LUCE - 10 grandi titoli della storia dell'Istituto Luce

LA BALIA

di Marco Bellocchio

con Fabrizio Bentivoglio, Valeria Bruni Tedeschi, Maya Sansa

Italia 1999, 106’

Roma, primi del Novecento: il professor Ennio Mori, affermato medico che si occupa di malattie mentali, e la moglie Vittoria hanno un bambino. Il parto è molto difficile e l’avvenimento mette ben presto in crisi il rapporto tra i coniugi: il neonato non si attacca al seno della madre e Vittoria comincia a soffrire una sorta di distacco e mancanza d’amore. Mori si decide allora a prendere una balia e la scelta cade su Annetta, una ragazza siciliana fiera e volitiva, sposata con un uomo agli arresti per motivi politici. Annetta in breve tempo stabilisce col bambino un rapporto di grande intimità e fisicità, mentre Vittoria cade in un’angoscia sempre più profonda che infine la spinge a lasciare la casa e il marito. Nel frattempo in ospedale Mori è impegnato a provare nuovi modi per curare i malati di mente, e un suo giovane assistente guarda anche con attenzione i cortei e le manifestazioni che riempiono le strade reclamando cambiamenti sociali e pensa che una nuova medicina debba andare di pari passo con una nuova società. Mori si avvicina di più ad Annetta, viene a conoscenza del suo essere analfabeta e accetta di darle lezioni, anche se quando arriva il momento non sa da dove cominciare. Poi incontra di nuovo la moglie ma tra loro il dialogo risulta ormai difficile. Annetta non riesce più a nascondere il fatto che, quando esce, va in una casa vicina ad allattare anche il proprio figlioletto. Mori però non la rimprovera: la presenza della balia ha ormai creato un solco profondo tra marito e moglie ma allo stesso tempo ha permesso di diradare il velo dell’incomprensione e di intraprendere la strada verso una maggiore chiarezza.

Come pochi registi, Marco Bellocchio ha saputo dar voce all’aspetto intimo della Storia. Come in questo film, liberamente ispirato a una novella di Luigi Pirandello. Un parto difficile, una maternità contrastata, una coppia altoborghese in crisi, l’arrivo di una forza fresca come quella di una balia analfabeta, sono gli elementi di un affresco visionario e appassionato su follia, famiglia, politica, imposizioni sociali e slanci individuali. È il cinema. Con un cast sapiente, a partire dalla coppia Fabrizio Bentivoglio/Valeria Bruni Tedeschi, ancora una volta il regista riesce a confortarci mettendoci implacabilmente in discussione.

Trailer: https://youtu.be/8y80JkouM0M

mar 12 mag (18.00) 

mer 13 mag (15.30 - 21.00)

ARCO - UN'AMICIZIA PER SALVARE IL FUTURO

di Ugo Bienvenu

Francia 2025, 88'

I Wonder Pictures

E se gli arcobaleni fossero in realtà... dei viaggiatori del tempo? Arco ha dieci anni e viene da un lontanissimo futuro. Durante il suo primo viaggio con la tuta arcobaleno, perde il controllo e precipita in un tempo non suo. Iris, una ragazza della sua stessa età che lo ha visto cadere dal cielo, lo trova e decide di aiutarlo a tornare a casa. Sarà l’inizio di una colorata avventura.

Tra Spielberg e Miyazaki, un’emozionante storia di amicizia premiata ai César, agli European Film Awards e candidata agli Oscar 2026 come miglior film d’animazione. Una favola futurista, ecologista e universale, capace di parlare a pubblici diversi, interrogando sul rapporto tra progresso, ambiente e umanità e aprendo un'importante riflessione sul futuro del nostro pianeta.

«Dopo aver scritto e diretto diversi cortometraggi, video musicali e alcuni romanzi grafici di fantascienza per adulti, volevo scrivere un film per famiglie sullo stesso genere. Un film da condividere con i nostri figli, in forma cristallina, vicino alle storie d'avventura che hanno lasciato il segno quando eravamo più piccoli e che sono, in un certo senso, la nostra base comune. Questo è il potere speciale del cinema: guardare la stessa cosa nello stesso momento. In breve, condividere. I tempi in cui viviamo sono particolarmente incerti, complessi, difficili da vivere. Avevo quindi bisogno di una storia che desse speranza e ci invitasse a immaginare un mondo, non del domani (che già appare condannato), ma del dopodomani. Un orizzonte desiderabile, possibile, un mondo in cui sarebbe bello vivere, un obiettivo da raggiungere. Così ho iniziato a immaginare un futuro in cui tutto avrebbe funzionato, in cui le persone avrebbero continuato a vivere, in cui la bellezza, l'umanità e l'amore sarebbero sempre stati possibili. Dopo mesi di ricerche infruttuose (come sempre accade, sempre), ho gettato la spugna. Quello che cercavo era nuovo per me. Niente più cinismo, né analisi, niente più grandi teorie – in breve, l'opposto del mio solito modus operandi. Qui si trattava di pensare in modo diverso, delicato, cercando la fragilità in ogni cosa. Non si trattava più di dissentire, ma di trovare vie d'uscita. E un giorno, come se fosse caduto dal cielo, un personaggio ha preso forma sotto le mie dita sulla pagina del mio taccuino: è apparso un bambino arcobaleno. Da quel momento in poi, questa visione, questo piccolo essere, non mi ha più abbandonato. Come faccio spesso, ho inviato uno schizzo a Félix. Lui gli ha dato un nome: Arco, e così la storia di Arco, il suo mondo, ha cominciato a prendere forma». (Ugo Bienvenu)

