Cose Belle16 maggio 2026 14:41

Cinema, teatro e musica

La settimana alle Officine Solimano

Cinema, teatro e musica

NUOVOFILMSTUDIO - CINEMA

ven 15 mag (15.30 ita) (21.00 vos)

sab 16 mag (18.00 - 21.00 ita)

dom 17 mag (15.30 - 18.00 ita)

lun 18 mag (15.30 - 18.00 ita)

TRE CHILOMETRI ALLA FINE DEL MONDO

(Trei kilometri până la capătul lumii)

di Emanuel Pârvu

con Bogdan Dumitrache, Ciprian Chiujdea, Laura Vasiliu

Romania 2024, 105'

Adi ha 17anni, sta trascorrendo l’estate nel suo villaggio natale nel Delta del Danubio. Una notte viene brutalmente aggredito per strada e, il giorno dopo, il suo mondo viene sconvolto. I suoi genitori non lo guardano più come prima e la tranquilla convivenza con gli abitanti del villaggio comincia a incrinarsi. 

Il film è stato presentato in concorso a Cannes 2024, dove ha vinto il Queer Palm.

«Ho affrontato l’idea di realizzare questo film da due prospettive che si intrecciano: la prospettiva familiare, dato che sono sia figlio che padre, e quella che percepisco come un’intransigenza diffusa nel mondo di oggi, che raramente è capace di mostrare comprensione e tolleranza. Ma, soprattutto, la storia è la mia interpretazione della condizione di quelle che possiamo generalmente chiamare minoranze. Ci siamo passati tutti, possiamo vivere tutti momenti in cui ci possiamo sentire emarginati o soli. Sono stato attratto dai sentimenti contraddittori verso qualcosa che semplicemente non si riesce a comprendere, dal rischio di etichettare, dal rischio di immobilismo che condiziona la società. L’opportunità di tornare all’amore e alla comprensione, di proteggere e sostenere incondizionatamente, emerge all’interno di un contesto di pura bellezza naturale – il Delta del Danubio, uno dei luoghi più belli del mondo, e anche la terra più recente d’Europa – perché, nella mia mente, forse dovremmo tutti lasciare che la natura ci insegni di nuovo la bellezza in tutte le sue forme. Parlando in senso metaforico, l’orizzonte si vede meglio dal luogo in cui la Terra finisce. Il Delta del Danubio, nostra location di ripresa, è un paradiso visivo che contrasta fortemente con gli eventi del film. Le azioni umane, dunque, si contrappongono alla natura, chiudendo l’orizzonte di un bambino e, con esso, il suo futuro. E questo paradosso non può che condurre alla tragedia». (Emanuel Pârvu)

Trailer: https://youtu.be/qD0HDp0Z8w8

Qui altrove laggiù - il cinema e i luoghi dell'identità

Rassegna realizzata con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione De Mari nell’ambito del bando Semi di futuro 6-19 all'interno del progetto «Abitare: linguaggi come vie per esprimersi e costruire futuro» di cui capofila la cooperativa Arca.

Questa rassegna nasce dall'idea che il cinema sappia fare quello che la vita quotidiana spesso non permette: fermarsi a guardare. Guardare i luoghi in cui viviamo, le case che ci hanno formati, le città che attraversiamo senza davvero abitarle. Guardare le persone che aspettano, che resistono, che sognano - e riconoscerci, anche quando le loro storie sembrano lontane.

Quattro film, quattro modi di abitare il mondo - e di sentirsi, a volte, stranieri ovunque. Perché “dove abiti?” non è una domanda semplice. Non lo è per Alberto, che a 27 anni torna nel suo paese in provincia di Caserta e non sa più come chiamare casa quel posto. Non lo è per Fredrika, studentessa svedese catapultata in una classe di soli ragazzi a Trieste, che deve conquistarsi uno spazio tutto suo. Non lo è per chi vive lungo il fiume Stura a Torino, in una comunità che sa di avere i giorni contati. Non lo è per chi, a Cuba, guarda l'orizzonte e si chiede se restare o sparire oltre di esso.

"Tienimi presente", "Un anno di scuola", "Gli oceani sono i nuovi continenti", "I ricordi del fiume": film italiani e internazionali selezionati per le scuole superiori e per tutti coloro che vogliono incontrare un cinema capace di parlare delle diverse generazioni senza semplificarle.

Le proiezioni saranno accompagnate dalla presenza dei registi e delle registe, insieme ad altri professionisti del cinema, per raccontare il proprio lavoro e ragionare insieme su cosa significhi fare un film oggi.

Due titoli entrano in dialogo con "Brucia", il festival dell'associazione Fiammiferi, in uno spazio condiviso di scoperta e confronto.

"Brucia" è un festival culturale, che nasce per mettere in relazione i linguaggi artistici e la città di Savona. Nove giorni di mostre, teatro, talk, musica, workshop, cibo, incontri, dal 9 al 17 maggio 2026. Lo organizza Fiammiferi, un’associazione under30 che lavora per unire le pratiche artistiche a persone e territori. Dall’inaugurazione alla chiusura, "Brucia Festival" abiterà le vie e le piazze della città, il Teatro Chiabrera e la Fortezza del Priamàr.

Per informazioni: www.fiammiferi.org - fiammiferi.cultura@gmail.com

ven 15 mag (18.00 - a pagamento)

sab 16 mag (15.30 - a pagamento)

dom 17 mag (21.00 - ingresso gratuito) ospite in sala il regista

lun 18 mag (21.00 - a pagamento)

TIENIMI PRESENTE

di Alberto Palmiero

con con Alberto Palmiero, Francesco Di Grazia, Gaia Nugnes

Italia 2025, 80'

Alberto, giovane regista disilluso, è convinto che il cinema non abbia più nulla da offrirgli. Ma è proprio rinunciando al suo sogno che ne scopre il senso più profondo. Dopo anni vissuti a Roma nella speranza di fare un film — tra progetti incerti e produttori perennemente in fuga — Alberto, ormai vicino ai trent’anni, decide di fare marcia indietro e tornare nella sua città natale. Tra vecchi amici, nuove conoscenze e qualche momento di pace, Alberto ritrova una tranquillità che aveva perduto. Ma basta poco perché riaffiorino i dubbi, i desideri messi da parte e quella domanda che non smette mai di tormentarlo: cosa fare davvero della propria vita? Il bivio è chiaro: restare, ricominciare o trasformare questo frammento di vita in racconto.

Diretto e interpretato dallo stesso Alberto Palmiero, ha vinto il premio come Miglior Opera Prima alla Festa del Cinema di Roma ed è stato candidato come Miglior regista esordiente ai David di Donatello.

«“Tienimi presente” nasce da un periodo psicologicamente complesso della mia vita. Racconta ciò che è accaduto quando ho deciso di abbandonare il cinema e tornare a vivere dai miei genitori. Paradossalmente, in questo clima di resa e fallimento ho realizzato quanto il cinema fosse importante per raccontare, rielaborare e restituire con ironia le esperienze che mi avevano segnato. La spinta a realizzare questo film è arrivata quando ho capito che la mia storia poteva parlare anche a tanti altri. Avvicinarsi ai trent’anni può far sentire il peso di essere “in ritardo”, di non essere dove si pensava di arrivare. È un’età in cui si tende a guardarsi indietro, a interrogarsi sulle scelte fatte — magari affrettate, magari semplicemente nate dal desiderio sincero di inseguire un sogno. “Tienimi presente” è stato scritto nei luoghi della mia infanzia, mentre cercavo di trasformare la frustrazione del ritorno in qualcosa di costruttivo. Un processo di autoanalisi che ha avuto anche una funzione catartica. La sceneggiatura si è sviluppata rielaborando episodi realmente accaduti, rimessi in scena da me — che interpreto me stesso — e dai miei cari. Il film è stato girato con una troupe minima: spesso sul set eravamo solo io e l’aiutoregista. Una scelta pensata per creare un ambiente intimo e rilassato, in cui tutti potessero sentirsi liberi di esprimersi con naturalezza, senza pressioni. Nonostante la natura esistenziale dei temi affrontati, “Tienimi presente” lascia spazio anche alle risate e alla leggerezza. I personaggi affrontano la vita con ironia, inciampano, si rialzano, e non rinunciano mai alla possibilità di cambiare. Ed è proprio questo sguardo autentico e sincero che, alla fine, credo racchiuda il senso del film». (Alberto Palmiero) 

Trailer: https://youtu.be/3wAMRQBxI5o

mar 19 mag (15.30 - 18.00 - 21.00) 

mer 20 mag (15.30 - 18.00)