Trailer: https://youtu.be/f_ezeM-FhFk

gio 14 mag (18.00 - ingresso libero)

Preview Emulsioni Festival 2026 

Festival partecipativo di fotografia analogica 

da un progetto culturale di Francesca Bergadano, Silvia Margaria, Federica Pompejano con Dialoghi d’Arte 

A SHARED SENSE OF LOSS 

di Marco Placanica 

Italia 2024, 8’ - in italiano con sottotitoli in inglese 

A seguire, incontro con il regista e introduzione al laboratorio partecipativo di scrittura creativa a partire da immagini analogiche 

La preview di EMULSIONI Festival 2026, in programma a Ferrania (Cairo Montenotte) dal 22 al 24 maggio 2026, propone una serata di visione, ascolto e partecipazione che mette al centro i temi della memoria, della perdita, dell’errore, della cura e della possibilità di rielaborarli collettivamente attraverso le immagini e la parola.

Dopo la proiezione del cortometraggio A Shared Sense of Loss di Marco Placanica e un breve talk con l’autore, il pubblico sarà invitato a prendere parte a un momento laboratoriale introduttivo ispirato a una selezione di diapositive analogiche tratte dall’archivio personale di diapositive vernacolari The No Carousel di Silvia Margaria. Durante la serata, ai partecipanti sarà presentata l’attività, verranno illustrate le modalità di svolgimento e ciascuno sarà chiamato a scegliere una o più immagini da cui partire per sviluppare successivamente, in autonomia, un breve elaborato di scrittura a casa.

In sintonia con A Shared Sense of Loss, che esplora il sentimento universale della perdita attraverso tracce sonore, memorie stratificate e frammenti di tempo vissuto, l’attività invita i partecipanti a confrontarsi con le diapositive tratte da The No Carousel, immagini analogiche imperfette come resti visivi di esperienze, presenze e ricordi di vite ordinarie che cercano di mantenere una forma tangibile nel presente.

Sfocature, sovraesposizioni, dettagli marginali, errori tecnici e scarti visivi diventeranno il punto di partenza per un esercizio di immaginazione e restituzione personale. Ogni partecipante sarà invitato a lasciarsi guidare da ciò che l’immagine suggerisce: una presenza, un’assenza, una storia interrotta, un dettaglio inatteso. L’errore fotografico non sarà dunque inteso come difetto da correggere, ma come apertura di senso, soglia narrativa e occasione espressiva.

L’attività, aperta a tutte e tutti, non richiede competenze specifiche di scrittura: è pensata come un’esperienza accessibile e partecipativa, capace di attivare una relazione intima e creativa con l’immagine analogica. La serata costituirà quindi il momento condiviso di introduzione e avvio del percorso, mentre la scrittura vera e propria sarà sviluppata successivamente dai partecipanti in modo indipendente. Un’occasione per abitare insieme, attraverso il cinema, la fotografia e la parola, quel terreno fragile e fertile in cui i temi dell’errore, della perdita, della cura e della memoria possono farsi racconto.

TEATRO DEI CATTIVI MAESTRI

Laboratorio di danza contemporanea con Francesca Zaccaria

Sabato 9 maggio dalle 10.30 alle 13.30 Teatro dei Cattivi Maestri, Officine Solimano

RITI E AVVENTURE NARRATIVE DEL CORPO

Laboratorio di danza contemporanea con Francesca Zaccaria

Un laboratorio che attraversa il corpo come spazio di immaginazione e relazione, dove gesto, visione e presenza si intrecciano. La pratica, radicata nella danza contemporanea e contaminata da arti marziali e sensibilità dello yoga, invita a esplorare il corpo come figura, immagine e architettura viva. In dialogo con suggestioni visive e iconografiche, i partecipanti sono guidati in un processo che mette in relazione parti, posture e dinamiche spaziali, aprendo a una dimensione percettiva in cui i confini tra danza, arti visive e composizione scenica si fanno porosi.

Francesca Zaccaria è danzatrice, autrice e artista visiva. La sua ricerca intreccia danza, arti marziali e pratiche figurative. COSTO: 20 € ISCRIZIONE OBBLIGATORIA: info@emsteludanza.it

 

Stagione Teatrale Adulti

Sabato 9 maggio h 20.30

Stand up comedy con Fabio Fiori

LA DONNA DI FIORI

Di e con Fabio Fiori. Aiuto regia Claudia Araimo.

 

– Oltre 6000 partner. – Idolo indiscusso per migliaia di donne. – Fisico atletico e dimensioni XXL. Queste alcune caratteristiche di Rocco Siffredi. Fabio Fiori invece – benché sia dotato anche lui di dimensioni notevoli ma distribuite su (quasi) tutto il corpo – è un uomo normale. Cioè, non proprio “normale” ma pazienza. Come molti altri ha avuto relazioni lunghe, medie e corte, ha lasciato ed è stato lasciato, ha amato e odiato ma soprattutto ha conosciuto donne degne di fargli scrivere e portare in scena questo spettacolo, dichiarando “Naturalmente non farò nomi per rispetto della privacy ma soprattutto per paura di ritorsioni!” Ne “La Donna di Fiori” il protagonista si diverte ad analizzare il suo rapporto con l’universo femminile, mettendo subito le mani avanti per placare le ire delle ex: “avevate ragione voi!” L’attore genovese torna sul palco dei Cattivi Maestri con un nuovo spettacolo di Stand-Up Comedy. Un viaggio autobiografico in cui racconta in modo esilarante i suoi rapporti con la figura femminile, sempre presente e sempre vissuta con quel filo di ansia che non guasta mai. Non mancheranno quindi aneddoti piccanti, imbarazzanti e surreali, come Fiori ci ha ormai abituati a ripercorrere insieme a lui (il primo che ama prendersi in giro sul palco) incontrando sempre la complicità di un pubblico partecipe che spesso si identifica con i suoi racconti tra risate e riflessioni.

BIGLIETTI Intero: € 15. Ridotto soci Arci: € 12. Ridotto soci sostenitori Officine Solimano: € 11. Ridotto under 25, portatori di disabilità e allievi dei Cattivi Maestri: € 8. Ridotto per gli iscritti al FAI: € 12.

RENOTAZIONI Tel. 392 1665196, 349 2984973, 347 5860670 (WhatsApp, SMS, chiamata); cattivimaestri@officinesolimano.it

LINGUAGGIO comico, stand up comedy

ETÀ CONSIGLIATA dai 14 anni DURATA 80′ 

RAINDOGS HOUSE - MUSICA

Venerdì 08 Maggio ore 21.00

ENTROTERRANEO MUSIC CONTEST – LA FINALE

8 artisti, un palco, una sera.

Ingresso libero con tessera arci

Ognuno porta il suo mondo, e se la gioca fino all’ultima nota.

La finale è qui. Niente più selezioni, niente più filtri. Solo live veri.

A decidere chi passa non siamo solo noi:

– vota il pubblico

– vota la giuria Raindogs / Entroterraneo

I 2 che spaccano di più salgono sul palco di Entroterraneo, il 24 e 25 luglio.

Vieni a sentire roba nuova, bella e magari anche un po’ sporca.

E soprattutto: vieni a votare.

Sabato 9 maggio ore 22.00

EVERLOVING – PLAYS THE MUSIC OF HENRY FLYNT

Apertura porte ore 21:00 – Inizio ore 22:00

ingresso 15e con tessera arci, 10e under 25

Domanda iscrizione – Biglietti On Line

https://www.tableoftheelements.co.uk/everloving

https://youtube.com/playlist…

https://en.wikipedia.org/wiki/Henry_Flynt

Gli Everloving sono una formazione newyorkese contemporanea che nasce con un obiettivo preciso: reinterpretare e riattivare la musica di Henry Flynt, figura radicale dell’avanguardia americana degli anni ’60.

Sono un vero e proprio “supergruppo” di New York, composto da musicisti provenienti da ambiti come il minimalismo, il rock sperimentale e la free improvisation. Tra i membri spiccano il batterista Jonathan Kane, membro fondatore degli Swans, collaboratore di La Monte Young e noto per il suo lavoro con figure chiave dell’avanguardia newyorkese e Dave Soldiers violinista e neuroscienziato tra le altre cose collaboratore di David Byrne e John Cale.

La formazione inoltre comprende:

Jim McHugh – chitarra e voce (Sunwatchers)

Peter Kerlin – basso (Sunwatchers, Chris Forsyth)

Meredith McHugh – percussioni e voce (Smoke Bellow)

Peg Simone – tastiere

Per capire gli Everloving bisogna partire da Flynt. Attivo nella New York degli anni ’60, Flynt è stato un teorico e inventore del termine “concept art”, attivista anti-istituzionale, musicista che ha fuso blues rurale, musica hillbilly, raga indiano e minimalismo La sua idea di “New American Ethnic Music” mirava a superare le barriere tra cultura alta e popolare, creando una musica fisica, ipnotica e profondamente ibrida.

Gli Everloving prendono questo materiale e lo portano in una dimensione collettiva. Se Flynt spesso lavorava da solista (violino elettrico + drone), il gruppo trasforma i brani in esperienze di ensemble, accentuandone il lato “rock” e spingendo verso una dimensione più festiva e partecipativa. Non si tratta di cover fedeli, ma di una “espansione” della visione di Flynt, quasi a realizzare ciò che lui stesso immaginava: una band capace di attraversare liberamente country, blues, funk e sperimentazione.

Trasformano l’avanguardia solitaria di Henry Flynt in un’esperienza collettiva, elettrica e contemporanea, sospesa tra tradizione americana e sperimentazione radicale.

 

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