LA GIOIA

di Nicolangelo Gelormini

con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca

Italia 2025, 108'

Gioia, professoressa liceale di mezza età, conduce una vita semplice e priva di affettività, divisa tra il lavoro e la cura dei genitori anziani; trova nell'incontro con Alessio, studente ripetente, l'illusione di una nuova e diversa esistenza, finalmente coronata dall'amore; solo che il giovane, dietro l'apparenza del "bravo" ragazzo, nasconde un profilo problematico, nonché una situazione personale e familiare alquanto complessa e spregiudicata, che lo portano a scelte feroci e distruttive.

Tratto dall’opera teatrale “Se non sporca il mio pavimento - un melò” di Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori, a sua volta ispirata a un recente fatto di cronaca nera italiana, il film di Gelormini (qui alla sua seconda pellicola, dopo l'opera prima "Fortuna" sui fatti di Caivano) esplora il tema della solitudine e dell'isolamento contemporaneo, incarnato in due personaggi che si muovono ai margini di una provincia fredda e cinica e vivono circondati da figure meschine e  opportuniste. Il film non dà giudizi morali; le azioni (anche aberranti) compiute dai personaggi sono descritte senza eccessi; in generale, la regia sceglie volutamente la sottrazione e la misura, evitando il sensazionalismo e affidandosi a una messa in scena sobria, quasi trattenuta, che affronta la realtà di petto, ma con la forza austera e lirica propria del cinema d’autore. Grande merito della riuscita del film (tra l'altro, presentato alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia nell'autunno 2025), risiede certamente nel cast, anzitutto in Valeria Golino che offre una delle interpretazioni più intense e dolorose della sua lunga carriera, trasformandosi fisicamente (e non solo) nella goffa protagonista ma mantenendo sempre grande rispetto per il dramma esistenziale che la stessa sta vivendo; altrettanto efficace è l'emergente Saul Nanni nei panni del co-protagonista Alessio, ragazzo cinico ma anche vulnerabile, mentre Jasmine Trinca e Francesco Colella, pur con la negatività dei loro personaggi, contribuiscono con successo alla tensione narrativa.

Trailer: https://youtu.be/nIhav_PiBLQ

Qui altrove laggiù - il cinema e i luoghi dell'identità

Rassegna realizzata con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione De Mari nell’ambito del bando Semi di futuro 6-19 all'interno del progetto «Abitare: linguaggi come vie per esprimersi e costruire futuro» di cui capofila la cooperativa Arca.

Questa rassegna nasce dall'idea che il cinema sappia fare quello che la vita quotidiana spesso non permette: fermarsi a guardare. Guardare i luoghi in cui viviamo, le case che ci hanno formati, le città che attraversiamo senza davvero abitarle. Guardare le persone che aspettano, che resistono, che sognano - e riconoscerci, anche quando le loro storie sembrano lontane.

Quattro film, quattro modi di abitare il mondo - e di sentirsi, a volte, stranieri ovunque. Perché “dove abiti?” non è una domanda semplice. Non lo è per Alberto, che a 27 anni torna nel suo paese in provincia di Caserta e non sa più come chiamare casa quel posto. Non lo è per Fredrika, studentessa svedese catapultata in una classe di soli ragazzi a Trieste, che deve conquistarsi uno spazio tutto suo. Non lo è per chi vive lungo il fiume Stura a Torino, in una comunità che sa di avere i giorni contati. Non lo è per chi, a Cuba, guarda l'orizzonte e si chiede se restare o sparire oltre di esso.

"Tienimi presente", "Un anno di scuola", "Gli oceani sono i nuovi continenti", "I ricordi del fiume": film italiani e internazionali selezionati per le scuole superiori e per tutti coloro che vogliono incontrare un cinema capace di parlare delle diverse generazioni senza semplificarle.

Le proiezioni saranno accompagnate dalla presenza dei registi e delle registe, insieme ad altri professionisti del cinema, per raccontare il proprio lavoro e ragionare insieme su cosa significhi fare un film oggi.

mer 20 mag (21.00 - ingresso gratuito) ospite in sala il regista

gio 21 mag (matinée rivolto alle scuole - ingresso gratuito) ospite in sala il regista

GLI OCEANI SONO I VERI CONTINENTI

di Tommaso Santambrogio

Italia/Cuba 2023, 119'

A Cuba, tra quartieri sospesi e orizzonti lontani, "Gli oceani sono i veri continenti" intreccia storie di chi resta e di chi sogna di partire. Personaggi di età diverse attraversano il quotidiano tra legami familiari, desideri di futuro e separazioni inevitabili, mentre l’idea di casa si ridefinisce continuamente. L’abitare diventa così uno spazio fragile, fatto di attese, memorie e trasformazioni, in cui le distanze più profonde non sono solo geografiche ma affettive. Girato in un rigoroso bianco e nero, il film restituisce un quotidiano rarefatto, abitato da fantasmi e possibilità, in cui i confini più profondi non sono geografici ma interiori. L’abitare emerge così come condizione instabile e mutevole, sospesa tra ciò che si lascia, ciò che si trattiene e ciò che si continua a immaginare oltre ogni distanza.

Trailer: https://youtu.be/bVrPXy9msts

gio 21 mag (21.00 - ingresso libero)

LE CICALE 

un corto per parlare di ambiente e territorio 

Una serata per parlare di cinema, ambiente, inquinamento e salvaguardia delle acque. Dopo l'ottimo riscontro ottenuto dal precedente cortometraggio Vampyricon II, gli studenti dell'IIS Federico Patetta di Cairo Montenotte (SV) sono tornati sul set e nel corso del precedente anno scolastico hanno realizzato un nuovo film breve, Le cicale, con la stessa squadra di formatori ed esperti di cinema capitanati dal regista Samuele Wurtz. Stavolta il focus del progetto non è più la storia della pellicola Ferrania e dei cineamatori, ma il paesaggio naturale della Val Bormida: Caterina e Yahya sono due studenti che osservano ciò che li circonda e si lasciano trasportare dalla bellezza della natura, nonostante l'ombra della fabbrica dei veleni. Il cortometraggio, già selezionato in alcuni festival italiani come Balòss Film Festivaldi Milano e Mente Locale Younga Bologna, è presentato in anteprima per il pubblico savonese alla presenza del cast tecnico e artistico. 

In apertura i filmati d'archivio del Ferrania Film Museum, che hanno spesso raccontato e registrato i paesaggi marini del savonese; a seguire una selezione di lavori ambientati nel mar Ligure: da Respiro del mare, cortometraggio del regista Gabriele Principato che ha per protagonista una biologa marina, a Close to home, progetto di web series prodotta da Artescienza che racconta gli straordinari animali che abitano i nostri mari. Comune denominatore dei due progetti è la presenza dell'associazione Menkab, da sempre impegnata negli avvistamenti dei cetacei e nell'educazione ambientale. Dopo i film, ci sarà la possibilità di chiacchierare con gli autori e i biologi di Menkab e di riflettere sulle grandi opere nel campo della gestione dei rifiuti e dell'approvvigionamento energetico, contestate da cittadini e comitati locali: due su tutte, l'inceneritore in Val Bormida e il rigassificatore di Savona.

TEATRO DEI CATTIVI MAESTRI

Nell’ambito di Brucia Festival: Spettacolo teatrale "CYRANO DE BERGERAC" - Liceo Della Rovere gio 14 mag  |  Teatro Gabriello Chiabrera

Spettacolo teatrale presentato da “La compagnia dei Giuliani” laboratorio teatrale del Liceo Della Rovere 25/26 Orario & Sede 14 mag 2026, 21:00 – 22:30 Teatro Gabriello Chiabrera, Piazza Armando Diaz, 2, 17100 Savona SV, Italia

"Cyrano De Bergerac" di Edmond Rostand Regia Francesca Giacardi dei Cattivi Maestri Traduzione italiana a cura delle classi 4D, 4F, 4LH del Liceo Linguistico Esabac e delle Prof.sse Capani, Cerruti, Donato, Faucci, Reynaud. Adattamento della regista Francesca Giacardi

Attori del laboratorio Teatrale del Liceo “Giuliano Della Rovere

Cyrano è uno spadaccino formidabile con un naso enorme. È innamorato della cugina Rossana, ma si sente troppo brutto per sperare di essere ricambiato. Quando lei gli confessa di amare il bel Cristiano, un giovane soldato poco intelligente e privo di fascino verbale, Cyrano decide di aiutarli: Cyrano presta a Cristiano il suo genio poetico, scrivendo per lui lettere meravigliose e suggerendogli cosa dire. Rossana, estasiata, si innamora perdutamente di Cristiano, ignorando che le parole che la fanno sognare sono in realtà quelle di Cyrano. Dopo la morte di Cristiano in guerra, Cyrano mantiene il segreto per non spezzare l'illusione di Rossana. Solo in punto di morte, ormai vecchio e ferito, Cyrano rivela involontariamente la verità leggendo a memoria l'ultima lettera di Cristiano nell'oscurità. Rossana capisce troppo tardi di aver amato una sola anima nascosta dietro due volti diversi, mentre Cyrano spira orgoglioso della sua integrità.

Venerdì 15 maggio ore 20.30 Teatro dei Cattivi Maestri Officine Solimano SPETTACOLO FUORI STAGIONE

È STATO LO STATO Compagnia Cantacronache e Canzoni Popolari Testo di Alex Raso Con Alessandra Caviglia Alex Raso disegni live Salvatore Coco voce e chitarra Luca Pesenti violino Luglio 1960: cronache di una rivolta. Uno spettacolo di parole e musica, dove il tratto dei segni dal vivo segue il ritmo della storia dalle barricate di Genova al governo Tambroni fino al sangue di Reggio Emilia.

BIGLIETTI: intero € 15, ridotto € 12. PRENOTAZIONI: 392 1665196, 349 2984973, 347 5860670 (WhatsApp, SMS, chiamata); cattivimaestri@officinesolimano.it

Sabato 16 e domenica 17 maggio

LA MATERIA SCENICA

Laboratorio di teatro danza “La materia scenica”

Condotto da Cristiano Fabbri

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DATA E ORARIO

Sabato 16 maggio ’26 ore 15/18 e Domenica 17 maggio ‘26 ore 11/14

COSTO

80 €; 70 € per gli allievi Cattivi Maestri

INFO E PRENOTAZIONI

3921665196, cattivimaestri@officinesolimano.it

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IL WORKSHOP

Attraverso l’utilizzo di materiali scenografici di alcuni spettacoli tra cui ” Natura Morta con gioco”, lavoreremo sulla relazione con la materia scenica: oggetti ed elementi che con la loro forza di suggestione, il loro valore simbolico e la loro manipolabilità, ci portano a sviluppare un’azione, a dare forma ad un racconto. L’allestimento in questo caso non è semplicemente scenografia, ambientazione o sfondo. La materia scenica è parte dell’azione, chiama e sostanzia il movimento, la recitazione; è supporto, presenza, esercizio di equilibrio e gestione dell’inatteso. Il lavoro con la materia è un processo sempre in divenire; ed il pensiero si alimenta, evolve in un continuo dialogo spaziale, rituale, narrativo, funzionale e ritmico. Possiamo parlare di orchestrazione, organizzazione del racconto, dell’azione, attraverso immaginazione e concretezza, intuizione e percezione. Da diverso tempo lavoro sulla costruzione di spettacoli dove il movimento e gli elementi materiali/scenografici sono parte di un’unica visione. “Natura Morta con gioco”, è stato il primo solo in cui mi sono posto in ascolto e osservazione della materia, un partner silenzioso che mi ha suggerito soluzioni e nuovi punti di osservazione, di approccio al gesto teatrale. Vi aspetto per lavorare e parlarne insieme.

RAINDOGS HOUSE - MUSICA

Venerdì 15 maggio ore 22.00

EUGENE CHADBOURNE & SCHROEDER

Apertura porte ore 21:00 – Inizio ore 22:00

ingresso 10e con tessera arci.

Domanda iscrizione – Biglietti On Line

https://youtu.be/h0oSi7kaCr8?is=Dzm4TdZA-4UxZAir

https://youtu.be/H4fnEgRkcc4

https://youtu.be/5Ke-fKdcHqo

https://youtu.be/rDunQNzjr0M

https://youtu.be/yDBhL8Omm7c

https://youtu.be/2IslRV7w9zo

Eugene Chadbourne mescola jazz, rock, country e avanguardia, creando performance imprevedibili e ironiche.

È considerato una figura unica, capace di reinventare continuamente il linguaggio musicale. Una sorta di Hendrix/Garcia surreale.

Eugene Chadbourne non è un musicista qualsiasi: è un praticante convinto e testardo dell’ autogestione totale e delle formule musicali più azzardate, uno sperimentatore ed un ricercatore instancabile.

Le sue canzoni sono state definite come “l’arsenale della musica contro”.

La sua attività si estende, con un’approssimazione per difetto, in migliaia di concerti, centinaia di collaborazioni e una lista disumana di registrazioni su cassette, album e cd: tutti ,tranne un paio, rigorosamente autoprodotti e venduti di persona ai concerti oppure pubblicati in giro per il mondo da etichette indipendenti ed estremiste come Fundamental, Parachute, Watt, Leo, Rastascan, Rer, Intakt, Alternative Tentacles, Incus, Fireant, Victo – tutte etichette che offrono vibrazioni ben conosciute agli appassionati di quella musica pericolosa ed esplosiva che non riesce a restare costretta nei binari del pentagramma e delle definizioni e convenzioni di genere.

Verso la fine degli anni Settanta è protagonista con John Zorn e Tom Cora di un’inedita miscela esplosiva di country and western e improvvisazione radicale: “Succedevano orrendi equivoci nella New York dei primi anni Ottanta. La gente veniva a frotte e assisteva con attenzione a qualsiasi concerto di musica improvvisata, ma se suonavi una canzone di Hank Williams si comportavano invece come se tu stessi facendo qualcosa di schifoso…

Un giorno fonda un suo gruppo, e lo chiama Shockabilly: un mostro indefinibile, una macchina da combattimento che trasforma canzoni in deliranti incubi sonori, una sorta di risposta – sguaiata e delirante – della East Coast agli sperimentatori californiani Residents.

Instancabile viaggiatore, ha suonato praticamente ovunque in Europa (specialmente nei Paesi dell’est prima della caduta del muro), Nordamerica ed Australia. La chitarra tremendamente rumorosa, la sua pungente vena critica politica e l’estrema facilità di scrivere canzoni lo hanno reso inaspettatamente una figura di culto nell’ambito del rock

“Penso che quello che faccio oggi con la mia musica sia un po’ quello che avrebbe potuto fare Frank Zappa se avesse mantenuto la concentrazione politica che aveva negli anni ‘60 e non avesse iniziato a fare tutte quelle canzonette sulle ragazzine cattoliche eccetera…”

Come per il compagno di strada John Zorn, le sue trasgressioni di genere espressivo sono in realtà la combinazione di quanto di meglio si trovi tra rock e jazz senza alcun compromesso fusion: “Il pop non è una musica ricca di sfaccettature: la gente pretende che tu ripeta gli assoli così come sono sul disco e che tu sia uno sballato cronico. Suonare jazz per me significa impararne tutti i diversi stili espressivi ed essere in grado di suonarne bene alcuni. E’ musica che ha una storia e una tradizione, e che ha degli eroi tra i suoi esponenti: se vuoi suonarla devi esserne consapevole. Non puoi metterti lì a suonare e dimenticare tutto quello che ci sta dietro. Mi sembra invece che adesso si salti dagli anni Cinquanta ai Novanta come se non fosse accaduto niente in mezzo. I musicisti di oggi ignorano le motivazioni storiche e politiche ed il significato di questa musica…”

I testi delle sue canzoni (definite dalla critica “newspaper songs”) sono un commento corrosivo ai fatti della politica e del costume contemporaneo, intrisi di buffoneria e volgarità ma ricchi di informazioni precise. Eugene li sussurra, li urla e/o canta -spesso imitando i toni e i tic dei grandi nomi del rock – sopra a un tessuto multistratificato di rumore: “Una volta un tizio mi ha detto: sai, saresti un chitarrista in gamba come Al Di Meola se solo smettessi di bestemmiare. Beh, io gli ho risposto che Al Di Meola sale sul palco, suona e basta, e non fa neanche un sorriso. Il mio, vedi, è un lavoro diverso…”

Le musiche di Eugene sono mescolanze difficilmente descrivibili perché non rientrano nei canoni comuni: egli padroneggia egregiamente stili diversi come il fingerpicking, il flatpicking e il bottleneck, imita oltre la perfezione i licks dei chitarristi rock e ne stravolge orrendamente i riff, sa creare cocktail inauditi con ingredienti country e punk, metal e jazz (alternandoli ad elevata velocità, e spesso usandoli contemporaneamente): “Non voglio suonare solo canzoni politiche perché sono convinto che l’impatto sia minore. Sono convinto che la musica sperimentale sia per sua natura politica, quindi mescolo le due cose…”

Il suo riavvicinamento al rock avviene con la nascita del punk: “Non ascoltavo più musica rock da anni e un giorno mi ritrovo a leggere un giornale con un articolo sui Dead Kennedys e i Black Flag. Il tizio aveva completamente travisato la situazione, scriveva che erano gruppi nazisti che suonavano musica nazista. La cosa mi incuriosì: è mai possibile che ci possa essere qualcuno che suoni musica nazista? A me sembrava una cosa del tutto irragionevole, quindi mi sono messo ad ascoltarla e mi sono reso conto che era invece musica anti-nazista. Le recensioni parlavano di melodie inesistenti e rumore esagerato: bene, mi sono detto, finalmente c’è qualcuno che fa qualcosa di decente…”

Gran parte del repertorio di Eugene Chadbourne è costituito da rifacimenti di canzoni pop/rock degli anni Sessanta e Settanta, che spesso impacchetta in lunghi medley (ad esempio i Beatles, Hank Williams, Frank Zappa; in un album con i Camper Van Beethoven include una serie di reinterpretazioni di Tim Buckley). Le sue rivisitazioni a volte sono piuttosto rispettose della forma originale (ad esempio l’emozionante “Universal Soldier” di Buffy Saint-Marie), ma nella stragrande maggioranza dei casi Chadbourne sottopone le canzoni a trattamenti crudeli sino a renderle irriconoscibili (valgano per tutte l’impensabile arrangiamento country & western di “I talk to the wind” dei King Crimson e la trasposizione per banjo di “Purple Haze”

Eugene si è mosso in lungo e in largo nel panorama musicale di questi ultimi trent’anni: ha collaborato (faccio solo qualche nome) con il rocker texano Evan Johns, con l’orchestra di Carla Bley, col gruppo bluegrass Red Clay Ramblers, con il jazzista sperimentatore nostrano Andrea Centazzo e con i sempre nostrani incendiari Zu, con gli indefinibili Half Japanese, con Ed Sanders ex-Fugs e Jimmy Carl Black -vecchio batterista di Frank Zappa -, col violinista pazzo australiano Jon Rose e col chitarrista altrettanto pazzo Henry Kaiser, con il gruppo pop They Might Be Giants e con i Violent Femmes, e registrato un numero incalcolabile di dischi, cassette e cd.

Le prime registrazioni (come i due volumi “Solo Acoustic Guitar”) risalgono al 1975: tra quegli anni ed oggi c’è in mezzo una produzione di centinaia di titoli. Molte cose sono state fatte solo su cassetta, altre solo in vinile e mai più ristampate, o non ancora ristampate.

Come giornalista ha scritto per anni su numerose testate musicali indipendenti: è lui che si celava dietro la firma del fantomatico Dr. Chad, a.k.a. Eddie Bhatterbox, e sono frutto della sua mente anarcoide tutte quelle cronache di avventure musicali impossibili, le recensioni corrosive e gli interventi furiosi su Maximum Rock’n´roll, Sound Choice, Spex, Forced Exposure, Collusion e quant’altro c’era e c’è di meglio nella stampa indipendente musicale d’oltreoceano.

Suoi anche tre bei libri, grosso modo tutti riconducibili al filone autobiografico. Nel primo “Draft dodger” Eugene rivive l’esperienza di fuoriuscito pacifista in Canada, e nel successivo “Bye bye, Ddr” riassume in un centinaio di pagine fitte la sua esperienza diretta di musicista nei Paesi dell’est prima, durante e dopo la caduta del muro di Berlino: una cronaca avvincente e curiosa ben farcita di annotazioni brillanti, dove sono sparsi volentieri spunti per sorridere, ghignare e riflettere. Il suo sarcasmo pungente e dissacrante è amplificato nell’altro suo libro “I hate the man who runs this bar”, che si propone già in copertina come una “guida di sopravvivenza per veri musicisti”. Concepito e realizzato come un vero e proprio manuale suddiviso in capitoli (del tipo lista degli organizzatori dalla a alla z, rapporti con le etichette discografiche, ecc.), il libro è stracolmo di citazioni tragicomiche, dialoghi e vignette paradossali, ammiccamenti e buoni consigli.entazione radicale.

Sabato 16 maggio ore 22.00

GEZAN

Apertura porte ore 21:00 – Inizio ore 22:00

ingresso 15e con tessera arci, under 25 ingresso 10e

Domanda iscrizione – Biglietti On Line

https://youtu.be/sEDOdlmU2I8?is=TabItodxNxLoxQFQ

https://youtu.be/nrFrREZ1OSI?is=SaXq-1TMXeCnPlmB

https://youtu.be/O5vhru3VJbw?is=tecDy5E-0NQ7iuuK

https://youtu.be/B1kLc0PaQ1g?is=MSylf8oTgr40fSVG

Sono una band alternative rock giapponese nota per un suono viscerale e sperimentale, che fonde punk, noise e melodie emotive.

La loro musica è intensa e spesso caotica, ma capace di momenti di sorprendente delicatezza e profondità.

Lo stile della band riflette un’estetica cruda e autentica, lontana dalle convenzioni commerciali.

Promuovono libertà espressiva, critica sociale e indipendenza artistica.

Le loro opere sono esperienze sonore e concettuali che invitano l’ascoltatore a mettere in discussione la realtà contemporanea.

I GEZAN sono una band alternative rock formatasi a Osaka, in Giappone, nel 2009. Nel 2012 il gruppo ha trasferito la propria sede a Tokyo e da allora è attivo in tutto il Giappone. Nel febbraio 2023 hanno pubblicato il loro album “Anochi”, prodotto in collaborazione con il Million Wish Collective, a luglio si sono esibiti sul palco principale del FUJI ROCK FESTIVAL 2023.

Nel maggio 2024, i GEZAN hanno fatto un tour in 5 città della Cina e, in agosto, hanno tenuto un concerto all’Hibiya Open-Air Concert Hall per commemorare il 15° anniversario della formazione della band. Si sono esibiti anche al Nyege Nyege Festival in Uganda. Gestiscono inoltre l’etichetta 十三月 (Jusangatsu), con il motto “Decidi tu stesso il valore del divertimento”, e dal 2014 organizzano il festival musicale all’aperto “Zenkankakusai”.

Nel 2026 pubblicheranno un nuovo album completo e le date del tour europeo inizieranno in primavera!

Martedì 19 maggio ore 22.00

PENTAGRAM STRING BAND + GIPSY RUFINA

Apertura porte ore 21:00 – Inizio ore 22:00

ingresso 8e con tessera arci

Domanda iscrizione – Biglietti On Line

https://youtu.be/yCqPCle2S2c?is=tpKkT7ogU843cslb

https://youtu.be/d0wHVXuCjkU?is=_tDCw6RvAxHkRFLa

https://youtu.be/THuyRDaQt_A?is=2-YiR4yDMBBhdabe

https://youtu.be/-PEAMK8DRyY?is=glAAwXfIoJmoUZTu

Mescolano radici del bluegrass con influenze folk gotiche, punk e richiami al metal estremo.

I testi affrontano temi oscuri come morte, occulto e violenza, spesso con toni ironici e teatrali, estremizzando quindi i temi, delle classiche murder ballads e spingendoli verso un immaginario horror, grottesco e provocatorio.

La Pentagram String Band è una formazione americana nata a Kansas City. Guidata dal frontman Johnny Lawhorn, la band si è fatta conoscere per un approccio originale al bluegrass.

Fin dagli esordi ha sviluppato uno stile definito provocatoriamente “satanic bluegrass”. La loro musica unisce strumenti tradizionali come banjo, washboard e contrabbasso a un’attitudine aggressiva.

Oggi la Pentagram String Band rappresenta un esempio originale di contaminazione tra tradizione musicale e immaginario estremo contemporaneo.

Gipsy Rufina vanta centinaia di tour e migliaia di date negli ultimi 25 anni, dalla Russia al Sud America, Stati Uniti, Europa e posti assurdi, km percorsi che coprono piu’ volte la distanza tra la terra e la luna, no manager, no driver, no promozione e dieci dischi alle spalle,Gipsy Rufina con delicatezza e buon gusto fonde la tradizione leggiadra del folk con il country e l’ardore del blues.

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